Toys of the 80s and 90s (Giocattoli infognanti parte 2)

Sì, lo so: non è passato molto tempo da quando c’abbiamo buttato l’occhio a ‘na carrellata di vecchi giocattoli anni ’80 e ’90. In effetti, quando ne abbiamo parlato… un due, tre settimane fa? Sinceramente, l’intenzione di riprendere l’argomento c’era; anche se non così presto. Però, è successo che in queste settimane, vi siete rivelati mostri affamati di tutta quella infognante paccottiglia plasticosa che desideravamo matti e disperati. Così, visto che in parecchi m’avete mandato messaggi chiedendomi altre due righe sull’argomento – con tanto di richieste specifiche, eh – chi sono io per dire di no? Perciò, ciancio alle bande e via, di nuovo nel tunnel con l’infognant toys.

 

TRANSFORMERS

Transformers toys catalogo di giocattoli con la pubblicità dei Transformers G1

Partiamo coi Transformers e cerchiamo di stringere il brodo al massimo, visto che ci vorrebbero pagine su pagine per parlarne. Allora, sin dai primi anni ’80, i giapponesi stavano praticamente già a morire annegati in mezzo ai robot: Astroganga, Tetsujin, Mazinga, Getter Robot, Jeeg e chi più ne ha, più ne metta, ok? Ovviamente, fu n’attimo che i produttori di giocattolame, capirono che ‘sti affari tiravano quanto – e forse più – del famoso “pelo”. Così, chi più chi meno, si lanciò nell’affare. In questo caso, fra i tanti a noi c’interessa ‘na sola azienda:  la Takara (oggi Takara/Tomy).

Praticamente, la Takara negli anni ’70 produceva ‘sta linea chiamata Microman. Da cui poi, coi dovuti accorgimenti, tirarono fuori la serie Diaclone. Del resto, qualcuno se li ricorderà, visto che arrivarono anche da noi importati da GiG. A ogni modo, a ‘sto punto successe la stessa cosa che avvenne per i Micronauti: la Hasbro, uno dei King of Toys americani, s’interessò alla linea.

Transformers toys giocattoli della linea linea g1 con Pepsi Optimus Prime

Ora, che succede? Hasbro e Takara già c’avevano rapporti di collaborazione, visto che i Microman (e relativi Diaclone), erano basati sui  G.I. Joe della Hasbro, che aveva concesso la licenza. Cosicché, fatti i dovuti accordi per spartirsi il mercato, vengono scelti una serie di modelli delle due linee Takara (la cui maggior parte da Diaclone). Vengono create le due fazioni, buoni e cattivi et voilà! Nel 1984 nascono i Transformers. Ah, tra parentesi, questa prima serie verrà indicata successivamente come Generation 1 o G1, se preferite.

Transformers toys giocattoli della linea G2 usciti nel 1994 Optimus Prime e Grimlock

Ovviamente, il successo fu enorme, sì. Tanto che uscirono pure modelli “sponsor” come il Pepsi Commander qui sopra. Ma come tutto del resto, non è che poteva durare in eterno. Infatti, nel 1992, visto il forte calo di vendite e popolarità dei Transformers, la Hasbro provò a tirar fuori varie cazzatelle così, tanto per cercare di smuovere un po’ le acque. Quindi, ricolorato, modificato e rinominato qualche vecchio modello G1, arrivano sul mercato i G2. Ma la cosa non va, e manco due anni che li tolgono dal mercato.

(P.S.: Le foto vengono dal sito Transformers Universe.com a cui vi consiglio di buttarcelo un occhio. Visto che è praticamente il sito più completo sui Transformers che abbia mai visto).

