Privacy Policy Jupiter's Legacy - 6 Piccoli, poveri supereroi - Il Sotterraneo del Retronauta

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Jupiter’s Legacy – 6 Piccoli, poveri supereroi

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Jupiter’s Legacy di Netflix, non è altro che l’ennesima produzione, un impegno, dedicato allo sforzo bellico nell’attuale guerra dei contenuti ad alta visibilità tra piattaforme streaming. Da un lato c’è Disney, che spinge a tutta forza con WandaVision e The Falcon and the Winter Soldier.

Dall’altro, Warner con Titans, Doom Patrol e Watchmen. Dall’altro ancora, si mette Amazon coi suoi The Boys e Invincible. Chiaramente, Netflix non poteva reggere un assalto del genere col solo The Umbrella Academy. Chiaramente, questa è una guerra. Quindi, cosa fai quando sei in guerra?

Jupiter’s Legacy l’arma definitiva

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Alan Moore è un personaggio atipico ma, volente o nolente, la roba sua sta in mano alla Warner. Garth Ennis, se lo palleggiano AMC e Amazon. Stessa cosa, vale per Robert Kirkman. Disney poi, figuriamoci, la Marvel se la so’ comprata direttamente. Chi rimane?

La risposta: Mark Millar. Dopotutto, saranno almeno ‘na quindicina d’anni, a partire da Wanted, che ci fanno i film sui fumetti suoi. Poi, Kick-Ass e dopo ancora Kingsman: The Secret Service, per non parlare di Logan, so’ andati parecchio forte. Millar è “l’arma segreta” definitiva. Con lui, niente potrà andare storto. Alé.

Ecco, in teoria no. La pensata di Netflix nel tirar fuori ‘na serie basata su Jupiter’s Legacy di Millar non è sbagliata. Anzi. Ogni numero del fumetto, su Comic Book Roundup – ‘na specie di Rotten Tomatoes dedicato ai comics – c’ha uno score del 9.0 basato su oltre duecento recensioni. Centocinquanta delle quali, scritte da professionisti.

Se tanto mi dà tanto, allora com’è che proprio su Rotten Tomatoes, ma pure su Metacritic, l’adattamento di Netflix arriva appena a un miserabile 37% di gradimento su uno e al 45% sull’altro? Un fatto del genere, significa che qualcosa dev’essere andato terribilmente storto con Jupiter’s Legacy, no? Uhm… non proprio.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Il punto è che chiunque abbia letto almeno un paio di fumetti in vita sua, sa perfettamente che la fiction supereroistica è un genere estremamente autoreferenziale. Quello dei “supereroi realistici” alle prese con “super-problemi realistici” poi… Roba con cui abbiamo a che fare da minimo trent’anni.

In questo senso, Millar, pur d’intrattenere non s’è mai fatto problemi su nulla e Jupiter’s Legacy è, essenzialmente, il corrispettivo della scoperta dell’acqua calda. La conosce lui, la conosco io, la conosciamo tutti quanti, no? Bene. Mica ci fa schifo? No. Benissimo, allora parliamone.

Ecco, vediamo di capirci bene: la premessa è che da che mondo è mondo, la regola empirica è sempre stata che in scena non ci vai se la grana non ce l’hai. Giusto? Giusto. Ora, prendi Trono di spade, con le sue otto stagioni da dieci episodi (tranne le ultime due, che di episodi ne contano, rispettivamente, sette e sei) ciascuna.

Nel suo complesso è, al momento, lo spettacolo più costoso in assoluto nella storia del piccolo schermo. Ogni stagione oscilla fra i cinquanta e i sessanta milioni di petroldollari. Arrotondando per difetto, in quasi dieci anni di milioni so’ arrivati a spenderne circa quattrocentocinquanta. Bene.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

In questi giorni, ha fatto notizia un’intervista di Hollywood Reporter a Jennifer Salke, ex presidente della NBC Entertainment attualmente a capo degli Amazon Studios. In quanto, la prossima serie Amazon basata su Il Signore degli Anelli, pare sia arrivata a sfiorare il mezzo miliardo in soli costi di produzione. Benissimo.

