Avengers Endgame recensione film del 2019

Avengers Endgame – La fine della fiera

Avengers: Endgame è il film della vita. Avengers: Endgame deve essere, per forza, il film della vita. A tutti i costi. Ché Endgame è il culmine, l’apogeo, la gemma della corona di quel Marvel Cinematic Universe che, a botta di pazienza e soldoni, la Disney è riuscita a trasformare da semplice progetto cinematografico a vero e proprio fenomeno di costume.

Un concetto, questo, che a pensarci un attimo ha dell’incredibile. L’idea stessa del Marvel Cinematic Universe è, ormai chiaro, un modello di business incredibilmente, spaventosamente remunerativo. Ma, è pur sempre vero che una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole. In questo senso, il M.C.U. proietta ombre grandi tanto quanto brilla la sua luce.

Avengers Endgame recensione film del 2019 diretto da Anthony e Joe Russo

L’anno scorso, in sostanza dicevo come Avengers: Infinity War fosse una giostra; bella, luccicante e divertente. Anche se il film, in fin dei conti, fosse solo un lato di un dittico, la cui seconda metà era stata già programmata per uscire quest’anno, funzionava.

Anche solo considerando la sua natura di carretto della vittoria, su cui far salire tutti e darsi alla pazza gioia del mega party-hard autocelebrativo, Avengers: Infinity War funzionava. Certo, restava da vedere poi quanto ne avrebbe guadagnato (o perso) il film, quando sarebbe arrivato Endgame. Ma comunque, funzionava tutto. E pure alla grande.

Avengers Endgame recensione film del 2019 diretto da Anthony e Joe Russo

Il momento topico del film, lo schiocco di dita con cui Thanos annienta metà degli esseri viventi dell’universo, è un qualcosa di molto, come dire… suggestivo. D’altronde, è cosa più unica che rara, vedere una storia di supereroi in cui il cattivo vince. In maniera schiacciante e definitiva, del resto.

Ma c’è un “ma”: per quanto Infinity War fosse suggestivo, stimolante, affascinante e compagnia bella, in ogni caso terminava con la pragmatica consapevolezza che non sarebbe mai potuto esserci un senso di finalità alla sconfitta degli eroi. Non è solo una questione economica, ché di certo Disney/Marvel difficilmente smetterà di strizzare una tettina ancora bella piena, che ha fruttato circa venti miliardi di dollari.

Avengers Endgame recensione film del 2019 diretto da Anthony e Joe Russo

No, a patto di non avere sette, magari otto anni, sei perfettamente consapevole di come andranno le cose. Questo è il punto. Quindi, la domanda è: c’ha senso tutto questo? In un universo narrativo in cui sai che gli eroi non sono “realmente” in pericolo, in cui anche la più totale e annichilente devastazione è reversibile, può ancora esistere il concetto stesso di interesse drammatico?

Per questo da ieri sera, da quando lasciavo la sala mentre scorrevano i titoli di coda di Avengers: Endgame, c’è solo una parola che continua a sfolgorarmi in testa a caratteri cubitali: isteria. Un’isteria che sfocia, inevitabilmente poi, in un’indulgenza di manica troppo lasca.

Chris Evans Captain America

Sia chiaro, non sto affatto dicendo che sia un brutto film, eh. Solo che l’intero spettacolo m’ha lasciato piuttosto, come dire… meh! Soprattutto a fronte del capitolo precedente. Succede così tanto in Avengers: Endgame che il film ha, a malapena, il tempo di respirare. Si riparte dal momento in cui Thanos ha schioccato le dita. Anche se il 50% della popolazione è sopravvissuto fisicamente, comunque non tutti sono sopravvissuti psicologicamente a quell’evento.

In un modo o nell’altro, anche e soprattutto gli eroi, sono costretti a fare i conti coi propri fallimenti. La prima parte di Endgame, si concentra su questo aspetto perlopiù psicologico, basato su azione e reazione. Magari un po’ (troppo) lenta ma, in ogni caso, è forse questa la parte più interessante. In quanto al suo interno, c’è la premessa – potenziale almeno – di vedere questi personaggi sotto una luce, una prospettiva un tantino più complessa e sfumata.

