Poster del film rogue one

Rogue One: A Star Wars Story – Un buon film o solo operazione commerciale?

Sono passate quasi due settimane da quando questo “Rogue One” è uscito nelle sale, lo so. Lo so perfettamente. Alla fine della fiera finalmente so’ andato a vedermi pure io ‘sto film, che dopo così “tanto tempo”, stavo a sentirmi quasi un disagiato, no? Tipo ero l’unico che ancora doveva vederlo mentre il resto del mondo stava a fa’ cagnara con Rogue One qua, Rogue One di là e via dicendo. In virtù di questo, il motivo per cui c’ho messo tanto tempo a smuovermi, realisticamente parlando è… che non mi premeva più di tanto guardare questo film di Star Wars. Ecco, l’ho detto.

Sul serio, già ‘sta politica Disney di schiaffare fuori uno Star Wars all’anno non è che m’aggrada più di tanto; se poi ci mettiamo pure che Rogue One non è manco un nuovo capitolo, bensì uno spin-off  primo film di una serie a sé chiamata “Star Wars Anthology”, beh, i presupposti che questa non fosse altro che “un’esca acchiappa-soldi”, ammettiamolo, ci sono tutti. Però, però, però… a questo punto, se tanto mi dà tanto, Rogue One: A Star Wars Story come s’è rivelato, solo un espediente commerciale per spremere la mammella dei fan oppure un prodotto degno di nota? Diciamo che la risposta vi sorprenderà […]

*Ovviamente, seguono le proverbiali due righe senza spoiler.

Rogue one a star wars story

Dunque, da dove vogliamo partire? Direi dalla storia, no? Robe del tipo cos’è Rogue One, di che parla, perché dovrei vederlo, dove si colloca nella saga e tutto il resto del companatico, ok? Ok. Allora, come detto sopra questo nuovo film è il primo di una serie spin-off che su carta dovrebbero approfondire cazzi e mazzi all’interno dell’universo narrativo. A voler essere proprio pignoli tipo Giovanni poi, nella fattispecie Rogue One è un “interquel”: ovvero narra di fatti strettamente correlati avvenuti tra un film e il suo sequel. Perciò, questa storia va a collocarsi direttamente tra “La Vendetta dei Sith” e subito prima di “Una Nuova Speranza”, spiegando come i ribelli siano entrati in possesso dei progetti strutturali della “Morte Nera”, l’arma super cazzutissima dell’Impero.
Quindi, et voilà! Manco iniziamo che già solo dalla trama spunta il primo e più grosso scoglio all’orizzonte dove quella nave chiamata speranza rischia di colare a picco. Giustamente, la domanda oltre ogni lecito quanto ragionevole dubbio è: perché mai dovrei andare a vedere un film di cui conosco perfettamente la fine? Sì, vero è che ci saranno nuovi personaggi che andranno a “rimpolpare” la saga però, andiamo… e stiamo ancora a parla’ della Morte Nera? Non dico che dovevano fa’ ‘na storia partendo dall’ultimo buco del culo della galassia da presupposti totalmente incoerenti, ma almeno esplorare qualche retroscena un tantino diverso, no?

Rogue One a star wars story
Rogue One: A Star Wars Story

Ecco in sostanza, era proprio quanto suddetto a frenarmi maggiormente dall’andare a vedere questo film: dopotutto, il rischio di un’ennesima minchiata tirata giù alla cazzomanaggia tanto per fare soldi sulla pelle dei fan sfruttando il franchise allo stremo, era a livelli pericolosamente alti.
Apro parentesi: ovviamente, fare soldi è l’obiettivo principale ma di chiunque, eh. Su questo non ci piove; ma, ancor più ovviamente, per farli ‘sti soldi ci sono modi e “modi” e, tornando al punto, ammetto che dopo aver visto Rogue One, posso dire – almeno per quel che mi riguarda – che questo è stato indubbiamente il modo giusto.

