Privacy Policy Ash vs Evil Dead - Orizzonti di gore - Il Sotterraneo del Retronauta

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Ash vs Evil Dead – Orizzonti di gore

Recensione di Ash vs Evil Dead, serie televisiva statunitense di genere horror e commedia, creata da Sam Raimi, Ivan Raimi e Tom Spezialy per la rete Starz

Ash vs Evil Dead. Pensandoci, al tempo della vita nel meraviglioso mondo dell’internet 2.0 in cui tutto diventa vecchiume in circa diciotto secondi, pare siano passati millemila anni da quel giorno al San Diego Comic-Con. Un giorno del 2014, in cui Sam Raimi rivelò di essere impegnato, con gli storici amici e collaboratori Bruce Campbell e Robert Tapert, nello sviluppo di una serie basata su Evil Dead.

Ovviamente, a seguito di un fatto simile, c’era eccitazione nell’aria. Il problema però, stava nel fatto che al di là di tutto, un progetto come Ash vs Evil Dead si portava appresso pure tutto un bastimento carico carico di meh e ‘nzomma. L’anno prima, nel 2013, era uscito Evil Dead – da noi, pure nel XXI° secolo, ancora intitolato La casa – lo pseudo sidequel di Fede Álvarez.

Qui, poi, logico che la domanda ti veniva spontanea. Pensi, con un po’ di mestizia nel cuore: “Eh… Il film di Álvarez tutto sommato è andato bene; insomma, si vede che a ‘sto punto ci vogliono mangiare n’altro po’ sopra”. Ancor più logica, la considerazione (retorica) che veniva fuori da ‘sta premessa: a quasi venticinque anni da L’armata delle tenebre, c’ha senso riprendere ‘sta storia? Spoiler: col proverbiale senno di poi, la risposta è sì.

Ash vs Evil Dead è un male necessario

Recensione di Ash vs Evil Dead, serie televisiva statunitense di genere horror e commedia, creata da Sam Raimi, Ivan Raimi e Tom Spezialy per la rete Starz

Partiamo dal presupposto che, all’epoca, erano state fatte promesse. Mirabolanti promesse di gore, violenza, volgarità e immancabili oscenità. Tutte cose cioè, che qualunque fan di Evil Dead in modalità Vigo il Carpatico, pretende e vuole. In quanto marchi distintivi e imprescindibili della saga.

Ecco, a differenza di reboot, remake, prequel o qualsivoglia altra operazione-marchetta, robe per lo più attaccate con lo sputo giusto per mungere senza pietà né vergogna gli appassionati, Ash vs Evil Dead, come dire… rispetta il suo passato. Però, riesce anche a non esserne schiavo. Nel senso che, sarebbe stato immensamente facile prendere Bruce Campbell, buttargli addosso un paio di secchiate di sangue e via. Buongiorno 1981, come stai?

Bisognerebbe sempre, sempre, aver ben chiara la differenza che passa fra citazione e ripetizione, fra coerenza e brodaglia scaldata all’infinito. La lungimiranza di Raimi, Campbell e Tapert sta nell’aver riutilizzato, sì, quegli stessi personaggi e sì, marciato su ogni singolo dettaglio visto in precedenza. Ma, e questo è il punto, ampliandone le suggestioni in modo, appunto, coerente.

Recensione di Ash vs Evil Dead, serie televisiva statunitense di genere horror e commedia, creata da Sam Raimi, Ivan Raimi e Tom Spezialy per la rete Starz

In pratica, Ash vs Evil Dead è un po’ lo stesso discorso di Prometheus. Oh, tutta quella pippa fanta-meta-psico-religiosa del film di Ridley Scott può piacere come che no, questo è chiaro. Tuttavia, il tentativo almeno, di fare qualcosa di nuovo c’è stato. Anziché uscirsene con lo stesso film di quarant’anni fa ma con l’alieno fatto bene in CGI.

La differenza, sostanzialmente, sta nel fatto che con Ash vs Evil Dead l’hanno fatta semplice. Senza andarsene per frasche con millemila pipponi che fanno a cazzotti con quanto visto nei film. In generale, la serie risponde alla domanda: dopo aver sconfitto il male e salvato il mondo alla fine de L’armata delle tenebre, che n’è stato di Ash Williams?

Assolutamente niente. Continua a fare il commesso nello stesso pulcioso negozio di allora, vive in una squallida roulotte e si alcolizza a ufo tutte le sere cercando di scoparsi chiunque gli capiti a tiro. Piccolo dettaglio, su carta almeno, Ash sarebbe comunque il “custode” del Necronomicon.