Transformers toys confezione di giocattoli Transformers Biocombat

Dulcis in fundo, dopo il mezzo flop dei G2, non contenta la Hasbro decide di provarci ancora. Nel 1994 arriva sul mercato la linea Transformers Beast Wars, da noi chiamati Biocombat. In effetti, da quel che so le vendite furono, non eccezionali come quelle dei G1, ma tutto sommato, buone comunque. Rimasero in produzione fino al ’98 o ’99, credo. Non saprei, perché a me, non sono mai piaciuti e non me ne sono mai interessato più di tanto.

HOT WHEELS ATTACK PACK

Hot Wheels Toys giocattoli della serie Attack Pack

 

A proposito di roba che si trasforma, un’altra serie di toys veramente infognanti, era questa linea: le Hot Wheels Attack Pack. Arrivata qui da noi tipo nel ’92, ’93 o giù di lì.

Hot Wheels Attack Pack toys, pubblicità dei giocattoli hot wheels attack pack di Mattel

La particolarità stava nel fatto che, tramite la pressione di un apposito tasto sul retro, le macchinine si “trasformavano”, prendendo un vago aspetto animalesco. Inoltre, pare che la linea c’avesse anche una specie di background alle spalle, o ‘na storia di qualche tipo. Ovviamente, niente di articolato: semplicemente le classiche due fazioni di buoni e cattivi, buttate lì così, tanto per vendere più giocattoli. Al di là di questo, non c’è molto altro da aggiungere, visto che su questa linea non si trovano molte informazioni. Ah, e tanto per la cronaca, c’avevo questi due in foto qui sopra che, pare, siano due delle “macchine cattive”. Ma poi boh! Vallo a sapere.

MONSTER IN MY POCKET

Monster in my pocket toys confezione dei giocattoli venduti quattro per volta e il vulcano per esporli

Restando sul filone “mostrilli”, n’altra grandissima figata erano i Monster in my Pocket. In realtà, ci sarebbe da specificare che “Monster in my Pocket” è il nome di un multi franchise ma, che qui da noi, generalmente è considerato solo il nome della linea di giocattoli; ma tant’è. Chissene.

Monster in my pocket toys serie di card comprese nelle confezioni di giocattoli

A ogni modo, i Monster in my pocket arrivarono sul mercato verso il 1990-’91 e, la prima serie, fu un grandissimo successo. Ricordo bene che venivano venduti in ogni modo possibile e immaginabile. Dai blister in plastica ognuno con quattro personaggi, fino alle bustine da edicola, passando per confezioni speciali a pacchi da dodici, se non sbaglio. Comunque sia, ‘sti cosi te li tiravano appresso, proprio. Solo che, non ricordo in quale confezione uscivano le “card-mostro”: mi pare nella bustina col singolo personaggio, ma non sono sicurissimo.

Monster in my pocket copertina e schermate di gioco del videogame per Nintendo Nes basato sulla linea di giocattoli

Comunque sia, come detto, da ‘sti cosi ci tirarono fuori l’impossibile: dai giocattoli ai giochi tavolo, passando per i giochi di carte fino ai fumetti. Perfino una linea di abiti, eh. E naturalmente, pure i videogame che certo non potevano mancare. Come questo in foto: Monster in my Pocket per Nes, sviluppato dalla Konami.

PATTUMEROS

Pattumeros toys linea di giocattoli importati da GiG confezione e catalogo coi personaggi

Comunque, visto che in quegli anni lì, a quanto pare mostri, mostrilli e schifezzelle varie tiravano a bomba, sulla sia dei Monster in my Pocket, iniziarono a uscire una mandria di varianti. Tra questi, c’erano i Pattumeros. Importati qui da noi da GiG, e prodotti dalla Galoob col nome di Trash Bag Bunch.

In sostanza, era sempre la solita storia delle due fazioni, coi buoni chiamati Disposers e i cattivi Trashors. Niente di nuovo, in pratica. In fin dei conti erano carucci, ma non è che ne abbia mai avuti chissà quanti. In primis, perché erano semplici figurine statiche alte pochi cm. E poi perché, le particolarità erano sostanzialmente due: la prima – evidente – è che i giocattoli stavano in ‘sta specie di sacchetto della mondezza, che immerso in acqua tiepida si scioglieva e veniva fuori il personaggio. L’altra, è che costavano quasi diecimila Lire. Un vero sproposito, per dirla con un simpatico eufemismo.

