Privacy Policy Welcome to Raccoon City: Resident Evil best cosplay - Il Sotterraneo del Retronauta

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Welcome to Raccoon City: Resident Evil best cosplay

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

Resident Evil: Welcome to Raccoon City è l’ulteriore prova, se mai ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che cinema e videogames non vanno d’accordo. Ulteriore prova, se mai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto sia profondamente sbagliata una certa mentalità.

Magari, vallo a sapere, qualcuno finora ha vissuto sotto un sasso e nel caso, Reisdent Evil è un franchise vecchio di quasi trent’anni, ormai. Dal successo di quel primo gioco uscito su Playstation nel 1996, c’hanno tirato fuori romanzi, fumetti, serie televisive. Addirittura produzioni teatrali e ristoranti tematici.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City un tanto al kg

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

Ora, Il mio Paul WS Anderson non è un regista scadente! Sarà pure un cagnaccio, un populista, un regista scadente… ma vi assicuro che non è una pornostar! S’è sempre detto un “cineasta populista” – qualunque cosa significhi – uno a cui interessa solo intrattenere il pubblico.

A lui, Anderson, amico del popolo, della critica professionale non importa niente; l’unica cosa che conta è far felici le genti tutte che accorrono a meravigliarsi dei portenti del cinematografò. Buffo, considerando il fatto che a dirlo è uno i cui film vengono puntualmente stroncati.

Oh, che fosse uno solo a salvarsi e certo, la serie di film basata proprio su Resident Evil con cui lui e la moglie, Milla Jovovich, c’hanno marciato su a oltranza per quindici anni, non fa eccezione. Anzi. Nonostante questo, Welcome to Raccoon City è in grado di farti rivalutare i film di Anderson. Alé.

Strano, se ci pensi. Meno, se consideri le opzioni, i modi e le diverse possibilità fra cui Johannes Roberts, regista e sceneggiatore di ‘sto Resident Evil: Welcome to Raccoon City, avrebbe potuto scegliere. Fra le tante, cosa ha deciso di fare alla fine Roberts? Di fare schifo.

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

La sceneggiatura, concepita malissimo, butta dentro tanti di quei personaggi e svolte nel tentativo di appiccicare insieme le trame dei primi due giochi della saga, che alla fine niente ha spazio per svilupparsi. Quasi mai, nei suoi 107 minuti d’esecuzione, dà l’impressione di essere una produzione professionale.

Al contrario, Welcome to Raccoon City ci mette poco a urlarti fortissimo fanfiction nelle orecchie. Un live action fan-made messo su da un gruppo di cosplayer con troppo tempo libero e troppi soldi a disposizione, il cui unico interesse è mostrare ciò che piace a loro, anziché raccontare una storia nella sua interezza.

Il motivo di tutto questo è sostanzialmente uno, riducibile, in estrema sintesi, al fatto che cinema e videogames possono intersecarsi, sì, ma in modo univoco. In altre parole, non godono di una proprietà transitiva: le cose funzionano in una direzione ma non nell’altra. Comunque.

Capiamoci un attimo: nel Gennaio del 1998 esce Resident Evil 2. Pure stavolta il successo è grande, perciò l’idea di tirarci fuori un film da ‘sta roba non pare più ‘na cosa tanto astratta. Allora, dicono, dobbiamo fare un film sugli zombie basato su ‘sti giochi che parlano di zombie a loro volta ispirati ai film sugli zombie, ok?

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

George A. Romero, il “padre degli zombie”, viene assunto come regista nonché sceneggiatore e nell’Ottobre del ’98, consegna la sua sceneggiatura per il film. Sorpresa sorpresa: lo script di Romero viene considerato scadente, scarsamente commerciale e quindi cestinato.

Tra parentesi, a volerci buttare un occhio, qua sta la sceneggiatura completa di Romero per Resident Evil. Poi, metti che non tutti, magari, c’hanno ‘sta grandissima voglia di sciropparsi centoventi pagine di sceneggiatura in inglese, no? Quindi, a stringere il brodo al massimo, sostanzialmente la storia segue quella del primo gioco.

Più o meno tutto uguale, a parte alcune differenze limitate giusto a ‘na manciata di personaggi originali ideati apposta per il film, alcuni dettagli riguardanti la S.T.A.R.S. e il background di Chris Redfield. Nella storia scritta da Romero, la S.T.A.R.S. è sempre una squadra di agenti speciali.

In questo caso, però, si tratta di cellule dormienti infiltrate in città in attesa di ordini. Jill e Chris hanno da subito una relazione sentimentale che in realtà Jill usa come facciata di copertura e Chris, non è un agente, ma un allevatore di cavalli il cui ranch si trova proprio alle pendici dei Monti Arklay.

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

Ecco, sì, tutto molto bello, certo. Tuttavia… perché, che c’entra ‘sta pappardella? Semplice: i protagonisti, Jill Valentine e Chris Redfield, sono il corrispettivo delle modalità di gioco. Cioè, Jill corrisponde alla modalità easy, con cui è più facile iniziare la partita, mentre Chris corrisponde alla modalità hard.

Con uno affronti un percorso e con l’altra uno completamente diverso che vanno, poi, a combaciare su alcuni snodi principali della storia. Un modo piuttosto furbo, bisogna dire, di allungare quanto più possibile il brodo. Quanto scritto da Romero, se avesse funzionato o no, venticinque anni dopo vattelapesca.

