Privacy Policy 3 ragazzi ninja - Ma ninja ninja, proprio - Il Sotterraneo del Retronauta

Il Sotterraneo del Retronauta

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3 ragazzi ninja – Ma ninja ninja, proprio

Chad Power: Tum Tum, Max Elliott Slade: Colt, Michael Treanor: Rocky

3 ragazzi ninja (3 Ninjas) è un film vecchio di quasi trent’anni. Insomma, parliamo del 1992 che non è proprio ieri o ieri l’altro. Ora, cambiano i tempi e cambiano i modi: vero è che il passato non può essere (ri)valutato con gli occhi del presente; a patto di non voler scivolare su quella buccia di banana col bollino revisionismo, ovvio.

Tuttavia, la cosa strana è che 3 ragazzi ninja non è un brutto film contato in ottica contemporanea. No, 3 ragazzi ninja è proprio ‘na scemenza oggi, esattamente com’era ‘na scemenza già nel ’92. C’era una volta, tanto tempo fa, un futuro ormai passato. Un futuro fantasiosamente idealizzato sulla cui fronte c’era scritto, sì, giocondo ma, subito sotto, pure Giappone.

Tokyo e le altre grandi metropoli giapponesi, giungle di plastica e metallo dove al posto di rami e liane s’aggrovigliano insegne al neon dai colori fluo-shock e schermi giganti a perdita d’occhio, per il resto del mondo rappresentavano un’istantanea di un luogo dove il domani era già arrivato.

3 ragazzi ninja fra ieri e oggi

Recensione del film 3 ragazzi ninja (3 Ninjas) del 1992

Metti però, che non erano mica i giapponesi a fartela pesare ‘sta cosa: c’era Hollywood a rimarcare ben bene il concetto, nel caso a qualcuno fosse sfuggito. Negli anni ’80, il rampantismo tecno-capitalistico del Giappone, porta l’America a vivere ed esportare in tutto il mondo la sua infatuazione per la terra del Sol Levante. Rapporto, del resto, basato per lo più su di una bizzarra dicotomia amore-timore.

Per esempio, già nel ’79 faceva la sua comparsa sugli schermi la Weyland-Yutani. La compagnia che in Alien, con le sue oscure macchinazioni punta a sfruttare gli xenomorphi come bio-armi. Tra l’altro, forse non tutti sanno che, inizialmente, il nome scelto per la compagnia nippo-americana era Weyland-Toyota. Nome poi scartato per ovvie ragioni ma che, in effetti, centrava il concetto. Forse pure troppo.

In RoboCop, ED-209, così ingombrante, goffo e difettoso è la fantascientifica rappresentazione di un’industria che non è in grado di competere e tenere il passo con produzioni estere più efficienti. Metafora abbastanza sottile, che in RoboCop 3 degli sceneggiatori poco delicati trasformano nel classico elefante nella stanza.

Oppure, a proposito di elefanti nella stanza, Marty McFly, no? Che nel 2015 di Ritorno al Futuro – Parte II viene licenziato dal suo capo, il signor Fujitsu. Nonostante la discutibile, quanto lecchinosissima, doppia cravatta a fantasia Sol Levante. Oppure ancora, Die Hard – Trappola di Cristallo. Dove John McClane, con moglie e terroristi, “festeggia” il Natale al Nakatomi Plaza.

Victor Wong: Mori

Questi sono, essenzialmente, solo alcuni esempi; la lista di titoli che guardavano a oriente – soprattutto in ambito fantascientifico, filone generalmente noto per la capacità di dare corpo alle paranoie di ogni forma e misura – fra meraviglia e paura è lunga. Lunghissima, nel momento in cui si prende in considerazione un piccolo, quanto inquietante, risvolto: l’ascesa dei film sui ninja.

Quando gente come Bruce Lee, Sonny Chiba, Sho Kosugi e Jackie Chan arrivarono in occidente, fu un gran momento. Nei primi anni ’70, in molti paesi le restrizioni della censura su linguaggio e violenza cominciavano ad allentarsi. Perciò, nei polizieschi e i crime drama come, che so… Bullitt, per esempio, questi elementi si sono diffusi a macchia d’olio. Tuttavia, la cosa forse più importante, è che negli anni ’70 c’è stata l’esplosione dei film d’arti marziali di Hong Kong.