Recensione di Ash vs Evil Dead, serie televisiva statunitense di genere horror e commedia, creata da Sam Raimi, Ivan Raimi e Tom Spezialy per la rete Starz

Ora, magari sarà per essere stato troppo a contatto col male assoluto. Oppure, per l’età che avanza, forse. Sta di fatto che Ash è scemo tanto, se non più, di quand’era ragazzo. Siccome il Necronomicon lo usa per tenerci l’erba, una sera, dopo aver fumato, per impressionare la tipa che voleva ingroppare si mette a recitare alcune formule del libro a casaccio. Risultato: il risveglio del male.

Fatta la cagnara, Ash cerca di metterci la proverbiale pezza a colori. Cioè, ignorare la situazione trasferendosi da un’altra parte. Sperando che, in qualche modo, il problema si risolva da solo. Ovviamente no e, fra ‘na cosa e l’altra, vengono tirati per il mezzo pure due commessi che lavorano al negozio con lui, Pablo Bolivar (Ray Santiago) e Kelly Maxwell (Dana DeLorenzo).

I quali, dopo giusto qualche piccola reticenza iniziale – dopotutto, Ash sembra il classico cinquantenne in piena crisi di mezza età, mezzo scemo e anche un po’ inquietante – stringono amicizia con lui, formando una piccola squadra “anti-mostri”. In realtà, Pablo e Kelly si uniscono a lui dopo aver avuto a che fare coi deadites ma, soprattutto, dopo aver visto Ash in azione. Che alla bisogna, torna il macho-eroe che spacca culi a nastro.

Bruce Campbell: Ashley J. "Ash" Williams

Ecco, a grandi linee, questo è lo startup di Ash vs Evil Dead. Una serie con cui, Raimi & co., sono riusciti a dare nuova linfa vitale a un personaggio tanto iconico quanto affascinante. Dandogli, pure, un senso e uno scopo al di là del semplice “ammazza e squarta”. Corsa matta, disperata e scontata verso quel “Groovy” che tutti s’aspettano.

Si diceva più su che, in effetti, l’approccio più semplice era quello di prendere Campbell, mettergli fucile e motosega in mano e to’, vai col mostro della settimana. Anche in virtù del fatto che, per la maggiore, uno è abituato a vedere Ash, unico a venir fuori da un mare di sangue e cadaveri, affrontare i deadites da solo. Generalmente, in una casupola nel niente in provincia di non lo so.

Metti pure che i personaggi interpretati da Dana DeLorenzo e Ray Santiago, inizialmente, convincevano poco poco. Semplicemente perché la saga, in crescendo, ha sempre puntato molto sull’umorismo nero e sulla slapstick comedy. In questo senso, ad affiancare non una ma ben due spalle, anche se necessario in termini puramente pratici, c’era il rischio fortissimo di trasformare tutto in una roba tipo Scooby-Doo.

Dana DeLorenzo: Kelly Maxwell

Invece, Pablo e Kelly funzionano non alla grande ma alla grandissima, proprio. Sarebbero potuti essere semplici macchiette di contorno. Sagomette di cartone messe lì, nel frattempo Ash distrugge cose e ammazza gente. Al contrario, vengono caratterizzati, sviluppati e contestualizzati. Avendo poi, nel corso della serie, un loro senso e un loro perché nell’economia della situazione.

In generale, a proposito di contesto, nel corso delle tre stagioni di Ash vs Evil Dead, le situazioni in cui i personaggi vengono a trovarsi, sono parte di un quadro un tantino più realistico. Nel senso che il mondo in cui si muovono è un “mondo vivo”. In cui a ogni azione corrisponde una reazione. Per capirci, i deadites, che siano cadaveri o persone ancora vive, sono posseduti dal male, ok?

Una volta fatti a pezzi, il male lascia i corpi e questi riprendono il loro aspetto normale. Perciò, agli occhi del mondo esterno (vivo, abitato, pieno di gente) Ash è ‘na specie di serial killer che si lascia dietro una scia di morti. Ecco, questo è un approccio che viene sfruttato, in modo piuttosto intelligente, sia per la crescita che l’esplorazione del personaggio.

Bruce Campbell: Ashley J. "Ash" Williams

Infatti, nella seconda stagione viene detto che Ash è cresciuto in una piccola città di provincia chiamata Elk Grove. Che suo padre, Brock Williams (Lee Majors) rozzo, volgare e agricolo quanto e più del figlio è vivo. Nonché, dulcis in fundo, tutta Elk Grove odia Ash, soprannominato “Ashy Slashy”. Questo perché, tutti, sono convinti che sia un maniaco omicida.

Un pazzo che abbia approfittato, quel giorno di trent’anni prima, di trovarsi in quella baita sperduta fra i boschi per massacrare fidanzata, amici e un gruppo d’escursionisti. Un cavillo legale, botta di fortuna che agli abitanti di Elk Grove proprio non sta bene, è l’unico motivo per cui non sia finito sulla sedia elettrica.

