Recensione Fantaghirò film del 1991 di Lamberto Bava

Fantaghirò e le “donne-fantasy”

Fantaghirò. Fantaghirò, Fantaghirò…  più ci penso e più mi fa strano. Mi fa strano perché, certo non sarà Il signore degli anelli di Peter Jackson, col suo budget sfarzo-fanta-faraonico da eliminare la fame nel mondo. Anzi. Semmai il contrario: un prodotto destinato al piccolo schermo, che alla prima c’ha tutta l’aria d’essere curato quanto una moneta da tre Euro. 

Tuttavia, a guardarlo oggi, quasi trent’anni dopo, mi so’ reso conto che ‘sto bestiale polpettone di tre ore e mezza, è probabilmente uno dei migliori film fantasy ma tipo di sempre, però. Nonostante alcune “critiche” che mi capitò di sentire.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Allora, come iniziare… C’era una volta, tanto tempo fa, una guerra fra due regni in lotta da così tanto tempo, ma così tanto tempo, che addirittura nessuno più ricordava perché, come o cosa avesse dato il via alla belligeranza. Diciamo un po’ come la questione pensioni in Italia, insomma.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Durante una delle tante battaglie, che come al solito non vedeva vincitori né vinti, il re… “Re” (Mario Adorf, il cui personaggio il nome proprio non ce l’ha, quindi viene chiamato semplicemente re) viene convocato di corsa a palazzo.

Sua moglie, la regina “Regina” (Katerina Frybovasì, e sì nomen omen pure qua) sta per dare alla luce il suo terzogenito. E qua Re stava con l’ansia, proprio: dopo due figlie femmine, s’aspettava finalmente un figlio con rametto e noccioline fra le gambe. Grazie al quale, l’attività di famiglia sarebbe potuta andare avanti. Cioè, la guerra. Quella è l’attività di famiglia, la guerra.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Re, fondamentalmente un uomo pacato e a modo, con molto tatto aveva promesso di squartare gli indovini di corte nel caso in cui non fosse nato un maschio, perciò si sentiva sicuro. Invece, sfortunatamente se lo vede prendere tutto in saccoccia.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Infatti, arriva la Strega Bianca (Ángela Molina) al suo cospetto e gli spara la bomba: tiè! Sciroppati quest’altra femminuccia, va. Ah, e tanto per la cronaca, la regina Regina muore pure durante il parto.

Così, con una figlia indesiderata e il vecchio dolce forno spara-neonati sottoterra, Re decide di fare ciò che ogni buon padre nella sua situazione farebbe.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Opta per la soluzione più equilibrata possibile, recandosi alla Grotta della Rosa d’Oro per sacrificare la figlia indesiderata. Tuttavia, nonostante la soluzione politicamente correttissima, gli dei non erano dello stesso avviso.

Fantaghirò recensione film dell 1991 di Lamberto Bava

Mentre stava per tagliare la neonata in due, nel frattempo battezzata Fantaghirò, un fulmine colpisce la spada mandandola all’aceto. Ipso facto, si torna al castello e, giustamente, si fa finta che non sia successo niente.

Passa qualche anno e la piccola Fantaghirò (interpreta qui da Emanuela Hernandez), si rivela essere una bambina di quelle scassacazzi, ma forti proprio.

Recensione film Fantaghirò del 1991 di Lamberto Bava

Anziché fare come le sorelle, Caterina (Ornella Marcucci) e Carolina (Katerina Brozova), continua a esasperare Re coi suoi comportamenti assurdi.

Invece di dedicarsi ad attività prettamente femminili come rammendare, cucinare, stare zitta, farsi impollinare e sparare fuori neonati a raffica finché le ovaie lo permettono, Fantaghirò s’incaponisce nel fare cose da maschi. Come tirare di scherma, per esempio. Addirittura, osa perfino imparare a leggere e farsi un’istruzione. Cose da pazzi, proprio.

Fantaghirò recensione film dell 1991 di Lamberto Bava

Naturalmente, col passare del tempo il carattere di Fantaghirò non s’ammorbidisce. Anzi. Continua a mostrarsi intemperante e a disubbidire in continuazione. Dal canto suo Re, che c’ha sempre la soluzione eticamente e moralmente più adatta, visto e considerato il comportamento della figlia, sbatte la ragazzina nel fondo di un melmoso pozzo abitato da topi e bestiacce di varia natura.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Passa così, un’altra manciata d’anni. Ormai Fantaghirò (Alessandra Martines) è una giovane donna in età pannocchiabile. Sia lei che le sorelle, possono finalmente essere usate come merce di scambio… date in mogli. A principi. Quindi, gente che c’ha una posizione e un lavoro solido, tutto sommato.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Sfortunatamente però, mentre le sorelle Caterina e Carolina, da brave dame erano tutte contente di essere date in moglie a sconosciuti vari, a Fantaghirò gli sale storta malamente.

