Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Ghostbusters 2016 – Retcon e pupe

Ghostbusters 2016 di Paul Feig è, come dire… l’emblema della paura, insomma. Immagino tutti sappiano, no, ‘sta cosa che quando il film venne annunciato, il trailer in poche ore raggiunse il record di “non mi piace” su Youtube, giusto? Bene. Al secolo H.P Lovecraft disse: “La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”.  E quando dico che ‘sto Ghostbusters 2016 è l’emblema della paura, lo dico proprio per questo motivo.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Perché, indipendentemente da tutto, quando andai a vedere il film, ci andai senza preconcetti. Senza pregiudizi. Cercando di mantenere la mente sgombra da qualunque possibile ubbia, nonostante le angosciose impressioni già ampiamente nutrite dai trailer. Perciò avevo “paura”: una paura atavica, data dal non sapere cosa aspettarmi da questo film.

Ora però, cerchiamo pure n’attimo di capirci, ok? Tutto questo, intendo il fatto d’ignorare ogni possibile campanello d’allarme, è comunque frutto di un mio “esercizio mentale”. Roba della serie i want to believe fortissimo, per intenderci. L’ho fatto con ‘sto Ghostbusters 2016, l’ho fatto con l’ultimo Predator, Venom e, insomma, lo faccio sempre. Ché uno non c’ha la palla di cristallo per vedere nel futuro, dopotutto.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Ma i trailer, per chi ancora non lo sapesse, sono l’equivalente dei biglietti da visita. Un concentrato di quelle che dovrebbero essere le scene migliori, per invogliarti ad andare a vedere il film. Nel momento in cui, non riesci a trovare nulla di buono in neanche un solo secondo di trailer, a meno che di non aver un cuneo di metallo nella tempia e la bava alla bocca, riesci un attimino a fare due più due.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

E ‘sta semplice “addizione”, porta giusto giusto alla domanda: a guardarlo poi, ‘sto Ghostbusters 2016 cos’è? Ovvero cosa vuole, spera o anche solo tenta di essere ‘sto film? Tipo, cosa ho visto un remake, un reboot, un seguito o cosa? Che diavolo è ‘sta roba che mischia vecchio e nuovo in maniera così arbitraria? Fondamentalmente, nulla di quanto suddetto. Difatti, il termine corretto, a volerlo trovare, sarebbe “Retcon”.

In pratica, il retcon è nient’altro che un espediente. Di norma utilizzato per giustificare cambi parziali o totali degli elementi presenti in una storia, nel tentativo di attualizzare un soggetto. Tuttavia, proviamo a immaginare n’attimo ‘na cosa. William Shakespeare ha scritto Amleto, presumibilmente, nei primi anni del XVII° secolo. Da tanto, so’ quattro secoli che ‘sta tragedia viene messa in scena. E mi pare, che ogni stramaledettissima volta non la cambino alla cazzomannaggia per “adattarla a un pubblico moderno”, no?

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Per estensione, quello che voglio dire è che Shakespeare è Shakespeare e Amleto è Amleto. Così come i Ghostbusters sono i Ghostbusters. Perché se il retconning magari ha un senso applicato alle testate fumettistiche in corso da millemila anni, con storie sviluppate da artisti indipendenti avvicendatisi di volta in volta, non ha il benché minimo senso o ragione d’essere, applicato a una storia sviluppabile in un’ora e mezza.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Ora però, sia chiaro: non sto facendo e non voglio fare un discorso retorico-posticcio. Tipo quelli da psicotico dei film, che se gli tocchi il suo “tessssoro” si fa prendere un coccolone letale. Anzi. L’ho detto fino allo sfinimento ‘sto fatto che per me, i remake o qualsivoglia altro tipo di cambiamento, a prescindere non sono il male assoluto.

Tuttavia, fingendo per un attimo che ‘sto Ghostbusters 2016 sia un prodotto stand alone, che i precedenti film e cartoni animati non esistano, ok? Ebbene, prendendo in considerazione solo il lavoro svolto da loro, che mi resta fra le mani della storia scritta da Kate Dippold e Paul Feig?

