Venom recensione film

Venom – Campa simbionte che l’erba cresce

Così, quello che per anni è stato il sogno bagnato di ogni adolescente anni ’90 appassionato di fumetti, alla fine è diventato realtà. Venom. Il film. L’hanno fatto. L’hanno fatto davvero. Fischi e botti dagli spalti, signori. La folla esulta, il film di Venom non è più un sogno, ma una solida realtà. Applausi, lacrime e pacche sulle spalle. Non sembrava vero, ma in fondo ci hai creduto, ci hai creduto sul serio fino all’ultimo in questo film. E quando dico di averci creduto fino all’ultimo, intendo fino a quindici minuti dopo l’inizio.

Venom recensione film

Una manciata di minuti, insomma. Che so’ bastati a farmi rendere conto di non essere più nel ’97 e che Venom, essenzialmente è il remake di Spawn fuori tempo massimo. Innanzitutto però, bisogna chiarire assolutamente un paio di fatti ché se no, non ci capiamo. Allora, per prima cosa, bisogna prendere coscienza del fatto che ormai, il “cinecomic” è a tutti gli effetti un genere cinematografico.

Saranno sì e no ‘na ventina d’anni che si sperimenta, si adatta, si testa. Da Spawn a l’Uomo Ragno di Raimi, passando per tutti quei pallidi tentativi dei primi anni duemila in cui s’è cercato di trovare la “formula” giusta, nell’ultima decina d’anni o poco meno, le cose sembrano essere andate infine al loro posto.

In altre parole, dal 2008 circa con cui s’è dato il via al progetto Marvel Cinematic Universe con Iron Man, film dopo film, man mano siamo arrivati ad avere prodotti dal linguaggio e caratteristiche ben definite. Che a oggi hanno una giusta definizione e collocazione, insomma.

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In secondo luogo, cosa ancor più importante, Hollywood non sgancia i super-soldoni per far contenti gli appassionati di fumetti. Anche se non credo ci sia ancora qualcuno convinto di ‘sta cosa, ma tant’è: l’imperativo è quello di guadagnare senza se, ma o però. A far entrare i big-money in cassa, so’ i nuclei familiari con 2, 2.5 figli a carico che vanno dai sei ai quattordici anni massimo. Per tutti gli altri, ce la si gioca buttando il contentino qua e là per tenerli a cuccia.

Paradigma questo, che trova la sua massima scusante nel: “come fai a condensare venti, trenta, quarant’anni di storie in un paio d’ore al più?” Perciò, non ha manco tanto senso ormai, parlare di fedeltà nel senso stretto del termine. Quanto semmai di attinenza, al massimo. A ‘sto punto, chiaro, il gioco sta tutto nel trovare il giusto equilibrio. Poi, ovvio, c’è chi ci riesce e chi no. Intanto, comunque il concetto quello è: un po’ di zucchero da dare ai vecchi appassionati per fargli mandare giù la pillola.

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In questo senso, visto che la nascita di Venom è ‘na cosa che va molto indietro negli anni, ai tempi delle Guerre Segrete in cui l’Uomo Ragno trovò il simbionte su un pianeta alieno, scambiandolo per un semplice costume del resto, come fai a tirar su un film senza questo background? Ma più di ogni altra cosa, come lo fai un film su uno dei principali nemici dell’Uomo Ragno, senza l’Uomo Ragno?

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Semplice: adottando soluzioni giovani e dinamiche. C’è un razzo spaziale che s’è schiantato a terra, e dentro c’erano gli alieni, fine. Ah, non è così nei fumetti? E chissene. La spiegazione te l’abbiamo data, rumina i popcorn e vediti il film. Perciò, l’ho appena detto: mettersi a fa’ i nerd sclerati sottolineando l’ovvio è inutile. Ché tanto nell’economia della situazione, conta praticamente meno di zero.

Però, ok. Sorvoliamo pure su come abbiano, brillantemente, risolto il problema delle origini. Come lo facciamo funzionare il resto? Mi spiego meglio: da un lato c’hai un personaggio cupo e piuttosto violento, che dovrebbe essere trattato in un modo. Mentre dall’altro, l’imperativo, categorico assoluto, di renderlo adatto a un pubblico di bambini ben al di sotto del level-cap massimo fissato a tredici anni.

