Privacy Policy 10 curiosità su Ritorno al futuro 1, 2 e pure 3 - Il Sotterraneo del Retronauta

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Il tuo amichevole ricordatore di quartiere

10 curiosità su Ritorno al futuro 1, 2 e pure 3

Ritorno al futuro non è un film pieno di buchi logici… Può essere un maiale, un idiota, un film pieno di buchi logici, ma vi assicuro che non è un porno!

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Allora, metti che uno, magari, non è che vuole sembrare tanto esecrabile da fare un accostamento del genere. Però, oh, il terzo – o forse quarto, chi se lo ricorda – comandamento dovrebbe essere: ricordati di santificare le feste. Appunto, manca poco al 21 di Ottobre.

Forse, ad alcuni sbatte meno di zero. Altri, invece, non hanno la più pallida di cosa c’entri con Ritorno al futuro. Per tutti gli altri, il 21 Ottobre 2015 è una data simbolica: il giorno in cui Marty McFly viaggiava trent’anni avanti nel futuro per salvare i suoi figli.

Visto che i trentacinque anni stanno aspettando proprio dietro l’angolo, perché non sfoderare, per l’occasione, la rubrica più abusata dell’internet? Quindi, per Lo sapevi che…

Fatti e curiosità che forse non sapevi su Ritorno al futuro saga

Ritorno al futuro 10 curiosità sulla saga

Trial and error, cioè prova e sbaglia, è un concetto estremamente affascinante. Ché evidenzia quella che potrebbe essere intesa come ‘na specie di verità universale: non esistono grandi risultati senza clamorosi fiaschi. Ritorno al Futuro, in questo senso, è un esempio piuttosto calzante.

La sceneggiatura venne riscritta, rimaneggiate, presentata e respinta la bellezza di quaranta volte prima di andare in produzione. Insomma, se non riesci al primo tentativo…
Bob Gale, il co-sceneggiatore di Ritorno al futuro, ricordando la collezione di grazie, ma no grazie che stava facendo al periodo, disse che la prima major interessata alla sceneggiatura fu la Columbia Pictures.

Quando visionarono lo script però, quelli della Columbia invitarono gentilmente, sia lui che Robert Zemeckis, a presentarlo alla Disney. Motivo? Per loro quella storia di Ritorno al futuro non era abbastanza sessuale.

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Appunto, trial and error, no? Se così non fosse stato, se il primo che passava avesse accettato la prima sceneggiatura del film così com’era, oggi forse non ci sarebbe la DeLorean. A quanto pare, come dispositivo di dislocazione temporale, la DeLorean venne presa in considerazione solo nella terza bozza della sceneggiatura.

A conti fatti, la prima cosa che venne in mente a Gale e Zemeckis per viaggiare nel tempo fu… sì, beh… un frigo. Nella prima stesura della storia, Doc Brown collegava ‘sto strano accrocchio di laser e lucine a un frigorifero. Che poi avrebbe portato su un sito per test nucleari o ‘na cosa del genere.

Tuttavia, alla fine Zemeckis scartò furbamente l’idea. Non tanto perché era ‘na cazzata; tanto quanto. Semmai, il problema è che il film era stato pensato sin dall’inizio per un pubblico di tutte le fasce. Ergo, l’avrebbero visto pure i bambini.

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Sia mai che qualche piccolo fesso, dopo aver visto il film, si fosse chiuso nel frigo. A un fatto del genere, sicuro come la morte, si sarebbero trovati uno sciame d’avvocati addosso, alimentati da genitori che accusavano loro e il film.

Comunque sia, buon per John DeLorean. Infatti, dopo l’uscita di Ritorno al futuro nelle sale, inviò una lettera a Gale e Zemeckis piena di ringraziamenti e riverenze a profusione per aver ficcato l’auto prodotta dalla sua azienda nel film.

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Sempre in tema di rimaneggiamenti, uno dei punti meno chiari e su cui più si discute, in generale, è la svolta di Ritorno al futuro II. Fermo restando che il 2015 in cui arriva inizialmente Marty è comunque un futuro alternativo, creato dagli eventi nel primo film, il problema riguarda il vecchio Biff Tannen.