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Una beneamata mazza di niente, ecco cosa. Semplicemente perché Ghostbusters 2016 non funziona. Non appassiona, non è divertente e non è nemmeno minimamente interessante. Tanto per dire, c’hanno tenuto a mettere i manifesti di ‘sta cosa ma, personalmente, non mi frega assolutamente niente che le protagoniste hanno fatto l’Actors Studio, che vengano dal Saturday Night o robe simili.

Per quel che mi riguarda, potrebbero essere addirittura in grado di trasformare il piombo in oro. Come ho detto, non mi frega. Il punto è che un attore, chiunque, per quanto bravo possa mai essere, se il suo personaggio è scritto da schifo in una storia scritta da schifo, le sue abilità servono a poco o niente. Il problema principale di ‘sto Ghostbusters 2016 è che, su carta almeno, dovrebbe essere una commedia. Cioè, dovrebbe far ridere, chiaro?

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Bisogna ammettere che ogni tanto Melissa McCarthy e soci, provano a metterci la buona volontà. Ma il livello di scrittura è così basso, da essere praticamente l’equivalente del mazzo di chiavi agitato in faccia, non so se rendo l’idea. In quasi due ore di film, la prima ora se ne va solo per introdurre i personaggi. Impilando una dietro l’altra, sequenze in cui la storia non è che non avanza; non c’è proprio. I personaggi interagiscono fra loro tramite una sequela di battute talmente imbarazzanti, da essere offensive per chiunque sopra i nove anni.

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Tanto per rendere l’idea, un esempio pratico, fra i tantissimi, è Kevin. Interpretato da Chris “Thor” Hemsworth che prende il posto della vecchia segretaria Janine. La sequenza, in cui il suo personaggio viene introdotto, definirla agghiacciante sarebbe solo un simpatico eufemismo. In pratica, le Acchiappapernacchie hanno deciso d’aprire la loro sede legale su ‘sto ristorante cinese, ok?

A un certo punto, hanno bisogno di una mano e, al colloquio per il posto di assistente, si presenta appunto Kevin. Il fatto è che sin da subito, il film mostra il personaggio come un babbeo ottuso oltre ogni possibile limite di credibilità. Quindi, mentre le ragazze si consultano, Kevin giocherella in giro mostrando quanto sia idiota. Poi, suona il gong che sta nella stanza e fa un casino bestiale.

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Dopodiché, attenzione, si strizza gli occhi e dice: “Mi fanno male le orecchie”. No, ripeto: MI. FANNO. MALE. LE. ORECCHIE. Stropicciandosi poi gli occhi con le dita. Ah! Tra l’altro, Kevin indossa ‘sto bel paio di occhiali, a cui però ha tolto le lenti. Ché così non s’appannano e non deve pulirle ogni volta. Ora, sul serio, ma chi ha scritto ‘sta roba davvero pensava fosse divertente?

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Il punto, per quel che mi riguarda, è che Hollywood ha cominciato ad abbracciare il retcon, in particolare il “midstream retcon”, con un po’ troppo entusiasmo negli ultimi tempi. In fondo è pure comprensibile, eh. Credo che nessuno voglia lasciare una remunerativa proprietà intellettuale inattiva; ché sarebbe un po’ come lasciare i soldi sul tavolo, insomma. Perciò, l’attuale realtà nel settore cinematografico è che qualsiasi franchise di successo, deve continuare all’infinito.

Tuttavia, la cosa che non capisco è come sia, anche solo lontanamente possibile, che ci siano persone pagate (e manco poco) per scrivere cose simili. Quello che mi preoccupa, è ciò che in realtà un film come questo Ghostbusters 2016, intrinsecamente rappresenta. Nel senso che, dando per buono l’assioma riguardo il fatto che i film riflettono i contesti socio-culturali del loro periodo, viene da chiedersi se, magari, non è che a ‘sto punto stiamo scendendo troppo in basso.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

L’originale Ghostbusters, così come tutti quei film del passato che oggi consideriamo veri e propri cult, non erano caratteristici quando erano nuovi. Erano semplice intrattenimento di massa, regolato dalle convenzioni del giorno. Era intrattenimento pop, adatto in generale a tutti.

