Privacy Policy BloodRayne - Uwe Boll e i vampiri - Il Sotterraneo del Retronauta

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Il tuo amichevole ricordatore di quartiere

BloodRayne – Uwe Boll e i vampiri

Magari non a frotte ma un bel po’ di gente almeno, dovrebbe ricordarsi di BloodRayne. Un third-person shooter, con dinamiche hack and slash, uscito per pc e console varie agli inizi del 2000. In sostanza, la trama girava su ‘sta cazzatella fanta-nazi-esoterica che, all’epoca, andava un casino.

Quindi la protagonista, Rayne – diminutivo di Agente BloodRayne, giustamente – è una dhampir che a metà degli anni ’30 lavora come agente speciale per ‘sta specie di servizio di intelligence. Lo scopo, fermare i nazi che vogliono governare il mondo recuperando tutta ‘sta serie di artefatti mistici.

In pratica, metà umana metà vampira, Rayne è Blade ma con le tette, però. Giusto ché il modello di protagonista a cui tutti si rifacevano era Lara Croft di Tomb Raider. Certo, non è che adesso BloodRayne sia chissà quale grande pietra miliare dei videogames, questo no. Tuttavia, era un giochillo onesto e, tutto sommato, divertente tenendo in considerazione gli standard del periodo.

L’agghiacciante BloodRayne versione Uwe Boll

Recensione di BloodRayne film del 2005 diretto da Uwe Boll e basato sull'omonimo videogioco.

Poi arrivò Lui. Pensandoci un attimo, nel 1983 un giovane Rockwell dal baffino sbarazzino, cantava “I always feel like somebody’s watching me” nel ritornello di un suo famoso singolo. No, dico: effettivamente, a guardare un film di Uwe Boll, ti senti un po’ strano, no? Un po’ come… non so, come se qualcuno ti stesse osservando.

Ecco, ‘sta cosa è perché i film di Boll, sono fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le cazzate. L’ignoranza si materializza e ti siede a fianco per farti compagnia. Fissandoti. In silenzio. BloodRayne, film uscito nel 2005 subito dopo l’agghiacciante Alone in the Dark, conferma ancora una volta l’indiscutibile affinità di Uwe Boll col pelapatate, piuttosto che la macchina da presa.

Il suo BloodRayne è una pateticamente sconcertante fusione fra Dracula e Il Signore degli Anelli, in cui qualunque cosa ci sia da poter sbagliare, Boll la sbaglia non alla grande, ma alla grandissima in maniera clamorosa.

Recensione di BloodRayne film del 2005 diretto da Uwe Boll e basato sull'omonimo videogioco.

Il film inizia con ‘sta carrellata di quadri rinascimentali integrati a paesaggi e immagini, come dire… vampiresche, ecco. C’è da dire che, giusto quel piccolo barlume di speranza inizi a nutrirlo: dopotutto, questa è una storia di vampiri e, visivamente, le immagini sono alquanto azzeccate. Addirittura evocative, se vogliamo azzardare.

Peccato che la cosa duri giusto il tempo dei titoli di testa. Due minuti e, praticamente, Boll ti riporta subito coi piedi a terra: dove, come e perché, i principi fondamentali di ogni storia, per lui sono concetti assolutamente astratti e relativi.

Perciò, tre tizi a cavallo (partiti da dove?) arrivano a non si sa dove. Tempo? Medioevo generico e stereotipato. A ogni modo, il terzetto entra in ‘sta locanda tipo far west e ordinano da bere. A un certo punto uno di loro, Sebastian (Matthew Davis), s’accorge che c’è qualcosa che non va: il tipo vicino a lui non si riflette nello specchio.

Recensione di BloodRayne film del 2005 diretto da Uwe Boll e basato sull'omonimo videogioco.

Quindi, come Lady Oscar con agile mossa, senza porsi il minimo dubbio e/o scrupolo, gli buca il petto con un paletto. Così, in scioltezza. Senza manco prendere in considerazione l’idea di aver preso un abbaglio. Fortunatamente, il tizio era un vampiro e s’incenerisce sul pavimento in due secondi.

