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I Am Not Okay with This – Pubertà e superpoteri

Recensione di I Am Not Okay with This serie televisiva Netflix creata da Jonathan Entwistle con protagonista Sophia Lillis

I Am Not Okay with This è disponibile dal 26 Febbraio e, a oggi, in poco più di una settimana dal rilascio, è già uno degli show più popolari di Netflix. Tuttavia, popolarità non vuol dire necessariamente qualità. Quindi, perché dovresti sciropparti l’ennesima serie che parla di adolescenti e superpoteri, che tanto sembra fare il verso a Stranger Things?

Soprattutto, quando ci tengono pure forte forte a dirti che dietro ‘sto I Am Not Okay with This, ci sono proprio le stesse persone di Stranger Things. Ecco così, che in lontananza si comincia a sentire l’eco del fondo che viene raschiato. A metterla in questo modo, chiaro, la premessa non è per niente il massimo. Invece, a buttarci un occhio, è un attimo a capire il perché stia avendo tanto successo.

I Am Not Okay with This schifo di adolescenza

Recensione di I Am Not Okay with This serie televisiva Netflix creata da Jonathan Entwistle con protagonista Sophia Lillis

Per quanto strano possa sembrare di primo acchito, in un mondo saturo di spettacoli seriali dal minutaggio ipertrofico, spesso superfluo, il primo punto di forza, suppongo, sia proprio nel formato di I Am Not Okay with This. Sette episodi in tutto, della durata di circa venti-ventidue minuti ciascuno.

Il che, se uno volesse farsi le lampade alle retine guardandola tutta di seguito, rende l’intera prima stagione qualcosa che può, davvero, essere visto consecutivamente come un film. Tra l’altro, significativamente più breve – e sicuramente più utile – di robe tipo Avengers: Endgame. Per dire.

Sydney Novak (come tutti credono, me compreso, la futura diva Sophia Lillis) è, dalla testa ai piedi, completamente imbrattata di sangue. Sta fuggendo, la strada è deserta e in lontananza, le sirene della polizia. Fuori campo, la sua voce inizia la narrazione con: “Caro diario, vai a farti fottere.” Così, ti viene subito da pensare che ‘sta storia, non finirà per niente bene.

Recensione di I Am Not Okay with This serie televisiva Netflix creata da Jonathan Entwistle con protagonista Sophia Lillis

Sydney, in qualche modo, sta cercando di affrontare tutta una serie di cose. Si è appena trasferita in una di quelle cittadine rurali in cui non è che ci sia tutto ‘sto gran pool genetico. Il fatto di essere “una noiosa e insignificante diciassettenne bianca”, in questo senso, certo non aiuta. La sua unica amica è Dina (Sofia Bryant), una ragazza che, casualmente, si è trasferita nel suo stesso periodo.

Il problema però, è che Dina comincia a essere popolare e a interessarsi ad altre persone. Tanto da fidanzarsi addirittura con “l’eroe della scuola”, il capitano della squadra di football Brad Lewis (Richard Ellis). Oltretutto, Sidney deve fare i conti con una situazione economica per niente semplice e una madre emotivamente fredda con cui è in perenne conflitto. Questo, a causa del suicidio del padre, impiccatosi in cantina l’anno prima.

Di sicuro, un evento ad alto impatto emotivo ancor più difficile del normale da elaborare, per una ragazza che ha appena scoperto di avere pure una brutta acne sulle cosce. Insomma, sì, in I Am Not Okay with This l’allegria vola altissima, proprio. Comunque, normale poi che tutta ‘sta frustrazione cerchi una valvola di sfogo.

Recensione di I Am Not Okay with This serie televisiva Netflix creata da Jonathan Entwistle con protagonista Sophia Lillis

Invece di rasarsi a zero e riempirsi di tatuaggi e piercing, come Johnny, quando a Sidney va che strane cose fa lei può spostare tutto col pensiero. In pratica, Sidney è una esper i cui poteri telecinetici (piuttosto potenti e distruttivi) stanno cominciando a manifestarsi. Del tutto fuori controllo. Certo, una manifestazione di disagio più utile, spettacolarmente parlando.

Solo che le cose, di norma, ci mettono n’attimo a passare da È quasi magia Johnny ad Akira. Nel mentre la storia avanza, Sydney deve imparare a far fronte a tutte le problematiche tipiche dell’adolescenza, e a far quadrare i conti con dei poteri via via sempre più distruttivi. A volerla mettere in un certo modo, I Am Not Okay with This è ‘na specie di origin story.

