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Thrill Kill – Una storia di videogiochi, violenza e controversie

“Thrill Kill”. Un nome che se c’hai meno di venticinque anni, presumibilmente non ti dice ‘na beata mazza di niente. Magari qualcuno di più “anzianotto” lì fuori, probabile invece che l’abbia sentito nominare, perciò il nome potrebbe anche dirgli qualcosa; ma, pure è difficile che sappia cosa sia di preciso. A questo punto, ti starai a chiedere amico a casa e a caso che leggi, che cazz… dove voglia andare a parare, giusto? Giusto.

Allora, per farla breve, mi sto riferendo a un videogame, of course. Anzi, un videogame estremamente “particolare” che risulta essere uno fra quelli più violenti e controversi mai realizzati. Roba che ‘sto Thrill Kill addirittura non venne manco mai commercializzato. Ma perché, poi? Sul serio era ‘na cosa tanto tremenda? Davvero ci fu bisogno che “qualcuno pensasse ai bambini” per via di contenuti ritenuti troppo eccessivi? Beh, diamo un ciancio alle bande e andiamo a buttare l’occhio a questo Thrill Kill per capire cosa sia.

thrill kill prewiev

Per prima cosa, accendiamo la DeLorean della testa e facciamo un salto indietro di qualche anno: siamo sul finire della prima metà degli anni novanta; all’incirca nel ’94. La  Virgin Interactive Entertainment, ramo nel settore videoludico del colosso Virgin, all’epoca non era un sogno, ma una solida realtà con alle spalle già una decade di attività nel settore, coronata da alcuni successi come “Beneath a Steel Sky” o “Il Re Leone”, tanto per dirne un paio.

Ora, in quel periodo andavano fortissime tre cose a livello commerciale: le avventure grafiche (o punta e clicca se preferite) i platform e i beat’em up. Sopratutto quest’ultimi, nella variante “1 vs 1”, stavano vivendo un periodo aureo che non c’hai idea. Sopratutto grazie al traino di due titoli: “Street Fighter” di Capcom in primis, e il gioco che gli si frappose come diretto rivale, cioè “Mortal Kombat” della Midway. Allorché, fu proprio quest’ultimo, con tutto il suo carico di eccessiva violenza e fantasiosa brutalità, che come si suol dire, diede l’idea alla Virgin di pubblicare un proprio picchiaduro affidandone lo sviluppo a un piccolo team, la Paradox Development, oggi conosciuta come Midway Studios Los Angeles Inc., divisione losangelina della Midway.

 

Praticamente, il progetto Thrill Kill era iniziato. Lo sviluppo durò ben quattro anni, nei quali, quelli di Paradox certo non mancavano di distribuire foto teaser per creare e far crescere il tanto famigerato – oggi – hype nei giocatori. Ah! Apro e chiudo ‘na parentesi n’attimino: siccome pare sempre che ci sia qualcuno che cade dalle nuvole, per tutti quelli che oggi si “lamentano” delle campagne marketing martellanti volte a suscitare attesa nei giocatori, sapevatelo che è ‘na cosa tanto vecchia da far sembrare i dinosauri roba di ieri. Bene, passiamo oltre. Dicevi che lo sviluppo andò avanti per quattro anni. Quattro anni in cui si fecero cose, si dissero cose e si spernacchiarono cose. Alla fine della fiera il lavoro sembrò giunto al termine e si entrò in quella fase oggi denominata “gold”, dove un gioco è lì lì per andare sugli scaffali dei negozi. Ma…

thrill kill game scene

… Successe che nel 1998 la “Electronic Arts” comprò la Virgin (interactive s’intende, eh) e non appena quelli videro il gioco ne vietarono assolutamente la distribuzione, ritirando immediatamente quelle poche copie distribuite in giro. Perché? Eh… Allora, Thrill Kill, inizialmente nominato  “S & M”, gioco di parole basato sull’acronimo che sta per sadomaso qui usato invece come abbreviazione per “Slaughter & Mutilation” cioè Massacro e Mutilazione, prevedeva un canovaccio piuttosto “originale” per giustificare una manciata di lottatori che dovevano riempirsi di papagni.