Ora, un fatto simile dovrebbe, suppongo almeno, provocare panico, delirio, scompiglio o quantomeno una qualunque reazione fra gli avventori della locanda, giusto? Invece no. Niente. A nessuno frega ‘na beata mazza di niente. Probabilmente, una birra rovesciata avrebbe suscitato più clamore. Va be’.

Alcuni noiosi e svogliatamente recitati dialoghi dopo, la scena cambia e ci troviamo in un circo(?), dove una ragazza, Rayne (Kristanna Loken) viene tenuta prigioniera e sfruttata come fenomeno da baraccone. Perché lei è una dhampir, cioè una creatura metà umana e metà vampiro, nata dall’unione interrazziale fra appartenenti delle due specie.

BloodRayne - Uwe Boll e i vampiri 1

Essenzialmente, fossero pure solo due pulciosissimi, micragnosi minuti, però sarebbe bello soffermarsi e vedere un attimo i come e i perché Rayne sia diventata un fenomeno da baraccone. Brutalizzata per il gaudio dei villici e il divertimento dei bifolchi. Eh, certo; ma perché farlo quando c’hai il “Fattore Boll”?

Capiamoci: neanche cinque minuti prima a… in… insomma, qualunque sia lo stereotipato luogo fantasy generico dove si svolge la storia, è chiaro che i vampiri siano ‘na cosa normale. Tanto più che l’uccisione di uno di loro in luogo affollato, non provoca la benché minima reazione.

Poi però, la protagonista sta in uno stramaledetto circo dove la gente s’accalca per vedere un vampiro? C’ha senso ‘sta cosa? Comunque, una sequenza assurda in cui non si capisce se sia un flashback, un sogno o che altro dopo, da un tentativo di stupro finito a morsi col finto sangue, Rayne fugge dal circo. Fino a qui, il film è uguale uguale al videogioco, eh?

Michael Madsen: Vladimir

Il mattino seguente, al campo del circo dove tenevano Rayne, arrivano i tre cacciatori visti all’inizio del film. Così, tanto per, segue breve elenco di assurdità:

1°) La sera della fuga, mentre fugge Rayne fa una strage. A quanto pare, a ‘sti bifolchi frega meno di zero, siccome continuano con le loro normali mansioni nonostante ci sia una montagnola di cadaveri lì, in bella mostra lasciati proprio in mezzo al campo.

2°) Non solo ai villici non gli frega di avere un mucchio di morti fra i piedi ammonticchiati qua e là, ma non si curano minimamente neanche di questi tre tizi che arrivano, decapitano e bruciano i cadaveri dei loro – probabili – ex amici e parenti.

3°) Col cuore gonfio di neutralità, a nessuno frega che uno di ‘sti tre pugnali una ragazza. Ancora viva. Così, in via cautelativa diciamo, una lama nella pancia davanti a tutti. Voglio dire, ma quanto fagiano nell’animo devi essere per scrivere una cosa simile?

Recensione di BloodRayne film del 2005 diretto da Uwe Boll e basato sull'omonimo videogioco.

Comunque sia, s’arriva poi a una sequenza abbastanza raccapricciante: il cameo di Billy Zane che in BloodRayne, interpreta re Elrich. Personaggio di cui non si capisce effettivamente lo scopo ai fini della storia, ma che spicca tantissimo. Giusto ché qualcuno, deve aver pensato che quell’animale morto sulla testa di Zane potesse essere spacciato per dei capelli.

Elrich dovrebbe essere il padre di Katarin (Michelle Rodriguez) una dei tre cacciatori sulle tracce di Rayne. Segue poi una ridicola scena senza capo né coda, con tanto di dialogo ai limiti dell’assurdo fra Rayne e una zingara indovina che le predice il futuro, interpretata da Geraldine Chaplin. Sì, la figlia del grande Charlie Chaplin.