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In un mondo perfetto, Venom avrebbe dovuto avere, come dire… un impianto “Deadpoolesco”, insomma. Anzi. Meno demenziale e più cupo, semmai. Un’aspettativa assolutamente più che lecita considerando un personaggio come Venom, no? Peccato che questi timidi tentativi, che si scorgono pure ogni tanto qua e là, si schiantino malamente su ‘na struttura semplicistica e totalmente igienizzata pensata ad hoc per i bambini.

E quindi che si fa? Niente. Ficchiamo due piedi in una scarpa sperando di non sbattere troppo forte a terra. Questo è in generale il grande problema di Venom. L’allucinante discrepanza di toni, confusione totale, venuta su prepotentemente come un rutto acido, a causa di un’assoluta mancanza di volontà nello scegliere, e seguire, una direzione ben precisa.

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Così, tanto per dire, pure lo stesso Tom Hardy in un’intervista a ComicsExplained, quando gli hanno chiesto quali fossero le sue scene preferite, ha risposto: “Quelle finite sul pavimento della sala di montaggio”. Continua poi con: “Ci sono tipo trenta, quaranta minuti di scene che non sono in questo film… Scene del “burattinaio matto”, scene dark comedy… Sai cosa intendo? Come se non fossero mai esistite.” Ripeto: questo per dire, eh.

In tutto questo, la cosa strana è che il regista Ruben Fleischer ha già esplorato con successo l’ibrido horror-humor con Zombieland. Ed è quantomeno insolito che in Venom, non ci sia assolutamente nulla della verve ironica che ha fatto funzionare quel film. In realtà, non è manco tanto il tentativo di ficcarci a forza nel mezzo umorismo adolescenziale e gag grossolane. Quella è roba che va un casino ormai, Zio del Tuono docet.

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Piuttosto, è incredibile come nel farlo, siano riusciti a far passare Tom Hardy per un rincoglionito totale. No, dico: Tom Hardy. Considerato il Brando moderno. Uno degli attori migliori della sua generazione, eccezionale in qualunque cosa lo metti a che lo riduciamo? A fare l’imitazione (brutta) di Ace Ventura.

Giuro, la scena in cui mette in imbarazzo la fidanzata al ristorante buttandosi poi nella vasca delle aragoste, presente? Eh, io mi so’ sentito a disagio. Ho provato io imbarazzo e, per un attimo, in tutta onestà, ero convinto che se ne uscisse con “Non entrate lì dentro! Woahoo!”

Ok, s’è capito che quando provano a fa’ gag e scherzoni tutti da ridere tipo Disney-Marvel-style c’è solo da mettersi un cappio al collo. La cosa peggiore però, è quando a ‘ste baracconate s’unisce pure il simbionte. A parte l’assurda piega buddy cop che a un certo punto assume la cosa, c’è un senso, sia attraverso gli elementi della performance fisica di Hardy che alcune delle espressioni facciali di Venom, che da Ace Ventura lo portano praticamente a rip-off di The Mask (che però non fa ridere).

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Tuttavia, sorvolando su questo e dopo un primo atto lento, piatto e tirato per le lunghissime più del necessario, a ‘sto punto sai com’è… uno s’aspetta almeno ‘na bella botta d’adrenalina, no? Effettivamente, alcune sequenze d’azione funzionano bene, certo. Anche piacevoli e ben coreografate, sicuramente. Tuttavia, mentre il film va avanti, ti rendi conto che tutto si trasforma nella tipica slugfest in CGI. Sopratutto, inizi a renderti conto pian piano di una bruttissima cosa.

Ovvero, la cosa secondo me più grave in assoluto: cioè che Venom sia un film nato vecchio. Vecchio nella struttura e nella forma mentis. Un po’ come tornare a casa, e accorgersi che il cartone del latte appena comprato è scaduto tipo da un mese. C’è qualcosa in Venom, una specie di brutto eco che rimbomba nelle orecchie e dice fortissimo anni ’90.

Venom recensione film

Il fatto è che Venom, ha fin troppi punti di contatto con i cinecomics dell’era 1.0 post -Spider-Man, pre-MCU. Robe come La lega degli uomini straordinari, Ghost Rider, Daredevil, Elektra tanto per dirne alcuni. Tutti film che hanno altissimi valori di produzione, certo. Ma che, effettivamente, oltre questo non vanno. Cioè, l’approccio narrativo è pressoché zero e il grosso del film, regge sugli effetti visivi. In pratica, non hanno scopo, se non quello di mostrare una versione live action di famosi personaggi a fumetti.

