Privacy Policy Da Logan a James Howlett - Le 10 migliori storie di Wolverine

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Da Logan a James Howlett – Le 10 migliori storie di Wolverine

Mi chiamo Logan, ma molti mi conoscono come Wolverine. O Guercio. O figlio di nessuno. Dipende con chi sono e se stiamo cercando di eliminarci a vicenda. Sono il migliore in quello che faccio. Anche se quello che faccio… non è piacevole.

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

Ecco, metti che adesso c’è, per forza, bisogno di una piccola premessa e relativa considerazione: Logan, Arma X, Wolverine o come diavolo uno voglia chiamarlo, non è da ieri e manco ieri l’altro che fa il supereroe. Lo fa da decenni. Perciò, vediamo pure di renderci un attimo conto, che stiamo parlando del 1975, eh.

Quando, cioè, con quel Giant Size X-Men n. 1 uscito, appunto, nel 1975 Len Wein, Dave Cockrum e Chris Claremont rilanciarono gli X-Men. Ché, sì, insomma… all’epoca a quasi tutti sbatteva meno di zero degli X-Men che, da anni, andavano avanti a botta di ristampe. Nel gruppo, tutto nuovo e tutto differente, c’erano Banshee, Colosso, Nightcrawler, Sole Ardente, Tempesta, Thunderbird e Wolverine.

L’eredità di Logan: le storie migliori di Wolverine

Quindi, il discorso dovrebbe andare da sé in modo abbastanza liscio e tranquillo, no? No. Se non fosse sufficientemente chiaro, siccome siamo sempre nel fatato reame dell’internet, quella di James “Logan” Howlett alias Wolverine è una storia editoriale lunga oltre quarant’anni.

Parte dal 1975 per arrivare fino a oggi, Anno Domini 2020 in cui, proprio questo mese, è uscita la nuova serie Wolverine: Black, White & Blood. Di conseguenza, non è impossibile ma, chiaramente, non è facilissimo stringere il brodo a un mucchietto di storie. Almeno, non a fronte di tutti questi anni.

Soprattutto però, cosa più importante, quel titolo non è un epitaffio a memoria imperitura. Al contrario, per me, queste sono le migliori storie di Wolverine, quelle essenziali. Che tutti dovrebbero provare a recuperare. Poi, anziché cagare il caz… lagnarsi sempre delle stesse cose, cerchiamo di essere costruttivi: se pensate ce ne siano altre degne di note, uscitele e parliamone, ok? Ok.

Wolverine (Wolverine Vol. 1 – 1982)

Testi: Chris Claremont
Disegni: Frank Miller

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

Allora, si diceva che tutto parte dal 1975 con il secondo nucleo degli X-Men, giusto? Bene, il fatto è che da allora, nel mentre gli anni passavano, Tempesta, Colosso, persino quell’inutile di Ciclope, tutti avevano nomi, cognomi e background ben definiti. Tutte cose, che andavano a caratterizzare e stabilire i personaggi.

Invece, Wolverine continuava a essere solo Wolverine. Si fa chiamare Logan e prima di unirsi agli X-Men, era un agente segreto del governo Canadese. Punto. Fino al 1982, questo è tutto quel che viene detto al riguardo. Succede che l’alone di mistero, con quell’aria da un po’ pirata un po’ signore dal carattere rozzo e agricolo, cominciano a renderlo sempre più popolare.

Nel 1982 quindi, Chris Claremont, che ne stava sparando una dietro l’altra – capiamoci, erano già uscite le saghe di Proteus, Dark Phoenix, Giorni di un futuro passato e, mi pare, anche Dio ama, l’uomo uccide – approfitta dell’occasione. Fa un fischio e si tira appresso Frank Miller, che all’epoca stava solo rivoluzionando Daredevil e, insieme, stavano giusto per rendere Wolverine il personaggio più importante del settore. Sì, ma niente di serio, proprio.

Insieme, con questa (inizialmente) miniserie di quattro numeri, cominciano a delineare Logan in modo piuttosto complesso, come un uomo alle prese coi tentativi di nascondere una natura animalesca. Rendendo poco chiaro se si tratti un animale travestito da uomo o viceversa. E poi, qua dentro c’è tutto: amore, intrighi, passione, violenza, vendetta e ninja. Un sacco di ninja.

