Privacy Policy Punto di non ritorno (Event Horizon - 1997)

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Punto di non ritorno (Event Horizon – 1997)

Punto di non ritorno (Event Horizon) è un film horror fantascientifico distribuito nel 1997 e diretto da Paul W. S. Anderson

Punto di non ritorno, cioè Event Horizon in originale e cioè ancora orizzonte degli eventi, sì, di sicuro è un film particolare. Volendo, pure interessante. Il problema? Che Punto di non ritorno è tutto questo, certo; solo per i motivi completamente sbagliati. Insomma, se dici che vuoi fare Shining però nello spazio, meglio che tu sappia esattamente cosa stai facendo.

Metti sarà, boh, ‘na specie di effetto pareidolico, vallo a sapere. Però, a volergli dare “una faccia”, gli anni ’90 c’hanno quella dell’alieno. Nemmeno di un alieno particolare, ma quello proprio proprio generico: grigio, basso, occhi neri, testone… Eh, e questo che c’entra con Punto di non ritorno? Realisticamente? Tutto o quasi, almeno.

Punto di non ritorno dalla cagnara

Punto di non ritorno film 1997 recensione

Perché gli anni ’90 so’ stati gli anni del “I Want to Believe” di Mulder e Scully. Gli anni in cui il dott. Daniel Jackson, correggeva gli ignorantoni che prendevano “Porte del cielo” per “Porte delle stelle”. Addirittura, in America si festeggiava il giorno dell’indipendenza col presidente che ti fa saltare in aria navi aliene.

Lo spazio e i suoi, eventuali, abitanti ti so’ stati letteralmente sparati in gola; tipo papera all’ingrasso. Senza se, senza ma, e sopratutto, senza tregua né pietà. In altre parole, praticamente chiunque c’aveva qualcosa da dire sull’argomento. Siamo nel 1997, ed ecco che ti ciccia fuori Paul “al secolo senza W. S.” Anderson, che pure lui vuole dire la sua con Punto di non ritorno.

Appunto, Punto di non ritorno manco inizia e la qualità, chiaramente, vola subito altissima. Infatti, parte subito ‘sta pappardella a schermo, un muro di testo in pratica, in cui si dice che nel “lontanissimo” 2015 l’uomo è riuscito a colonizzare la Luna. Bene. Fatto che ha dato il via a una nuova era di esplorazioni spaziali. Benissimo.

Punto di non ritorno film 1997 recensione

Nei successivi trent’anni, anno più anno meno, anche Marte viene colonizzato diventando così, una specie di via della seta per il commercio planetario. Arriviamo così al 2040: anno del viaggio inaugurale della USG Ishimura… no, ‘spetta… la Discovery… neanche. Ah, sì, la Event Horizon. Sfortunatamente, il Titanic… la Horizon, arrivata nei pressi di Nettuno scompare senza lasciare traccia.

Passano altri sette anni e la nave ricompare misteriosamente. Ecco, di tutta ‘sta manfrina, precisamente, perché dovrebbe fregare qualcosa? Si tratta, per caso, d’informazioni utili o magari rilevanti ai fini della storia e del suo eventuale prosieguo? No. Ché tutto ciò che conta in Punto di non ritorno è solo la scomparsa della Event Horizon. Di tutto il resto, non se ne parlerà mai più.

In poche parole, preziosi minuti sprecati in infodumping. Tanto più, a pensare che la questione della scomparsa della Horizon verrà spiegata, paro paro, di nuovo durante il film. Tolto questo, segue ‘sta bella panoramica della Event Horizon alla deriva, che si conclude con un uomo dal corpo martoriato che fluttua nella cabina di pilotaggio. Stacco.

Sam Neill: Dottor William Weir in Punto di non ritorno film 1997

A quanto pare, questa era… beh, un’allucinazione? Un incubo o una premonizione, forse? Vallo a sapere. Comunque, tutto parte dalla testa del Dottor William Weir (Sam Neill, l’uomo più scienziato di Hollywood insieme a Jeff Goldblum in quegli anni) al momento a bordo della Lewis and Clark. La nave mandata a scoprire cosa sia successo alla Event Horizon.

La USS Sulaco… Lewis and Clark è guidata dal Capitano Miller (Laurence Fishburne) ed è, in una parola, fantastica. Non tanto da un punto di vista estetico, quanto per i dettagli, semmai. Tipo, il capitano di una nave spaziale col giubbotto di pelle alla Fonzie, per dire. Oppure, fatto abbastanza improbabile, l’intero equipaggio che fuma a ufo.

A bordo di una nave spaziale, in missione nello spazio profondo, dove, tra l’altro, i depuratori di CO2 avranno un ruolo fondamentale nell’economia della storia di Punto di non ritorno, tutti quanti stanno sempre con la cicca in mano. Magnifico. A ogni modo, il punto sarebbe quello di scoprire cosa sia successo alla Event Horizon, giusto? Giusto.