A quanto pare, la vacanza nel pozzo non gli era bastata: appena saputa la notizia, inizia a prendere a sputi e pernacchie tutto e tutti, ché voglia di farsi impannocchiare e cominciare la carriera di dolce forno, zero totale.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

A ‘sto punto, Re si vede costretto di nuovo a metterci una pezza delle sue: ed esilio nella foresta fu.

Qui, Fantaghirò vagheggia in giro senza meta, nella natura fantasy bizzarramente incontaminata. Almeno fin quando nei pressi delle rive di un fiume, incontra il Cavaliere Bianco.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

In realtà, la Strega Bianca resasi irriconoscibile per l’occasione e a schermo, un bizzarro incrocio fra Cicciolina e un giovane Claudio Lippi.

A ogni modo, la Strega/Cavaliere, proprio perché a Fantaghirò ci tiene, decide sia giunto il momento d’insegnarle l’arte del combattimento. In un paio di ore. Un paio di ore e sei un cavaliere imbattibile. Con tanto di attestato riconosciuto dalla Regione Regno Incantato.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

Nel frattempo, il re del regno con cui quello di Fantaghirò era in lotta, schiatta. Di conseguenza, viene incoronato il primogenito, fortunatamente dotato di nome proprio, Romualdo (Kim Rossi Stuart). Il quale, oltre ad avercelo un nome, pare sia l’unico personaggio di tutta la storia ad avere pure un minimo di criterio.

Giustamente, resosi conto della politica vaccara del padre, decide di porre fine alle ostilità inventandosi una soluzione: un duello. Un semplice duello fra campioni scelti dai due regni. Chi vincerà la sfida vincerà pure la guerra. Insomma una specie di Giochi senza Frontiere ante litteram.

Fantaghirò recensione film del 1991 di Lamberto Bava

E visto che Romualdo è proprio il campione del suo regno, parte così alla volta del castello nemico. Fantaghirò invece, ancora nel bosco a levellare con la Strega/Cavaliere, si mette a scagliare frecce così, senza motivo.

Guarda caso, una sfiora Romualdo che, pensando si tratti di un attentato, corre all’inseguimento. Che te lo dico a fare, dopo un paio di sequenze alla buttati, i loro sguardi s’incrociano e scatta l’amore. Fantastico.

Chiusa la parentesi romantica e finito l’addestramento, Fantaghirò torna al castello. Proprio nel momento in cui arrivano pure i principi Issibil (Jan Kraus), Ossobol (Martin Faltyn) e Ussubul (Philip Renc). Naturalmente, visto e considerato tutto, sarebbe quanto meno auspicabile che Fantaghirò si fosse data una calmata. E invece no.

Prende e inizia a sfottere i principi. Urtando i loro sentimenti e mandando quasi tutto all’aceto. Allora Re, stanco dei comportamenti della figlia, la declassa da principessa a rango di aiuto sguattera apprendista. Confinandola a pelare patate e spennare pollame part-time nelle cucine.

Attenzione però: durante l’attività di spennamento polli, anziché una normale oca, Fantaghirò becca l’oca magica. Che parla. Che pensa. E ragiona, pure. E tutto senza batterie.

In realtà, l’oca magica altro non è che la solita Strega Bianca. La quale, ancora una volta, aiuta Fantaghirò a fuggire dalla cucina, facendole compiere il grande passo verso la realizzazione del suo destino.

Ora, poco più su dicevo di come in effetti, Fantaghirò sia una dei migliori film fantasy di sempre, giusto? 

Il che, è anche piuttosto, come dire… insolito se consideriamo n’attimo la situazione. Nel senso che, Fantaghirò è un film di Lamberto Bava, notoriamente conosciuto per i suoi lavori nel campo del cinema dell’orrore. Per dire, pochi anni prima, nel ’85, uscì Demoni diretto da lui e scritto insieme a Dario Argento.

Come dicevo poi, pure nelle due righe su The Barbarians di Deodato, in quel periodo la grande macchina italiana dei rip-off lavorava a tutta forza.