Sicuramente, in gran parte (se non tutto) il merito è di Bruce Lee. Con Il furore della Cina colpisce ancora, Dalla Cina con furore e I 3 dell’operazione Drago ha fatto conoscere i film di mazzate-uattà™ all’occidente. Anche se, molto probabilmente ciò che ha influenzato maggiormente i successivi film action occidentali, è stato il lavoro di Sonny Chiba. Ché Chiba per anni, per soddisfare la sete di mazzate, sangue e violenza, ha allattato allegramente il pubblico alla sua tettina.

Il rovescio della medaglia, è che da qui in poi le cose sono precipitate in un’appropriazione culturale indebita, con porcate ai limiti del tollerabile. Si passava con scioltezza dal successo di cose, sì, innocue ma comunque allucinanti come Karate Kid, a robe totalmente agghiaccianti tipo la serie Guerriero americano. Santo. Cielo.

Recensione del film 3 ragazzi ninja (3 Ninjas) del 1992

Urletti, calcetti e mossette ai limiti della sindrome di Tourette venivano sbattuti ovunque. Che fosse action, dramma o commedia poco importa: il genere, era solo un dettaglio. In questo senso, 3 ragazzi ninja rappresenta uno degli ultimi, disperati colpi di coda di una moda, delirante, che finalmente stava esaurendosi. Che in ogni caso, prima della dipartita, ha assestato un paio di colpi mica da ridere, insomma.

In 3 ragazzi ninja, Samuel, Jeff e Michael, sembrerebbero tre semplici ragazzini come tanti. Se non fosse per il fatto che ogni estate, i nostri tre giovini trascorrono le vacanze nel ranch del nonno. Attenzione, qui la svolta: nonno Mori (Victor Wong) è giapponese. I come e i perché di questa parentela, naturalmente, non sono chiari. Conta solo il fatto che Mori sia giapponese e quindi, va da sé che questo basta e avanza per renderlo un esperto di arti marziali. Buongiorno stereotipi razziali.

A ogni modo, il vegliardo, in virtù delle proprie radici, addestra i nipoti nell’arte mistica e fantasiosamente stereotipata del ninjustu cinematografico. Questo prevede, come ogni buon educatore sicuramente saprà, il mettere in mano a dei bambini armi vere e potenzialmente letali. Con cui, un paio di settimane l’anno possono “addestrarsi a fare i ninja”.

Rand Kingsley: Hugo Snyder

Così, una volta terminato “l’addestramento” durato sì e no una settimana, nonno Mori decide sia giunto il momento per i ragazzi di essere battezzati coi loro nuovi nomi da “ninja”: Rocky, Colt e Tam Tam. Nomi da ninja, ma ninja ninja, proprio. Giusto ché, non so… Sanjuro, Takeda e Kambei per esempio, parevano troppo americani.

Detto questo, facciamo la conoscenza di Sam Douglas: agente F.B.I. e padre dei ragazzi. Sam è sulle tracce del suo acerrimo nemico, il criminale internazionale (sfortunatamente non Zack, ma un altro) Snyder. Quest’ultimo, nonostante sia più volte a un soffio dalla cattura, riesce sempre, immancabilmente a farla franca. Per dindirindina. Ciò, grazie pure al fatto di essere a capo di un esercito di ninja cinematograficamente stereotipati.

Questo significa che, per far capire a tutti che loro sono ninja, ma proprio ninja ninja, vestiranno sempre nella classica tenuta nera con cappuccio e maschera con cui tutti se l’immaginano. Altrimenti, durante le scene qualcuno potrebbe non arrivare al fatto che loro sono proprio ninja ninja a tutti gli effetti. Ciao filosofia che prevede la mimetizzazione con l’ambiente circostante, ciao.

Comunque sia, sfuggito nuovamente all’arresto, Snyder va al ranch di nonno Mori. Perché, comodamente ai fini della trama, in passato i due erano compagni d’allenamento. Perciò, saputo che Mori è il suocero dell’agente Douglas, tenta di fare pressioni su di lui affinché Douglas abbandoni le indagini.

