Recensione della prima stagione di The Boys

The Boys – (Super)eroi imperfetti

The Boys, nuova e fiammante serie televisiva di Amazon, disponibile su Prime Video da, più o meno, un paio di settimane. Distribuita dal 26 luglio 2019, a voler essere proprio proprio precisi. Ci tengo a specificare ‘sta cosa per un semplice motivo: oggi come oggi, le notizie corrono veloci.

Qualunque cosa, giusto un paio di giorni ed è già vecchiume tant’è l’esposizione mediatica che subiamo. Perciò, suppongo, che tutti ormai abbiano sentito parlare di The Boys, dopo così tanto tempo. Il punto è, però, un altro; e porta a tutta ‘na serie di domande. Prima fra tutte

Perché spendere otto ore della mia vita per vedere The Boys?

Recensione della prima stagione di The Boys serie televisiva ideata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen e basata sull'omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson

Ok, un paio di giorni e, praticamente, ce l’hai già piene a tre quarti di qualunque cosa tanto ti ci martellano, e siamo d’accordo. Sì, ma tredici anni fa, mese più mese meno? In quanti, precisamente, nel 2006 conoscevano o al massimo avevano sentito parlare di The Boys di Garth Ennis e Darick Robertson?

Garth Ennis è sempre stato un autore, come dire… piuttosto controcorrente e sopra le righe, ecco. Diciamo che, ogni qualvolta s’è approcciato al genere, non ha mai fatto mistero di ‘sto rapporto conflittuale di amore e odio nei confronti dei supertizi in costume. Tredici anni fa, con The Boys appunto, ha portato il concetto agli estremi.

Recensione della prima stagione di The Boys serie televisiva ideata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen e basata sull'omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson

Naturalmente, la decostruzione della figura eroica tipo, non è certo roba di ieri, insomma. Dozzine d’autori hanno affrontato il tema (buongiorno Alan Moore) e di storie del genere ce n’è a grappoli. Alcune poi abbastanza recenti, viste nel mondo del cinema. Per dire, pure Batman V Superman o Captain America: Civil War affrontano il tema del danno collaterale causato dai supereroi.

La cui ovvia conseguenza è, essenzialmente, chiedersi se ci fosse o meno bisogno di leggi e normative per tenerli sotto controllo. Il punto però, è che in questi film, queste storie, si parte dalla base che tutti i supereroi abbiano una coscienza. L’assunto è che tutti siano belli, buoni e bravi. Perciò, un semplice foglietto di carta con su scritto quattro cazzatelle, basta e avanza a tenere sotto controllo un essere come Superman. #SperacieCredici.

Antony Starr: Patriota e Dominique McElligott: Queen Maeve

La grande differenza con The Boys è che, da grandi poteri derivano grandi responsabilità è solo un bello slogan. Perfetto per una campagna pubblicitaria efficace. Efficace e costruita ad hoc dal settore marketing per vendere, esaltare, l’immagine di un gruppo d’ipocriti, depravati, immorali bastardi a un pubblico adorante e totalmente assuefatto che li acclama come dèi in terra.

C’è da specificare che all’epoca, questa, diciamo crociata della presa per il culo dei supereroi intrapresa da Ennis, non ebbe vita lunghissima. L’equivalente di guardare oltre la staccionata e scoprire che a luci spente la famiglia perfetta da spot delle merendine, nasconde una realtà orribile. Fatta di abusi, violenze, soprusi, maltrattamenti e perversioni sessuali.

Mi pare piuttosto chiaro il perché, a quelli della DC Comics, ‘sta cosa non stava benissimo, no? Infatti, The Boys venne cancellato dopo qualche numero; quattro o cinque, mi pare. Perciò, Ennis e Robertson, fatti armi e ritagli passarono alla Dynamite. Che diede loro tutta la libertà di continuare a rigurgitare allegramente veleno su mantelli e tutine brillanti.