Laurence Fishburne: Capitano Miller in Punto di non ritorno film 1997

Perciò, via: di nuovo a spiegare la stessa storia della scomparsa della nave che, de facto, rende assolutamente inutile il muro di testo iniziale. Comunque, il dott. Weir almeno ci aggiunge che in realtà, la Event Horizon non era una semplice nave, ma un vero e proprio progetto top secret.

Il motore, progettato e costruito da lui, altro non è che un buco nero in miniatura. In grado di generare dei wormhole che permetterebbero alla Horizon di aggirare le leggi della relatività, dandole così la capacità di attraversare lo spazio-tempo e coprire distanze siderali in una manciata di giorni, anziché centinaia di anni.

Metti che questo è il succo. La spiegazione elementare imboccata col cucchiaino, insomma. Peccato che nel film il dott. Weir spieghi la stessa cosa, ma ancor più terra terra, passando direttamente ai disegnini. Ora, tanto per, uno capisce pure che la storia dei camionisti spaziali come in Alien, c’ha il suo fascino, per carità.

Recensione del film Punto di non ritorno (Event Horizon) un film horror fantascientifico del 1997 diretto da Paul W. S. Anderson

Tuttavia, quelli della Nostromo erano “camionisti”, in un certo senso. In Punto di non ritorno invece, si presuppone che l’equipaggio della Lewis and Clark non sia lì per caso. Al contrario, si tratta di personale altamente qualificato che ha lo specifico compito di recuperare un’altra nave alla deriva. Quindi, matematica, fisica e ingegneria dovrebbero essere, per loro, le basi.

Invece… Invece niente. Gli devi fa’ addirittura gli esempi col foglietto di carta. Finito il corso accelerato di scienza for dummies, tutti si preparano per la crio-stasi in rotta verso Nettuno. Qui, poco prima del risveglio, il Dott. Weir c’ha un’altra di quelle strane visioni come all’inizio del film. Stavolta però, si tratta della moglie. 

Risvegliatisi tutti nei pressi dell’orbita di Solaris… Nettuno, il Dottor Scienza tiene un’altra bella lezioncina: a quanto pare, la NASA s’è accorta della ricomparsa della Event Horizon perché, qualcuno o qualcosa a bordo della nave, ha inviato un segnale di soccorso. Solo che ‘sta specie di s.o.s. sembrerebbe, come dire, un tantino criptico.

Jason Isaacs: D.J. in Punto di non ritorno (Event Horizon) film 1997

Ascoltando la registrazione, in effetti, c’è una voce in sottofondo che farfuglia qualcosa d’incomprensibile. Il resto, urla agghiaccianti, ruggiti e vagiti. Il dottor Weir spiega che alla NASA, dopo aver filtrato e pulito più e più volte il segnale, nonostante le sofisticatissime attrezzature a disposizione, non sono riusciti a decifrare il messaggio.

Attenzione, eh: D.J. (Jason Isaacs) il medico di bordo, un tipo che su ‘na nave spaziale va in giro con bisturi e siringhe nel taschino del gilet da pesca, ascolta il messaggio. Una e una soltanto volta. Automaticamente capisce che la voce nel messaggio parla in latino e traduce al volo.

Una cosa del genere, può significare solo due cose: che nel 2047, le sofisticatissime attrezzature della NASA si riducono a qualche Sapientino e, forse, un paio di Commodore 64 al massimo. Oppure, c’è un vergognoso problema di compravendita di posti di lavoro. 

Recensione del film Punto di non ritorno (Event Horizon) un film horror fantascientifico del 1997 diretto da Paul W. S. Anderson

Comunque sia, finalmente mettono piede all’Overlook Hotel… a bordo della Event Horizon iniziando l’esplorazione. Qui, essenzialmente, Punto di non ritorno comincia a farsi strano davvero. Innanzitutto, il design della nave, in sé, non è male; se ti chiami Ludwig Von Stranopaper. Su carta almeno, la Horizon dovrebbe essere un avveniristico-super-futuristico mezzo di esplorazione spaziale.

Metti invece, che pare più il castello di Dracula con due razzi attaccati dietro. Sale piene di colonnati e archi a volta tipo gotico-barocco? Porte con spuntoni a corredo di corridoio con lame rotanti? Lampi a convenienza fuori dai finestrini? Per magia, ecco che arrivano i “se, va be’” come se buferasse.

Punto di non ritorno, si diceva, è un film particolare. Magari, almeno una volta, andrebbe visto. Per estensione, questo potrebbe significare che Punto di non Ritorno sia un buon film? Assolutamente no. Proprio perché è interessante/intrigante/particolare/whatev per tutta una serie di motivi sbagliati.

