Privacy Policy Blade - L'importanza del vampiro anni '90 - Il Sotterraneo del Retronauta

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Blade – L’importanza del vampiro anni ’90

Recensione del film Blade del 1998 con Wesley Snipes

Così, dal cassone dei ricordi – più o meno molesti – è cicciato fuori Blade. Film di supereroi 1.0 uscito verso la fine del secolo scorso, che all’epoca, coi suoi centotrenta e passa milioni d’incasso in un panorama rappresentato da altissimi e bassissimi, fu un grosso successo commerciale. Sì, tutto molto bello, certo. Però, questo succedeva nel 1998.

La domanda, fondamentalmente, è: a guardarlo oggi, dopo ben ventidue anni, Blade è ancora un film, perlomeno, decente? Oppure è ‘na roba agghiacciante, da lasciare sepolta nei ricordi di un decennio agghiacciante?

Blade fra vampiri, fallimenti e mode inquietanti

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

Blade, interpretato da Wesley Snipes, comincia con un antefatto in cui vengono narrate le sue origini. In pratica, durante la gravidanza sua madre è stata morsa da un vampiro. Quindi, la… diciamo infezione vampiresca, viene trasmessa pure al feto. Se ci sia o meno una spiegazione logica a ‘sta cosa, non viene detta.

Comunque, alla nascita Blade si ritrova con tutti i poteri tipici di un vampiro ma, fatto fondamentale, nessuno dei loro punti deboli. C’è da dire che per il film, s’è optato per un retcon rinarrando ex novo le origini del personaggio, visto che inizialmente era il frutto dell’unione fra un vampiro e una donna umana. Strano ma vero, nonostante tutto va dato un punto al film.

Perché, insomma, due minuti bastano e avanzano per introdurre il personaggio. Mica come i cinecomics 2.0 di oggi, che ci mettono due ore per dire le stesse quattro cazzate. Si passa quindi a Blade direttamente adulto, impegnato in una guerra solitaria contro i vampiri. I quali, raggruppati in ‘sta specie di società segrete, complottano per estendere il loro dominio sul mondo.

il cameo dell'ex pornostar Traci Lords in Blade, film del 1998 con Wesley Snipes.

Eh, e in che modo, quali astuti sotterfugi, machiavellici e complessi piani avranno mai architettato i vampiri per soggiogare l’umanità? Uhm… le discoteche. Considerando che la vampira, qui, accreditata come Racquel è l’ex pornostar Traci Lords, immagino, anche se non detto chiarissimo, che le potenziali vittime vengano attirate con promesse di sesso, droga e party-hard. Per poi essere morsi e convertiti, naturalmente.

Blade però sa tutto, si presenta in una di queste discoteche-centri per l’impiego e fa ‘na strage. Dopodiché, Quinn (Donal Logue), un vampiro a cui Blade ha dato fuoco nella discoteca dove ha fatto irruzione, viene scambiato per una salma qualsiasi e portato all’ospedale. Risvegliandosi proprio nel momento in cui la dottoressa Karen Jenson (N’Bushe Wright) gli sta facendo l’autopsia.

Così, Quinn uccide il collega della dottoressa, la morde, vampirizzandola, ma poi arriva Blade che gli fa di nuovo il culo. Nel mentre sta per andarsene però, guardando la dottoressa a terra agonizzante, in piena crisi da complesso di Edipo a Blade gli sale ‘sto flash stortissimo in cui vede sua madre in punto di morte. Così, si carica la tipa sulle spalle e se la porta nel suo covo segreto.

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

Ecco, metti che qui le cose cominciano a farsi… insomma, ancor più strane. Ché, a quanto pare, come grande cacciatore di vampiri, Blade è meno affidabile di un cane in una salumeria. Innanzitutto, più e più volte nell’arco dell’intero film ha la possibilità di uccidere Quinn; ma non lo fa. Ogni volta, lo lascia semplicemente andare. Permettendogli poi di uccidere indiscriminatamente.

Infatti, sapeva che dargli fuoco nella discoteca non serviva a ‘na beata mazza di niente, altrimenti non sarebbe andato poi a cercarlo all’ospedale. Però lo stesso l’ha fatto portare lì. Tanto più che, non solo lo fa scappare di nuovo; ma stava pure lì lì per lasciare a terra la dottoressa Jenson. Vampirizzata.

Se non fosse stato per il complesso di Edipo – a proposito, com’è che funziona ‘sta cosa che Blade c’ha i flashback della madre che stava morendo durante il parto? – quella era un’altra vampira che, da lì a un paio di giorni, avrebbe cominciato a uccidere a destra e sinistra. Bravo, Blade. Bravo.

