Privacy Policy The Mortuary Collection - Dall'obitorio con furore - Il Sotterraneo del Retronauta

Il Sotterraneo del Retronauta

Il tuo amichevole ricordatore di quartiere

The Mortuary Collection – Dall’obitorio con furore

The Mortuary Collection film 2019 recensione

Così, semplice semplice: The Mortuary Collection è l’equivalente di un diamantino, piccolo e modesto, che buttato in mezzo a un mucchio di letame rifulge come la più splendida fra le gemme. Certo, non proprio quello che t’aspetti da un film tirato su da una campagna crowdfunding.

Il punto è che The Mortuary Collection è un’antologia, cioè il classico film dell’orrore a episodi. Ecco, il concetto di un film antologico strutturato a segmenti autoconclusivi, mica è roba di ieri o ieri l’altro. Al contrario, risale agli albori del cinema.

The Mortuary Collection – 4 Dopo l’obitorio

The Mortuary Collection film 2019 recensione

A un certo punto, ai tempi d’oro di Hammer e Amicus, film del genere te li tiravano appresso pochi cent la tonnellata: La bottega che vendeva la morte, Il club dei mostri, Trilogia del terrore, Delirious – Il baratro della follia, Creepshow, Racconti dalla tomba, Body Bags e bla bla bla.

Metti, forse, ché ‘sto tipo di struttura si avvicina molto alla forma ancestrale del racconto orale, quando ci si raggruppava intorno a un falò condividendo, trasmettendo, tradizioni e storie. Forse. Perciò pare andare tanto a braccetto con l’orrore.

Buffo, considerando la situazione attuale. Capiamoci, non che siano scomparse del tutto, eh. Solo, ormai, sono rimasti veramente in pochi a credere e investire sulla produzione di antologie horror, passata da tipo due all’anno a una ogni morte di papa.

Fondamentalmente, il problema di ‘sti film antologici – volendo, manco tanto difficile da capire – sta nella coerenza; o meglio, nella mancanza di coerenza. Spesso e volentieri, le storie, che vanno normalmente da tre a cinque, tranne una o due sono piuttosto deboli e al massimo seguono un tema di fondo.

The Mortuary Collection film 2019 recensione

Altrimenti, il più delle volte, sono del tutto slegate fra loro e tenute assieme da uno sputo di cornice narrativa che arriva giusto poco più in là del pretesto. Forse è per questo che lo sceneggiatore e regista di The Mortuary Collection, Ryan Spindell, ha fatto in tempo a completare l’album di grazie ma no, grazie.

Era il 2014 o giù di lì, quando Spindell si mette a fare su e giù fra i vari studi cercando di convincerne, almeno uno, a sganciare la pecunia per dar vita alla sua idea di un’antologia horror ispirata agli anni ’80. Morale della favola: sì, quella è la porta, signor Spindell.

Com’è che si dice… se la montagna non viene a Maometto, no? Spindell lancia una campagna Kickstarter nel tentativo di raccogliere i fondi necessari per trasformare The Mortuary Collection, il suo sogno, da sogno a solido realtà. Una realtà via di mezzo fra Tales from the Crypt e The Twilight Zone.

Cinque anni dopo, a parte quello di Clancy Brown, all’atto pratico The Mortuary Collection è il classico film con un cast senza nome. Promozione e distribuzione, che te lo dico a fare, alla Lidl c’hanno speso di più per quelle patagarrose di scarpe, insomma.

The Mortuary Collection film 2019 recensione

Eh, allora com’è ‘sta cosa che The Mortuary Collection su Rotten Tomatoes, s’è trovato con uno score di gradimento del 95% sulla base di una settantina di recensioni professionali? Mettiamola così: Upgrade, Saw, The Descent, Valhalla Rising, 28 Giorni dopo, tanto per dirne un paio, cos’hanno in comune?

Sono tutti film il cui budget, va poco poco più in là delle spese per il catering di un cinecomics a caso. In altre parole, Saw, che ha dato vita a ‘na saga multimilionaria di millemila film, per farlo, James Wan c’ha speso giusto poco più di un milione di petroldollari. Tanto per dire.

La prova, questa, di quanto diceva Roger Ebert riguardo il fatto che noi, il pubblico, abbiamo bisogno di storie e personaggi, non di veder bruciare a schermo due milioni al minuto. Ecco, metti che, magari, Ryan Spindell avrà fatto di necessità virtù. Vallo a sapere.

Ciò non toglie che Spindell, esattamente come Andy Nyman e Jeremy Dyson di Ghost Stories, altra antologia veramente forte come non se ne vedevano da anni, capisce che la struttura è importante tanto quanto le storie che deve reggere.

The Mortuary Collection film 2019 recensione

Un fatto piuttosto elementare, sì, ma spesso e volentieri comunque lisciato bellamente. Allora, con pochi scatti, Spindell dà innanzitutto vita a Raven’s End. Tipica cittadina rurale del New England, vero e proprio agglomerato di ogni classico tropo dei film dell’orrore.

