Privacy Policy Grosso guaio a Chinatown - 35 anni di guai dopo - Il Sotterraneo del Retronauta

Il Sotterraneo del Retronauta

Il tuo amichevole ricordatore di quartiere

Grosso guaio a Chinatown – 35 anni di guai dopo

Grosso guaio a Chinatown poster

Grosso Guaio a Chinatown (Big Toruble in Little China) oggi è considerato un classico di culto, amatissimo tantissimo da moltissimi. Il fatto è, però, che oggi, quasi trentacinque anni dopo, le cose stanno così. All’epoca, se avessero potuto, John Carpenter l’avrebbero giusto crocifisso in sala mensa.

Certo, se ti trovi nel 1986 e spendi tipo venticinque e passa milioni di petroldollari, per fare un “film d’azione-avventura-kung fu-storia di fantasmi-commedia-horror”, per poi incassarne a stento undici, sai com’è, non puoi considerarlo tutto ‘sto gran successo.

Ovviamente, facile dire va be’, che t’aspetti: con ‘ste premesse da trip andato a schifo, normale che Grosso guaio a Chinatown l’abbiano preso a sputi e fischi. In realtà, il successo è un concetto molto labile e di motivi per cui un film non riesce, ce n’è come se buferasse.

Grosso guaio a Chinatown c’ha ancora i riflessi.

Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) è una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Magari, l’idea è pure buona ma l’esecuzione è completamente sbagliata, per dire. Oppure, le continue ingerenze di produttori, nel panico o troppo ambiziosi, possono mandare tutto all’aceto interferendo con la visione creativa del regista. Può essere, perché no, che sia proprio il regista ad avere una scarsa visione d’insieme.

Tutto è possibile e un film, può fallire indipendentemente dalla qualità effettiva. Poi ci sono quelli come John Carpenter: proprietari di personalissime “nuvole da impiegato”, fatte apposta per loro.

Capiamoci: La cosa (The Thing) è uno dei film più riusciti e apprezzati di Carpenter, uscito giusto qualche anno prima di Grosso guaio a Chinatown. Era il 1982 a essere precisi. Indovina un po’, pure questo al botteghino fece vagamente schifo, andando pari per un soffio. Perché?

Perché si trovò a competere con un certo E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg. Proprio ‘na robetta da niente, insomma. Un filmetto diventato, al secolo, solo campione d’incassi e considerato, all’unanimità, classico istantaneo. Trovandosi, così, per caso, pure a vincere ogni premio possibile.

grosso-guaio-a-chinatown-bigtroubleinlittlechina-victorwong

Va be’, queste so’ cose che capitano, dirai. Questo che c’entra, dirai. Forse niente, forse tutto. Metti che un fenomeno molto comune a Hollywood è quello dei Twin Film. In pratica, i film gemelli, sono quelli che hanno una trama molto simile, se non uguale a volte, prodotti o distribuiti contemporaneamente da due diversi studi cinematografici.

Questo, può derivare dal fatto che produttori diversi, investono in sceneggiature simili nello stesso periodo. Provocando, così, la corsa a chi arriva prima alla distribuzione. Oppure, per altri ‘sta cosa dei film gemelli è causata dallo spionaggio industriale.

Per altri ancora, invece, dal fatto che una sceneggiatura passa e rimbalza da uno studio all’altro prima che qualcuno l’accetti e/o la compri. Esattamente come gli autori, in genere, che possono trovarsi a lavorare prima per uno e poi per l’altro. Ecco, le cause di ‘sta cosa non so’ effettivamente chiarissime.

Fatto sta, che i tempi dell’intera produzione di Grosso guaio a Chinatown vennero modificati proprio per evitare di trovarsi nella stessa situazione di quattro anni prima. Ché stavolta, il problema era Il bambino d’oro (The Golden Child) con Eddie Murphy.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Per questo John Carpenter limitò i tempi a dodici settimane, così che Big Trouble in Little China aprisse a Luglio, ben cinque mesi prima di The Golden Child con Murphy. A proposito di questo, Carpenter disse:

“I film hanno un tema simile, in quanto entrambi trattano di leggende e magia cinese, ma si sviluppano in modi diversi. The Golden Child è una sceneggiatura molto bella, sicuramente ha i suoi problemi, però anche un grande vantaggio: Eddie Murphy. Se uscissimo contemporaneamente, ci ucciderebbe al botteghino perché il pubblico ama Eddie”.

