Privacy Policy Rambo Last Blood - Datti all'ippica John - Il Sotterraneo del Retronauta

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Rambo Last Blood – Datti all’ippica John

Rambo Last Blood - Datti all'ippica John 1

Inutile girarci troppo intorno a ‘sta cosa: Rambo Last Blood è, semplicemente, terrificante. Nel senso peggiore del termine, però. Tanto che pure David Morell, l’autore di First Blood, il romanzo originale da cui poi è stato tratto il primo Rambo, se n’è uscito dicendo: “Il film è un casino. M’imbarazza che il mio nome sia associato a ‘sto film”. Alé.

Pensavi, magari, che quarant’anni dopo le cose fossero cambiate. Che la lezione, almeno con l’imbarazzante Rambo III, l’avessero imparata. Come no, speraci e credici. Metti che qualcuno l’ultimo anno, non so, l’abbia passato nel Ristorante al termine dell’Universo perdendosi il monologo di Ricky Gervais ai Golden Globe del 2020. Ecco, a un certo punto dice:

“Per favore, se vincete un premio stasera non usate il palco come piattaforma per lanciarvi in discorsi politici. Non siete nella posizione di dare lezioni al pubblico, non sapete niente del mondo reale. La maggior parte di voi, ha passato meno tempo di Greta Thunberg sui banchi di scuola. Quindi, se vincete, venite a ritirare il vostro piccolo premio, ringraziate il vostro agente, il vostro dio e andatevene a fanculo”.

Rambo Last Blood – Sperando sia davvero l’ultimo sangue

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

In un mondo perfetto, Sylvester Stallone e il resto degli autori di ‘sto Rambo Last Blood, avrebbero corretto un po’ il tiro, forse, se avessero sentito prima il monologo di Gervais. Invece… Il punto è, che dopo tutti questi anni, trovarsi con un trionfo di puro cringe come Rambo Last Blood è, sul serio, disarmante. Perché non è stato fatto nulla per corregere gli errori del passato. Anzi.

Qui s’aggiunge pure l’aggravante che l’intero film, manco una storia decente riesce a mettere in piedi. La regia di Adrian Grünberg non funziona, la scrittura di Matthew Cirulnick e Sylvester Stallone non funziona. Tutto ruota giusto su di un semplice pretesto per far agire Rambo; e nemmeno questo so’ riusciti a far uscire decentemente. E se fosse solo questo il problema…

Allora, alla fine di John Rambo, il quarto film della saga uscito nel 2008, Rambo lasciava la Thailandia dov’era rimasto a vivere dalla fine di Rambo III, per tornare definitivamente negli Stati Uniti. Più o meno, ‘sto Last Blood parte da questo punto, con la fattoria di famiglia che Rambo ha adibito ad allevamento di cavalli. Bene.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Se non fosse per il fatto che insieme a lui vivono Maria (Adriana Barraza), un’anziana messicana, e sua nipote Gabrielle (Yvette Monreal). Una ragazza che Rambo considera come una figlia. Su carta, l’idea di dare al personaggio degli affetti stabili, non è malvagia, no. Peccato che le due, oltre essere degli irritanti stereotipi monodimensionali, non hanno il benché minimo background.

Niente introduzione, niente caratterizzazione, nulla di nulla. Semplicemente il film inizia e vedi che ‘ste due vivono con Rambo. Come, quando e perché è successa ‘sta cosa, non è importante. Comunque, Gabrielle sta per andare al college, ma c’ha ‘sto tarlo fisso in testa: sapere perché il suo vero padre, anni prima, abbandonò lei e sua madre.