Ogni storia di Wolverine vive all’ombra di questa, non tanto perché è la prima avventura in solitaria di Logan. Quanto, semmai, perché si tratta di una fusione, pressoché perfetta, dei suoi autori. La giusta combinazione del senso del pathos e della teatralità di Claremont, con quello per l’azione di Miller. Una storia serrata che definisce Wolverine come uno dei personaggi più complessi, divertenti e importanti dei fumetti.

Kitty Pryde e Wolverine (Kitty Pryde and Wolverine1984)

Testi: Chris Claremont
Disegni: Al Milgrom

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Così, passano circa due anni da Wolverine di Claremont e Miller. Nel frattempo, la popolarità di Logan come personaggio, continua a crescere ma ‘na serie tutta sua, ancora non ce l’ha. Fondamentalmente, perché a Claremont non piaceva dove piano piano si stava andando a parare: sovrasfruttare il personaggio. Tuttavia..

Ecco che se ne esce con un’altra miniserie: Kitty Pryde e Wolverine. Come la precedente, pure ‘sta storia è ambientata in Giappone. Magari, la premessa è un po’ forzata, siccome gira sul fatto che, così, all’improvviso, viene fuori che il padre di Kitty ricicla soldi per la Yakuza.

La storia non è male e risulta comunque piuttosto avvincente. Semmai, la cosa bella è che con questa run, Claremont tira giù tre paparelle con un colpo solo: esplora e caratterizza meglio Kitty Pryde. Che in questo modo, passa da specie di spalla, comica a convenienza, a personaggio a tutto tondo vero e proprio.

Mette in mostra e spinge sul rapporto padre-figlia che si crea fra lei e Logan. In più, aggiunge un altro tassello al passato di Wolverine. Infatti, si scopre che dietro tutta la tiritera del padre di Kitty, c’è Ogun. Un, forse demone forse mutante, samurai ex mentore di Logan che lo aveva educato e addestrato al bushido.

Wolverine – Benvenuto a Madripoor (Wolverine Vol. 2 #1 – 1988)

Testi: Chris Claremont
Disegni: John Buscema

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

Breve parentesi, giusto per fugare ogni dubbio: quei Vol. 1, 2 ecc. che c’ho tenuto a specificare, fanno riferimento alle varie testate che, nel tempo, sono state dedicate a Logan. Per capirci, Vol. 1 riguarda Wolverine, la miniserie in quattro numeri di Claremont e Miller iniziata e conclusa nel 1982, chiaro?

Bene, sei anni dopo, siamo nel 1988 e finalmente a Wolverine viene dedicata la sua personalissima serie regolare. Tra l’altro, Wolverine (Vol. 2) è, in generale, una delle serie più longeve in assoluto della Marvel. Inizia qua, nel ’88, e va avanti ininterrottamente per quindici anni, fino al 2003 chiudendo col numero 189.

Vale la pena di provare a recuperare qualche numero, tanto ché ‘sta serie è piena di archi narrativi divertenti e degni di nota. Chris Claremont, per dire, la descriveva in generale più come una storia d’avventura, anziché di supereroi vera e propria.

Wolverine – Sabretooth (Wolverine Vol. 2 #10, 24 Hours – 1989)

Testi: Chris Claremont
Disegni: John Buscema

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

Appunto, una di quelle storie cha vale la pena recuperare è questa: l’esordio – non vero e proprio, chiaro – di Sabretooth. La trama, segue un flashback in cui Logan ricorda, anni prima di assumere l’identità di Wolverine, il primo scontro con Victor Creed, prima che, anche lui, diventasse a sua volta Sabretooth.

Non si tratta del classico scontro fra gente coi costumini colorati, ma una lotta sanguinaria, feroce, violenta fra due nemici mortali. Una lotta che, sfortunatamente, Logan si rende conto di non poter vincere. Nonostante la rabbia, nonostante la sete di vendetta nei suoi confronti per aver ucciso Silverfox, la donna che amava, Creed ci mette poco e niente a sfondarlo di mazzate.

Una storia abbastanza oscura, in cui viene fuori che il buono non vince sempre, non salva la ragazza e non porta a casa la pagnotta-vissero felici e contenti. Tra l’altro, a grandi linee, ‘sta storia è stata ficcata in quella mezza fetecchia di X-Men le origini – Wolverine.

