Aquaman recensione film DC Comics, regia di James Wan con protagonista Jason Momoa

Aquaman – La sirenetta della DC

Aquaman, stranamente, sin dal primo trailer m’aveva dato certe good vibrations che, sul serio, manco tutti i Beach Boys messi assieme. Cosa di cui in primis io, so’ rimasto piuttosto sorpreso. Sorpreso e pure perplesso, siccome tutta ‘sta paccottiglia di super tizi, in generale, mi puzza di vecchio peggio della vecchia vita di Willy, appena trenta secondi dopo aver messo piede a Bel Air.

Alla fine, è successo che so’ andato a vedere Aquaman entrando in sala convinto di vedere qualcosa di tutto sommato carino. Ne sono uscito poi contento, perché

Aquaman è una sirenetta super-cazzutissima gonfiata a steroidi.

Aquaman recensione film di James Wan con Jason Momoa

Dunque, perché ‘sto parallelismo Aquaman-Sirenetta? Certo, non perché entrambi stanno in fondo al mar, eh. Probabilmente, molti lo sapranno e l’avranno già capito. Per tutti gli altri, molto in brevis, fra gli anni ’70 e ’80 la Disney non è che andasse proprio a gonfissime vele. I fallimenti erano tanti e i dindini che entravano in cassa pochi.

Si sperimentava un po’ tutto, arrivando persino all’horror, ma c’era una mancanza cronica di, come dire… identità, e i film proprio non decollavano. Anzi. Addirittura nel ’85, Taron e la pentola magica fu ‘na mazzata quasi letale. Si corse ai ripari in tutta fretta e nel ’89 uscì La sirenetta. Successo di proporzioni blasfeme, che diede il via al periodo indicato successivamente come Rinascimento Disney.

Aquaman recensione film di James Wan con Jason Momoa

Quest’arco temporale iniziato con La sirenetta e conclusosi con Tarzan, vede Disney scoprire la “formula magica” del successo: ogni film doveva seguire una precisa linea di condotta narrativa e seguire determinate formulazioni. Tipo che, imprescindibilmente, ci dovevano essere parti musicali, per esempio. Oppure il risvolto sentimentale, con la storia d’amore tormentata/ostracizzata, oppure ancora, animali o esseri antropomorfizzati come spalla del protagonista e via dicendo.

Onestamente, se un quattro o cinque anni fa, m’avessero detto che il film post-Nolan di maggior successo della DC fosse stato Aquaman, probabilmente mi sarei vomitato addosso dal ridere. No, voglio dire: Aquaman. L’eroe che da circa ‘na quarantina d’anni è l’emblema dello sfigato (poi c’arriviamo a ‘sta cosa, comunque). Invece, zitto zitto, questo è probabilmente l’apripista di un ipotetico, quanto probabile, “Rinascimento Warner”, come fu La sirenetta all’epoca per Disney.

In questo senso, a fronte degli attuali novecentocinquanta milioni che ha incassato, alla Warner finalmente so’ arrivati a capire due cose che, effettivamente, non ci voleva certo la scienza per arrivarci. Ovvero, in primis smetterla d’affannarsi a correre disperatamente dietro a Disney. Soprattutto, cosa più importante, se vuoi fare un film su un tizio, che sia Superman, Aquaman, Flash o chi diavolo si voglia, l’approccio Bat-Nolan è proprio l’ultimissimo da prendere in considerazione.

In Aquaman, la trama di base è piuttosto semplice ed è la classica origin story che serve a introdurre personaggi e vicende. Una storia sì, tutto sommato accessibile – ovviamente – e lineare. Ma, de facto molto appagante. In quanto copre, efficacemente, quasi ogni possibile cliché del genere eroico.

D’altro canto, nonostante il soggetto sia stato scritto da Geoff Johns (presidente e direttore creativo responsabile della DC Comics, nonché uno degli autori più importanti degli ultimi anni) e James Wan, è una cosa questa, alla portata di un qualunque medio sceneggiatore di Hollywood.

Aquaman recensione film di James Wan con Jason Momoa

Piuttosto, la sfida più grande era quella di scollare da Aquaman quell’aria da zimbello, paria fra gli eroi, che c’ha addosso da quarant’anni, più o meno. Chiunque abbia letto, fosse anche solo un miserabile mezzo straccio di fumetto negli ultimi venticinque anni, sa perfettamente che Aquaman non è lo sfigato che si fa ridere dietro pure dai cavallucci marini.

