Privacy Policy La famiglia Addams 1991 - Sic gorgiamus allos subjectatus nunc - Il Sotterraneo del Retronauta

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La famiglia Addams 1991 – Sic gorgiamus allos subjectatus nunc

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Their creepy and their kooky, mysterious and spooky, their all together ooky, the Adams family e schiocco di dita. Sono passati, più o meno, sessant’anni da quando La famiglia Addams è apparsa per la prima volta in televisione e parliamoci chiaro: sicuro ‘sta prima strofa l’hai letta cantando.

Ché quei giusto quattro accordi di clavicembalo si so’ piantati, letteralmente cementificati, nell’immaginario collettivo. Probabilmente, ma sì, dai, sicuramente hai pure schioccato le dita a tempo, alla fine. Fa niente che so’ passati sessant’anni.

La famiglia Addams vs. The World

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

C’è un motivo per cui, ‘sti personaggi, sono parte integrante e portante di quel pantheon che caratterizza e domina la coscienza culturale del XX° secolo. Cioè, sì, “l’aspetto” de La famiglia Addams ha certamente contribuito a renderli distinguibili.

Questo però, è un discorso, volendo, applicabile a un qualsiasi personaggio di Hanna-Barbera. In sostanza, la questione non è riducibile solo a un semplice fatto d’immediata riconoscibilità. Semmai, il punto sta nelle profonde peculiarità anticonformiste degli Addams.

Cosa che, spesso e volentieri, pure a causa di numerose iterazioni prevalentemente indirizzate a un pubblico infantile, uno tende a dimenticare. Dopotutto, com’è che si dice… quando fai le cose per bene, nessuno sospetterà che tu abbia fatto realmente qualcosa, no?

Ecco, prendi Tom Poulton, per dire. Nato verso la fine del XIX° secolo, Poulton era un illustratore specializzato nel settore medico, i cui disegni venivano pubblicati su riviste scientifiche, chirurgiche, di medicina generale e via dicendo. Niente di particolare, un classico Signor Nessuno.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Se non fosse che una volta morto, cosa viene fuori? Che metà della sua vita l’ha passata, segretamente, a realizzare disegni erotici. La cosa buffa è che, per quanto possa sembrare di primo acchito, non si tratta di semplice pornozozzografia. Al contrario.

Le opere di Tom Poulton, in poche parole, hanno raggiunto una certa fama perché rappresentano la quintessenza della joie de vivre. In altre parole, mostrano un’allegria e una festosità decisamente singolari nel descrivere l’arte del sesso, in totale contrapposizione al codice morale degli anni ’40 e ’50 in cui è vissuto.

Anche per questo ha tenuto segreti i suoi lavori erotici: visto il periodo, aveva paura che glieli sequestrassero e che venisse arrestato. Bene. Ora, La famiglia Addams sono un gruppo di personaggi creati dal disegnatore e vignettista Charles Addams, verso la fine degli anni ’30, ok? Benissimo.

Eh, e che c’entra adesso la storia di Poulton? Semplice: i due erano contemporanei ed entrambi artisti. Solo che, il primo, non ha mai avuto il coraggio di mostrare le sue “opere segrete”; mentre il secondo, sempre lanciatissimo contro lo status quo dell’epoca, ha scelto una via più sottile.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Flash forward: siamo verso la fine degli anni ’80. Quelli della Orion Pictures, storica casa di produzione, stanno a culo talmente stretto che a sganciarne una, c’è il forte rischio di farsi venire un embolo al cervello. Amadeus, Platoon, Balla coi lupi e Il silenzio degli innocenti… gran film, eh?

Sono stati, infatti, tutti grandi successi finanziari. Tuttavia, per quanto avessero mai potuto incassare, ‘na manciata di film non potevano certo coprire la voragine causata da continui fallimenti. Appunto per questo, la produzione de La famiglia Addams, per la Orion, stava diventando un incubo.

Un po’ come Alien 3, continuavano a palleggiarsi la sceneggiatura. Tanto, che il budget per la produzione, a causa delle continue riscritture e relative riprese fuori programma, era arrivato a trenta milioni di petroldollari. Da quei venti e qualcosa che avevano sganciato all’inizio.

Alla regia, ci schiaffano un esordiente, Barry Sonnenfeld. In realtà Sonnenfeld era direttore della fotografia, spesso per i film dei fratelli Coen, quindi non il primo tizio pescato a casaccio, insomma. Intanto, fra la sua inesperienza come regista, ritardi, problemi di varia natura fra cast e crew, pure lui stava per dare di matto.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Quindi, con la paura di trovarsi con un altro grosso buco finanziario, la Orion vende baracca e burattini alla Paramount. Che a sua volta, completa il film e prende accordi con Metro-Goldwyn -Mayer per la distribuzione internazionale. Alla fine, nel 1991 esce La famiglia Addams; e fu un successo enorme.

