uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

L’uomo ombra (The Shadow – 1994)

L’uomo ombra (The Shadow), giusto per chi non lo sapesse, nasce negli anni ’30 come voce narrante del radiodramma Detective Story Hour. Il programma radiofonico in sé, non era altro che un mezzuccio pubblicitario nato allo scopo di spingere le vendite dell’omonima rivista, uno dei tanti pulp magazine del tempo, tra l’altro. Solo che in brevissimo, la somma divenne più delle sue parti. L’uomo ombra ebbe un enorme successo e il pubblico, con la scimmia incarognitissima sulle spalle, ne voleva sempre di più e di più.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Così, visto che le genti tutte, più o meno se ne sbattevano altamente delle storie su Detective Story Hour, venne ingaggiato lo scrittore Walter B. Gibson. Che nella testata poi dedicata al personaggio, per vent’anni sotto lo pseudonimo di Maxwell Grant (che serviva a nascondere un collettivo di scrittori ingaggiati di tanto in tanto per alleggerirgli il carico di lavoro), è andato avanti a scrivere le storie de L’uomo ombra a un ritmo di due romanzi al mese.

Quindi, a grandissime linee, questa è la genesi del personaggio. Il quale, presumo sia chiaro a ‘sto punto, fu una vera e propria icona della cultura pop dei suoi tempi. Tanto grande, da essere pure fonte d’ispirazione per successivi personaggi come Batman, tanto per dire. Perciò, com’è che da ‘sti presupposti, s’è finito con l’agghiacciante tentativo di prendere ‘sto personaggio, e trasformarlo in una figura trendy-fesciòn dei plasticosi anni ’90?

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Il film comincia da un antefatto, in cui Lamont Cranston (Alec Baldwin) è un reduce della prima guerra mondiale trasferitosi in Tibet. Qui, sotto lo pseudonimo di Ying-Ko, diventa un potente signore della guerra il cui impero regge sul commercio della droga.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Una notte, degli strani individui fanno irruzione nella sua fortezza e Cranston, viene rapito e portato difronte al Tulku. Un… non so, mistico santone, credo. Che (per… motivi) costringe alla redenzione Ying-Ko e lo addestra in arcane tecniche di manipolazione mentale, affinché punisca i malvagi e raddrizzi i torti.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Sia chiaro, di norma sono il primo a sostenere il bisogno dell’essenzialità. Del famoso show, don’t tell, insomma. Ma, in effetti, passare da signore della guerra a eroe coi super-poteri, tramite una redenzione-lampo in appena otto minuti, forse, è giusto un tantino eccessivo.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Cose tipo i come o i perché Cranston venga convinto a purificare la sua anima, sono del tutto accessorie. No, alla fine tutto è un semplice screen crawl, un indice che elenca situazioni prima di presentarlo a New York, sette anni dopo, nei panni de L’uomo ombra.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

A New York quindi, dopo ‘sti famigerati sette anni di allenamento in Tibet, Ying-Ko torna a essere Lamont Cranston. Un generico e immotivatamente ricco playboy dell’alta società. A conti fatti, sarebbe il nipote del capo della polizia ma, siccome più volte viene sottolineato il fatto che non faccia ‘na beata mazza di niente dalla mattina alla sera, da dove prenda i soldi resta un mistero. Presumo siano i risparmi di quando commerciava in droga e schiavizzava la gente dei villaggi in Tibet per farli lavorare nei campi di papaveri.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

A ogni modo, al Museo di storia naturale di New York, viene consegnata una misteriosa cassa. Che una volta aperta, si rivela contenere nientepopodimeno che il sarcofago di Gengis Khan. In realtà, al suo interno c’è Shiwan Khan (John Lone), l’ultimo discendente di Gengis.

Il quale, dice, ha viaggiato dal Tibet agli Stati Uniti all’interno del sarcofago per assorbire i poteri del suo antenato. Come, non si sa. Ma dopotutto, so’ dettagli. Comunque sia, Shiwan vuole riprendere l’opera lasciata in sospeso dal bis-bis-bis-bis-nonno e conquistare il mondo.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Ah, altro “dettaglio”: Shiwan, che fino a quel momento non era mai stato menzionato o mostrato, si rivela essere un compagno di studi di Lamont, ai tempi della sua redenzione-lampo presso il Tulku.