Purtroppo però, anche se ormai sono lontani i tempi degli anni ’50 e ’60, quando le sue avventure erano, non voglio dire sciocche, ma piuttosto facilone e infantili, a peggiorare la situazione c’hanno pensato i Super Amici di Hanna-Barbera. Serie animata tanto campy nei toni, quanto la serie live action di Batman con Adam West.

Aquaman recensione film di James Wan con Jason Momoa

Pertanto, a differenza di un Superman o un Batman qualsiasi per esempio, dal 1973 che iniziarono i Super Amici, Aquaman non c’ha avuto nessun Richard Donner, nessun Frank Miller e certo nessun Tim Burton che lo ridimensionasse agli occhi del grande pubblico.

Essenzialmente, come dicevo più su, alla Warner finalmente, in un modo o nell’altro, ci so’ arrivati che quella cosa di correre appresso a Disney come scimmie cieche e sceme era ‘na cazzata bella e buona. Ma soprattutto, la cosa più importante, è l’aver preso le distanze dal lavoro di Zack Snyder.

Tutta quella cupezza, pesantezza inutile fine a se stessa acuita allo spasmo e spacciata per maturità, cucita a forza su storie profonde quanto una pozzanghera (Martha docet), alla fine l’hanno capito che se ne scende meno di Rezzonico per Gervasoni. Realizzando che l’unica strada realisticamente funzionale, è quella segnata da Wonder Woman.

Mi spiego meglio: la strada è quella fantastica dei mattoni gialli che porta dritto alla Città di Smeraldo del semplice divertimento. Divertimento dato dall’azione e dal sense of wonder, libero di andare a tutta forza. Com’è giusto che sia d’altronde, se mi fai un film il cui protagonista si chiama Aquaman, no?

Il merito di aver riportato la Dorothy degli abissi sulla strada giusta, va a James Wan. Che per quei pochi che non lo sapessero, è il regista (e creatore) di Saw – L’enigmista, Insidious e The Conjuring. Ora, Wan può piacere come che no, ovvio. Sta di fatto però, che è uno che c’ha le idee chiare e arriva dritto al punto senza andarsene per frasche.

Perciò, potendo contare (‘na volta tanto) su ‘na linea di condotta chiara e precisa, a un certo punto Aquaman tira come un treno. La regia di Wan offre una grande quantità d’azione dinamica, dando un impatto visivo raramente visto nei film live action. Uno spettacolo d’azione, esplosione di luci e colori fantastici e abbacinanti, che offre tutto quello che ci si può aspettare e, auspicabilmente, desiderare da un film del genere.

Wan è riuscito a creare un’epica subacquea, ficcando dentro tante di quelle cose da far paura. Tanto per capirci, Aquaman è il mezzuomo chiamato a compiere il suo destino attraversando una Pandora sottomarina, prima che l’impero colpisca ancora. Un’amalgama cioè, di assets tanto riconoscibili, quanto semplici e funzionali nell’economia del film.

Addirittura, e questa è ‘na cosa che m’ha lasciato veramente di stocco (lo so, questa era brutta, ma tant’è) Wan è riuscito a farci stare in mezzo a tutto questo, pure riferimenti e citazioni manco tanto velati, a H.P. Lovecraft. L’orrore di Dunwich e Dagon, su tutti.

Ora, parliamoci chiaro: Aquaman non è assolutamente un film perfetto, questo è sicuro. Per dire, c’è la sottotrama che coinvolge Black Manta, un nemico storico di Aquaman, che in fin dei conti non è altro che ‘na specie di filler. Un qualcosa dunque, che serve giusto ad allungare un po’ di più il brodo di esplosioni e mazzate.

È sgradevole? No, anzi. In realtà è stato fin troppo quello che so’ riusciti a fare. Tuttavia, appunto è troppo. Ché diventa piuttosto superfluo, dato che il brodo è già bello che lungo. Le cose sarebbero potute essere gestite un tantino meglio con giusto ‘na spuntatina qua e là, che probabilmente avrebbe giovato.