GLI SBULLONATI

The crash dummies toys logo della serie di giocattoli Gli Sbullonati

Passando a linee di giocattoli più “serie”, che hanno infognato i giovinetti dei primi anni ’90, certo è difficile non menzionare Gli Sbullonati.

The Crash Dummies toys action figure della linea di giocattoli Gli Sbullonati e Aereo degli Sbullonati

L’idea alla base era tanto semplice quanto letale: tutti i bambini prima o poi, rompono i propri giocattoli. Questo è un fatto ovvio; quasi quanto il giorno che segue la notte. Allorché, a qualcuno venne in mente di fare una versione a misura di bambino, dei manichini da crush test. Degli affari che per antonomasia, sono il simbolo dell’incidente. In effetti, ricordo che era abbastanza difficile che si rompessero. Ma era abbastanza facile perderne i pezzi. Cosa del resto fondamentale: perché senza quelli, Gli Sbullonati in sé, come giocattoli, erano carini sì, ma comunque abbastanza anonimi. Anzi, ora che ci penso, ebbero un grosso successo; tanto che più o meno, chiunque ne aveva uno. Ma so’ pure praticamente scomparsi all’improvviso.

I CAVALIERI DELLO ZODIACO

Cavalieri dello Zodiaco Saint Seiya anime anni '80

Al di là dell’improvvisa scomparsa degli Sbullonati, a proposito di pupazzetti che cadevano a pezzi solo a guardarli, impossibile non menzionare a ‘sto proposito i Cavalieri dello Zodiaco. Che poi, a onor del vero era ‘na vita che volevo parlarne qui sul Sotterraneo. Aspettate però che adesso, vado in modalità professor.

Allora, la prima ondata di giocattoli tratti dalla serie animata, arrivò qui da noi verso il 1987 circa. Mese più, mese meno. Questi, sono… diciamo riconoscibili, per via della confezione di colore blu. Ora di preciso, non saprei se in patria fossero disponibili altri modelli ma, qui la linea comprendeva soltanto i cinque cavalieri di bronzo e i dodici cavalieri d’oro. Ma in ogni caso, di questa serie ho un vago ricordo, per via di cugini più grandi di me che li comprarono a “scatola chiusa”, poco prima che il cartone animato diventasse quasi un fenomeno di costume.

Quelli che invece ricordo benissimo, perché tanto ne feci ‘na questione come se ne andasse della mia stessa vita, furono quelli della seconda serie. Arrivati qui nel 1988 circa, o giù di lì. Quelli con la “Scatola a Tempio”, tanto per capirci. Quindi, ormai il successo della serie animate era enorme e i giocattoli dei Cavalieri andavano fortissimo. L’unico problema, è che costavano un botto (tra le venti se non a volte trentamila Lire) e per quanto ci potessi stare attenento, quei maledetti era n’attimo che ti giravi e i pezzi delle armature erano scomparsi. Comunque sia, con questa linea erano compresi i cinque protagonisti, con entrambe le versioni delle armature. I dodici cavalieri d’oro, i tre cavalieri d’acciaio, Castalia, e purtroppo, solo quattro dei fantastici cavalieri di Asgard e cinque Generali degli Abissi di Nettuno.