Scarlett Johansson Natasha Romanoff Vedova Nera

Però poi, Christopher Markus e Stephen McFeely, gli sceneggiatori del film, si ricordano all’improvviso che Avengers: Endgame deve fare il verso e accontentare soprattutto un pubblico fatto di bambini. Così, cominciano tranquillamente ad andarsene per frasche. Scegliendo di lasciarsi andare giù per i dolci pendii della scontatezza e della convenienza narrativa un tanto al chilo.

Premessa: una storia, qualunque storia, funziona nel momento in cui pone un problema e fornisce poi una soluzione brillante e intelligente. Per capirci con un esempio scemo al massimo: se dico che Superman c’ha la super-forza, può volare e sparare i laserini dagli occhi che magari fanno pure “Pew!” “Pew!”, io sto stabilendo delle regole. Qualunque problema Superman si troverà davanti, dovrà essere risolto usando questi canoni.

Ma se lo faccio combattere contro l’Uomo-Ghiaccio (non quello degli X-Men, è solo ‘na cosa a caso che mi so’ inventato ora) e all’improvviso esce, così, senza motivo, che Superman c’ha l’alito di fuoco, allora la cosa non funziona più. Semplicemente perché sto cominciando a inventarmi cose per pura convenienza.

Avengers: Endgame è un film del 2019 diretto da Anthony e Joe Russo. Basato sul gruppo di supereroi dei Vendicatori di Marvel Comics, il film è il seguito di Avengers: Infinity War e costituisce il ventiduesimo film del Marvel Cinematic Universe

Ora, come pure i sassi su Marte avevano capito, ma da ‘na vita e mezza ormai, la soluzione a tutti i problemi la fornisce Scott Lang/Ant-Man, tornato dal suo viaggio nel regno quantico. Una soluzione, abbastanza ridicola, basata su cose che sembrano, appunto, non avere senso ed essere state inventate al volo.

A causa di ciò, in Avengers: Endgame ci sono buchi logici grandi quanto una casa. Tuttavia, questo non ferma i più incarognitissimi; sia dell’internet che non, con cui sto a discutere da quando so’ uscito dal cinema. Quel che voglio dire, che dovrebbe essere più che chiaro pure al più scimmia su questo pianeta, è che una storia, oltre a rispettare le sue stesse regole, deve essere necessariamente e imprescindibilmente capace di reggersi da sola.

Nel momento in cui, io spettatore, sono costretto a “intervenire”, a dover giustificare, mettere pezze a una storia che fa acqua, significa semplicemente che quella storia non funziona. Anzi. Tra l’altro, ‘sta cosa non ha fatto altro che farmi pesare ancor di più l’impressione di guardare non un film, ma un clip show. Cioè, uno di quegli episodi di serie tv composto da estratti di episodi precedenti.

Jeremy Renner: Clint Barton / Ronin

Del resto, capisco perfettamente perché ‘sto film piaccia. Perché, come detto, in sé non è un brutto film. Soprattutto, capisco perfettamente che il dover mettere insieme e far coesistere così tanti personaggi, così tante linee narrative, diverse per toni e ritmo, non sia facile. Assolutamente.

Avengers: Endgame è, senza dubbio, il film più ambizioso del Marvel Cinematic Universe fino a oggi. In un modo o nell’altro, è riuscito a legare più di un decennio di storytelling in un climax, tutto sommato, coerente. Dal punto di vista di qualunque fan, a fronte dei 14.000605 di possibili risultati, riesce a essere sorprendente e soddisfacente.

Però, piuttosto che Avengers: Endgame, avrebbe dovuto chiamarsi Avengers: Nostalgia. Ché questa è la parola d’ordine: nostalgia. Dopo undici anni e ventidue film, i fratelli Russo (registi del film) se la so’ giocata facilissima. Prendendo per mano i fan, portandoli a fare un tuffo nel passato nel mentre gli mostrano scorci del futuro.

Avengers: Endgame Chris Hemsworth: Thor

Ripeto, Avengers: Endgame come film funziona, ok. In generale, fa ridere quando deve far ridere, emoziona quando deve emozionare ed è più che epico quando deve essere epico. Ciononostante, molte delle ormai marchio-di-fabbrica-gag™, sono trascinate per i capelli e veramente, ma veramente fuori luogo. In questo senso, non posso fare a meno di sottolineare il fatto che il peggio, lo si raggiunge con Thor.