Tuttavia, la questione è sempre quella: si tratta di riempire i vuoti. Per quanto strano possa sembrare aver preferito uno come Anderson a Romero, per quanto assurde, assolutamente orribili e mal eseguite possano essere le sue idee, dalla sua, almeno, pure Anderson ha sempre ben chiaro questo punto.

In un qualsiasi videogame, la trama, cioè l’ordine sequenziale con cui ti vengono mostrati i fatti che andranno poi a comporre la storia, non è attiva. Al contrario, avanza solo nella misura delle azioni che tu, come giocatore, sei chiamato a compiere nei panni di un alter ego virtuale.

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

Media diversi, ovviamente, significa linguaggi diversi e sarebbe pure inutile sottolinearlo ‘sto fatto. Però, se uno è costretto a ripetere sempre la stessa cosa è perché, alla fine della fiera, si ritrova davanti sempre la stessa cosa, la stessa mentalità.

Quando si tratta di adattamenti, l’approccio tipico rimane sempre quello: prendere parti di un media e appiccicarle, in scala 1:1, su n’altro completamente diverso e sperare che in qualche modo funzioni. Esattamente quello che ha fatto Johannes Roberts con Welcome to Raccoon City.

Volendo, a fare così, per una questione di statistica qualcosa di buono avrebbe potuto pure venirne fuori, certo. Se non fosse che assolutamente nulla ha un particolare senso. A me, spettatore, frega meno di zero che le scenografie riprendono al dettaglio i fondali del gioco o che hai usato, addirittura, lo stesso font Cambria.

Sono dettagli, anche importanti, ma rilevanti solo nella loro funzione d’insieme. Sono graditi e funzionano quando è tutto il resto a funzionare. Altrimenti… ci schifiamo. Per dire, le intro di Resident Evil 1 e 2, messe insieme, se arrivano a sei-sette minuti è pure tanto.

Welcome to Raccoon City: Resident Evil best cosplay 1

Invece, in Resident Evil: Welcome to Raccoon City ci vogliono oltre quarantacinque minuti, oltre quarantacinque noiosissimi minuti, su di un film di poco più un’oretta e mezza, di lenta, agonizzante esposizione solo per appiccicare l’una sull’altra ‘ste quattro cazzatelle e darti un antefatto.

Il simbolo per antonomasia della saga: l’apparizione del primo zombie nel gioco originale. Quei pochi secondi di filmato FMV, ancora oggi hanno una carica, una presa immaginifica fortissima. Sì, metti che vederla paro paro in un film è pure bello, sicuramente. Pero, sai com’è, no?

Nel momento in cui la piazzi praticamente alla fine del secondo atto, dopo che “i personaggi di Resident Evil 2” si so’ messi ha combattere gli zombie già da un quarto d’ora, quella scena non è più tanto forte e manco tanto sensata, a dire il vero.

Così come non aiuta, in questo senso, il fatto che storia e personaggi siano del tutto spanati. Cioè, c’hai messo quasi un’ora solo per spiegarmi che a Raccoon City sta prendendo piede un’infezione, ok? Tutti, da settimane, stanno perdendo i capelli e lacrimando sangue all’improvviso e nessuno se n’è accorto?

Recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City un film del 2021 scritto e diretto da Johannes Roberts

Forse perché Chris, Jill o qualsiasi membro dell’efficientissimo corpo di polizia sembra non essere stato infettato, per… motivi; spiegati in due secondi e che non hanno alcun senso. Così come non ha senso andare a indagare, così, de botto, in una villa sperduta in mezzo ai boschi invece di preoccuparsi di un possibile disastro biologico.

In buona sostanza, dove Roberts volesse andare a parare è pure chiaro: il tentativo di rifarsi al Carpenter di film come The Fog e Assault on Precinct 13, cioè film costruiti sul modello “assedio” coi buoni dentro e i cattivi fuori, da un certo punto di vista è pure comprensibile nonché condivisibile.

Sì, a saperlo fare, però. Welcome to Raccoon City è scritto e tagliato talmente male che il montaggio non azzoppa solo il ritmo del film; metti che insieme a ‘na fotografia scura, fioca, monotona e pastosissima per coprire le ovvie carenze di budget, a un certo punto non capisci manco più dove stanno i personaggi.

Oltre, naturalmente, ad avere un carattere e uno spessore in modo che possa identificarli e appassionarmi, io spettatore, c’ho necessariamente bisogno di sapere pure dove si trovano i personaggi nello spazio affinché la tensione possa esistere ed essere efficace. Altrimenti, sono solo immagini che mi scorrono davanti.

Un videogame può durare pure centocinquanta ore a fronte di una storia riassumibile in due righe su un post-it. Tuttavia, questo è possibile in quanto l’obiettivo principale non è mostrarti una storia, ma chiamarti a partecipare attivamente a quella storia che avanza solo tramite le tue azioni.

In un film, questo non accade e se elimini la parte ludico-attiva, rimani giusto con quelle due righe di post-it. Valle a riempire, poi, centoventi pagine di sceneggiatura. Puoi farlo? Certo. Il problema non è farlo, semmai è come, in che modo lo fai.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City è l’esempio perfetto, appunto, di come non andrebbero fatte le cose. Questo non è cinema, ma semplice fanservice; e manco tanto buono, del resto. Non c’è quasi nessuna struttura e tolte un tot di ambientazioni e cose a marchio registrato, ti ritrovi a guardare ‘na specie di lungo clip show.

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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