Recensione del film 3 ragazzi ninja (3 Ninjas) del 1992

Parte poi delirante segmento in cui, 3 ragazzi ninja tenta di copiare le Tartarughe Ninja. Snyder invia un drappello di soldati, ma proprio ninja ninja, in pieno giorno all’assalto del ranch. Grazie alle abilità dei tre ragazzini, tutti vengono facilmente pestati. Se tanto mi dà tanto, fossi Snyder rivedrei le mie politiche d’assunzione.

Comunque, svariati tentavi di allungare vergognosamente il brodo dopo, arriviamo alla parte in cui dalle Tartarughe Ninja, si tenta di copiare Mamma ho perso l’aereo. Sostanzialmente, visto che i ma proprio ninja ninja hanno fallito, Snyder allora assolda tre scagnozzi. Un trio di tizi, rappresentati così male nel tentativo di farli apparire stupidi a tutti i costi, da far quasi tenerezza.

Apro e chiudo parentesi: una catena è forte tanto quanto il suo anello più debole, no? Ecco, la sospensione del dubbio, l’atto volontario in cui mettiamo da parte qualsivoglia tipo di facoltà critica allo scopo di fruire di un’opera di fantasia, funziona allo stesso modo. In altre parole, credere che un uomo sia in grado di volare e sparare raggi laser dagli occhi per seguirne le vicende, è un conto. La cessazione di ogni tipo di facoltà cerebrale, è un altro paio di maniche.

Recensione del film 3 ragazzi ninja (3 Ninjas) del 1992

Sorvolando sul perché Snyder non si affidi a qualcuno dei suoi ma proprio ninja ninja per rapire i ragazzi, ‘sti tre tizi che ha assoldato cercano di fare irruzione, quando i genitori dei “3 ragazzi ninja” non sono in casa. Che te lo dico a fare: una versione di Mamma ho perso l’aereo con un cuneo di metallo nella tempia e la bava alla bocca.

Giusto perché qualcuno, è convinto che la sospensione del dubbio sia il baluardo in grado di giustificare ogni demenziale, illogica porcata. A ogni modo, da qui in poi non c’è molto altro da dire su ‘sto 3 ragazzi ninja. Certo, ci sarebbe da sottolineare il finale.

In cui vediamo un asiatico vecchio, grasso e mezzo acciaccato che vestito da ma proprio ninja ninja, somiglia a un raviolo bruciato. Di come ‘sto raviolone, dal piatto, parte alla riscossa per salvare i nipoti. I quali, a loro volta si salvano da soli e poi, tutti insieme, a mossette, calcetti, sputi e pernacchie meno credibili di una moneta da tre euro, sgominano una banda di criminali internazionali.

Chad Power: Tum Tum, Max Elliott Slade: Colt, Michael Treanor: Rocky

Sul serio c’è il bisogno? No, eh? Perciò, 3 ragazzi ninja è, per usare un termine specificamente tecnico, un abominio cerebrale. Disperato tentativo di sfruttare il talento creativo di altri e battere, vergognosamente, cassa il minimo indispensabile copiando il successo di altri film. Il problema, essenzialmente, sta nel punto principale alla base del film: il nulla. Terribile e vorace come quello che stava per distruggere Fantasia.

In generale, il solo fatto di provare a mettere insieme, sorta di forzatissima commistione, Tartarughe Ninja e Mamma ho perso l’aereo, basta e avanza per qualificare tutta ‘sta roba. Per dire, prendiamo proprio Mamma ho perso l’aereo: perché funziona? Perché, ancora, la sospensione del dubbio funziona tanto quanto funzionano le regole che il film stesso stabilisce.

Ovviamente, non è che sia credibile il tutto; applicando le regole della vita reale, Mamma ho perso l’aereo finirebbe in, sì e no, otto minuti. No, il punto è che il film definisce delle regole interne che rispetta e quindi, nell’insieme, diventa plausibile. Difficile credere che un genitore possa dimenticarsi di un figlio, ma ti presentano una famiglia numerosissima di rincostonati al massimo.