Se non fosse sufficientemente chiara la dimensione di ‘sta cifra, metti che si tratta del corrispettivo di quanto speso, in quasi dieci anni, per fare l’intero Trono di spade. Se tanto mi dà tanto, l’ovvia considerazione sta nel fatto che, attualmente, l’offerta di serie tv ha superato drasticamente la domanda.

Tanto che una ne cancellano, altre quattro, come minimo, te ne schiaffano in faccia. Siamo arrivati al punto che seguirne una, nessuna o centomila non fa differenza. Niente è unico, praticamente tutto è nulla e tanto c’è un oceano di roba in cui annegare.

L’imperativo è diventato spendere a causa del continuo gioco al rialzo. Tuttavia, continuare a spendere soldi all’infinito, non è come lanciare un incantesimo. O almeno, non dovrebbe esserlo. Le cose, non dovresti poterle risolvere così, come per magia. Invece…

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Mettiamola così: il guaio è che Jupiter’s Legacy si ritrova, giocoforza, a essere ‘na specie di giustapposizione. Giustapposizione di una, ormai, predominante monocultura tardiva, equivalente del paradosso di Pinocchio. “Adesso il mio naso si allungherà”, dice Pinocchio.

Affermazione, questa, che porta alla contraddizione qualsiasi tentativo di assegnargli un normale valore di verità binario. In altre parole, su carta la serie è un grande affresco familiare che fa avanti e indietro nella storia, nel mentre affronta il tema dell’eredità.

Cosa ci lasciano i nostri genitori, le colpe dei padri che ricadono sui figli è una favola antica, di Shakespeariana memoria. Negli otto episodi dell’adattamento Netflix, la trama si divide e si alterna in due linee temporali interconnesse dalla storia.

Che vede nel presente, i fratelli Sheldon e Walter, rispettivamente, i supereroi conosciuti come The Utopian e Brainwave. I due, insieme a Grace, moglie di Sheldon nonché supereroina conosciuta come Lady Liberty, sono tre dei sei supereroi originali che hanno fondato L’Unione.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Loro sono il super-gruppo che, in virtù dei grandi poteri che hanno ottenuto, s’è dato lo scopo di difendere la giustizia e mantenere la pace nel mondo. Anche per questo hanno stilato Il Codice, prevalentemente voluto da Sheldon: una specie di costituzione le cui voci, tutti, devono impegnarsi a rispettare.

Soprattutto quella riguardante la regola del non uccidere. Mai. In nessun caso e per nessun motivo. Perché loro sono i buoni e devono sempre dare il giusto esempio. Nel 1929, poco prima della Grande Depressione, Walter e Sheldon sono i ricchi figli di un magnate dell’acciaio di successo.

Walter è lo stacanovista che vive per l’azienda, mentre Sheldon si limita a fare la ricca ereditiera felice. Nel momento in cui Wall Street crolla, tutto cambia all’improvviso. In sostanza, Jupiter’s Legacy è una saga generazionale. Quella ambientata negli anni ’30 è una semplice storia delle origini; semplice, sì, ma comunque intrigante.

Roba tipo L’isola del tesoro, Lo Hobbit, King Kong o qualunque altra storia in cui i personaggi s’imbarcano per un’avventura fantastica verso i limiti dell’ignoto. Nel presente, la storia si concentra sui cambiamenti del mondo e sulla spaccatura che divide la generazione di Sheldon e Grace da quella dei loro figli, Brandon e Chloe.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Entrambi, così come tutti gli altri ragazzi che formano la nuova generazione di supereroi, hanno ereditato gli stessi poteri o quasi dei loro genitori. Sfortunatamente, Brandon pare sempre lì lì sull’orlo di una crisi di nervi, in quanto destinato a essere il prossimo Utopian.

Tutta la sua vita è un continuo sforzo per essere all’altezza delle aspettative di tutti, ma soprattutto quelle, impossibili, di suo padre. Chloe invece, ha preferito la carriera di modella, anche per adulti, e darsi alla droga anziché una vita passata all’ombra di quella dei suoi genitori.

Metti, che per quanto fosse considerabile derivativo, Jupiter’s Legacy di Millar era una voce che riusciva pure ad alzarsi dal coro proprio per questo. L’idea di un essere, pressoché onnipotente, le cui azioni siano regolate da un mucchietto di cazzate è roba vecchia.