La cosa buffa è che tutto ‘sto sbattone per uscire prima, non è servito a ‘na beata mazza di niente. Tre, ben tre film, a distanza di un paio di settimane da Grosso Guaio a Chinatown: Labyrinth, Top Gun e, il probabile colpo di grazia, Aliens di James Cameron.

Ah, oltre al danno non scordiamo di metterci pure la beffa: ché alla fine, sì, pure Il bambino d’oro venne preso a fischi dalla critica e sì, per farlo c’hanno speso gli stessi venticinque milioni di Grosso guaio a Chinatown. Solo che, il film con Murphy, di milioni, a casa se n’è portati quasi centocinquanta. Alé.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Com’è ‘sta cosa? Perché Grosso guaio a Chinatown e Il Bambino d’oro, due film così simili, hanno fatto incassi così diversi? Una, probabile, spiegazione è che siamo nella piena metà degli anni ’80. All’epoca, ad andare al cinema e sedersi nelle prime tre file, c’era il forte rischio che pure a donne e bambini crescessero i peli sul petto.

Il pubblico era abituato a vedere un trionfo di testosterone a schermo, con gente come Stallone e Schwarzenegger che spaccava culi a nastro con nonchalance. Un problema, questo, se il tuo film è di tanto così in controtendenza; se punta a mostrare un protagonista volutamente non eroico.

Una scelta, semplicemente, non contemplabile. Infatti, Grosso Guaio a Chinatown parte di quarta, proprio. Con ‘sto flashforward in cui Egg Shen (Victor Wong)  è seduto a ragionare nello studio del suo avvocato. Adrenalina pura, praticamente.

Fin quando, a un certo punto, non salta fuori il nome di Jack Burton. Da lì, come chiunque sia mai stato da un avvocato saprà perfettamente, s’inizia a parlare di magia nera cinese, stregonerie varie e antichi demoni millenari. Seems legit.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Ecco, tutto questo non c’era. La sequenza di Shen dall’avvocato, che lega col resto del film come la maionese con la cioccolata, è stata voluta e ficcata a forza dalla produzione. Col chiaro intento di mitizzare, in qualche modo, la figura di Jack Burton.

Perché a loro, il fatto che Kurt Russell interpretasse quella che a conti fatti è una spalla, proprio non andava giù come cosa. Bisognava far capire al pubblico, a tutti i costi, quant’è forte, bello e bravo Jack Burton. Segue poi quella che avrebbe dovuto essere la vera sequenza d’apertura di Grosso Guaio a Chinatown.

Quella col vecchio Jack Burton che c’impara le cose, coi consigli del Pork-Chop Express. Dati a chiunque sia in ascolto e da seguire specialmente nelle serate buie e tempestose. Tipo, guidare appunto nelle serate buie e tempestose con… uhm… sì, gli occhiali da sole.

Siccome Jack non è che avesse proprio tutto ‘sto gran daffare, finito di elargire consigli a gratis, si ferma al mercato. Dove resta tutta la notte, infrascato dietro ai bancali dei fruttivendoli, a giocare a Mah Jong col suo vecchio amico Wang Chi (Dennis Dun) e altri tizi. Ah, tanto per: nella parte di Wang Chi, Carpenter voleva Jackie Chan.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Che te lo dico a fare, dalla Fox paletti come se piovesse. Chan non andava bene perché, attenzione, il suo accento americano “non era convincente”. Se ci pensi è pure giusto così. C’hai un film intitolato Grosso guaio a Chinatown, ambientato, appunto, a Chinatown.

Il focus della storia riguarda la Cina, il suo folklore, tradizioni e misteri; un attore cinese che non parli un inglese perfetto, in una storia del genere, giustamente stonerebbe. Eh, signora mia, dove andremo a finire se iniziamo a mettere i cinesi in un film che parla dei cinesi.