Il vecchio Biff di quel 2015, torna nel 1955 per dare al giovane se stesso l’almanacco con tutti i risultati sportivi. Dopodiché, torna nel suo presente e punto. Nel film, effettivamente, si vede solo il vecchio Biff sentirsi male. Robert Zemeckis ha poi affrontato la questione, dicendo che a Biff stava accadendo la stessa cosa successa a Marty al ballo, nel primo film: stava svanendo dalla storia.

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Tecnicamente, dando l’almanacco al giovane Biff, il quale ha creato a sua volta un 1985 alternativo e distopico, il vecchio Biff ha cancellato la sua linea temporale. Negli extra del DVD c’è, appunto, una scena eliminata e vai a capire perché, in cui si vede effettivamente svanire Biff.

Tra l’altro, all’epoca, se n’erano pure accorti che a non far scomparire il vecchio Biff si sarebbe creato un paradosso. Infatti, in una delle bozze poi scartata, veniva fuori che Lorraine, la madre di Marty che Biff ha poi sposato nel futuro distopico creato da lui, lo aveva ucciso nel 1996 a revolverate.

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Ecco, a proposito di paradossi, con l’uscita del cofanetto Blu-Ray commemorativo per il 30° anniversario di Ritorno al futuro – il 21 Ottobre 2015, ovviamente – lì sì, che hanno tirato fuori ‘na cosa veramente caruccia assai: Back to the Future: Doc Brown Saves the World.

In sostanza, è un cortometraggio di circa dieci minuti diretto da Robert Zemeckis, scritto da lui e Bob Gale, con Christopher Lloyd che riprende il ruolo di Doc Brown. Si tratta di un finto videomessaggio che Doc lascia a Marty, ambientato un’ora prima che loro e Jennifer Parker, la fidanzata di Marty, arrivino nel 2015 la prima volta.

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Qui, Doc spiega di aver restaurato la DeLorean e, viaggiando nel futuro, ha scoperto che il 21 Ottobre 2045 c’è stato un olocausto nucleare. Non a causa di una guerra, però. Bensì, per via di quattro invenzioni: l’idratatore alimentare, le scarpe auto-allaccianti, l’hoverboard e il reattore domestico Mr. Fusion.

Così, Doc si mette a fare avanti e indietro nel tempo, per impedire che ‘ste cose vengano inventate e, in questo modo, salvare il mondo. Spiegando, tra l’altro, perché il 2015, quello di Ritorno al futuro II, non si è avverato nella realtà. Furbo. Furbo e divertente.

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Comunque, tutte ‘ste storie, a monte non avrebbero proprio dovuto esserci. Sia Zemeckis che Gale hanno placidamente ammesso che i seguiti, Ritorno al futuro II e III, sono stati imposti dagli studios. A loro fregava zero, un film solo bastava e avanzava.

Quel finale, in cui si diceva che non c’era bisogno di strade e la DeLorean spicca il volo, non era inteso come un vero e proprio finale aperto. Piuttosto, era uno scherzo. Un modo tanto carino quanto epico, per concludere degnamente il film.

Tra l’altro, Robert Zemeckis ha ammesso che tutto voleva, tranne che un eventuale seguito fosse ambientato e/o si svolgesse nel futuro. Fondamentalmente, perché a lui i film che si svolgono nel futuro non piacciono; ché sono sempre cupi e tutto va male.

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Tuttavia, quando gli hanno detto che avrebbero fatto un altro film, tutt’e due, Gale e Zemeckis, hanno scelto di non scendere dal carrozzone. Anzi. Dovevano scriverne uno, ma poi la sceneggiatura s’è addirittura estesa a due sequel.

A ogni modo, Zemeckis disse pure che se, fin dall’inizio, avesse saputo che avrebbe fatto un sequel, si sarebbe assicurato che Jennifer, la fidanzata di Marty, non fosse in macchina con lui e Doc alla fine di Ritorno al futuro. Questo perché, Ritorno al futuro, è una storia che coinvolge specificamente Marty.

Tutti gli altri, sono elementi circostanziali. Nell’economia della storia, per il personaggio di Jennifer, non c’era chissà cosa da fare. Anzi. La sua presenza sarebbe stata addirittura superflua. Questo è, essenzialmente, il motivo per cui viene messa subito fuori combattimento da Doc all’inizio di Ritorno al futuro II.