Arma X (WEAPON X – 1991)

Testi: Barry Windsor-Smith
Disegni: Barry Windsor-Smith

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Nelle due righe su Tutti (o quasi) i costumi di Wolverine e la loro origine, si diceva brevemente quanto Arma X sia, praticamente, l’apogeo di Wolverine. Un punto fermo della sua storia editoriale. Il fatto è che dal ’75 fino al ’91, l’anno d’uscita di Arma X, qua è là erano stati aggiunti dei tasselli; ma si sapeva ancora molto poco di Wolverine.

Il nome, per esempio: Logan. Logan e basta. Nessuno aveva idea di quale fosse il suo nome per esteso e se questo, fosse o meno uno pseudonimo. Aveva, presumibilmente, una vita prima di unirsi agli X-Men. Tuttavia, nessuno sapeva nulla di cosa facesse in passato. Lo scheletro di adamantio: non è una mutazione e nessuno sapeva come lo avesse ottenuto.

All’epoca, per avere una risposta alla maggior parte di queste domande, ci sarebbero voluti altri dieci anni ancora. Nel frattempo, il bello di questa run sta in quanto, come dire… sia contemplativa la storia. Oltre a stabilire come e perché Wolverine avesse avuto le ossa di adamantio, la prima preoccupazione di Barry Windsor-Smith è stata quella d’impostare un tono e creare un’atmosfera.

Il taglio drammatico, di come un’oscura agenzia governativa catturava Logan per condurre orribili esperimenti su di lui per fondere l’adamantio alle sue ossa, lentamente vira all’horror. La prospettiva di Logan si ha solo all’inizio e alla fine della storia. Nel mezzo, Wolverine è rappresentato come il mostro di un film slasher.

Gli scienziati di Arma X trattano Logan come un giocattolo, mentre i dolorosi esperimenti, lentamente, lo fanno impazzire. Alla fine, appunto come in ogni film slasher, sai che la cosa non finirà bene. Quando le cose sfuggono definitivamente di mano, è un allucinante bagno di sangue. Arma X è una storia cupa, sanguinosa e avvincente esattamente come trent’anni fa.

Wolverine: In punto di morte (Wolverine Vol.2 #119, Not Dead Yet – 1997)

Testi: Warren Ellis
Disegni: Leinil Francis Yu

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Roddy McLeish, soprannominato il fantasma bianco, è uno dei migliori killer al mondo. Nonché, amico di Logan ai tempi in cui si trovava a fare la spia a Hong Kong. Però, sai com’è con ‘sta gente… sì, vanno d’accordo, c’è rispetto ma, alla fine, le cose finiscono sempre in cagnara.

Ecco, In punto di morte è un’altra di quelle storie che vanno ad aggiungere un altro tassello a quel mosaico che è il passato di Wolverine. Nulla di trascendentale, d’accordo. Piuttosto semplice, certo; ma intrigante e coinvolgente. Forse, una delle migliore storie d’azione realizzate da Warren Ellis.

Wolverine: Origini (Origin: The True Story of Wolverine – 2001)

Testi: Bill Jemas, Joe Quesada, Paul Jenkins
Disegni: Andy Kubert

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Ora, c’è da considerare che, al di là dei vari autori avvicendatisi nel corso degli anni il cui lavoro, in un modo o nell’altro, ha contribuito a costruire il mito di Wolverine, buona parte del fascino è dato pure da quell’alone di mistero che circonda il personaggio. Metti che ci so’ voluti quasi trent’anni per avere una storia delle origini; e manco la volevano fare.

In realtà, Wolverine: Origini c’è stato solo a causa del primo film degli X-Men. Parliamo di circa vent’anni fa, prima che la Disney fagocitasse tutto come un Blob venuto dallo spazio. All’epoca, il successo del film di Bryan Singer causò il panico: alla Marvel organizzarono riunioni d’emergenza per discutere di ‘sto fatto. Alla fine, doveva essere fatto. Per forza.

Era diventato ‘na specie d’imperativo: non sarebbe mai dovuto accadere che un film raccontasse le origini di Wolverine prima dei fumetti. Così, dopo quasi trent’anni appunto, viene fuori che Logan era proprio uno pseudonimo. Il suo vero nome è James Howlett, nato in Canada nella prima metà del XIX° secolo.

La Marvel ha scommesso parecchio su ‘sta storia e, bisogna ammettere, che Jemas, Quesada e Jenkins so’ riusciti a portare a casa la pagnotta. Un dramma familiare d’ampio respiro, fatto d’intrighi, complicazioni, amori, tradimenti e omicidi. Una storia appagante e, sorprendentemente, intelligente.