Nel frattempo, il dott. Reinhardt Lane (Ian McKellen) sta lavorando a un progetto top secret per il governo, riguardo l’energia atomica. Il suo viscido assistente, Farley Claymore (Tim Curry) non si sa come, ma tanto so’ dettagli, si mette in combutta con Shiwan Khan. E spiega che il progetto di Lane, può essere utilizzato per costruire una bomba.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Naturalmente però, il dottore c’ha una figlia, Margo Lane (Penelope Ann Miller). Che viene presentata come una tizia strana che “sente le voci”. In realtà è una sensitiva e, dato che i poteri de L’uomo ombra funzionano solo sulle menti deboli (cosa significa, non lo so), su di lei non hanno effetto. Il perché, naturalmente, sempre dettagli.

Tra l’altro, mi sono sempre chiesto perché, anche mantenendo la sua centralità nella storia, Margo non potrebbe essere solo un bravo agente de L’uomo ombra. Perché l’unico personaggio femminile deve fini’ per forza a lingua in bocca col protagonista?

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Oh, so perfettamente che siamo in un film degli anni ’90: Margo segue il classico cliché della tizia affascinata dal bello e tenebroso, ok. S’innamora di Lamont, attratta dal lato oscuro di un uomo buono, d’accordo. Capisco che sulla sceneggiatura c’è scritto che devono sta’ assieme e perciò, così è e così sarà. Ma cos’è che lui, a sua volta, di preciso vede in lei oltre la scollatura?

In virtù della sua “mente forte” e dei suoi poteri mentali, L’uomo ombra dovrebbe essere l’eroe meno probabile a soccombere alle emozioni, giusto? Credo di sì, ma va be’, alla fine so’ sempre dettagli.

Comunque sia, com’è come non è, armato di una bomba atomica (nome coniato da Cranston in una sequenza piuttosto astuta), Shiwan Khan minaccia di far evaporare New York. Naturalmente, L’uomo ombra deve sventare la minaccia e, fondamentalmente, questo è il film.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Ora, se c’è una cosa che non ho mai capito e probabilmente mai capirò, è perché il progetto sia andato a finire nelle mani di chi è andato a finire. Vediamo n’attimo di capirci, ok? Da un lato, c’è Sam Raimi. Un regista pieno d’innata fantasia, che con quattro spicci e due sputi ha dato vita alla saga di Evil Dead. Con la quale viene portato vincitore dalla folla e apprezzato in generale dalla critica.

Appassionato di fumetti, Raimi per anni si batte in petto per girare il film su L’uomo ombra. Non glielo lasciano fare e perciò, lui se ne esce con Darkman. Che è solo il miglior cinecomics di sempre, del resto. Un bel successo al botteghino, fan entusiasti ma, al di là di ogni cosa, Darkman è una… diciamo versione alternativa de L’uomo ombra. Dato che comunque si basa al 90% su di lui. Che si fa dunque?

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Il film su L’uomo ombra non è più un sogno, ma una solida realtà. E chi viene messo alla regia? Russell Mulcahy. Che al suo attivo può contare: Razorback. Un insipido beast movie, rivelatosi subito un miserabile fallimento finanziario. Dopodiché venne Highlander. Il quale, anche se oggi è considerato un film di culto, comunque era e rimane tuttora un film piuttosto blando, che fece veramente schifo da paura al botteghino.

Seguì Highlander II, disastro veramente epocale che pure quelli a cui era piaciuto il primo film, volevano la sua testa su ‘na picca. Poi ancora Una bionda tutta d’oro. Super-giga-flop massacrato quasi all’unanimità, che incassò appena un quarto, dei ventiquattro milioni spesi per realizzarlo giusto per miracolo. Quindi, com’è che funziona? Con ‘sti presupposti, perché ‘sta cosa di Mulcahy e non Raimi?

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Al di là dell’assurda, per me almeno, scelta della regia, uno dei principali problemi de L’uomo ombra è un altro. Ovvero l’idea di base, semplice, essenziale ma soprattutto umile quanto un pavone dalle piume di diamanti, non era quella di fare un buon adattamento o, quantomeno, un buon film.

No, l’intenzione era quella di sfondare il mercato col blockbuster-super-mega-wow. Da cui sarebbe sorto poi, un impero multi-franchise a marchio registrato. Dalla linea di giocattoli, ai fumetti e pure prodotti per la casa, già che ci siamo. Per la serie speraci e credici. Fortissimo, però.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Il punto è che L’uomo ombra è un film favolosamente bello. Il suo impatto, la resa visiva, con ‘sta versione stilizzata in stile Art Deco di New York, in una parola è splendida. La cura con cui sono state realizzate tutta una serie di scenografie e dipinti opachi, sul serio, è magnifica. Così come il cast, agghindato con una favolosa collezione di abiti scintillanti tipici degli anni ’30, che risaltano ancor di più le scenografie.