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Oltretutto, anche se usciti nel ’89 uno e nel ’90 l’altro, Ritorno al futuro II e III sono stati girati contemporaneamente. All’epoca, circolava ‘sta voce che nei quattro-cinque anni passati dal primo film, Michael J. Fox all’improvviso s’era scordato come si andava sullo skateboard. Magari, non era manco lui nelle scene.

In realtà, questo tipo di capacità motoria non si perde così, all’improvviso. Come andare in bicicletta: non è che dalla sera alla mattina, ti dimentichi come si fa. In realtà, come detto da Michael J. Fox, all’epoca stavano cominciando a manifestarsi i primi sintomi del morbo di Parkinson. Che poi, gli fu diagnosticato nel 1991.

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A parte questo, come pure le scolopendre sapranno ormai, Michael J. Fox non fu né la prima scelta, né il primo Marty McFly. Stessa cosa, del resto, per quanto riguarda il personaggio di Jennifer Parker. Anzi. A pensarci, ci so’ state ‘na valanga di Jennifer in Ritorno al futuro.

Allora, nel caso di Marty, la parte era stata proposta a un sacco di cristiani. Tra cui, a tanto così da avere il ruolo, addirittura Ralph Macchio. L’infame bullo Daniel LaRusso, protagonista di Karate Kid. Tuttavia, alla fine, a vestire i panni di Marty McFly fu Eric Stoltz; e per oltre un mese di riprese.

Però, che ci vuoi fare… a Zemeckis piaceva Michael J. Fox. Nel frattempo, impegnato nella sitcom Casa Keaton (Family Ties). Non appena gli obblighi contrattuali gliel’hanno permesso, Stoltz è stato fanculizzato e Fox ha preso il suo posto, portando avanti, contemporaneamente, le riprese di Ritorno al futuro e quelle di Casa Keaton.

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Sfortunatamente per lei, quando diedero il ben servito a Eric Stoltz, a ruota fuori dalla porta lo seguì pure Melora Hardin. Che, all’epoca, interpretava Jennifer Parker. Non per cattiveria, ma solo perché Fox è alto un metro e una banana e la Hardin, era molto più alta di lui. Quindi ci voleva per forza un’attrice più “in scala”.

Perciò, fuori Melora Hardin, dentro Claudia Wells. Tutto bene, se non fosse che Claudia Wells è stata la fidanzata di Marty solo nel primo film. Quando diagnosticarono un tumore alla madre, decise di non prendere parte ai sequel. Così, in Ritorno al futuro – Parte II e Ritorno al futuro – Parte III, a fare la Jennifer è stata Elisabeth Shue.

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Fatto curioso, a proposito, se la parte di Marty McFly fosse andato a Ralph Macchio. Attualmente, Elisabeth Shue è la disturbantissima manager della Vought America, Madelyn Stillwell, in The Boys. Ma nei primi anni ’80, è stata Ali Mills. La fidanzata del viscido Daniel LaRusso in Karate Kid.

A ogni modo, il fatto che Michael J. Fox fosse diversamente alto, era già costato il posto a Melora Hardin. Bene. Se non fosse che ha dato problemi pure a Christopher Lloyd. Benissimo. In tutti e tre i Ritorno al futuro, Doc Brown c’ha sempre quella strana postura ingobbita, tipo Gargamella.

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In pratica, vista la bella differenza di statura fra i due attori, inizialmente, per le scene in cui Marty e Doc comparivano insieme a schermo, Zemeckis pensò di sfasare le altezze, tenendoli lontani e giocare sulle prospettive.

Il trucchetto però, non poteva sempre essere messo in pratica. Non è che puoi sempre tenere Lloyd a levante e Fox a ponente. Ergo, quando per necessità dovevano stare per forza vicini, per livellarsi, Lloyd assumeva quella postura da Gargamella con la sciatica.

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C’è da dire che Ritorno al futuro saga, è pieno di fatti sfiziosi. Oggi. Oggi so’ uno sfizio. All’epoca si chiamava cura per i dettagli. Per esempio, nel primo film, Doc spiega a Marty che l’idea per il Flusso Canalizzatore, gli è venuta ignorantissima quando è scivolato dalla tazza del cesso per appendere un orologio.