In realtà, non è difficile capire il perché: le strisce de La famiglia Addams, proprio come quelle dei Peanuts di Charles Schulz, per dire, sono immediate. Autosufficienti. Questo significa che una sola immagine, una singola riga di dialogo basta e avanza per esprimere un concetto, un messaggio o un’idea.

In questo senso, la direzione artistica del film pare ‘na specie di copia e incolla, visto quanto tutto somigli ai disegni originali di Addams. Non solo: come protagonisti, vengono scelti Anjelica Huston e Raúl Juliá come Morticia e Gomez Addams.

A cui si uniscono, poi, Christopher “Doc Brown” Lloyd nei panni di Zio Fester e Judith Malina, la fondatrice del Living Theatre, in quelli di Nonna Addams. Ora, non è solo ‘na questione di mestiere, insomma. Di capacità dei singoli attori a tirar fuori il meglio da questi personaggi.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Semmai, è quanto tutti sembrassero andare d’accordo con tutti e divertirsi, a fare la grande differenza. Prendi Morticia e Gomez, no? Sono quasi cent’anni, dalle prime strisce in cui sono apparsi gli Addams, che Gomez è ritratto talmente innamorato della moglie che bacerebbe la terra su cui cammina.

Nel film, fra Anjelica Huston e Raúl Juliá c’è una complicità, una chimica in grado di farti vivere – e sì, quasi invidiare – l’incredibile rapporto che c’è fra questi due bizzarri personaggi. Chiaro pure a un cieco da lontanissimo che si stanno divertendo.

Flashback: siamo verso la fine degli anni ’30. Anzi, è il 6 Agosto 1938 a voler essere precisi, quando sul periodico The New Yorker, compariva Morticia Addams. La prima, e molto probabilmente, più importante figura de La famiglia Addams.

Certo, il talento e la propensione di Charles Addams per l’umorismo nero, porta via via alla creazione di tutta ‘sta serie di personaggi, sicuramente comici, ma decisamente macabri. Fatto che, in sé per sé, rappresenta già un’assoluta controtendenza.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Ché non è solo una questione d’impatto. L’umorismo nasce dalla normalizzazione dell’orrido, una traslitterazione comica di tutti i tropi dell’orrore che ha portato poi al distacco, sarcasticamente aggressivo, dalle norme sociali. La famiglia Addams è, essenzialmente, il prototipo dell’anti-famiglia.

Tanto più che Morticia, fra tutti, spicca per via della sua intera forma mentis che si opponeva alle norme della società in ogni modo possibile. Sì, pare strano messa così: se pensi agli Addams, l’anticonformismo non è proprio la prima associazione che ti viene da fare.

Esempio: prendi Settimo cielo, per dire. Serie family drama incentrata sulla vita della famiglia Camden, andata avanti dal 1996 al 2007 per la bellezza di undici, ammorbanti, insulse stagioni. I protagonisti erano il reverendo Eric Camden, sua moglie Annie e i loro ventordici figli.

Forse, Settimo cielo è, come dire… un po’ estremo come esempio. Visto che lì, pure la più inqualificabile e insignificante delle stronzate diventava di colpo dramma da conflitto atomico fra nazioni. Ogni episodio, quarantacinque agonizzanti minuti in cui, sostanzialmente, si discuteva del sesso degli angeli.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Comunque. Il punto è che le rappresentazioni a schermo di unità familiari, sia prima che dopo, si limitavano a un mucchietto di stucchevoli, igienizzatissime cazzatelle. Una situazione kafkiana da cui, prepotentemente, emergono due fatti.

Innanzitutto, dai tre ai sette figli pro capite, chiaro che le famiglie televisive fossero un esempio lampante di proletariato selvaggio. Però, la cosa buffa è il sottinteso: ‘sti figli vengono tutti comodamente recapitati a casa dalla cicogna oppure, al massimo, trovati dietro un cavolo.

Torniamo a Settimo cielo: i Camden c’hanno sette figli. Ovvio, no, che alla devotchka del reverendo piace darsi al dolce su e giù come se non ci fosse un domani? Bene. Peccato che il ritratto, immacolato, del matrimonio televisivo non permetteva alle coppie manco di apparire insieme nello stesso letto.