La tagline di Venom dice: “Il mondo ha già abbastanza supereroi”. Personalmente, la cambierei in “Il mondo ha già avuto fin troppi film come questo”. Il punto è che gente come Christopher Nolan, Joss Whedon, i fratelli Russo, James Gunn e via dicendo, coi loro film hanno dimostrato ampiamente quanto possano essere efficaci i cinecomics. Hanno contribuito, chi più chi meno nel corso degli anni, a raggiungere il risultato attuale. Hanno fissato lo standard, l’asticella della qualità minima per questo tipo di produzioni. Se non fosse sufficientemente chiaro, hanno definito il genere.

Questo film su Venom, sembra ‘na cosa venuta fuori vent’anni fa, dall’epoca di Batman & Robin, Spawn et similia. L’epoca dei film sui supereroi sciatti, piatti e incoerenti che hanno dominato prima di The Dark Knight e del Marvel Cinematic Universe di Kevin Feige. Oggi come oggi, sul serio, ‘na cosa simile non è accettabile.

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

 

 

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Venom (2018)
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

6 thoughts to “Venom – Campa simbionte che l’erba cresce”

  1. Non sono molto d’accordo che il film di Venom sia “nato già vecchio” come dici tu e molti altri critici, secondo me funziona piuttosto bene anche nel 2018, dopo decine e decine di marvelate più o meno buone. Non sarà un capolavoro come “Logan”, non mi ha divertito nemmeno la metà di Deadpool 2, ma è bello vedere qualcosa di differente ogni tanto non prodotto dall’accoppiata Dysney/Marvel!
    Fosse uscito 20 anni fa sarebbero tutti a sbavarci dietro a questo film, anche i critici leccaculo del MCU. altro che!

    1. Ti dico la verità: stasera ho intenzione di leggere le critiche a Venom. Tanto per capire un po’ che aria tira. Ché quando devo andare a vedere un film, sto alla larghissima da qualunque fonte possa anche solo minimamente “influenzarmi”. E questo vale sia in positivo che in negativo.

      A parte questo, volendo (molto volendo) posso anche accettarlo il PG-13. Posso anche mandare giù il montaggio epilettico che sballa toni e ritmo.
      Quello che però non mi va giù è che, in un mondo in cui so’ usciti film come Batman Begins fino al più recente Infinity War, venga prodotta ‘na cosa del genere. Che siamo tornati, ai tempi degli appena sufficientemente Fantastici 4?
      E credo, come all’epoca trovai una zozzeria il film su Spawn, anche se Venom fosse uscito allora il mio parere non cambierebbe.

      1. Secondo me, con tutti i suoi difetti, comunque Venom è di gran lunga migliore del passabile primo film dei Fantastici 4 (che pure tanto male non era, appunto). Vuoi confrontarlo con i film di Nolan, che sono tutto tranne cinecomics? Mi sembra quanto meno inutile. Vuoi confrontarlo con Infinity War? A che pro? Confrontalo piuttosto con quelle baracconate dei film di Amazing Spiderman, e vediamo se Venom non ne esce più che trionfante.

        1. Allora, il problema è questo: la qualità di un film, non può essere misurata con paragoni diretti. Il fatto che ci siano film, come appunto quelli dei Fantastici 4, infinitamente peggiori (o magari migliori a seconda dei casi), non giustifica in alcun modo il risultato di altri.
          In altre parole, sarebbe un po’ come, che so… nella corsa a ostacoli per dire: se arrivi ultimo, sarai sempre e comunque l’ultimo. Poi che ci siano state altre persone che, magari si so’ spezzate le gambe alla partenza, di certo non cambia il tuo risultato.

          Se ho citato Nolan e soci, non è certo per un semplicistico discorso di “questo è meglio di quello”. Piuttosto, perché hanno dimostrato che soggetti largamente ritenuti infantili (e trattati come tali), hanno invece un ampio margine di manovra. Sta di fatto che hanno realizzato prodotti di una certa qualità coi quali il pubblico può “interagire” a più livelli. Il fatto che poi, a seconda del gusto personale queste opere in sé piacciano o meno, è secondario.

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