Se in Infinity War s’era intravisto il vero, epico, gigantesco dio del tuono, in Endgame è stata fatta un’inversione a u da panico da ubriacone molesto: Thor è definitivamente diventato, non il mezzo scemo di Thor: Ragnarok. No, proprio lo scemo del villaggio. Per il resto, molti personaggi sono buttati lì, così, tanto per fare numero e fan service e niente più.

Ora, naturalmente, non è che li stia mettendo a paragone diretto, ovvio che no. Ciò non toglie però, che non ho potuto fare a meno di tirare un parallelismo e notare come siamo agli antipodi del nuovo Hellboy. Cioè, un film ingiustificatamente subissato di rutti e fischi, tanto quanto Avengers: Endgame viene portato a stato di pura esaltazione idolatrica.

Se lo sto tirando in mezzo, Hellboy, è solo perché ci tengo a dire che, in qualche modo, qualunque modo, la situazione avrebbe bisogno di essere… ridimensionata. La grande ombra proiettata da Disney, l’ormai incontrovertibile status di prodotto seriale usa e getta, il pezzo di un puzzle che, senza il resto, vale poco o nulla, non è che lasci spazio a dubbi riguardo questi film. E certo, Avengers: Endgame non fa eccezione.

Endgame, è un film, come qualunque altra cosa del resto, fatto di pregi e difetti. L’ho detto e ripeto per l’ennesima volta: è un bel film. Tutto sommato. Soprattutto perché si rivolge strettamente ai fan del M.C.U..
Ma tanto bello da avere uno score del 96% su Rotten Tomatoes? Tanto da sentire gente che grida al miracolo?

Sul serio siamo disposti a passare su qualunque difetto con stolida cecità? Sul serio stiamo vivendo in un mondo in cui, film del genere, il cui punto di forza è l’insieme che è più della somma delle sue parti, vengono considerati “capolavori” del cinema? Personalmente, credo di no. Poi, a ognuno il suo.

Ebbene, direi che con questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Avengers: Endgame

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Avengers: Endgame
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

3 thoughts to “Avengers Endgame – La fine della fiera”

  1. Hai colto il segno. Il pubblico si e lasciato conquistare e ora non ne vuol sapere di mettere in discussione il giocattolino che mamma Disney ha composto e pezzo pezzo per loro. Io sarei anche più cattivello nel giudicarlo,e non avevo comunque grandi aspettative,ma il punto non sta nella mia o nella tua opinione,quanto nel fatto che,a prescindere che piaccia o non piaccia,appare evidente un impegno coeso,da una grossa fetta di pubblico,di ignorare volutamente i limiti di questi film. Oramai la stampa si è adeguata e,ti giuro,siti che ritenevo affidabili,per la prima volta,hanno chinato il capo e si sono uniti alla festicciola. Unica regola? non vedere i difetti! c’ è un incensamento inverosimile nei confronti di un film che resta(eccetto il livello tecnico e forse l’ambizione di alcuni sue sfaccettature) nella media dei cinecomics degli ultimi 10 anni. Forse un pelino più alto…ma cavolo se le tre ore si sentono.
    È un ennesimo videoclip con l’aggiunta dell’autocompiacimento,dell’autocelebrazione e dell’effetto nostagia a profusione. Forza troppo nel farci vedere il dramma e lo intervalla con una comicità oramai stanca e,qualche volta,fuori luogo.Ed e un peccato,perché questo è il genere di film che ti fa pensare più che altro a ciò che poteva essere e non è stato. Onestamente ho apprezzato di più la visione di insieme e l’evoluzione della trama e dei personaggi ottenuta dalla saga sugli X-Men.Qui a un certo punto ho quasi gettato la spugna,perchè,tra alti e bassi, lo spettacolo per gli occhi non é mai mancato,ma la passione è scemata e,a prescindere daincolorati effetti speciali, tutto ha finito con il diventare un pochino più grigio.

  2. Con tutte le critiche che ho sentito fare al Thor di Endgame, continua a ronzarmi in testa una domanda: e se ci fosse davvero una sottilissima citazione di Volstagg? Del Volstagg disilluso e appesantito perché porta da solo il fardello della sconfitta infernali da Fenris?

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