Figuriamoci lasciar passare, anche solo il pensiero, che questi ci dessero dentro a tutta forza. Di conseguenza, il 90% delle donne nelle famiglie del piccolo schermo erano personaggi mediocri. Figure piatte, monocromatiche, il cui unico scopo era in funzione dell’idea standardizzata della famiglia tipo.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

La famiglia Brady, Vita da strega, Strega per amore, La casa nella prateria e compagnia cantante. La famiglia Addams, ma soprattutto Morticia, era in totale contrasto con tutto questo. In contrasto con eserciti di mamme-casalinghe tutte uguali, con sorrisi ebeti ai limiti della paresi stampati in faccia.

Dopotutto, il motto di famiglia è sic gorgiamus allos subjectatos nunc. Ovvero, con delizia banchettiamo di coloro che vorrebbero assoggettarci, giusto? Ecco, Morticia è in primis la matriarca, il capofamiglia degli Addams. Tuttavia, non viene ritratta come la tipica matrona.

Anzi, Morticia è intelligente, capace, forte, bella ma soprattutto sensuale e consapevole di esserlo. Gomez l’adora tanto quanto lei adora lui e sanno, entrambi più che perfettamente, di potersi affidare l’uno all’altra per qualunque cosa senza neanche pensarci.

I loro figli, Mercoledì e Pugsley, sono chiaramente frutto della loro passione che non viene mai messa in secondo piano. Al contrario, semmai esplicitata in ogni occasione. La relazione fra Gomez e Morticia è un ritratto, spesso audace, di un matrimonio che sfida apertamente ogni igienizzatissimo stereotipo.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Era un’immagine, sicuramente rivoluzionaria per gli anni ’30 e ’60 e sì, a pensarci, pure oggi non è che si vedano spesso relazioni di questo tipo in tv. Ora, dopo tutta ‘sta pappardella, chiaro qual è il grosso problema col film de La famiglia Addams?

Dalla serie tv degli anni ’60 al 1991 del film di Sonnenfeld n’è passata d’acqua sotto al ponte. La commedia nera s’è evoluta: Gremlins, Beetlejuice, Weekend con il morto, Evil Dead e bla bla bla. Nel frattempo, l’asticella su cui potevi spingere il pubblico s’era alzata parecchio.

Magari, un Tim Burton, uno Joe Dante o un qualsiasi John Landis a caso, cioè gente con molta più esperienza e dimestichezza di Sonnenfeld con materiale del genere, avrebbero fatto meglio, chissà. Il problema non è che Sonnenfeld abbia fatto male, no.

Piuttosto, che non ha fatto quasi nulla, ecco cosa. La storia de La famiglia Addams gira su ‘na cazzatella riguardo il ritorno di Fester, scomparso venticinque anni prima, e un complotto all’acqua di rose per derubare Gomez. Il film, a ributtarci un occhio adesso, pare un lungo clip show.

Recensione de La famiglia Addams (The Addams Family) un film del 1991 diretto da Barry Sonnenfeld.

Capiamoci: le cose funzionano perché i personaggi funzionano. Tuttavia, prendi Mano, la… insomma, mano domestica degli Addams, ok? A un certo punto, verso la fine del secondo atto quando la famiglia viene sfrattata dalla loro magione, Mano trova lavoro come corriere espresso.

Di nuovo: fa ridere perché fa ridere. Funziona perché il personaggio funziona ed è talmente forte da reggere la sequenza. Però, ecco, tutto è ridotto a un montaggio veloce di Mano che corre e sgomma sulle dita lanciando pacchi a destra e sinistra. Giusto trenta secondi e stacco. Prossima scena.

Sul serio? No, sul serio questo è il massimo risvolto comico che sono riusciti a metter su, riguardo una mano senziente e gli ipotetici problemi che potrebbe avere sul lavoro? Uno non è che dice Seth MacFarlane, oggi; ma pensa già all’epoca un Sam Raimi cosa t’avrebbe potuto tirare fuori da una premessa del genere.

Il film continua a ripetere quanto sia bizzarra la famiglia Addams e va bene; ma quello che avrebbe davvero dovuto fare, era dare una costruzione a questi personaggi. L’impressione generale de La famiglia Addams è che tutto sta lì in esclusiva funzione di se stesso.

Un bel quadretto appeso lì, tanto per essere guardato e mai realmente funzionante nell’economia della situazione. Tenendo conto di cosa siano e cosa rappresentino gli Addams in generale, questo è un gran peccato. Ché un po’ come avere una Ferrari e non avere la patente, insomma.

No, per dire, immagina di affidare lo sviluppo di un nuovo film de La famiglia Addams a Seth MacFarlane, Raphael Bob-Waksberg, Justin Roiland e Dan Harmon. Ecco, chiara la portata di quello che gli Addams, effettivamente, potrebbero essere?

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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