Privacy Policy Mamma ho perso l'aereo - Trent'anni dopo - Il Sotterraneo del Retronauta

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Mamma ho perso l’aereo – Trent’anni dopo

Recensione di Mamma ho perso l'aereo (Home Alone) film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus

Mamma ho perso l’aereo, spoilerosissimo adattamento del titolo originale Home Alone (a casa da solo), credo sia il colpo nostalgico più fatale che si possa infliggere di questi periodi. Vero è che ogni anno le grosse major di Hollywood, Disney in primis con la sua inconfondibile ferocia, si danno battaglia per sfruttare il Natale. Sparando, ovviamente, film a tema come se piovesse.

Intanto, sotto questo fuoco incrociato, escludendo i grandi classici come: Canto di Natale di Dickens. Immortale, insomma. Di cui adattamenti e variazioni di ogni forma e misura non si contano. Miracolo nella 34a Strada o Gremlins oppure ancora Die Hard, quello che più basso colpisce è, appunto, Mamma ho perso l’aereo.

Mamma ho perso l’aereo ma non le emozioni

Recensione di Mamma ho perso l'aereo (Home Alone) film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus

Perché c’è stato un tempo in cui, non esisteva praticamente un cazz… niente. La tecnologia, intesa come parte integrante della vita quotidiana era seminale e, per lo più, ancora assimilabile alla fantascienza. Al secolo, se eri propri uno che stava al passo, c’avevi il walkman; magari un Atari sotto il vecchio spara-radiazioni a tubo catodico. Se poi c’avevi il videoregistratore e pure la videocamera (a spalla, peso netto: 35 kg) eri il massimo, proprio.

Lo smartphone, con tutte le sue funzioni belline, il tablet, il navigatore, internet sopratutto, erano pura fantasia. Va da sé che, alcune cose, erano giusto un tantino più complicate. Tipo organizzarsi/re qualcosa, per esempio. In questo scenario, oggi da crollo della società civile, si colloca la famiglia McCallister.

Una famiglia che appartiene a tempi più semplici. Quando la gente non credeva nei televisori e i figli si facevano per sport. Infatti, i McCallister pare puntassero alla medaglia d’oro, visto che c’hanno ‘na barca di figli pro-capite. In vista delle vacanze di Natale, ‘sto esempio di proletariato selvaggio si riunisce a casa di Peter e Kate.

Recensione di Mamma ho perso l'aereo (Home Alone) film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus

Obiettivo: invadere la Franc… maxi-vacanza familiare a Parigi. Roba che i pullman per Pietrelcina non so’ niente, insomma. Comunque, il problema di quando metti sotto lo stesso tetto ‘na marea di cristiani, in special modo parenti, è che in sostanza la pernacchia, lo sputo e la parola maleducata stanno sempre lì lì in agguato.

Il piccolo Kevin McCallister, in questo senso è appunto lo spasso di fratelli e cugini più grandi. Giustamente, il culo rode e perciò, proprio la sera prima di partire per Parigi si finisce a sputi e pernacchie. Segue litigio da pubblicità della Mulino Bianco e via, Kevin viene mandato in soffitta a dormire da solo.

A ‘sto punto succedono due cose:
A) Kevin, imbruttito dalla situazione, covando rancore dalla soffitta desidera che la famiglia-pollaio scompaia.
B) Tenendo ben presente la premessa fatta poco più su – dove si diceva che non c’era ‘na mazza a quei tempi ecc. ecc. – succede che, guarda caso, il cattivo tempo fa saltare la corrente durante la notte resettando le sveglie.

Morale della favola, si finisce che nessuno di ‘sti fagiani si sveglia per tempo. Quindi, devono poi lanciarsi in una corsa matta e disperatissima all’aeroporto per non perdersi l’aereo. Praticamente questo è l’inghippo: millemila stonati in una casa, a fare le corse disperate, e metti un po’ questo e metti un po’ quello, alla fine della fiera si dimenticano di Kevin.