Per questo, nonostante tutto, continua a tenersi in contatto con Gizelle. Una sua vecchia amica che ora vive in Messico, a cui ha chiesto di rintracciare l’uomo. Cosa che, del resto, Gizelle riesce a fare. Come? Boh! Non è importante. Quindi, nonostante il parere contrario della nonna e dello “Zio John”, Gabrielle va di nascosto in Messico per incontrare ‘sto tipo. Ora attenzione, eh, mi raccomando.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Su e di Maria e Gabrielle, come personaggi, non viene detto praticamente nulla, ok? Tuttavia, durante il litigio da famiglia del Mulino Bianco, viene fuori che Rambo ha preso ‘ste due a vivere con lui una decina d’anni prima. Considerando che Gabrielle sta per andare al college, avrà un’età ragionevolmente compresa fra i diciotto e i vent’anni.

Questo significa che il padre se n’è andato di casa quando lei ne aveva circa dieci o giù di lì. In ogni caso, abbastanza da ricordare che pestava lei e sua madre, abbandonandole definitivamente quando la donna stava morendo in ospedale. Perciò, se tanto mi dà tanto, mi pare quantomeno strano che la nonna glielo dica come se le stesse rivelando chissà quale oscuro segreto.

Oltretutto, ammesso e non concesso, che so… un caso d’amnesia selettiva, i perché il tipo t’ha abbandonata ti so’ stati detti chiaramente. Ma no, niente: sulla sceneggiatura c’è scritto che Gabrielle deve scappare di nascosto in Messico per andare a parlare col padre. Il quale, una volta incontratisi, la fanculizza senza tanti complimenti in meno di diciotto secondi.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Poi viene fuori che l’amica Gizelle, di mestiere, procura ragazze a un cartello messicano che – oltre la droga ovviamente – è specializzato nel traffico di schiave sessuali. Allora cosa fa Gizelle? Ecco. Giustamente, chi non ha mai venduto un amico come schiavo a un branco di criminali, no? Quindi, Rambo parte alla riscossa per salvare Gabrielle e questo è quanto.

A ‘sto punto, per capire quanto sia agghiacciante Rambo Last Blood, c’è necessariamente bisogno di fare un piccolo passo indietro. Indietro fino al 1970, quando David Morrell era professore di inglese all’Università dello Iowa. Da lì a cinque anni gli americani, sconfitti, avrebbero definitivamente lasciato il Vietnam. Nel frattempo però, all’apice di una situazione socio-politica, diciamo non proprio edificante, nel 1972 Morell pubblicò First Blood.

Quella raccontata in First Blood è la storia di John Rambo, tanto quanto quella dello sceriffo Will Teasle. Rambo ritorna a casa con un tot di medaglie e un grave caso di PTSD (in altre parole, disturbo da stress post-traumatico). Rifiuta qualunque obbligo nei confronti della società. Non vuole un lavoro, non vuole in alcun modo integrarsi o in generale stabilirsi da qualche parte. Non ha ambizioni e non gli interessa niente di niente.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Teasle invece, come personaggio nasce per essere l’altra faccia della medaglia: anche lui è un veterano (della guerra di Corea) che ha visto e fatto cose orribili. Come Rambo, per i suoi meriti in battaglia è stato ricoperto di medaglie. Pezzi di latta che, una volta tornato a casa senza nulla tranne ansie, dubbi e paure, non valevano nulla.

La sostanziale differenza fra i due, a parte il fatto che Rambo è uno spostato schizo-paranoide a tanto così da essere un vero e proprio serial killer, è che Teasle, armato di pazienza e forza di volontà, s’è ricostruito da zero. Perché voleva continuare a vivere. Mentre Rambo no, invece. Nel romanzo, Morrell rende in modo evidente che lo scontro fra i due, avrebbe potuto essere facilmente evitato.