In grado di rispondere a molte domande del passato, pur lasciando la porta aperta ai futuri autori, quindi, mantenendo un certo mistero sulle vicende. Soprattutto, grazie alla sottotrama che include la madre di James, e su come, indirettamente, influenzi tutto e tutti intorno a lei. Sicuro, fare ‘na cosa del genere non è stato facile. Per gli autori, intendo.

Wolverine: La fratellanza (Wolverine Vol.3 #1, The Brotherhood – 2003)

Testi: Greg Rucka
Disegni: Darrick Robertson

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

Lucy Braddock, diciassette anni. Scappata di casa, scappata da tutto e tutti. Una brutta storia alle spalle. Il tizio che abita nell’appartamento a fianco, non ha idea di quale sia il suo nome. Lucy, nella sua testa, si limita semplicemente a chiamarlo “Squallido”. Un tipo silenzioso. Solitario. Strano.

Uno che la sera prima si becca una coltellata fatale e la mattina dopo sta una favola. Forse, Lo Squallido potrebbe aiutarla; ma non vuole scaricargli addosso i suoi problemi. Poi, due uomini le hanno messo una valanga di proiettili in corpo. Lucy non c’era più, ma il suo diario sì. Quello in cui, nella sua fantasia, chiedeva aiuto allo Squallido e in cui è rimasto un unico appello rivolto a lui: “Non dimenticarmi”.

Così che Lo Squallido, Logan, Wolverine, viene trascinato in un viaggio di vendetta sorprendentemente personale. Col numero 189 si conclude la seconda serie di Wolverine e, sempre nel 2003, inizia Wolverine Vol. 3. Il cui primo numero apre con Greg Rucka col tipo di storia che sa fare meglio. Una storia di vendetta attraverso lo squallore umano.

Wolverine: Nemico pubblico (Wolverine Vol.3 #20, Enemy of the State – 2003)

Testi: Mark Millar
Disegni: John Romita Jr.

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

Nemico pubblico è un titolo azzeccato, assolutamente sì; ma un titolo altrettanto bello poteva essere Wolverine fa il culo a tutti. In pratica, l’élite de La Mano e dell’Hydra formano una specie di società segreta chiamata The Dawn of the White Light. I loro piani di conquista del mondo, prevedono lo sfruttamento massivo di Wolverine come loro sicario personale.

Ci riescono, sfruttando, come dire… un glitch nel fattore rigenerante di Wolverine: per quanto potente e per quanto lo renda virtualmente immortale, il fattore rigenerante ha comunque bisogno di un certo lasso di tempo per agire. Così, lo imbottiscono di una quantità industriale di veleno, tanto potente da sterminare mezzo mondo in un niente. Ovviamente, pure Wolverine ci rimane secco.

Prima che il fattore rigenerante lo riporti in vita però, riescono a fargli il lavaggio del cervello e via, handicap match Logan vs Elektra, X-Men, Fantastici Quattro, Daredevil e tutto il resto del mondo. La classica storia epica e frenetica che ti aspetti da un Mark Millar che sta di voglia.

Vecchio Logan (Wolverine Vol.3 #66, Old Man Logan – 2009)

Testi: Mark Millar
Disegni: Steve McNiven

Da Logan a James Howlett le 10 migliori storie di Wolverine

A proposito di Mark Millar che sta di voglia: Old Man Logan è, ormai, una storia vecchia più di dieci anni. Sicuro, qualcosa nel frattempo s’è perso per strada e non funziona più tanto bene come all’epoca. Eppure, a fronte del tempo passato, basta buttarci un occhio per ricordarsi quanto Millar sia bravo a scrivere fumetti.

Al centro, Old Man Logan parla di un Wolverine (non tanto) vecchio e (non tanto) stanco che s’imbarca in un viaggio attraverso un universo Marvel andato, cinquant’anni prima, terribilmente storto. Un futuro alternativo e contorto che attraversa un’America devastata dai supercriminali che, tempo addietro, avevano capito che insieme avrebbero potuto essere più forti degli eroi.

Qui sta il genio: con la finezza di un elefante armato di motosega in una cristalleria, Millar se ne esce con una saga distopica dallo slancio esagerato. Una storia di violenza con una forte vena emotiva, perfetto equilibrio fra pericolosamente sciocco e sinceramente catartico. Nonostante tutto, Old Man Logan rimane una delle letture più soddisfacenti e assurde di Wolverine.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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