Ché due ore e mezza so’ parecchie e il film, a un certo punto, tende a essere un po’ ripetitivo. Ovviamente, niente di diverso dalla media dei cinecomics dal budget fanta-faraonico, ma tant’è. Di qualcosa, si poteva pure fare a meno. E a proposito, pure le gag di ridere che fanno tendenza, e certo non potevano mancare, funzionano; per la maggiore.

Qualcuna è veramente molto azzeccata, altre accettabili e altre ancora, tipo la questione dell’ascella commossa sott’acqua, se la sarebbero potuta benissimo risparmiare. Ma oh, tutto sommato la cosa gira. E siamo sicuro a una spanna sopra a tristezze tipo lo Zio del Tuono.

A ogni modo, le creature e i mondi subacquei sono assolutamente fantastici, resi in un modo incredibilmente coinvolgente. In molte parti, un vero trip Vaporwave fatto di colori e luci al neon abbaglianti e suggestivi. E il bello è, che quando c’hai tutto questo, non c’hai bisogno d’impantanarti in inutili spiegoni. Lasci semplicemente parlare le immagini.

Ma onestamente, tralasciando tutto questo, la cosa che più m’ha colpito e m’è piaciuta di Aquaman è, come posso dire… il suo equilibrio. Jason Momoa nei panni di Arthur Curry/Aquaman è assolutamente perfetto. Perché ‘sto tipo, è il figo super cazzuto che tutti vogliono vedere nei film d’azione.

È la naturale evoluzione degli Schwarzenegger, Stallone e tutti gli altri eroi anni ’80 che non credevano nelle magliette. Un neo-Vin Diesel pre-doppio mento, che salvava il mondo sullo snowboard e prendeva a cazzotti gli alieni al buio. Momoa e tutto il resto del film insomma, ti urlano in faccia “Tirannosauro superdotato™” che Ventura spostati.

Ci sono le strizzate d’occhio al passato; persino cose molto discutibili (di polipi e conga, per dire), certo. Ma tutto, e quando dico tutto voglio dire tutto, è stato fatto per essere la quintessenza della cazzutagine: dal primo schiaffo che tira Nicole Kidman come Atlanna, fino all’ultima posa in slow motion di Momoa che si guarda alle spalle di sbieco.

Wan è un’esteta e, anche se non mi va di scadere nel brutto luogo comune/stereotipo razziale ma… gli asiatici in generale sanno come rendere epica pure ‘na corsa alla ritirata in mezzo ai boschi. Tuttavia è, come dicevo, l’equilibrio di tutto questo che m’ha colpito molto.

Aquaman, il film quanto il personaggio, sono pervasi da un sottile umorismo tongue-in-cheek, in grado di mantenere tutto a un certo livello. Un po’ come il Dante del primo Devil May Cry per capirci: tanto ironico da non prendersi mai drammaticamente troppo sul serio, e mai troppo scemo da ridicolizzare tutto quanto e buttarla in infantile cagnara.

Alla fine della fiera, i tempi di Remo Williams, Commando, Die Hard, Pitch Black e compagnia cantante, sono belli che lontani. Lontani, ma non dimenticati. I cinecomics sono i nuovi action movies di oggi e Aquaman, paradossalmente, fa un passo indietro che lo avvicina molto ai “bei vecchi tempi”, rappresentando perciò un passo avanti evolutivo per il genere.

Pare dunque, che pure quelli di Warner abbiano trovato “la formula magica”: azione, divertimento e sense of wonder. Ma soprattutto, che leggerezza è sinonimo d’infantilità, quanto l’inutile ammorbamento lo è di maturità.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

Aquaman

Titolo originale: Aquaman

Regia: James Wan
Produzione: Peter Safran,
Rob Cowan
Sceneggiatura: David Leslie Johnson-McGoldrick,
Will Beall
Soggetto: Geoff Johns,
James Wan, Will Beall
Starring: Jason Momoa
Ambra sentito
Willem Dafoe
Patrick Wilson
Dolph Lundgren
Yahya Abdul-Mateen II
Nicole Kidman

Casa di produzione: Warner Bros.,
DC Entertainment
The Safran Company
Cruel and Unusual Films
Mad Ghost Productions
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Data di uscita: 21 dicembre 2018

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Aquaman
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