Tra l’altro, restando in tema di cavilli legali, ci tenevano così tanto ad Ash vs Evil Dead, da riuscire pure a risolvere la cagnara con la Universal. Infatti, gli eventi de L’armata delle tenebre, inizialmente, non potevano essere specificamente menzionati. Proprio per via della Universal, che ne aveva i diritti. A quanto pare, verso metà 2016, Robert Tapert riuscì in qualche modo a metterci una pezza e risolvere la situazione.

In questo modo, la serie ha potuto inglobare i fatti de L’armata delle tenebre nella storyline principale dalla seconda stagione in poi. Forse, è questo il gigantesco elefante nella stanza, diciamo un tantino, difficile da ignorare. Nei primi mesi del 2018, a due episodi dalla fine della terza stagione, Starz, il canale a pagamento che ha prodotto la serie, annuncia ufficialmente la cancellazione.

Recensione di Ash vs Evil Dead, serie televisiva statunitense di genere horror e commedia, creata da Sam Raimi, Ivan Raimi e Tom Spezialy per la rete Starz

Ora, ci sarebbe il bisogno di fare una premessa e una considerazione. La premessa è che non importa il perché, ma il come. Nonostante Ash vs Evil Dead abbia vinto vari premi; nonostante tutte e tre le stagioni abbiano un rating di oltre il 90% di gradimento sui siti d’aggregazione, frega poco. Il calo d’ascolti ne ha decretato la fine. Ok, difficile da capire ma decisamente chiaro da afferrare come concetto.

La considerazione, quindi, è che uno spettacolo, qualunque spettacolo grande o piccolo che sia, arrivato a un punto simile si trova a fare inevitabilmente i conti con una gigantesca trave nel culo. Ché, letteralmente, costringe uno o due episodi al più, a risolvere da soli una serie intera. Tanto più è difficile, quando è chiaro che non era quella l’intenzione prevista.

Cerchiamo di capirci senza spoiler, ok? Lì per lì, quell’episodio finale, L’uomo cazzuto (The Mettle of Man) un po’ di schifìo te lo fa salire appena finito di vederlo. Sia chiaro, non perché sia brutto, fatto male, ridicolo o cose del genere. Anzi. Semplicemente, ti lascia insoddisfatto. Perché pensi: “Cioè, è così che si concludono le avventure di Ash? Tutto ‘sto casino e alla fine, ci ritroviamo allo stesso punto e a capo di trent’anni fa?”

Bruce Campbell: Ashley J. "Ash" Williams

Dispiace particolarmente, perché seppur solida e intrigante fin dall’inizio, il vero balzo creativo di Ash vs Evil Dead comincia a vedersi proprio dalla terza stagione. Finalmente, erano stati chiariti tutti i sospesi dei film precedenti. Il passato era stato affrontato e qui, complice anche Brandy (Arielle Carver-O’Neill) la figlia che Ash non sapeva di avere, il personaggio stava affrontando una crescita reale.

Lo stesso vale per Pablo e Kelly: ammirevole come siano riusciti a mantenere il punto della situazione. Il loro story arc, separato da quello di Ash, iniziava a prendere sempre più piede attraverso la linea narrativa, diventando significativo per la trama generale. Questo dimostra che Ash vs Evil Dead non era un semplice prodotto di sfruttamento. Un ravanare aggratis nel passato per battere cassa.

Bensì, c’era la voglia di continuare. Di esplorare, far crescere ‘sta storia iniziata quasi quarant’anni fa. Capiamoci: chiunque abbia visto anche solo un film della saga, sa perfettamente che la storia di Ash e del Necronomicon è, come dire… una specie di deus ex machina. Un espediente, insomma. Pensato per marciare ciclicamente, ancora e ancora, sulla stessa storia.

Campbell, Raimi e Tapert non hanno perso l’opportunità di riportare, nel vero senso della parola, in vita Ash Williams. Non hanno perso l’opportunità di mostrare lui, le sue avventure e i suoi compagni sotto una nuova luce. Trasformando il franchise in una serie TV, sono stati in grado di espandere il mito di Evil Dead in modo sorprendente.

Recensione di Ash vs Evil Dead, serie televisiva statunitense di genere horror e commedia, creata da Sam Raimi, Ivan Raimi e Tom Spezialy per la rete Starz

Dopo aver sistemato il passato e preparato il terreno, proprio quand’erano, ma giusto a tanto così, dal mostrare un nuovo capitolo della vita di Ash oltre i fatti de L’armata delle tenebre, tutto è finito. Perciò, riguardando il finale di Ash vs Evil Dead, riflettendoci un attimo ti accorgi che, no, quel senso di delusione generale, non viene dal modo in cui la serie s’è conclusa.

Voluto o meno, quel finale lì, paradossalmente è l’unico a sembrare in qualche modo appropriato. Piuttosto, a deludere è ciò che intrinsecamente significa. Ovvero, aver bloccato la saga in un loop da cui non uscirà mai e che, noi spettatori, rimarremo sempre con quel dubbio su cosa accadrà ad Ash.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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