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Tremors – Kevin Bacon e i vermi giganti funzionano sul serio?

La cosa che più mi piace dei film come “Tremors” è, per sommi capi, il loro essere, come dire… un po’ come Cenerentola, va’. Nel senso che, Cenerentola è principessa ma proprio dentro, no? Fa la sguattera, è vestita di pezze, dorme coi topi e c’ha pure quel giusto accenno di stato allucinatorio che non guasta mai, visto e considerato che ci parla con le pantegane. Però, comunque dentro è ‘na principessa. Tremors in fondo è la stessa cosa: una più che potenziale baracconata che appunto fece schifo al botteghino quando uscì, basato su di una storia che di originale non ha nulla, la quale per giunta, fa il verso a quelle dei film di mostri anni cinquanta; ma, come Cenerentola, a lungo andare anche Tremors alla fine s’è rivelato essere ‘na specie di “principessa”. Ma andiamoci a buttare l’occhio, prego. […]

Dunque, si diceva del bello dei film come “Tremors”; film tirati su a lacrime, sudore, sputi e preghiere. Film in cui quasi nessuno ci crede veramente fino in fondo e che poi ci si mette anche a pontificare sopra. Tipo lo stesso Kevin Bacon, che prima della distribuzione nelle sale, se ne uscì con “Non posso credere di aver fatto un film in cui ci sono vermi giganti sotterranei!” , additandolo come “il punto più basso della mia carriera”, per giunta. Eh… e invece. Cioè, se tu oggi mi dici Kevin Bacon a me due cose soltanto vengono in mente: “Footloose” e appunto “Tremors”. Perciò, direi che ‘sta cosa sia quantomai sintomatica sull’epocale abbaglio che Kevin s’era preso in merito al film. A ogni modo, vediamo n’attimo di che parla e perché in fondo, Tremors sia così maledettamente efficace.

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Il film inizia subito prepotente introducendo i nostri due eroi Earl e Val, due tipi che campano alla buona arrangiandosi come tuttofare nel mentre sono ma tipo impegnatissimi, proprio: Earl dorme nel cassone del vecchio furgoncino e Val sta poeticamente a cambia’ l’acqua al pesce sul ciglio di un burrone. Cioè, best pisciatina ever made. In ogni caso, visto che non è che ci sia proprio tutto ‘sto gran daffare a “Perfection”, ridente cittadina di ben quattordici abitanti che sta subito dopo il niente, in provincia di non lo so tanto che mi frega, i due decidono di trasferirsi e cercare fortuna nella vicina e più grande Bixby.

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Dopo aver fatto armi e ritagli e pronti per partire senza stereo nelle orecchie e senza manco sgommare, sulla strada per la sfavillante Bixby che Las Vegas levati, Val e Earl s’imbattono nel vecchio Edgar arrampicatosi sul traliccio dell’energia elettrica. Fondamentalmente, chiunque sarebbe passato oltre e chissene; ma non Val e Earl, loro no. Loro sono tuttofare, hanno uno i baffi e uno la canottiera perciò loro so’ gente competente, che dà sempre una mano perché ci capiscono.

Tremors

Allorché, dopo aver deciso chi doveva mettere mano ad aiutare il vecchio Ed tramite un complesso sistema di assegnazione dei compiti basato sul calcolo statistico, cioè la morra cinese, Val prende e s’arrampica sul traliccio ma, sorpresa! Ed non ha sbroccato; semplicemente è morto. E niente, si ritorna indietro per avvisare della scomparsa del vecchio.

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Nel frattempo, oltre la morte di Edgar, tra l’altro abbastanza curiosa visto che il vecchio è morto disidrato per essere rimasto giorni in cima al traliccio, un altro avvenimento scuote la tranquillità degli abitanti di Perfection: ovvero l’arrivo di Rhonda, la scienziologa della storia specializzata in geologia, nonché love interest nel poco approfondito subplot del film. La nostra comunque si trova nei pressi di Perfection per studiare non so cosa, e nota che i sismografi riportano degli strani dati e valori anomali nei pressi della valle.

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Frattanto Rhonda sta a gioca’ con paletta e secchiello, torniamo su Val e Earl che si dicono va be’, la parentesi C.S.I. ce la siamo fatta, la cosa del vecchio è sistemata e vediamo di andarcene. Se… credici.

Il dinamico duo, in un agghiacciante fusione fra Detective Conan, Miss Marple e Don Matteo, cioè gente che è priva di anda’ da qualche parte che spuntano fuori omicidi e cadaveri, passano per la fattoria di Fred, che vive giusto fuori città, e scoprono che qualcuno (o qualcosa) ha fatto a pezzi tutto il bestiame, nonché

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lo stesso Fred, a cui hanno lasciato molto educatamente la testa fuori dalla sabbia cosicché potesse essere trovata e scatenare il panico.

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A ogni modo, tra un cadavere e n’altro, ormai s’è capito che le cose stanno andando alla cazzomannaggia e, dopo che gli stessi Val e Earl hanno subito l’attacco di una di queste strane creature probabilmente responsabili di tutte le morti (non è che ci volesse tanto a fa’ due più due a ‘sto punto) tornano in “città” e si fanno prestare due cavalli per andare a cercare aiuto, visto che A) le linee telefoniche sono pure loro morte e stramorte e B) l’unica strada che porta fuori Perfection è bloccata.