Nella prima metà degli anni ’80, i fanta-peplum e il filone sword & sorcery in generale erano all’apogeo. Infatti, cominciarono a uscire a nastro robe come Ator l’invincibile di Joe D’Amato. La guerra del ferro: Ironmaster di Umberto Lenzi. Oppure ancora, Conquest di Lucio Fulci.

Ciononostante, già nel ’87 con appunto The Barbarians, tutta ‘sta roba era già finita irrimediabilmente all’aceto. Quindi com’è che nel ’91, Fantaghirò, film di un genere molto oltre la sua data di scadenza, ebbe tutto ‘sto successo, tale da farne parlare addirittura ancora adesso?

Allora, fino a qua mi so’ limitato a fare della semplice e facile ironia, sottolineando giusto certi dettagli. Dettagli che, oggi, nel poco fatato reame del politicamente corretto matto e disperatissimo, potrebbero essere considerati grotteschi.


Tuttavia, secondo me è qui che sta il bello di Fantaghirò: nella sua struttura profondamente classica. Anzi. Si potrebbe addirittura dire che forse, non volendo, Bava con Fantaghirò abbia creato una delle eroine più intelligenti, grintose e, perché no, femministe non solo del piccolo schermo, ma in generale.

Un personaggio complesso, testardo; che lotta per i suoi ideali. Cosa che spesso, aliena quelli che la amano ma Fantaghirò, ha la forza di continuare sulla sua strada. Per quanto difficile.

Se sto a sottolineare così tanto il personaggio, è perché ‘na volta mi capitò di sentirmi dire che Fantaghirò fosse un pessimo prodotto. In quanto metterebbe la donna sotto una luce negativa. Ma onestamente? Neanche per l’anticamera di ‘sto grandissimo caz… sogno.

Le avversità, sono uno dei princìpi base della fiaba. Per dire, fino a quando non estrasse la spada dalla roccia e riconosciuto come erede di Uther Pendragon, pure Artù era considerato un semplice orfano. Trattato a sputi, pernacchie e pesci in faccia.

Sia chiaro, per quanto mi riguarda è ridicolo a priori, fare di un prodotto del genere una questione di “maschio” e “femmina”. Tuttavia, se proprio vogliamo metterla sotto una certa ottica, il fatto che Fantaghirò sia donna la rende un personaggio ancora più forte. 

Gianni Romoli e Francesca Melandri, gli sceneggiatori, hanno fatto un gran lavoro, ispirato alla fiaba Fantaghirò, persona bella di Italo Calvino. Avvicinandosi tantissimo alla fiaba e alle sue condizioni.

Com’è che si dice… passato il santo, passata la festa, no? Il fantasy, il peplum lo sword & sorcery o tutto quel che diavolo si voglia, nel ’91 erano già belli che passati di moda. Oltretutto, questo era un prodotto destinato alla tivù, quindi manco con tutto ‘sto grandissimo budget a disposizione.

Bava avrebbe potuto benissimo raffazzonare quattro cazzatelle attaccate insieme con lo sputo e via. In onda in prima serata.

Invece, Fantaghirò è un prodotto estremamente curato. La fusione di stili visivi medievali, orientali e con quel tocco da Risorgimento Disney, va a braccetto con l’innocente tono fiabesco del film.

Fatto di dialoghi fioriti, bellissimi costumi e immagini fantastiche, realizzate con tantissima fantasia. Il messaggio di fondo è molto positivo e la narrazione si sviluppa in modo intelligente e poetico. Mai troppo infantile, né troppo adulta.

Personalmente, non l’avrei mai detto: ma a riguardare Fantaghirò dopo così tanto tempo, mi sono sorpreso nel trovare un prodotto in cui anche i difetti, giocano a suo favore. Un film praticamente senza tempo, proprio come una fiaba. Molto, molto migliore non solo di quel che avessi mai potuto credere. Ma anche molto meglio di tantissima altra roba dello stesso genere. 

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Summary
Review Date
Reviewed Item
Fantaghirò
Author Rating
41star1star1star1stargray

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “Fantaghirò e le “donne-fantasy””

  1. Concordo pienamente Fantaghirò è un piccolo capolavoro, anche se ci sono due o tre punti da ridere per l’ingenuità (la Strega Bianca truccata da uomo sembra Falcon il fortunadrago, uguale uguale sputata:)

Rispondi