Ecco, l’ho detto prima e lo ripeto adesso: mi frega zero, in generale, dei cambiamenti apportati. Ma se in qualche modo, qualunque modo, si vuole riprendere ‘sta storia da dove s’è interrotta anni fa e introdurla a un nuovo pubblico, c’è necessariamente bisogno di un ponte di tramite. Un collegamento di qualche tipo. Per forza.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

In questo senso, non mi ci faccio veni’ un coccolone perché i Ghostbusters 2016 so’ donne. Però le cose, un senso almeno devono avercelo. Tanto per essere chiari, Chris Hemsworth in un’intervista riguardo il film, disse: “Chi ci attacca è solo un misogino frustrato”. Ovviamente, uscita tipica dell’era internet 2.0 dove le sfumature non esistono: il film lo odi perché sei sessista o lo ami perché sei un guerriero della giustizia sociale.

Purtroppo, fratello caro, non è così. Non metto in dubbio che lì fuori, ci sia un sacco di gente sclerata, di “haters”, che nella vita c’hanno troppo tempo libero e niente di meglio da fare che prendersela per un film. Tuttavia, il pubblico ti attacca, perché questo Ghostbusters 2016 è un film ridicolo e scritto male.

Ghostbusters 2016 recensione del film di Paul Feig del 2016 con Melissa McCarthy

Vedere gli Acchiappafantasmi donne, non è un problema. Figuriamoci. Sarebbero potuti essere anche dei marsupiali, per quel che importa. Semmai, diventa un problema nel momento in cui lo sono, senza il benché minimo motivo. Diventa un problema nel momento in cui, questo, è l’unico modo che hai trovato per dire “Guardatemi, sono diverso!”, “Sono originale!”, “Gli Acchiappafantasmi sono donne, ho rivoluzionato tutto!”. Non funziona così.

Per qualche motivo, Paul Feig crede che noi, in quanto spettatori, saremo entusiasti dall’azione Acchiappafantasmi-su-fantasmi. Ma qualcuno, avrebbe dovuto ricordargli di essere nel 2016, non nel 1916. N’è passato di tempo da quando le persone scappavano dalla sala, convinte che un treno stesse per investirle.

Di conseguenza, la spaventosa slugfest in cgi in cui si trasforma il film, suscita al massimo un’alzata di spalle. Non è che crediamo che qualcuno dei personaggi sia in pericolo o che il mondo possa effettivamente finire. Quindi, perché spendere così tanto tempo e denaro per materiale da disaster movie e ignorare tutto il resto? Perché possono? Perché era previsto un blockbuster estivo?

Essenzialmente, Ghostbusters 2016 funziona brevemente solo in quei momenti in cui si sovrappone all’originale. Ricalcandone contesti e situazioni. Fallendo poi in tutto il resto. In quanto paradossale tentativo di riprendere una pesante eredità che cerca, per qualche assurda ragione, d’ignorare. Anteponendo battute scrause da terza elementare affogate in un mare di cgi.

Ebbene direi che con questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

Ghostbusters 2016

Titolo originale: Ghostbusters

Regia: Paul Feig

Produzione: Ivan Reitman
Amy Pascal

Sceneggiatura: Katie Dippold
Paul Feig

Starring: Melissa McCarthy
Kristen Wiig
Kate McKinnon
Leslie Jones
Charles Dance
Michael Kenneth Williams
Chris Hemsworth

Casa di produzione: Village Roadshow Pictures
Ghost Corps 

Distribuzione: Columbia Pictures

Data di uscita: 15 luglio 2016 (Stati Uniti)

 

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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

3 thoughts to “Ghostbusters 2016 – Retcon e pupe”

  1. Pienamente d’accordo, ma il ragionamento con l’Amleto sinceramente è stata una zappa sui piedi da quasi cinquantanni oggi regista teatrale di serie C cerca stravolgerlo sostenendo di fare teatro sperimentale, quando ciò che sperano è solo di creare un pò di interesse con la novità, esattamente ciò che fa Ghostbusters 2016, ed entrambi con lo stesso risultato, far c#?!$e il pubblico.

    1. Sì, ma come ho detto, Amleto resta Amleto. Un conto è che, se voglio portare Shakespeare a teatro, porto Shakespeare e basta; di certo non qualche bizzarra versione alternativa. Altro paio di maniche invece è “basarsi” su Amleto, portando una storia che ne riprende a grandi linee le basi.

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