In Ritorno al futuro – Parte III, quando Marty bloccato ancora nel ’55 torna dal Doc di quel tempo, si può benissimo vedere l’orologio (finalmente) appeso. Oppure, la storia del centro commerciale, no? Magari, lì per lì, uno non ci fa manco caso, però…

Quando discutono del viaggio fino al 1885 nel drive-in, Marty fa notare che non vorrebbe andare a sbattere contro un albero o qualcosa del genere, che potrebbe alterare sostanzialmente il futuro. Doc spiega che non c’è nulla di cui preoccuparsi: quando apparirà nel 1885, la zona sarà completamente deserta.

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Tutto questo è un richiamo al primo film, quando Marty torna nel 1955 schiantandosi nella fattoria del vecchio Peabody. Lo stesso Peabody che aveva ‘sto bizzarro tarlo di allevare alberi di pino. Inizialmente, prima dell’arrivo di Marty, ne aveva due che crescevano all’entrata della fattoria.

Nel 1985, la fattoria non esiste più e al suo posto c’è il centro commerciale Twin Pines Mall, il cui logo mostra due pini affiancati. Quando Marty fugge dal fienile di Peabody, ne abbate uno con la DeLorean. Al suo ritorno nel 1985, il cartello del centro commerciale è cambiato in Lone Pine Mall e sul logo, c’è un solo albero di pino.

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Tutto molto suggestivo, sicuramente. Ma la meglio storia è quella di Clint Eastwood. Cioè, sì, in Ritorno al futuro III, Marty nel vecchio west si fa chiamare Clint Eastwood pensando sia un nome cazzuto. Cioè, sì ancora, i riferimenti agli spaghetti-western si buttano, d’accordo; ma c’è una finezza a cui difficilmente uno fa caso.

Sempre al drive-in quando Doc e Marty preparano la DeLorean per il viaggio nel 1885, Marty menziona Clint Eastwood. Considerando che siamo nel 1955, Doc risponde: “Clint chi?”

Ecco, in questa ripresa, ci sono due locandine appese al muro: la prima è La vendetta del mostro, la seconda, Tarantola. Tutt’e due i film sono del 1955 e in tutt’e due, c’è un giovine Clint Eastwood nei suoi primi ruoli in assoluto. Tanto che, addirittura, ne La vendetta del mostro manco è accreditato.

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Giusto un’ultima cosa, riguardo menzioni, citazioni e soldoni: Crispin Glover. In Ritorno al futuro, Glover è lo sfigatissimo George McFly, il padre di Marty. Tecnicamente, George appare nei sequel; più o meno. Il problema è che dopo il primo film, Crispin Glover cominciò a lamentarsi della questione economica, dicendo che il suo lavoro non era stato giustamente riconosciuto.

In altre parole, voleva più dindini. In altre parole ancora, la Universal lo scaricò direttamente mettendo al posto suo un altro attore, Jeffrey Weissman. A differenza delle Jennifer però, Glover e Weissman manco a un cieco da lontanissimo potevano sembrare la stessa persona.

Allora, per ovviare al problema, hanno fatto un bel calco della faccia di Glover, sedici chili di lattice, diciotto di trucco et voilà! Ecco di nuovo il caro, vecchio George McFly. Et voilà ancora, ecco che appaiono gli avvocati di Glover, che trascinano la Universal in tribunale.

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Usando abusivamente il calco della sua faccia, senza avvertirlo e, figuriamoci, nemmeno pagarlo, gli studios avevano violato i diritti d’immagine dell’attore. Comunque sia, alla fine le cose si sono risolte in via extragiudiziale. Ché Glover, aveva citato in giudizio, sì e no, almeno un centinaio di persone e stava facendo una certa cagnara.

Perciò, la compagnia di assicurazioni della Universal, ha preso e gli ha sganciato quasi un milioncino in mano per fargli ritirare la causa. Era più economico dargli ‘sti soldi, anziché andare in tribunale a portarla per le lunghe. In ogni caso, in seguito a questo episodio la Screen Actors Guild ha introdotto nuove regolamentazioni sull’uso delle immagini degli attori.

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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