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A questo punto, succedono un po’ di cose con cui sostanzialmente è inutile andarsi a impelagare più di tanto e vedere nel dettaglio. Ovvero: finalmente i due eroi s’incontrano con la creatura che sta seminando paura e delirio a Perfection.

S’incontrano con Rhonda la scienziologa e, dopo che una delle creature – rinominata successivamente “Graboid” – s’è fracassata schiantandosi di testa contro un muro di cemento morendo male, i nostri capiscono come tenerle a bada.

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Dulcis in fundo, parte la tipica fase d’asserragliamento in cui tutti i personaggi si riuniscono per preparare lo spannung prima del climax finale, seguito poi dallo scioglimento nel terzo atto. Facile, semplice e lineare.
Ora, detto questo è inutile che tergiversiamo facendo il pippone più lungo del necessario, e quindi passiamo direttamente al domandone di routine: cioè, com’è questo film?

All’incipit dicevi che “Tremors” come prodotto, come storia in sé, effettivamente non abbia alcunché di originale. Vero. Anzi, verissimo. Roba del tipo che ci sono millemila film il cui focus è praticamente lo stesso: partendo da “Assalto alla Terra” del ’54 fino a “Lo Squalo” di Spielberg. Passando per “Lepus”, “L’Invasione dei Mostri Verdi”, “Zontar”, “La Mantide Omicida”, “Il Mostro dei Mari” ecc. ecc. ecc.; però attenzione: com’è vero questo è vero anche che questa “similarità” non è frutto della semplice svogliatezza e mancanza di mezzi e idee.

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Realisticamente parlando, quello che colpisce maggiormente di Tremors sono fondamentalmente due cose:

1) L’intero setting basato sul tongue-in-cheek. Praticamente, non saprei se esista o meno un corrispettivo italiano ma, alla lettera vuol dire “(con la) lingua nella guancia”, in senso lato inteso come parlare fra i denti, tra il serio e il faceto, ok? In sintesi è un tipo di umorismo abbastanza sottile, via di mezzo fra il film serio e la parodia.

Ecco, Tremors è proprio questo: un film di genere, che sa di far parte di quel filone, ne rispetta gli archetipi e gli stilemi ma non rinuncia comunque a delle sottili prese in giro senza mai prendersi troppo sul serio. Tanto per capirci, prendiamo Rhonda ad esempio. Lei è la figura tipica dello scienziato che in questi film arriva e dà la spiegazione e la soluzione. Invece lei no. I personaggi si rivolgono a lei, ipotizza, abbozza una spiegazione ma se ne esce poi con che ne so che so’ ‘sti affari e come s’ammazzano.
2) L’incredibile equilibrio raggiunto con gli elementi messi a schermo. Nel senso che, indipendentemente dall’essere un tongue-in-cheek, il film in sé riesce a dosare in maniera giusta e intelligente tutte le sue fasi: si prova tensione quando c’è da provare tensione. Ci si spaventa quando c’è da spaventarsi e si ride quando c’è da ridere; e non viceversa facendolo risultare un film campy di quelli involontariamente comici.

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Last but not least, i personaggi. Di norma, in questo tipo di b-movie sono sempre, immancabilmente, maledettamente stereotipati: c’è l’eroe, la spalla, l’interesse amoroso del protagonista, il villain e tutto il resto della compagnia cantante. Tutti ben contornati e delineati nel loro ruolo, chiari come un’insegna al neon di notte. Invece in Tremors – altra cosa sorprendente – si nota il tentativo di diversificare la formula.

Per esempio Val e Earl sono zotici, ignoranti, rozzi e agricoli (cosa che in effetti dovrebbero essere visto cosa sono e dove vivono) distanti dalla figura del tipico eroe, ed entrambi protagonista e spalla allo stesso tempo, senza che nessuno prevarichi mai l’altro. Oppure, quello che fra tutti è il personaggio più riuscito, il fanatico delle armi Burt Gummer. Non solo c’ha alcune fra le linee di dialogo più memorabili di tutto il film ma, che sarebbe potuto benissimo essere il “furfante”, quello che ha un certo punto del film per ottenere qualche tornaconto prende e mette in pericolo tutto e tutti. Invece no; tutti i personaggi lottano, insieme, con un unico scopo: quello di sopravvivere. Personalmente, questa la trovo molto carina come cosa oltre che essere abbastanza originale per il tipo di film che è Tremors.

In definitiva, non so di preciso dove finisca l’intelligenza e dove comincino le botte di culo. Nel senso che, Tremors è un film che funziona alla grandissima in tutte le sue parti. Un po’ come un orologio ben costruito, no? Ogni ingranaggio viene realizzato e messo nella sua posizione per far sì che tutto funzioni. Ok. D’altronde, stiamo parlando sempre di un b-movie girato a basso costo e, mi risulta difficile credere che ogni sua singola parte costituente sia stata così curata da risultare tanto efficace e non far perdere botta al film neanche dopo quasi trent’anni. Però, intanto le cose così stanno. Fortuna o meno che sia, Tremors è un gran film che vale la pensa di guardare sicuramente.

Detto questo, anche per oggi credo sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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Tremors
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

3 thoughts to “Tremors – Kevin Bacon e i vermi giganti funzionano sul serio?”

  1. pure a me quando lo vidi per la prima volta nel 97 mi piacque un casino. Rivisto pochi anni fa non ha perso il suo fascino, sempre bello e anzi ormai direi che è anche nostalgico. I 3 seguiti invece sò scaduti, ma di brutto proprio

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