Per farla breve, il dio infernale Marukka stanco della “solita routine” fatta di torture e tormenti eterni da infliggere ai peccatori, si fa salire ‘sta genialata di prendere queste dieci anime dannate e farle lottare l’un l’altra. Praticamente, i characters del gioco fra cui il giocatore può scegliere, sono le anime dannate di individui scesi all’inferno per via delle atrocità che hanno commesso in vita. Tanto per capirci, siccome sulla wiki americana qualcuno è stato tanto gentile da mettere un approfondimento dei personaggi, faccio un veloce copia e incolla così che ci buttate pure voi l’occhio a ‘sti simpaticoni.

  • Belladonna: casalinga e bibliotecaria di Savannah, Georgia, scoprì che il marito aveva una relazione con sua sorella. Impazzendo e scoprendo di avere una personalità di dominatrice, li uccise entrambi con un taser, che poi sarà la sua arma nel gioco. Morì suicida fulminandosi con lo strumento nella vasca da bagno, ma la sua morte verrà accreditata come “accidentale”. È il personaggio più sessualmente esplicito del gioco, nella versione originale gemeva eccitata a inizio round e poteva eseguire una terza uccisione, la ‘Go Down’ Thrill Kill, che dà l’impressione che pratichi del sesso orale all’avversario.
  • Cleetus: un cannibale redneck del Kentucky, combatte con una gamba mozzata da una delle sue vittime precedenti. Morì di fame quando restò affetto da tenia. Si presenta mordendo una gamba mozzata col sangue che sprizzava da essa e si sentiva un rumore come di carne strappata .
  • Dr. Faustus: folle chirurgo plastico di Los Angeles, ha volutamente sfigurato molti dei suoi pazienti. È armato di bisturi e presenta dei denti di metallo innestati alla bocca simili ad una trappola per orsi. Tale innesto gli arrecherà un’infezione che lo porterà alla morte.
  • Mammoth: un essere ferale e gigantesco simile ad un gorilla, era precedentemente un impiegato delle poste, Covington, Indiana. Veniva soprannominato “Mammut” per via della sua stazza. Quando venne licenziato lo assalì una furia omicida, facendo strage di colleghi e clienti. Morì suicida sparandosi. La sua storia è un riferimento al termine slang statunitense “Going Postal”, derivato da una serie di incidenti del 1983 da parte di impiegati delle poste statunitensi che improvvisamente impazzirono e compirono omicidi di massa indiscriminati.
  • Oddball: un criminale pazzo di Belfast, Maine, schedato dall’FBI dopo che per un lungo periodo commise omicidi seriali. Nelle sue skin appare in camicia di forza, con le mani legate dietro la schiena o con le braccia amputate, per cui si affida a testa, torso e piedi per combattere. Morì ucciso dal suo protettore.
  • The Gimp: disponibile solo in modalità practice dopo aver eseguito le mosse dei personaggi, si tratta di un “manichino di addestramento” con indosso un completo bondage e masochista. Non è giocabile.
  • The Imp: un nano dipendente del Governo statunitense di Albany, New York. Soffre di un complesso di Napoleone, molto violento e suscettibile riguardo alla sua statura, per questo se ne va in giro sui trampoli. Morirà per complicazioni dovute ad una amputazione chirurgica delle gambe, per potersi innestare i trampoli.
  • Tormentor: un giudice, in realtà sadico vigilante di Phoenix, Arizona, armato di catena. Fu condannato a morte per sedia elettrica poiché assolveva i criminali nella sua corte in modo di poterli segretamente torturare e uccidere di persona.
  • Violet: la più giovane tra i personaggi, una contorsionista circense originaria dell’Austria. Ha sviluppato un profondo odio per gli uomini dopo aver ucciso un molestatore che l’ha aggredita in camerino dopo la sua performance. Morta per lesioni interne quando il suo midollo spinale le si spezzò.
  • Cain: sub boss sbloccabile, è un piromane ricoperto di fiamme, è in grado di evocare il fuoco. Morto probabilmente bruciato durante l’innesco di uno dei suoi incendi dolosi, come lo si può capire dal suo video finale.
  • Judas: sub boss sbloccabile, si tratta di due gemelli siamesi, nati senza gambe e congiunti allo sterno. Uno di loro cammina sulle proprie mani, mentre l’altro combatte a mani nude. Probabile morte complicazioni sulla loro deformità. Il loro video finale mostra la loro nascita e la morte violenta della madre durante il parto. Somigliano a Ken e Ryu della serie Street Fighter.
  • Marukka: boss finale sbloccabile, è una divinità demoniaca infernale, si presenta alata e con fattezze femminili, ed è responsabile del torneo tra le anime dannate. Chi lo sconfiggerà riceverà la reincarnazione e tornerà nuovamente in vita.