Jack Quaid: Piccolo Hughie

Ora, quasi quindici anni dopo, il problema era prendere tutto questo e tradurlo in una serie tv. Non tanto per via di quella violenza esageratissima, brutale e, spesso, disturbante. Quanto semmai, rendere credibile baracca e burattini in un contesto iper-saturo di supereroi che, fin troppo spesso, tendono a prendersi fin troppo sul serio, nel tentativo, disperato, di essere credibili.

Nel primo episodio di The Boys viene introdotto Hughie Campbell (Jack Quaid, figlio di Meg Ryan e Dennis Quaid). Il classico tipetto medio, simpatico ma remissivo. L’uomo qualunque, che ha un lavoro qualunque e vive una vita qualunque. A circa sei minuti dall’inizio dell’episodio, Hughie si ritrova le braccia di Robin, la sua fidanzata, in mano.

Parlavano del più e del meno in un giorno come tanti, sul marciapiede nei pressi del negozio di elettronica dove Hughie lavora come commesso. All’improvviso, A-Train (il Flash del mondo di The Boys) travolge in pieno Robin. Le uniche cose che restano della ragazza sono le braccia e una pozza di sangue e viscere sull’asfalto.

Recensione della prima stagione di The Boys serie televisiva ideata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen e basata sull'omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson

Sfortunatamente, A-Train fa parte de I Sette (Justice League, Avengers il concetto è quello) super-gruppo composto dai supereroi più importanti della Terra. Oltretutto, I Sette sono letteralmente una proprietà privata della Vought International. Colosso multinazionale che ha il monopolio su loro e oltre duecento altri supereroi.

La Vought controlla ogni singolo aspetto delle vite dei suoi supereroi: dai social media alle pubbliche relazioni, fino a quale città assegnarli. Passando per i film in cui recitano (tutti realizzati da Vought Studio e appartenenti al Vought Cinematic Universe) e di quali specifici crimini devono occuparsi.

Dopo l’incidente di Robin, la Vought s’affretta a pagare Hughie mettendogli poi in mano un accordo di non divulgazione. A questo punto subentra Billy Butcher (Karl Urban perfetto che si riconferma re indiscusso di tutti i nerd). Il quale, una volta avvicinato, rivela a Hughie la triste e amara verità.

Karl Urban: Billy Butcher

Cioè, che i supes sono solo una manica di bastardi. Il cui unico interesse è soddisfare i propri bisogni, le proprie perversioni. Depravati che si sentono in diritto di fare qualunque cosa, crogiolandosi nel lusso. Crogiolandosi nella ricchezza. Assicurate dalla fama e dalla gloria portate da un pubblico zombificato che celebra, venera e alimenta all’infinito il loro culto.

Non so, ma… Tutto questo, non suona schifosamente familiare?

Parliamoci chiaro: adattare un fumetto come The Boys in scala 1:1 per lo schermo, non è cosa facile. Eppure, Eric Kripke, Seth Rogen e Evan Goldberg ci sono riusciti. Come? Perché? L’esempio migliore che mi viene da fare in questo momento è, diciamo, un piccolo sillogismo; quindi, mettiamola così: Muoia Sansone con tutti i filistei.

Jessie Usher: A-Train e Elisabeth Shue: Madelyn Stillwell

In pratica, incatenato ai due pilastri che reggevano il tempio e in punto di morte, Sansone invocò il Signore affinché gli desse la forza un’ultima volta. Così che, in un sol colpo, potesse vendicarsi dei suoi nemici. Dio ascoltò e acconsentì alla sua richiesta.

Quindi Sansone si puntò contro i pilastri, urlando: “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”, poi spinse con tutta la sua forza. L’edificio crollò e uccise praticamente tutti. La morale è che in questo modo, Sansone uccise più persone con la sua morte che in tutta la sua vita.

The Boys, funziona per il semplice fatto che a differenza di tanti, troppi film/serie tv che abbiamo oggi, non s’impantana prendendosi, drammaticamente, troppo sul serio. O meglio: utilizza l’approccio realistico, attualmente inseguito disperatamente da tutto e tutti, come contradictio in adiecto.