Tuttavia, il conflitto è l’essenza del dramma. Teasle e Rambo sono epigoni che rappresentano due ipotetici finali di una situazione di partenza comune. Il loro scontro è una metafora, che Morrell sfrutta per toccare tutta una serie di temi che, all’epoca, non venivano manco presi in considerazione per sbaglio. Tipo il PTSD, per dire, che venne riconosciuto come disturbo vero e proprio solo negli anni ’80.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Oppure, la chiara allegoria rappresentata dal soldato John Rambo che torna a casa, con un bastimento carico-carico di sclero e pazzia. La guerra, tenuta a distanza, in un paese lontano-lontano mica era affare che ti riguardava, eh. Invece adesso te la ritrovi nel giardino di casa. Sotto forma di poveracci disturbati, disadattati e per lo più lasciati a se stessi, con cui adesso devi per forza farci i conti.

Nel 1982, nella sua recensione del film per il New York Times, il critico cinematografico Janet Maslin fa una, più che giusta, osservazione: “Il Vietnam è per Rambo ciò che lo stupro è per Il giustiziere della notte: una semplice scusa per mettere in scena una furia distruttiva”.

Continuava poi, dicendo: “Il film si sforza incredibilmente di assicurarsi che Rambo, sia visto come la vittima della situazione. Un uomo tormentato, incompreso ma incredibilmente pieno di risorse, anziché come un sadico o un violento”. Se non fosse sufficientemente chiaro, questo è il problema principale.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

La critica, il sottotesto socio-politico, tutti i temi, impliciti ed espliciti trattati da Morell nel romanzo, sono stati presi di peso e buttati nel cesso. Lo sceriffo Teasle del film, non è più il veterano pluridecorato che si riconosce in Rambo e viceversa. No, Teasle è un semplice provincialotto pezzo di melma, che si crede il padrone della città e s’incaponisce su Rambo, solo perché non vuole vagabondi che gironzolano in strada.

Rambo invece, più che uno psicotico gravemente disturbato, il sottoprodotto di una guerra diventata uno scomodo affare pubblico che si tende a nascondere sotto al tappeto, pare piuttosto ‘na specie di super boy scout che non vuol fare veramente male a nessuno. Che ci vuoi fare, “Un giorno senza sangue è come un giorno senza sole”, no?

Tutto è ridotto a una semplicistica storia di eroismo individuale tipicamente americana. Il fatto buffo è che questa non è manco la cosa peggiore, del resto. No, il grave è l’agghiacciante sottotesto propagandistico che hanno ficcato nel film. John Rambo viene, letteralmente, usato come simbolo di tutti quelli che, tornati dalla guerra, sono stati presi a sputi dagli ingrati per cui hanno combattuto.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Certo, peccato che già nel 1971, l’Harris Poll (Harris Insights and Analytics), una società di consulenze e ricerche di mercato globale, aveva evidenziato che il 99% dei soldati tornati a casa, non aveva mai subito o assistito a scene simili. Al contrario, tutti o quasi, erano d’accordo sul fatto che se mai fosse accaduta una cosa simile, sarebbe scoppiato l’inferno.

In sostanza, la storia degli sputi addosso ai veterani è una distorta fantasia propagandistica, ancora oggi in voga, presente solo nella testa di una determinata fazione politica. Una fantasia che Rambo, il film, alimenta allegramente; continuando a farlo, ancora e ancora un film dopo l’altro in modi sempre più assurdi.

Considerando che si tratta di storia recente, inutile perdere tempo con Rambo III, no? Rambo, un americano, che si unisce ai mujaheddin per lottare contro i russi-cattivi (all’epoca sovietici) e insegnare al resto del mondo che l’invasione dell’Afghanistan è strategicamente inutile e socialmente immorale. E beh, è tipo dal 2001 che si sente ancora l’eco del facepalm di tutto il mondo.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Rambo II – La vendetta invece, scritto da James Cameron e Sylvester Stallone è, di sicuro il migliore della saga. Lo stile Gung-ho di Cameron si adatta bene al materiale di fondo e così, viene fuori uno dei migliori film action degli anni ’80. Addirittura, ancora oggi tiene banco, figuriamoci. No, il problema non è questo; ma quella piccola nota stonata, veramente disturbante, in sottofondo.