Vecchie e lugubri case vittoriane, fitta nebbia che perenne si alza da foreste desolate, scogliere spettrali che scendono a picco su acque buie. Raven’s End è simile, volutamente simile nella forma e nella sostanza, alla Castle Rock di King o la Arkham di Lovecraft.

Qui, in cima a un’isolata collina che domina la città, si trova l’unica impresa di pompe funebri del posto: la Raven’s End Mortuary, gestita dall’eccentrico Montgomery Dark (Clancy Brown). Un vecchio inquietante di cui tutti o quasi hanno paura.

Visto il cartello Help Wanted appeso fuori, a quanto pare il vecchio Montgomery è in cerca di aiutanti. Un giorno, alla Raven’s End Mortuary si presenta una ragazza che dice di chiamarsi Sam e, per niente spaventata dal vecchio che addirittura chiama affettuosamente Monty, di volere il posto di aiutante.

The Mortuary Collection film 2019 recensione

“Cos’è la vita se non una storia? Un unico filo narrativo nell’arazzo che ci lega tutti”, dice Montgomery, che di storie ne conosce tante. Infatti, ci mette poco a capire pure che Sam non è lì per il lavoro e che fino a quel momento, gli ha raccontato solo “una storia”.

A quanto pare, la ragazza mostra un’insistente curiosità per la bara di un bambino deceduto da poco, per cui “Monty” ha tenuto le esequie. Oltretutto, il vecchio possiede ‘na valanga di registri che non tengono solo traccia dei defunti, ma pure dei come e perché sono morti.

Scoperta la cosa, Sam s’imputa nel farsi raccontare qualcosa di terrificante, oscuro, contorto. Alla fine, Montgomery accetta di farsi intervistare nel frattempo si occupa dei preparativi per la cremazione. Raccontando a Sam una serie di storie su quelli che sono morti a Raven’s End.

Le storie, in tutto quattro, come notato dalla stessa Sam a un certo punto, riguardano tutte il tema della punizione per i propri crimini. La prima, risale agli anni ’50 e segue una donna che usa il proprio fascino per borseggiare come se non ci fosse un domani.

The Mortuary Collection film 2019 recensione

Come il gatto, pure lei farà una brutta fine spinta dalla curiosità e pure dalla troppa avidità. La seconda invece, ambientata negli anni ’60, riguarda un giovane universitario che non si fa scrupoli a dire le peggio balle pur d’ingropparsi qualunque tizia gli capiti a tiro.

Avere rapporti non protetti con delle sconosciute, non avrà belle conseguenze. La terza storia è ambientata negli anni ’70 e solleva una questione molto interessante: un uomo sacrifica la sua intera vita per accudire la moglie, che adora, ma da anni ridotta a un vegetale.

“Finché morte non ci separi”, giusto? Peccato che nessuna buona azione resta impunita. L’ultima storia, intitolata Gli omicidi della babysitter, è ambientata negli anni ’80, cioè il presente nella storia del film. A differenza delle altre, questa racconta di un serial killer che cannibalizza i bambini.

Soprattutto, viene raccontata da Sam che in questo modo, sfida il filo narrativo impostato da Monty: ovvero l’idea che a ogni azione (negativa) corrisponda una reazione (punitiva).

The Mortuary Collection film 2019 recensione

Quindi, in sostanza, cos’è che rende The Mortuary Collection tanto diverso dalla paccottiglia a segmenti che ogni tanto spunta fuori? Semplice: il fatto che le singole storie non prendono mai il sopravvento sul contesto. Al contrario. Capiamoci, di primo acchito, la confezione è quella del discount.

Roba che sprizza povertà da tutti i pori e che, nella migliore delle ipotesi, uno pensa, buttata lì tanto per fare numero sul catalogo e buona notte. Continuiamo a cercare qualcosa di decente da vedere. La sostanza invece è completamente diversa.

Fondamentalmente, The Mortuary Collection è un’antologia divertente ma soprattutto intelligente. Con poche trovate e un buon design di produzione, come Upgrade, pare un film costato minimo cinquanta volte tanto. Come Dredd 2012, all’uscita nessuno se l’è incu… filato.

Ora, con l’edizione in Blu-ray e il passaparola sull’internet, The Mortuary Collection comincia ad acquistare fama. Giustamente fama. In quanto racconta una storia, con un inizio, un centro e una fine, attraverso le storie che racconta; e attraverso queste, mostra la storia stessa del genere antologico.

Sì, messa così è difficile da capire. Tuttavia, a causa della rivelazione e due colponi di scena finali che vanno a rafforzare la linea narrativa principale, insomma… difficile essere più specifici. A ogni modo, chissà se esiste un equilibrio universale che bilancia ogni cosa, si chiede Montgomery. Vattelapesca.

Se dovesse esistere però, per quanto riguarda il genere antologico, The Mortuary Collection è un buon esempio.

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Rispondi