Erin Moriarty: Annie January / Starlight

In altre parole, utilizza quello stesso realismo adoperato a rendere plausibile un film di supereroi, proprio per dimostrare quanto gli stessi siano inverosimilmente posticci. Tanto per, immaginiamo, solo per un attimo, il mondo così com’è. Così come lo conosciamo e viviamo, con tutti i suoi pro e i suoi (tanti) contro. Ecco, se i supereroi esistessero sul serio?

Per dire, se Robert Downey Jr. fosse sul serio Iron Man, anziché un attore che interpreta un personaggio di fantasia? Paradossalmente, l’elemento fantastico rende a tratti The Boys molto disturbante. Perché siamo disposti a celebrare, osannare tizi che fingono di essere qualcun altro e perciò, tendiamo a identificarli e idealizzarli con i personaggi di fantasia che interpretano.

Naturalmente, sì, tutti siamo disposti a cullarci nell’idea dell’eroe senza macchia e senza paura. Tuttavia, la realtà che ci circonda, che viviamo, è piuttosto triste e squallida. Perciò, cosa diventa più probabile, più facile da credere? Robert Downey Jr./Iron Man eroe indefesso, oppure Robert Downey Jr./Iron Man, uomo con tanti difetti e tanti scheletri nell’armadio?

Recensione della prima stagione di The Boys serie televisiva ideata da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen e basata sull'omonimo fumetto creato da Garth Ennis e Darick Robertson

I riferimenti alla cultura pop contemporanea, a temi come capitalismo, consumismo, manipolazione mediatica e via dicendo, un realismo finto e consapevole di essere tale, rendono The Boys più di una semplice parodia del mondo di fantasia dei supereroi. Ma sorta di gigantesca per il culo metareferenziale a 360° del nostro mondo. Muoia Sansone con tutti i Filistei, praticamente.

Alla fine, per quanto The Boys serie tv si distanzi dal fumetto originale, si tratta di dettagli. Differenze superficiali. Quello che conta è che la sostanza, lo spirito, il senso dell’opera di Ennis siano stati rispettati e centrati, non in pieno ma in pienissimo, proprio.

The Boys non è una serie sui supereroi, ma un racconto cinico che spara a zero su tutto e tutti. Indirizzato a tutti quelli che ce l’hanno più che piene di supereroi puri di cuore e brava gente che salva il mondo. Era pure ora di vedere cosa accade in un mondo in cui esistono supereroi che hanno poteri devastanti, e nessuno che li tenga sotto controllo.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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The Boys
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “The Boys – (Super)eroi imperfetti”

  1. Complimenti ancora per quest’ennesima buona lettura dell’opera. Una serie tv che ha da dire molto più di quello che può sembrare ad un occhiata superficiale. Un ottimo adattamento televisivo ( e adattamento ci sta in pieno come termine) di un fumetto che pur percorrendo una strada in parte già battuta, lo ha fatto col suo passo e ricorrendo spesso a piccole deviazioni capaci di dare originalità,personalità e una sincera ventata di onestà. Ennis ne ha scritta di roba buona e,anche se è lontano dalla raffinatezza di Moore e dalla sognatmnte visionarietà del miglior Gaiman,lo reputo un autore da leggere e capace di stupire con la genuinità e l’onestà con cui alle volte riesce ad affrontare i temi su quali sceglie di scrivere (ho adorato soprattutto Rover Red Charlie:mentre tutto finisce). Poi magari questo è solo il mio modo di percepirlo,ma dal sottoscritto si fa leggere che è un piacere e ho apprezzato questa trasposizione proprio per la sua fedeltà dei contenuti più profondi ed importanti. Alla fine il mondo di the Boys non è tanto distante dal nostro,e vederlo con questa consapevolezza gli da senz’altro qualcosa in più e forse,stranamente,sta proprio in questo una delle sue maggiori originalita.

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