Comunque, Jack fa il culo a tutti a quel cacchio di gioco, compreso Wang. Solo che, al momento di pagare, “l’amico”, tenta di districarsi tipo biscia. Attaccando con ‘sta pippa che deve andare a prendere la fidanzata all’aeroporto. Perciò Jack s’attacca tipo zecca e accompagna Wang a prendere Miao Yin (Suzee Paiche).

Tra l’altro, dettaglio fondamentale, Miao Yin ha l’incredibile peculiarità di avere gli occhi verdi. A ogni modo, mentre aspettano la ragazza, in mezzo alla cagnara dell’aeroporto, Jack adocchia l’avvocatessa Gracie Law (Kim Cattrall) ed è un attimo a fare lo splendido.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Breve parentesi: Kim Cattrall è una che alle spalle c’ha un curriculum, fai tipo lunghissimo. Porky’s, Scuola di Polizia, Grosso Guaio a Chinatown, appunto. Poi Star Trek, Mannequin, Detective Stone e n’altra carrettata di cose. Oggi invece, per lo più è conosciuta come Samantha. La milf da battaglia in Sex & the City, che alle spalle, di lunghissimo, gli piace mettere altro.

Nel frattempo, a parte i protagonisti, ad aspettare Miao Yin ci so’ pure ‘sti bei tipetti qui: i Signori della Morte. Una gang assoldata proprio per rapire la ragazza di Wang. Allorché parte l’inseguimento matto e disperatissimo per le strade di Chinatown.

Con Jack e Wang che tallonano ‘sti tipi col camion fino a un vicolo dove restano bloccati nello scontro fra due clan rivali: da un lato i Chang Sing, che stavano facendo il corteo funebre del loro leader. Dall’altro i Wing Kong. Nel mezzo, ecco s’intrufola di nuovo la Fox.

Ora, a dire ‘na cosa del genere c’è il rischio di finire alla gogna in pubblica piazza. Tuttavia, ieri più che oggi, a gran parte degli occidentali gli asiatici paiono tutti uguali. In effetti, Grosso guaio a Chinatown è pur sempre una parodia e Carpenter, voleva sfruttare ‘sta cosa.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

L’idea era che il pubblico s’immedesimasse nei panni di Jack, guardando lo scontro dal suo punto di vista. Restando confuso quanto lui dal non capire una mazza. Invece… Carpenter s’è trovato una bella nota di produzione: “Oh Johnny, guarda che non si capisce niente. Facciamo che i cattivi so’ vestiti di nero e i buoni di bianco, va”.

Inutile sottolineare che l’idea di Carpenter avrebbe contribuito, mica di poco, a rendere ancor più sorprendente la comparsa delle Tre Bufere. I tre potentissimi maghi-guerrieri, Tuono, Pioggia e Fulmine, che arrivano e iniziano a fare il culo a tutti.

Nel frattempo, Jack e Wang, rimasti lì a guardare lo scontro, fanno la cosa più giusta: cioè, scappare. Unico problema, nel fuggi fuggi generale, vanno a finire dritti contro David Lo Pan (James Hong). Uno stregone che, millenni prima, s’era messo contro il primo imperatore della Cina e per questo maledetto e trasformato in una specie di fantasma.

L’unico modo che Lo Pan ha per tornare tangibile e riacquistare la sua forma corporea è quella di sposare una ragazza. Una ragazza cinese dagli occhi verdi e sacrificarla al dio Ching Dai. Ed ecco spiegato perché ha rapito Miao Yin.

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Ora, la storia del cinema è costellata di film presi a rutti e male parole all’uscita, solo per poi trovarsi rivalutati, ma di tantissimo, anni dopo. Che so, Signori, il delitto è servito, Brazil, Le Avventure di Buckaroo Banzai, Blade Runner, giusto per dirne qualcuno.