Cavalieri dello Zodiaco toys, giocattoli giochi preziosi 2001

Giuro, ho provato a mettere in piedi la collezione di questi pezzi per un sacco di tempo. Ma, inutile dire che a un certo punto c’ho rinunciato. Perché, insomma… erano fatti per essere giocati, dopotutto. E comprati e ricomprati dai genitori. Non se ne faceva ancora un affare da collezionismo come oggi. Perciò, trovarli in condizioni pari al nuovo, senza spendere cifre che vanno dal sei impazzito al non posso cacciare tutti ‘sti soldi, è ‘na cosa abbastanza difficile. Poi però, un barlume di speranza…

Verso il 2001, col nuovo passaggio della serie in tv, Giochi Preziosi cercò di prendere la palla al balzo, sperando in un revival del successo degli anni ’80. E ristampò la serie di giocattoli. Peccato che facevano più schifo che pena. Il problema è che la Giochi Preziosi, non c’aveva la licenza e rimodellò le figure senza stampi. Così riutilizzarono come linea guida le armature della linea anni ’80 coi personaggi fatti ex novo. Facendo le cose, così, a “occhio”. Il risultato? Le armature erano più o meno uguali a quelle dei vecchi giocattoli. Mentre i personaggi erano più piccoli di almeno un centimetro. L’intera proporzione era orribile, pezzi fatti male, figure tozze e orripilanti… insomma, ‘na cosa da dimenticare.

Poi però, visto che i Cavalieri stavano per tornare in tv dopo millemila anni con la serie di Hades che Kurumada finalmente aveva completato, nel 2004 Bandai Hong Kong lanciò di nuovo la linea. Questa era sostanzialmente simile a quella degli anni ’80, solo migliorata in alcuni aspetti. Per esempio, nel manga originale i cavalieri d’oro sono un trionfo di giallo oro molestissimo, senza stacchi cromatici. E così erano pure i vecchi modellini. Questi invece avevano parti colorate come nell’anime, che rendevano la figura molto più piacevole alla vista. Inoltre, erano maggiormente curati nei dettagli, nelle rifiniture e sopratutto, vennero inseriti un sacco di personaggi che nelle precedenti serie non c’erano. Come gli Spectre di Hades e i cavalieri d’argento.

L’unico motivo per cui non ebbero una grandissima diffusione, fu perché Bandai Japan realizzò i modelli oggi definiti Myth Cloth, che stracciarono subito questi. Fortunatamente, la Giochi Preziosi, ora non so se dietro licenza o come semplice importatore, li distribuì anche in Italia. Peccato non tutti. Infatti di questa serie ci sono soltanto i cavalieri di bronzo con la prima armatura, i dodici d’oro, e le tra varianti di Pegasus, Sirio e Crystal con le armature del Sagittario, Bilancia e Acquario. Inutile dirlo, ormai adulto e in pieno potere d’acquisto, questi me li so’ comprati tutti in blocco.

DINO RIDERS

Dino Riders toys giocattoli prodotti dalla Tyco

Voglio essere onesto: ci so’ ancora sei, sette linee di vecchi giocattoli di cui volevo parlare. Però, ho deciso che per oggi è meglio concluderla qui; che è n’attimo che il tutto si può trasformare in un’ammorbante pappardella. Perciò, per chiudere in bellezza l’appuntamento di oggi coi giocattoli, una linea veramente top notch: I Dino Riders.

Allora, c’è da ammettere ‘na cosa: per quanto il panorama dei giocattoli sul finire degli anni ’80 fosse splendido, di serie veramente originali ce n’erano pochissime. Fra queste, una che spiccava malamente era sicuramente Dino Riders. In pratica si trattava di dinosauri, ok? Ma portati alla quintessenza del machismo ignorante: dinosauri da battaglia, corazzati e armati fino ai denti. Cioè, che vuoi di più? I modelli poi, erano dettagliatissimi, animati e c’avevano un fottìo d’accessori.

Ah, che poi c’era anche ‘na storia abbastanza curata alle spalle, che faceva da sfondo alle vicende. Raccontata prima tramite fumettini allegati all’interno delle confezioni, e poi continuata con una serie animata prodotta dalla Marvel, di… mi pare una quindicina d’episodi. La quale, sinceramente ora sarebbe troppo lunga da spiegare nel dettaglio.