Da lei veniamo a sapere che Rayne vuole vendicarsi di suo padre, Kagan (Ben Kingsley) il re dei vampiri. Non so, magari Rayne aveva bisogno di un suggerimento, se no da sola non c’arrivava che si doveva vendicare. Segue poi la cosa più triste di tutte: Ben “Gandhi” Kingsley al fondo della sua carriera, con un delizioso toupet fatto di carcasse di pantegane.

Recensione di BloodRayne film del 2005 diretto da Uwe Boll e basato sull'omonimo videogioco.

Allora, senza farla più lunga del dovuto, definire BloodRayne ignobile vaccata, sarebbe solo un simpatico eufemismo. Storia tirata alla cazzomannaggia. Voragini logiche. Attori allo sbando, sono solo il picco di ‘sto clamoroso spreco di tempo.

Partiamo dal principio: il cast. In primis, la protagonista Kristanna Loken. Reduce da svariati serial tv tra cui Mortal Kombat: Conquest, al cinema non era proprio attivissima ma in ogni caso, era stata prima la cyborg “T-X” in Terminator 3 affiancando Arnoldone su schermo. Poi, la regina Brunilde, protagonista ne La Saga dei Nibelunghi.

Il fatto è che Kristanna Loken è una donna statuaria, che supera il metro e ottanta d’altezza. Uwe Boll l’ha presa, ed è riuscito nell’incredibile: farla apparire goffa. Non riuscendo, manco mezza volta per sbaglio, a sfruttarne la “fisicità”. Sulla stessa scia, Michael Madsen. Misto di pietà e tenerezza, che si trascina fiacco e stanco per tutta la durata del film. Probabilmente perché ubriaco fradicio in quasi ogni scena.

Vederlo agitare svogliatamente la spada come un salsicciotto da piscina è un qualcosa di veramente inguardabile. Inguardabile quasi quanto Ben Kingsley che, sicuro, deve aver perso una scommessa per accettare il ruolo. accettato il ruolo. Chi resta? Ah, sì: Michelle Rodriguez, mai come stavolta sopra le righe e palesemente disorientata.

Recensione di BloodRayne film del 2005 diretto da Uwe Boll e basato sull'omonimo videogioco.

Così come Billy Zane, che probabilmente aveva qualche debito da saldare, perciò ha accettato di prendere parte a ‘sta farsa. Incredibile poi, come se tutto questo non bastasse, in BloodRayne appaiono pure altri due personaggi decisamente famosi: Udo Kier, caratterista e interprete di molti film cult, e il cantante/attore Marvin Lee Aday. Noto ai più col suo nome d’arte Meat Loaf.

Breve parentesi, giusto per capire bene bene il livello di BloodRayne: Meat Loaf interpreta un pappa-vampiro, proprietario di un bordello. In buona sostanza, fin qui nulla di strano. Se non fosse che Boll, per risparmiare sui costi, anziché utilizzare attrici per la parte delle ‘gnotte, ha usato prostitute vere.

No, cioè, non so s’è chiaro, eh: questo è andato a raccattare qua e là baldracche vere, per farle fare le baldracche nel film. A ogni modo, per i suoi standard, per BloodRayne Uwe Boll ha avuto a disposizione un cast stellare; e giustamente, ha mandato all’aceto ogni santa cosa possibile. Riuscendo, contemporaneamente, a gestire male tutto e tutti ricoprendoli di ridicolo.

Come adattamento, è semplicemente orripilante e della storia originale dei giochi, resta poco o nulla. La trama è meno coerente di una scimmia lobotomizzata. Paradossi, controsensi e buchi logici, santo cielo, non si contano. Tono, approccio, ritmo, regia, fotografia… oh, non si salva niente. I tempi sono agghiaccianti e ricordano paurosamente le peggio soap argentine fuori sync dei primi anni ’80.

Alla fine della fiera, BloodRayne è l’ennesima dimostrazione – come se ce ne fosse bisogno, del resto – di quanto Uwe Boll sia più qualificato come aiuto pastore apprendista, anziché come regista. Che con ‘sto mestiere, sta proprio agli antipodi.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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