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

Comunque, arrivati al covo segreto, viene fuori che Blade c’ha un partner, Whistler (Kris Kristofferson). Il quale cerca di contrastare il morso iniettando alla dottoressa Jenson lo stesso siero all’aglio che tiene a freno la voglia di sangue di Blade. A ogni modo, visto che adesso i buoni si so’ riuniti, si passa ai cattivi.

Udo Kier è il capo snob generico dei vampiri snob generici, tutti vestiti in giacca e cravatta a complottare, probabilmente, su quante altre discoteche aprire. Però, secondo il cliché preferito della Marvel, tu sai che sono cattivissimi perché vestono come importanti uomini d’affari. Tramando in una grande sala riunioni in penombra, ovviamente. Tuttavia, c’è una voce fuori dal coro: Diacono Frost (Stephen Dorff).

Mentre i vampiri snob stringono mani, lisciano peli e dicono più discoteche, lui non è d’accordo. Perciò si mette in testa ‘sto piano di risvegliare La Magra, specie di dio vampiro o ‘na roba simile, per trasformare tutti in vampiri e governare il mondo. Quindi… No, quindi niente. Questo è tutto.

Udo Kier: Lord Dragonetti.

Chiaro che chiunque cerchi uno storytelling complesso, una trama articolata o, in generale, una narrazione profonda, con Blade siamo proprio agli antipodi. Ora, la cosa buffa è che riguardando ‘sto film due decenni e passa dopo, ti puoi rendere conto che in qualche modo l’insieme è diventato più della somma delle sue parti.

Capiamoci, questa è ‘na cosa che, magari, all’epoca poteva pure passare in secondo piano. Ma oggi, a leggere Blade: scritto da David S. Goyer e diretto da Stephen Norrington, ecco, quei due nomi lì, messi assieme, sono semplicemente da brividi.

Cimabue, Cimabue, fai una cosa, ne sbagli due. Vero che David S. Goyer ha scritto le sceneggiature di Dark City e Batman Begins; anche se in entrambi i casi insieme agli stessi Alex Proyas e Christopher Nolan. Ciò non toglie, che rimane la stessa persona che ha scritto il film di Nick Fury con David Hasselhoff. Il corvo 2: City of Angels. Ghost Rider – Spirito di vendetta. Il mai nato. Tutte inestimabili perle della cinematografia mondiale, insomma.

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

‘Spetta però, ché manca ancora il meglio: Blade: Trinity (scritto e pure diretto, tra l’altro), Batman v Superman: Dawn of Justice (ringraziate lui per “MARTHA!!!”) e Terminator – Destino oscuro (il colpo di grazia che ha definitivamente affossato il franchise). Un bijou, proprio.

Stephen Norrington invece, compreso Blade quattro film ha diretto nella sua carriera. Per qualificarlo, basta il titolo del suo ultimo lavoro : La leggenda degli uomini straordinari. Capito adesso il perché delle paranoie a leggere, oggi, quei due nomi sulla copertina di un film?

Ora, facciamo un attimino n’altro passo indietro. Giusto ché potrebbe far piacere saperlo a quelli che dei fumetti se ne sbattono alla grandissima: molto prima di essere un film con Wesley Snipes, Blade è un personaggio nato su carta.

Wesley Snipes: Eric Brooks

Creato da Gene Colan e Marv Wolfman nei primissimi anni ’70, appare per la prima volta come supporting character nella serie La tomba di Dracula della Marvel. La cosa interessante è che, sì, La tomba di Dracula, effettivamente non ci mise moltissimo a finire all’aceto; ma non Blade, però. Che nonostante tutto, gli è sopravvissuto. Suppongo per via di ‘ste due caratteristiche intrinseche, in cui Stan Lee credeva fortissimo.

Ovvero, Blade è uno dei primissimi supereroi di colore. Fatto che lo rende – e lo rendeva soprattutto all’epoca – un personaggio “di nicchia”. In secondo luogo è il classico un po’ pirata un po’ signore, solitario spaccaculi carismatico che, insomma, funziona sempre. Metti che poi, le sue, sono storie di vampiri, ‘na roba che come la metti e come la giri tira in ogni modo da circa cento e passa anni, et voilà!

Così è più facile capire il perché lui sia andato avanti, mentre la testata su cui è nato no. Comunque, il tempo passa e arriviamo così ai ruggenti anni ’90. Un periodo particolare, in cui ne so’ successe di cose. Tipo che la Marvel, fra il 1995 e il 1998 circa, stava con le pezze al culo a tanto così dal dichiarare fallimento e andare in bancarotta, per dire.