Recensione di Mamma ho perso l'aereo (Home Alone) film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus

Che, oh, mamma ho perso l’aereo, praticamente. Grazie ancora titolo italiano. Ora, Kevin girando per casa appena sveglio, crede che boh… la famiglia si sia nascosta per fargli uno scherzo o ‘na cosa del genere. In effetti, ci mette un po’ a capire che in realtà sia l’unico rimasto in casa. Realizza dunque che il suo “desiderio”, in un certo qual modo si è avverato.

Breve parentesi: non so quanti riescano a fare ‘sto sforzo di memoria, ma, proviamo n’attimo, ok? Proviamo a tornare con la testa a quando c’avevamo otto anni. Fatto? Bene. Ché, molto in brevis, avere otto anni significa: essere sotto stretta sorveglianza genitoriale. Ventiquattrore su ventiquattro, che manco Guantánamo. Divieti di ogni sorta. Totale mancanza di diritti socio-politici di qualsivoglia natura.

In altre parole, avere otto anni vuol dire che la tua opinione, per chiunque, frega meno di mezzo cazzo di cane morto. Pertanto, facile capire la reazione di Kevin quando realizza di avere dalla sua, l’inebriante potere della libertà. Purtroppo però, come La Forza, anche l’indipendenza c’ha il suo lato oscuro: se da un lato sei libero di fare quel che ti pare, dall’altro sei anche esposto a vari pericoli. Immaginari e non.

Macaulay Culkin: Kevin McCallister

In questo caso, per Kevin i pericoli sono rappresentati in primo luogo dal vecchio Marley, l’inquietantissimo vicino di casa che non fa altro che aggirarsi per il quartiere. Di cui si dice, tra l’altro, che una trentina d’anni prima abbia fatto fuori tutta la famiglia. In secondo luogo, da Harry e Marv; una coppia di topi d’appartamento che da un po’ di tempo tiene d’occhio la zona.

Sostanzialmente, il clou delle vicende di Mamma ho perso l’aereo si raggiunge quando superata, come dire… l’iniziale titubanza di Harry e Marv a causa delle messinscene di Kevin, i due si rendono conto che alla fine della fiera il bambino è da solo in casa. Perciò, come previsto, si sarebbero dati alla ruberia.

L’unica cosa che non avevano previsto però è che, sì, Kevin è da solo a casa; ma non avevano calcolato che dalla sua, avesse un budget di svariate migliaia di dollaroni e un’intera squadra di professionisti degli effetti speciali. In grado di aiutarlo a mettere in piedi tutta una serie di trappole e trappolette. Del resto, alcune anche potenzialmente letali, analizzando bene la situazione.

Il piano di battaglia di Kevin McCallister per difendere casa dai rapinatori Harry e Marv

Ora, Mamma ho perso l’Aereo è un qualcosa di talmente tanto popolare, che pure se si fosse vissuti in una caverna su Marte con le dita nelle orecchie fino a ora, comunque si saprebbe come va a finire. Per mezz’ora, Joe Pesci e Daniel Stern si fanno prendere a pesci in faccia e riempire di mazzate da un bambino.

Nel frattempo, la madre di Kevin accortasi d’essersi scordata il figlio a casa, sta facendo uno sbattone per tornare indietro. Inoltre, il vecchio inquietantissimo che pareva un maniaco, si scopre essere una bravissima persona e salva Kevin. Alla fine bacioni e abbraccissimi, e questo è quanto.

Effettivamente, Mamma ho perso l’aereo è il classico film di John Hughes: pieno di difetti, costantemente in bilico tra l’appena plausibile e l’incredibilmente scemo. Prendendo le distanze, trent’anni dopo, diventa orribilmente chiaro l’abisso di differenza che c’è fra Kevin e il resto della sua famiglia. Un bambino praticamente, che nonostante l’età si dimostra sorprendentemente “maturo”, sveglio, intraprendente e volendo, geniale.

Macaulay Culkin: Kevin McCallister

Il resto della famiglia invece, così come in generale vengono rappresentati gli adulti nel film, sono un concentrato sconcertante di stupidità e asineria. Non solo per l’arrivo in aeroporto come un branco di disperati. Quanto semmai, per come si comportano con Kevin. Voglio dire, è allucinante come queste cose siano in contrasto.