In sostanza, il film gira (e pericolosamente insinua) questa assurda teoria del complotto. Cioè, che i meschini liberal al governo, amici dei comunisti-cattivi, nascondono al popolo che in Vietnam ci sono ancora soldati americani tenuti prigionieri. Sì, prigionieri di caricature vietnamite unidimensionali come i sovietici del film successivo e chiunque non sia americano duro e puro, ma tant’è.

Ancora ancora, se fossimo nel campo della fanta-politica, ci potrebbe pure stare. Ma, al di là dell’azione, Rambo II mette in scena un patriottismo a fumetti pericolosamente giongoista. Che sfrutta e fa leva sulla rabbia repressa dei reduci che non sono riusciti a reintegrarsi, convinti di essere stati abbandonati dal paese per cui hanno combattuto. Oltre che su quella d’intere famiglie che non sanno cosa sia successo ai loro amici e parenti.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

Capito qual è il punto? Quattro film e quarant’anni dopo, vedere che Rambo continua con queste iniezioni politiche tossiche è agghiacciante. “Portano droghe. Portano criminalità. Sono stupratori. Magari alcuni, presumo, sono brave persone” dice il presidente che vuole spendere miliardi per alzare un muro. Rambo Last Blood, ti fa vedere che ha ragione riguardo a quelli che vivono oltre il confine.

In Rambo Last Blood, il Messico, attenzione, non una specifica zona malfamata, i bassifondi di una specifica città, no. Il Messico, per intero, viene rappresentato come un inferno senza legge. Tutto è squallido e misero. Il degrado regna e in strada ci sono solo prostitute, drogati e criminali armati. A confronto, Bartertown di Mad Max III pare un resort ai Caraibi, insomma.

Non ti puoi fidare di nessuno, infatti, gente come Gizelle si fingono amici solo per guadagnare qualche spiccio vendendoti come schiavo. In generale, se sei una donna, non ti conviene manco lontanamente pensare di andare in Messico. Perché, sicuro, ti stupreranno. Nella migliore delle ipotesi, eh, se no finisce pure peggio.

Recensione di Rambo Last Blood un film del 2019 quinto capitolo della saga cinematografica su John Rambo, iniziata nel 1982

L’impressione poi, che il Messico – ripeto: nel film si parla solo di Messico in generale, non di una città – sia un pozzo nero di droga, omicidi e stupri viene accentuata dal personaggio interpretato da Paz Vega. Nel film, una giornalista indipendente che sta lì perché lo stesso cartello che rapito la figliastra di Rambo, gli ha ucciso la sorella. Lei pare essere l’unica persona normale che vive a sud del confine. “Magari alcuni, presumo, sono brave persone”, appunto.

Seriamente, Rambo Last Blood, al momento è il film peggiore della saga. Stallone, era fuori tempo massimo già nel 2010 ai tempi del primo The Expendables. Figuriamoci oggi, a settantatré anni suonati. Le scene d’azione sono praticamente inesistenti e il Rambo del 2020, pare un anziano delirante in preda alla demenza senile anziché un vecchio eroe ancora duro come un chiodo da bara.

Infatti, se la sceneggiatura non trovasse modi – piuttosto improbabili – per tenerlo in vita, nel film Rambo sarebbe morto almeno dieci volte. Anzi. Per essere giusto un canovaccio di appena un’oretta e mezza, Rambo Last Blood è pieno di buchi logici. Per dire, c’è una parte del film che non spiego perché sarebbe uno spoiler atroce, che ti fa veramente cadere le braccia tanto non c’ha il minimo senso.

Questo perché, nella foga di rappresentare il Messico come le wasteland di Mad Max, tutto s’accartoccia senza il minimo criterio o senso logico. Rambo Last Blood se fosse un libro, sarebbe l’equivalente di semplice carta straccia. Buona giusto per accendere la fiammella del barbecue. Forse.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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