Tipo Superman, no, che in quanto Superman, risponde a una serie di leggi stilate dal governo, giusto? Questo è il punto, la convenzione di genere. I supereroi hanno un codice, traducibile in restrizioni. Queste restrizioni, o meglio, l’esplorazione di queste restrizioni costringe poi gli autori a essere creativi.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

La storia in sostanza, alla fine riguarda Sheldon, che ormai dovrebbe avere circa centovent’anni, che si rifiuta in ogni modo di riconoscere che il mondo è irrimediabilmente cambiato. Il rigoroso Codice su cui ha basato la sua vita e, allo stesso tempo, costretto a vivere gli altri, non ha quasi più nessun senso.

Riportare a schermo, oggi, quasi dieci anni dopo questa idea non è sbagliato a priori; così come non sarebbe giusto fare paragoni. In quanto Jupiter’s Legacy di Netflix mantiene il punto, in mondo piuttosto intelligente, mentre espone – e dilata ovviamente per allungare il brodo – la struttura a più linee temporali.

Ecco, la serie si diverte, forse troppo, a giocare con la netta divisione fra le due linee temporali in cui avanza la storia e se messe in relazione le due parti, i fatti del presente risultano abbastanza moscetti. Questo, a causa di un’esposizione costretta a scendere a patti con troppe cose.

Ed eccolo qui, il cruciale busillis: diventa giusto fare paragoni nel momento in cui ti ritrovi a essere l’ennemillesimo prodotto che va a inflazionare un mercato già oltre il suo punto di saturazione. Siamo arrivati al punto che uno oggi c’ha le paranoie a cominciare una serie.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

American Gods, I Am Not Okay with This, Le terrificanti avventure di Sabrina, Altered Carbon, Mindhunter, così, tanto per dirne un paio. Quante serie hai cominciato, ti ci sei appassionato, hai seguito una stagione, magari due e poi ta-daaa! Cancellata.

Cioè, uno può stare sempre così, col dubbio? Il dubbio di dover fare i conti con la frustrante delusione di mettersi a seguire, sistematicamente, storie che iniziano, magari alla grandissima, trovandosi poi senza manco lo straccio di un finale abbozzato.

Fatto tanto più grave considerando che al mio segnale scatenate la povertà, potrebbe pure essere la tagline della serie. Per carità, non che ‘sto Jupiter’s Legacy sia ‘na roba scadente, tremendamente cheap. No, questo no. Però, i disegni di Frank Quitely su schermo, in questo caso, si traducono malissimo.

Non è l’unico, ma sicuro proprio questo è il problema principale di Jupiter’s Legacy da cui, poi, derivano tutti gli altri. Dai costumi alla CGI, passando dagli effetti VFX fino al trucco, tutto fa veramente troppo vorrei ma non posso. Roba che sa di povertà a metri di distanza.

Recensione di Jupiter's Legacy, serie televisiva prodotta da Netflix basata sull'omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely.

Nel momento in cui ti ritrovi a essere l’ennesimo prodotto nel mare di tutti-uguali che hanno affollato di botto il mercato e dalla tua, manco c’hai i superpoteri del dio denaro… Chiunque non riesca ad allinearsi allo status quo, diventa automaticamente passibile di sputi e pernacchie. D’accordo, questa è la regola.

Eppure, in un mondo, affollato di tutine e mantelline colorate, in cui spendere soldi come se buferasse pare sia diventato l’unico modo per emergere, Jupiter’s Legacy riesce a farcela. In qualche modo. Dalla sua non ha grandi nomi. Nemmeno grandi numeri, s’è per questo.

A volte, pare di vedere quasi una parodia tanto so’ brutti certi effetti. Ciò non toglie però, che sia un’esplorazione approfondita di certi elementi supereroistici, affrontati in passato, ma che raramente sono stati messi in discussione così, questo modo, oggi.

C’è un mistero da seguire che tiene banco tutta la stagione. La storia delle origini ambientata negli anni ’30 è piuttosto intrigante. La questione di genitori e figli sempre pronti a prendersi a spunti è un evergreen e, in generale, la carenza di pecunia è sopperita da temi interessanti supportati da dialoghi piuttosto intelligenti.

Messa così, quell’aria da Oliver Twist che sta elemosinando ‘na scodella di minestra alla tavola delle produzioni super-mega-wow, non pare più tanto brutta, no?

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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