Stephen Dorff e Udo Kier

A parlarne s’aprirebbe ‘na parentesi, sul serio, troppo grande. Stringendo il brodo al massimo, il perché s’arrivò a tanto è, essenzialmente, riconducibile a tre fattori. Innanzitutto, lo scoppio della bolla speculativa dei fumetti, uguale uguale alla bolla dei tulipani del 1637 che pure Gordon Gekko usava come esempio d’inculata pazzeschissima in Wall Street.

In secondo luogo, la gestione aziendale di Ronald Perelman. L’imprenditore che alcuni anni prima comprò baracca e burattini e, molto probabilmente, la causa più diretta che ha portato al primo punto. Last but not least, la feroce lotta intestina fra gli investitori a colpi d’avvocati, manco fossero Pokemon.

Senza soldi e con debiti per oltre seicento milioni di petroldollari, Marvel, per sopravvivere, cominciò a vendere e cedere i diritti sui personaggi a cani e porci. Ecco, a proposito di cani e porci, ragionandoci col proverbiale senno di poi, dall’avvio del Marvel Cinematic Universe con Iron Man nel 2008, i film Disney/Marvel sono diventati l’equivalente cinematografico del pe-tee-pee-te-pee te-pe tee-Brigitte Bardot-Bardot.

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

The Punisher, Blade, X-Men, Daredevil, Elektra, Ghost Rider… Col tempo, forse a qualcuno sarà sfuggita ‘sta cosa ma, venti-venticinque anni fa, la situazione era diametralmente opposta. I film Marvel erano cupi, gravi, deprimenti e per lo più, facevano rima con du’ palle fino a terra.

Nel frattempo, la New Line Cinema stava ancora tentando, dopo Lost in Space andato leggermente ‘na fetenzia, di lanciare un franchise cinematografico remunerativo. Visto che, nel giro di pochi anni, erano usciti Dracula di Coppola e Intervista col vampiro andati tutti e due a bomba, mettere le mani su Blade avrebbe potuto rivelarsi un affare vantaggioso.

Cosa che fu, in effetti, considerando i soldoni che Blade fece all’epoca. Sicuro era un periodo in cui vampiri e supereroi tiravano bene. Il problema però sta, appunto, nell’ottica dell’epoca e in chi fu affidato il progetto. Eppure, non so se sia merito del personaggio, dei temi, del momento o chissà cosa. Sta di fatto che Blade funzionava all’epoca e funziona ancora oggi, venti e passa anni dopo.

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

Chiaramente, parliamo sempre della coppia David S. Goyer-Stephen Norrington. Quindi, assurdità e baracconate come se buferasse. Tipo, scene come questa, tanto per dirne una. In cui Blade, in pieno giorno, in mezzo a ‘na strada affollata, armato fino ai denti si mette a giocare a palla sul cofano della macchina con la testa di un poliziotto. Oh, e nessuno dice manco ‘na mezza parola, eh.

Ma, ed è questo il punto, Blade è un film puramente visivo. In altre parole, è questo che t’aspetti da un cinecomic che, in generale, proprio così dovrebbe essere: assurdo, esagerato e sempre di tanto così sopra le righe per intrattenerti, ma mai tanto scemo da scadere nel ridicolo e ammorbarti.

Ogni scena, azione o combattimento trasuda spettacolarità. Irrealistica, certo; ma sempre in funzione dello spettacolo. La trama è giusto ‘na mezza cazzata, abbozzata tanto per dare al personaggio qualcosa da fare mentre prende a calci-uattà in bocca i vampiri. Non si capisce manco come funziona il vampirismo, figuriamoci. C’è chi viene morso è diventa ‘na specie di zombie, chi un vampiro, chi muore direttamente, per dire.

Recensione di Blade un film del 1998 diretto da Stephen Norrington con Wesley Snipes e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti della Marvel Comics.

Tuttavia, è una cosa questa che passa, relativamente, in secondo piano. In quanto il perno di Blade ruota per intero sull’azione. Metti poi i costumi sgargianti. Le ombre esagerate, che ricordano le chine pesantissime dei fumetti della Image nei primi anni ’90. Angoli e tagli di riprese estremi. Certo, quelle sequenze col montaggio veloce, tipiche degli anni ’90, oggi fanno lievissimamente schifo.

Però, montaggio veloce a parte, queste sono tutte cose che, nell’accezione più pura del termine, ricordano quanto più da vicino possibile un vero fumetto. Oggi, molti tendono a indicare Batman Begins di Nolan come il cinecomic ad aver dato il via, all’attuale epoca dei film basati sui fumetti. Immagino, a ‘sto punto, che bisognerebbe andare giusto qualche annetto più indietro.

In quanto Blade, non solo risollevò, da solo, un genere affossato da mondezza come The Phantom, Steel, Batman & Robin e compagnia cantante. Ma ha pure contribuito a creare tutta ‘na serie di tropi e cliché, ancora oggi, largamente usati.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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