In ogni caso, la prima e la seconda linea di action figures spaccavano malamente. I personaggi, i dinosauri, gli equipaggiamenti… insomma tutto era bellissimo, curatissimo e infognantissimo. Ma, come nel caso dei Transformers, anche i Dino Riders iniziavano a perdere appeal verso i primi anni ’90. Così, la Tyco provò a tirar su le cose con altre due serie, ma ormai, i Dino Riders stavano lì lì per estinguersi pure loro. Anche perché, tanto per dire, l’ultima serie chiamata “Ice Age”, con quattro animali preistorici cavalcati da uomini delle caverne, a mio avviso se la potevano pure risparmiare tanto era brutta.

Ebbene, detto questo credo anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

Summary
Toys of the 80s and 90s (Giocattoli infognanti parte 2)
Article Name
Toys of the 80s and 90s (Giocattoli infognanti parte 2)
Description
Una nuova carrellata di vecchi giocattoli nostalgici anni '80 e '90.
Author
Publisher Name
Il Sotterraneo del Retronauta
Publisher Logo

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “Toys of the 80s and 90s (Giocattoli infognanti parte 2)”

  1. I transformer della prima serie penso che siano tra i giocattoli più venduti di sempre. tutti ne abbiamo avuto almeno uno.

    Mi ricordo bene delle hot wheels che si mangiavano le altre auto, però purtroppo non ho mai avuto la possibilità di vederle dal vivo. Saranno stati magari una boiata, ma la pubblicità te li faceva sognare la notte.

    Ho vaghi ricordi anche sui pattumeros con un paio di personaggi che orbitavano tra i miei giocattoli e cercavo di inserirli nelle storie di altre linee, non trovando loro una giusta collocazione. Perfino nei lego li ficcai dentro. Ovviamente con scarsi risultati

    Inutile dire che per i MIMP andavo pazzo. Era il 1991 facevo la prima elementare e ogni giorno tornando da scuola pregavo e speravo (e protestavo) affinché mi portassero al negozio di giocattoli lungo la strada per casa, per comprare una bustina, che conteneva un personaggio segreto e una carta (non corrispondente allo stesso personaggio). Forse me ne compravano uno alla settimana.
    Quando era festa grande (forse qualche bel voto, comunque 3 o 4 volte al max), era il turno dei blister con 4 personaggi. Che dire, siccome i personaggi erano in vista, dovevi scegliere con attenzione quelli che ti mancavano, cercando di prendere il blister che contenesse meno doppioni possibili tra i personaggi che avevi a casa. E siccome non è che ti capitasse tutte le settimane che ti comprassero il blister, la scelta era assai ardua. Vorrei azzardare anche un prezzo di 11900 Lire ma non ci brucerei gli arti. Comunque il vulcano non me lo comprarono mai (mannaggia a te che ce l’hai XD), i personaggi li ho finiti (acquistando i mancanti qualche tempo fa sulla baia), purtroppo non so che fine hanno fatto le carte. Il gioco per nes l’ho anch’esso recuperato in tempi recenti ma non ho ancora avuto il tempo di provarlo. Tutti gli altri articoli come giochi da tavolo, abiti, serie successive, non incrociarono mai la mia infanzia, quindi non so molto a riguardo.

    gli sblullonati non mi ispiravano simpatia.. forse qualcuno provò anche a comprarmeli ma li rifiutai. Mi sembravano un po’ troppo didattici.
    Che dire dei cavalieri, tra i miei cartoni preferiti di sempre (anche se gli preferivo i 5 samurai), in quanto a giocattoli avevo un phoenix (mio personaggio preferito) e un cavaliere d’oro. forse aries ma non ci giurerei. L’armatura dopo un po’ iniziava ad opacizzarsi e diventava scura, un colore simile al rame se non ricordo male. come ovvio, i pezzi dell’armatura hanno preso ben presto ognuno la propria strada, ora staranno vagando per l’universo

Rispondi