Una origin story come, ormai, ti vengono buttate appresso pochi cent la tonnellata. In cui la metafora di fondo, riguardo quegli anni di cambiamenti e confusione in cui non sappiamo, realmente, cosa ci stia succedendo espressa tramite la tiritera dei poteri telecinetici, è piuttosto ovvia. La differenza, ‘sta nel fatto che in I Am Not Okay with This tutto questo è fatto bene.

Sophia Lillis: Sydney Novak

Dopo The End of the F***ing World, questo è il secondo adattamento di un’opera di Charles Forsman. Sicuramente, uno degli autori più interessanti attualmente, nel panorama del mondo dei fumetti in generale. Ora, non so di preciso dove finisca uno e cominci l’altro. Però, si vede che Jonathan Entwistle, già produttore e regista di The End of the F***ing World, qui pure in veste di sceneggiatore, c’ha preso malamente la mano.

Capiamoci: la serie non offre qualcosa di veramente nuovo. Alcuni colpi di scena tendono a essere prevedibili, cosi come la soluzione di determinate dinamiche. Del resto, la stessa Sidney come personaggio somiglia molto a Undici di Stranger Things. I riferimenti visivi e le influenze a film come The Breakfast Club e Sixteen Candles poi, sì, sono chiari e sono tutte cose che hai già visto prima. La differenza sta in come questi riferimenti si evolvono.

Nel modo in cui si fondono, in modo coerente e funzionale, ad altri del tutto diversi. Nella storia, ma specialmente in Sydney perciò, si può notare il DNA di Daria Morgendorffer, Buffy Summers, Samantha “Sam” Baker e persino Carrie White. Soprattutto, Entwistle ha il buon senso di capire, e scrivere la storia, in modo che la questione dei poteri rimanga un elemento contestuale. Anziché ciò che definisce il personaggio.

Sophia Lillis: Sydney Novak

In effetti, I Am Not Okay with This funziona proprio grazie alla scrittura: brillante, veloce, efficace e intelligente. Una storia che scorre facile, attraverso la voce fuori campo della protagonista in stile hard boiled e la narrazione in media res. Che parte, e viene inframmezzata, da quelle che sono le sequenze dell’episodio finale. Tutta roba che ti porta a voler seguire, ad appassionarti e a sapere, assolutamente, come andrà a finire.

Ciò non toglie però, che, sicuramente tutti fanno un gran lavoro. I personaggi sono caratterizzati e divertenti. Specialmente quel gran faccia di Stan di Wyatt Oleff. Oggi Stanley Barber, l’inquietante vicino innamoratissimo di Sydney. Ieri, Stanley Uris nella prima parte di It di Muschietti. Insomma, un uomo nato per essere Stan.

A ogni modo, la maggior parte dei momenti comici che lo riguardano si basano sul cringe più assoluto. Fatto che lo rende veramente divertente e, al tempo stesso, molto triste. Ma il vero punto di forza che manda avanti tutto ‘sto teatrino è Sophia Lillis. Al di là del fatto che, semplicemente, è adorabile. Tanto, che se qualcuno venisse a dirmi che in realtà è la figlia di Wendy e Peter Pan, ci crederei sicuro.

Recensione di I Am Not Okay with This serie televisiva Netflix creata da Jonathan Entwistle con protagonista Sophia Lillis

In una parola, la sua performance è semplicemente fantastica. Vorresti abbracciarla, poi prenderla a schiaffi quando fa la stronza inacidita. Poi, subito dopo confortarla, mandarla a fare in culo, poi difenderla. Tutto allo stesso tempo. È incredibile come riesca a passare e rappresentare, in modo così naturale, tutta una vasta gamma d’emozioni. Dalla tristezza alla gioia, dallo stupore alla frustrazione poi alla paura e così via.

Come Millie Bobby Brown, Sophia Lillis dà, praticamente vita e spessore, a un personaggio che forse senza di lei non avrebbe funzionato. Riuscendo, al tempo stesso, a far risaltare la scrittura di Entwistle in ogni suo punto. I Am Not Okay with This è una gran serie, sicuro, anche grazie a lei.

La scimmia sulla schiena urla impazzita per una seconda stagione. Pure senza tener conto dell’assurdo cliffhanger con cui si conclude e imposta, magnificamente, un seguito.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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