Recensione del film 3 ragazzi ninja (3 Ninjas) del 1992

La costruzione, mette la premessa sotto una luce di plausibilità. Anche se è proprio Kevin a essere un po’ troppo sopra le righe, Harry e Marv sono una coppia d’imbranati. Vista la loro mancanza di buon senso, e grazie all’effetto sorpresa, il loro cascare nelle trappole (alcune potenzialmente letali, in effetti) di un bambino risulta, di nuovo, plausibile.

Per dire, no, quando Marv tenta d’entrare in casa passando per la porta sul retro? Afferra il pomello della porta restando ustionato. Perché non poteva prevedere che Kevin c’avesse legato dietro un cannello, arroventandolo. Questo è il punto: un pizzico d’impegno per far in modo che la sospensione del dubbio funzioni. Invece no. In 3 ragazzi ninja, non solo uno si deve sciroppare gag che non fanno ridere manco per sbaglio.

Bisogna pure credere che tre bambini, a cui non sono neanche spuntati i peli pubici, insieme a un vecchio acciaccato e sovrappeso, sgominano a mani nude un esercito di ninja criminali. Criminali che, del resto, le armi ce l’hanno per bellezza: a nessuno viene in mente di usarle per piazzare un bel proiettile nella fronte di ‘sti ragazzini.

Al di là di questo, sarebbe inutile soffermarsi su ogni singolo, assurdo, scemo, paradossale cliché di cui il film è pieno, d’accordo. Due parole però… Cioè, con tutta la buona volontà e la simpatia che ho per il compianto Victor Wong ma, seriamente, la sua è una faccia adatta per fare il nonno simpatico? Dai, è inquietante.

Recensione del film 3 ragazzi ninja (3 Ninjas) del 1992

Senza contare che nei panni del ninja, ma proprio ninja ninja, stereotipato al massimo per il pubblico statunitense medio, è ancor più fuori luogo. Tuttavia, a parte questo, sorge spontanea una domanda. Ovvero, per quale motivo, di preciso, nonno Mori è giapponese?

Lui è il nonno materno dei ragazzi, giusto? Eh, peccato però, che a parte lui nessun altro personaggio del film sia asiatico. Giustamente, uno penserebbe che, magari, in gioventù Mori abbia adottato la madre dei protagonisti. E invece no. Perché questo è un film lattiginosamente scemo per famiglie. Famiglie di decerebrati però, secondo gli autori.

Da qualche parte, a un certo punto, qualcuno deve aver pensato che vedere un bambino di otto anni pestare un sicario armato fosse l’idea comica del secolo. Perciò, sì-sì ai bambini armati di spade e shuriken. No-no a temi “tristi” come l’adozione. Quelli sono tabù e non vanno assolutamente affrontati.

Ergo, in 3 ragazzi ninja la parentela è un accessorio: non c’è la benché minima spiegazione al rapporto fra Mori e i nipoti. In realtà, una spiegazione ci sarebbe pure, riassumibile in due parole: stereotipo razziale. Alla fine, sono il primo a portare lo stendardo amarcord della nostalgia canaglia.

Quindi, capisco perfettamente quelli affezionati, per un motivo o per l’altro, a 3 ragazzi ninja. Ciò non toglie però, che se una cosa fa schifo, continuerà sempre a far schifo. Soprattutto, nel momento in cui gli autori, moralmente, trattano gli spettatori come una massa di poveri rincoglioniti pronti a bersi qualunque porcata.

Ah, un’ultima cosa: 3 ragazzi ninja, incredibile ma vero, ebbe tre seguiti.

  • I nuovi mini ninja (3 Ninjas Kick Back) uscito nel ’94.
  • Tre piccole pesti (3 Ninjas Knuckle Up) del ’95.
  • Lo stile del dragone (3 Ninjas: High Noon at Mega Mountain) del ’98.

Uno peggio dell’altro, inutile anche sottolineare ‘sta cosa. Tuttavia, la cosa interessante è che gli autori credevano talmente tanto in questi progetti, che invertirono l’ordine di uscita. Infatti, Tre piccole pesti venne girato nel ’93 con lo stesso cast dell’originale 3 ragazzi ninja, di cui era il seguito diretto.

Invece fu distribuito solo due anni più tardi, dopo l’uscita de I nuovi mini ninja. A conti fatti, il vero terzo seguito, in cui è presento solo Max Elliott Slade a interpretare il ruolo di Colt.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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