Inoltre, ci sono pure parecchi spunti interessanti. Primo fra tutti, sottolineare la dualità del personaggio presentandolo prima di tutto come un mostro, un uomo malvagio e senza scrupoli. Che risale l’abisso della sua anima nera per poi passare dalla parte del bene.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Peccato solo, che tutto questo sia fondamentalmente un’inutile perdita di tempo. Ché L’uomo ombra è un film attraente nell’estetica, ma tutto sommato vuoto. Perché, si sarà capito come la penso, è tutto un po’ così e così: zero mordente e privo di grinta o di uno straccio d’idea che vada al di la della messinscena.

E a proposito dell’estetica: per quanto bella, comunque resta troppo pettinata, troppo pulita. Dopotutto, L’uomo ombra nasce nel 1930, in piena grande depressione. Un periodo in cui, che te lo dico a fare, la criminalità era alle stelle. Il 90% delle persone stava con la fame agli occhi, a fare file chilometriche per una scodella di ministra e un tozzo di pane.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

In un contesto simile, l’idea di un uomo che cerca di fare del bene muovendosi nel marciume e nello squallore di una società degradata e ridotta per lo più in ginocchio, c’ha ovviamente il suo appeal. Ma di questo, nel film non c’è la minima traccia. Tutto è bello, pulito e ordinato.

In questo senso, a nessuno nel film viene dato niente da fare. Personaggi, storia ed eventuali risvolti, ti vengono schiaffati in faccia in giusto quindici minuti. Il che poi, rende la restante oretta e mezza de L’uomo ombra, un semplice collage di sequenze.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

E questo d’altro canto, è il grande problema che affligge la quasi totalità dei cinecomics degli anni ’90/’00: il super-eroe che non fa ‘na mazza per tutto il film, a parte spararsi le pose in un paio di sequenze a effetto. Trascinandosi per le lunghissime fino all’ovvio, scontatissimo finale, in cui lui vince e i cattivi perdono.

In definitiva, è difficile immaginare che questo Uomo ombra sappia quali segreti si nascondono nei cuori degli uomini. Semplicemente perché L’uomo ombra, si svolge in un mondo senza segreti. Sin dall’inizio i buoni sono i buoni e i cattivi sono i cattivi. Uno schema semplicistico, certo, fedele alla forma dei pulp, ma non al suo spirito.

uomo ombra (The Shadow) recensione del film del 1994 con Alec Baldwin

Per esempio, i vecchi film della Hammer tanto per dire, oggi sono oggetto di omaggi e citazioni più o meno esplicite (vedi per esempio Il mistero di Sleepy Hollow di Burton). In qualche modo, oggi, si cerca di ricreare il fascino di quelle opere tentando di far leva sui fan e gli appassionati nostalgici. Di ricreare “artificialmente” quell’atmosfera. Ma, come nel caso de L’uomo ombra, non si riesce ad attirare il pubblico di massa come accadeva in origine.

Perché? Perché quei vecchi film dell’orrore, con le porte cigolanti e il sangue fantasiosamente cartoonesco non erano caratteristici quando erano nuovi. Erano semplice intrattenimento di massa, regolato dalle convenzioni del giorno. La gente li trovava, come dire… belli, perché erano opere contestualizzate.

E nel momento in cui una nuova generazione di spettatori dev’essere introdotta a ciò, il tutto dev’essere aggiornato in modo che non sia una semplice imitazione. Bensì, “bello” secondo gli standard attuali. Proprio come fece Tim Burton con BATMAN. Un Batman di cui, paradossalmente, L’uomo ombra è diventato un’imitazione piuttosto scadente.

 

Ebbene, direi che con questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

 

L’uomo ombra (The Shadow)

Titolo originale: The Shadow

Regia: Russell Mulcahy

Produzione: Martin Bregman
Willi Baer
Michael S. Bregman

Sceneggiatura: David Koepp,
basato su The Shadow
di Walter B. Gibson

Starring: Alec Baldwin
John Lone
Penelope Ann Miller
Peter Boyle
Ian McKellen
Jonathan Winters
Tim Curry

Casa di produzione: Bregman/Baer Productions, inc.

Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 1 luglio 1994

 

 

Summary
Review Date
Reviewed Item
L'uomo ombra (The Shadow)
Author Rating
21star1stargraygraygray

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

2 thoughts to “L’uomo ombra (The Shadow – 1994)”

  1. Secondo me Raimi è stato scartato perché con Darkman aveva dimostrato di amare di più il personaggio delle riviste pulp (niente poteri, addestramento in tibet, mentre Mulcahy ha voluto ricalcare di più lo radio e film episodi di The Shadow come volevano i produttori, mischiandoci un pò delle atmosfere glamour della serie di The Thin Man, non a caso Margo Lane ricorda molto la Nora Charles di Myrna Loy

Rispondi