 

E questi sono i personaggi. Gli stage invece, chiamati qui prigioni, sono naturalmente in linea coi personaggi: forno crematorio, vicolo sudicio, cella del manicomio, fogna e via dicendo. Inoltre, il gameplay alquanto particolare, prevedeva lo scontro fra quattro personaggi per volta che, a differenza di tutti gli altri giochi, nessuno di essi aveva una life bar: infatti, ognuno aveva una barra vuota a inizio round denominata “kill meter”, che, una volta riempita mandava il personaggio in “bloodlust”, permettendogli di eliminare con una “Thrill Kill” istantanea il primo avversario beccato a tiro, eliminandolo definitivamente. A vincere il round era, ovviamente, l’unico rimasto in vita.

Nel corso degli anni, sin da quando i videogiochi hanno fatto la loro comparsa, spesso e volentieri sono stati spesso ingiustamente bistrattati e utilizzati a mo’ di rampa per far scivolare i proverbiali barili carichi di colpe da scaricare su qualcosa. Tanto per dirne un paio, ci sono stati “Splatterhouse”, “Wolfenstein”, “Doom”, “Carmageddon” e tanti, tantissimi altri che si so’ tirati appresso le peggio e più fantasiose critiche. Addirittura “Barbarian”, per via della copertina con su il tizio che faceva il guerriero palesemente ispirato al Conan con Arnold Schwarzenegger e la tipa col bikini di pelliccia, suscitarono un puttanaio di polemiche perché dicevano che l’immagine era volgare, esplicita e ai limiti della pornografia.

thrill kill scene of gameplay

Ovviamente oggi, con usi e costumi talmente cambiati da allora, che un fatto simile a dirlo ti farebbe sputare addosso con sdegno pure dalle pecore. Ma intanto… sta di fatto che la controversia ci fu. Ora, non voglio aprire una parentesi troppo ampia perché se iniziamo a menare il can per l’aia su questo argomento, facciamo notte. Però, resta la domanda: la decisione all’epoca di E.A. di ritirare Thrill Kill fu eccessiva? Beh… io il gioco ce l’avevo. Ci ho giocato; e pure parecchio a dir la verità. All’epoca ero ragazzino, avrò avuto un quattordici anni o giù di lì, e posso dire che Thrill Kill, non m’ha mai fatto né caldo né freddo.

 

Ma attenzione: io non sono il mondo intero. Non posso prendere la mia sola, unica esperienza personale come metro di paragone per un giudizio universale, perché non c’è niente di più sbagliato. A oggi, con addosso qualche anno in più e indossando pure il proverbiale mantello di Capitan SennodiPoi, mi sento di dire che forse, il ritiro di Thrill Kill dai negozi non fu sbagliato. Voglio dire, se ci fosse la matematica certezza che un prodotto simile, finisse solo nelle mani di un pubblico adulto, allora tanto di guadagnato; ma siccome non è così…

Quello che voglio dire, è che non bisogna mai perdere di vista un punto: cioè quello che io definisco “equilibrio”. Non ho mai creduto e tutt’ora ritengo sciocco il connubio videogame = violenza. No, perché se giocare ai videogiochi rende violenti, allora significa che giocare a Monopoli mi rende milionario per caso? Non credo proprio. Però, attenzione: non valichiamo i “limiti”. Far arrivare nelle mani di ragazzini prodotti con una miscellanea di concetti così complessi, non è proprio felicissima come idea. Magari, come me all’epoca, il ragazzino tipo non si renderà pienamente conto delle “sfumature” e al massimo potrebbe farsi una risata vedendo alcune cose, tipo una delle proiezioni di Oddball, il pazzo con la camicia di forza, che buttava a terra l’avversario e praticamente se lo inculav… “mimava” una sodomizzazione. Forse sì, ma non è detto.

In ogni caso, con questo credo che anche oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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