Realisticamente, ci sarebbero circa un centinaio di modi diversi in cui avrebbero potuto svolgersi gli eventi. Tanto per cominciare, sì, ci sta ed è plausibile che una famiglia estremamente numerosa, disorganizzata e in preda all’ansia e il panico, possa fare tanta cagnara da perdersi un figlio per strada. Ok. Ma non fare così tanta strada prima di accorgersene, però.

Per dire, arrivati all’imbarco (anche all’epoca) il personale controlla ogni biglietto prima di far salire i passeggeri a bordo. A quel punto, anche se non ti sei messo a fa’ la conta delle testa nel tragitto casa-aeroporto, ti sarebbe stato detto che c’era un biglietto in più et voilà!

Recensione di Mamma ho perso l'aereo (Home Alone) film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus

Marley, il vecchio inquietante: ‘sto tipo sta sempre ad aggirarsi per il quartiere, a spargere sale per sciogliere la neve. Sul serio ‘sto vecchiaccio, per tutto il tempo che Harry e Marv si so’ aggirati in zona, non s’è accorto di niente? Strano. Anzi. A proposito di Harry e Marv: i due, su carta, sono una coppia di ladri d’appartamento abbastanza esperta e sufficientemente preparata.

Sono famigerati per aver messo a segno decine di colpi. Addirittura, Harry è tanto lungimirante nella preparazione e progettazione dei colpi, che addirittura si traveste da poliziotto per studiare i bersagli. E poi? Sia lui che il complice si fanno incular… cascano in ogni singola trappola elaborata da un bambino con giocattoli e cose racimolate in casa? Le cose sono due: il bambino è un genio, oppure loro hanno subito una lobotomia nel frattempo.

Tra l’altro, al di là di tutto, una volta venuto a sapere del piano di Harry e Marv di svaligiargli la casa, con tanto di data e ora precisa, anziché mettersi a fa’ tutto ‘sto gran casino, Kevin non avrebbe potuto chiamare semplicemente la polizia? No, eh? No, perché è quantomai chiaro che applicando le regole del mondo reale, Mamma ho perso l’aereo finirebbe in circa dodici minuti. Ma non è questo il punto.

Recensione di Mamma ho perso l'aereo (Home Alone) film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus

Mamma ho perso l’Aereo era, è e rimarrà sempre un gran film. Per quanti limiti possa avere la commedia slapstick, per quanto possano essere forzate e a tratti surreali le vicende, John Hughes alla sceneggiatura e Chris Columbus alla regia, sono riusciti a fare una cosa in cui pochi riescono: essere originali. O almeno, esserlo quel tanto che basta.

Quello che voglio dire è che di film per bambini, ce ne sono a pacchi. Parlano di bambini, i protagonisti sono bambini, le storie sono a misura di bambino e via dicendo. Il punto però, è che in realtà il 90% di questi film è, semplicemente, la visione di adulti che si rivolgono al pubblico per vezzeggiativi. L’equivalente, metti, di quelli che parlano ai figli facendo le vocine: “Guarda, il miao-miao, il bau-bau, il ciuff-ciuff…”

Cazzo, ma sei scemo? Neanche al mio cane mi rivolgo così, figuriamoci a mio figlio. La differenza sta proprio in questo. Kevin è realmente il protagonista del film e non la buffa concezione di un adulto, rincostonato, che crede che un bambino non sia in grado di ragionare. Mamma ho perso l’aereo ebbe, come I Goonies, tanto successo proprio per questo motivo.

Non era solo divertente; ma parlava COME un bambino e non a un bambino particolarmente poco sveglio. Per questo riesce a integrare perfettamente comicità demenziale, umorismo, emozioni (vedi anzitutto la sottotrama di Marley) e sì, perché no, a distanza di trent’anni, emotività. Il che, lo rende – dopo Die Hard, ovviamente – il miglior film di Natale di sempre.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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