Recensione del film Punto di non ritorno (Event Horizon) un film horror fantascientifico del 1997 diretto da Paul W. S. Anderson

In sostanza, la grande svolta di Punto di non ritorno, sta nel fatto che il motore crea-buchi neri della Event Horizon apre un passaggio inter-dimensionale fra il nostro piano esistenziale e l’inferno; e ancora ancora… Dopodiché, nella sua contorta logica, il film dice che la nave stessa sia poi diventata una specie d’estensione di questa dimensione infernale.

Concettualmente, il soggetto è incredibilmente intrigante. L’inferno visto come una dimensione a se stante, seppur non originalissima – infatti, basta vedere Mutant Chronicles o WarHammer – come idea è fantastica. Sfortunatamente, Punto di non ritorno abbandona subito questo nucleo centrale per concentrarsi su tutta ‘na marea di cazzate.

Al di là mezza dozzina e più di film da cui Punto di non ritorno va, sì, insomma, a copiare senza senso, la più evidente è Shining. Il problema è che negli anni ’90, a Hollywood si stava facendo a gara coi film di alieni, in ‘sta specie di matta e disperata corsa allo spazio.

Recensione del film Punto di non ritorno (Event Horizon) un film horror fantascientifico del 1997 diretto da Paul W. S. Anderson

A un certo punto, lo sceneggiatore Philip Eisner, lo stesso che ha scritto poi capolavoroni come L’incendiaria e Mutant Chronicles, si presentò da quelli della Paramount con ‘sto bel compitino. Compitino che, riassunto, suonava più o meno così: futuro. Nave spaziale. Equipaggio assalito da feroce mostro alieno. Muoiono tutti, tranne il/la protagonista. Una storia che nessuno aveva mai sentito, proprio.

Perciò, contattarono Paul W.S. Anderson e gli dissero: “Oh, c’abbiamo ‘sta sceneggiatura, aggiustala un po’ e facciamo tipo Shining, però nello spazio”. Invece, l’idea di Anderson era proprio tutt’altra. Ci voleva mettere il suo, voleva portare a schermo la sua personale concezione di orrore, variante spaziale di Hellraiser. Bravo, e come andò a finire?

Che la scadenza per le sale era agli sgoccioli e il girato finale si aggirava sui centotrenta minuti. Troppi per quei novanta che, all’epoca, erano lo standard. Col pepe al culo e minacciato di essere crocifisso in sala mensa, Anderson dovette montare il film in fretta e furia, tagliando la bellezza di quaranta minuti.

Punto di non ritorno film 1997 (Event Horizon) scene eliminate deleted scenes
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Quaranta minuti che, a quanto pare, non erano altro che un’infinita sequela d’immagini grottesche, gore, mutilazioni e violenza ai limiti dell’osceno, ritenute eccessive anche per un film R-Rated. Di tutto questo, in Punto di non ritorno non restano altro che sporadiche tracce, sparse qua e là. Oltre vent’anni dopo, mettersi a pontificare è una cosa abbastanza inutile.

Del senno di poi, son piene le fosse, no? Se Punto di non ritorno all’epoca non fosse stato tagliato alla cazzomannaggia, sarebbe stato meglio? Peggio? Magari, quei quaranta minuti in più avrebbero dato un senso a una storia confusa e contraddittoria o forse no, vallo a sapere. Quel che conta è il risultato, e il risultato visibile oggi non è un granché. Anzi.

Così, per dire, ma in Punto di non ritorno viene specificato che l’ha progettata e costruita, eh. Però, pure che il Dott. Weir sulla stramaledettissima Event Horizon non c’ha mai messo piede manco una volta.

Recensione del film Punto di non ritorno (Event Horizon) un film horror fantascientifico del 1997 diretto da Paul W. S. Anderson

Quelle… visioni o qualunque cosa siano che ha sin dall’inizio, quindi non solo non hanno il benché minimo senso; ma fanno pure capire in circa 3,2 secondi, quella che dovrebbe essere la rivelazione finale. Ridicolizzandola, per giunta. Questo perché nella foga di rimanere sulla falsariga di Shining, nessuno s’è preso la briga di considerare se ‘sta cosa funzionasse o, almeno, avesse un senso.

Molto probabilmente, questo è il vero punto di Punto di non ritorno. Un soggetto brillante e attraente, sviluppato poi malissimo e realizzato ancora peggio. C’è, intrinsecamente, un potenziale enorme che ti porta a desiderare di sapere, di vedere cosa si potrebbe ricavare. Sono questi accenni a quel che si nasconde dietro, a renderlo tanto interessante. Per questo si tende a parlare più di come il film avrebbe dovuto/potuto essere, anziché di com’è.

Così com’è, in fin dei conti, Punto di non ritorno è un film piuttosto mediocre. Per cui vale lo stesso discorso fatto per Alien 3: siamo delusi, perché ciò che accade nel film è molto meno interessante di come appare mentre sta accadendo. A parte questo, c’è veramente poco da dire che non sia la classica battaglia ai mulini a vento, cercando di vedere in Punto di non ritorno più di quanto ci sia in realtà.

Detto questo, credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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