Quindi, la domanda è abbastanza semplice: perché Grosso Guaio a Chinatown fece schifo al botteghino ma, a trent’anni di distanza, è considerato un cult assoluto, amato pressoché da tutti? Ecco, per prima cosa, bisogna parlarsi chiaro.

Grosso Guaio a Chinatown, sicuro, non è un film esente da difetti. Anzi. A un certo punto, visione dopo visione, cominci a renderti conto che i presupposti del film sono piuttosto deboli. Sì, uno capisce pure che Lo Pan, dopo un migliaio d’anni circa, senta l’impellente urgenza di farsi ‘na scopa… poter tornare ad amare. Però…

Perché tutta ‘sta manfrina? Cioè, il film stabilisce il punto che per annullare la maledizione, bisogna sacrificare una ragazza dagli occhi verdi al dio vattelapesca. Ok, d’accordo: trovarne una asiatica, non è cosa da ridere e, quindi, vada per Miao Yin. Ma Gracie, allora?

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

Com’è che funziona la cosa? A un certo punto, a Lo Pan vanno bene entrambe per il sacrifico; allora ‘sto Ching Dai la ragazza la vuole per forza asiatica o no? Ché, altrimenti, se ne andava bene una qualsiasi con gli occhi verdi, certo non c’era bisogno di aspettare duemila anni.

Oltretutto, c’è una differenza enorme fra primo e terzo di atto di Grosso guaio a Chinatown, tanto che pare di vedere due cose diverse. All’inizio, il film ha un ritmo molto serrato e scorre via velocissimo. A un certo punto, all’improvviso, è come se si bloccasse.

S’inizia a notare una certa ripetitività durante l’intreccio e se a questo, ci metti una leggera carenza d’approfondimento e caratterizzazione dei personaggi, capisci subito che le cose non stanno funzionando come si deve. Però, ecco, sul serio è tutto qui?

Sì, d’accordo. Sono deficienze abbastanza evidenti ma, i difetti di Grosso Guaio a Chinatown, sono gli stessi riscontrabili in dozzine e dozzine di film. In fondo, non è manco che vadano a intaccarlo più di tanto. Perciò, bastano a spiegare quel miserabile risultato che fu il film alla sua uscita?

recensione del film Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) una pellicola cinematografica del 1986, diretta da John Carpenter

In tutta onestà, fai che il più grande problema di Grosso guaio a Chinatown, probabilmente, anzi, sicuramente, sta nel fatto di essere un prodotto troppo avanti rispetto ai suoi tempi. Veramente troppo. Jack Burton, per esempio, è l’antitesi dell’eroe convenzionale di quell’epoca.

Una buffa, ma incredibilmente arguta e intelligente, satira che, in scioltezza, ribalta ogni stereotipo basato su quel “american way of life” tanto decantato all’epoca. Un personaggio la cui forza viene dal semplice sarcasmo, con cui piega il classico ethos dominante alla John Wayne, creando più problemi di quanti in realtà creda di risolverne col suo modo di fare.

I personaggi, vero, sono poco approfonditi; ma restano visivamente molto potenti. Per dire, Raiden e Shang Tsung di Mortal Kombat sono presi di peso da Fulmine e Lo Pan. Anzi. Lo Pan è diventato talmente iconico, da essere tuttora uno dei soggetti preferiti degli artisti di strada negli Stati Uniti.

Al di là, ovviamente, di tutto ciò che di giusto si può dire in merito, l’elemento imprescindibile in grado di rendere un film memorabile è la sua capacità di sorprendere. Ovvero, l’abilità di colpire dritto nell’immaginazione, restandoti impresso nella memoria. In questo senso, nessun giudice è più equo del tempo.

Il film venne supportato con una chiavica di campagna promozionale e non venne capito dal pubblico di allora, non ancora pronto a simili spettacoli. Ma Grosso Guaio a Chinatown era, è e rimarrà un film vivo, pulsante. Un mashup energico e gioioso di vari stili che gioca coi generi, portandoli dal convenzionale all’inusuale, infinitamente citabile.

Questo, in altre parole, lo rende un film memorabile. In grado di sopravvivere ai decenni.

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Rispondi