Lo dico perché, partendo dal presupposto che fondamentalmente tu spettatore, sopratutto tu fan della saga, se conosci i film precedenti al 90% saprai benissimo come e dove andrà a parare il film, di sorprese non te ne aspetti, giusto? E invece… ce n’è da restare sorpresi; e pure parecchio. Ora facciamo che andiamo n’attimo con ordine così non ci perdiamo.

star wars rogue one

Il primo punto da chiarire è che dopo una quindicina di minuti di visione inizi a renderti conto che Rogue One è “diverso” rispetto agli altri film della serie; man mano che la storia procede noti le distanze che prende e noti che questo è un film cupo, amaro. Anzi, a suo modo – e nei limiti del PG-13 – triste. Un vero e proprio film di guerra dove ogni personaggio ha il proprio loro ruolo a cui è destinato inevitabilmente ad andare incontro. Certo, vero è che il primo atto non è tutta ‘sta grandissima epicità, eh.

Il dover introdurre tutti questi nuovi personaggi, sballa il focus stonando lo spettatore come una pallina da flipper mostrando prima un pianeta poi l’altro, in un vortice peggio dei film tipo “Mission Impossible” e via su questa strada. Ammetto però, che nonostante il dover ficcare personaggi a mani bassissime in una storia che avanza abbastanza in fretta,’sta cosa l’ho trovata ben fatta. Anche perché si poteva fare di peggio, molto peggio. (coguh… Suicide…cough Squad).

Rogue One: A Star Wars Story -  Un buon film o solo operazione commerciale?

In questo senso, la cosa che più mi ha sorpreso dopo la carrellata d’introduzione dei personaggi è stata come questi in effetti abbiano trasceso il film di cui fanno parte per andare a collocarsi in un quadro generale dal respiro molto più ampio.
Mi spiego: sì, è vero in sé lì per lì non è che vadano oltre lo status “macchietta”. Tipo c’è Donnie Yen il guerriero cieco/samurai/stereotipo razziale un po’ Furia Cieca un po’ Zatoichi. Poi l’eroina indurita dal passato difficile ma col grande cuore, a cui seguono a ruota il “Tank” rude e super armato della situazione e il belloccio coprotagonista della situazione e via dicendo. Ok e fin qui ci siamo. Ora facciamo un attimo un passo indietro.

Sempre personalmente parlando, ho apprezzato particolarmente “Il Risveglio della Forza” per un piccolo quanto semplice motivo: ovvero il reale quanto significativo sforzo di dare “verve” alla saga. Di ricollocarla se vogliamo, a misura dei vecchi quanto nuovi fan. E sì che Lucas aveva fatto du palle così a ficcare sempre più porcate credendo di aggiungere qualcosa di nuovo senza rendersi conto invece di saturare (e snaturare) in continuazione lo stesso film. Rogue One invece, al di là del suo aspetto superficiale di semplice “tappabuchi” continua su questa strada e riesce in una cosa tanto semplice quanto sfuggevole: dare un reale senso di profondità alle vicende.

Capiamoci, sono decenni che “Ribelli” e “Impero” non sono altro che semplici appellativi. Se togliamo il superfluo, la sostanza è semplicemente un gruppetto di personaggi che si barcamena nel fare cose. Tipo, che so… la principessa Leia che ci mette giusto quei 3,2 secondi a metabolizzare la distruzione del suo pianeta, miliardi di vite andate in fumo in un attimo ma, hey! Chissene, frase di conseguenza e via. Oppure, guarda, i compagni di Luke saltano in aria a uno a uno durante l’assalto alla Morte Nera e… chissene di nuovo; so’ comparse senza importanza. A me frega solo che ‘sto tipo usa la Forza e distrugge tutto.

Ecco, tenendo in considerazione questo, io spettatore non provo per niente quel che si potrebbe definire “impatto emotivo”. D’altro canto, ammetto che qui invece sono rimasto spiazzato nel vedere nell’Impero una “reale” minaccia. Così come nel percepire la reale pericolosità della Morte Nera, che con un raggio al minimo della potenza distrugge Jedha provocando una catastrofe a metà fra un terremoto, uno tsunami e un’esplosione atomica. Dall’altro lato, finalmente anche i ribelli non sono più soltanto sagome che fanno numero per fare le battaglie fighe nello spazio coi laser colorati: ora hanno “un volto”, e tu provi finalmente qualcosa per loro. Per farla breve, detto in due parole molto semplici, non è più una questione di spadine laser, mossette e capriolette, no. In Rogue One viene messa in mostra una guerra. Così come dovrebbe essere.

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Al di là di questo, naturalmente non è tutto rose e fiori, questo no. Di problemi pure ce n’è, ovvio. Tipo un cattivo non propriamente brillante. Un secondo atto che forse si arena un po’ troppe volte in fasi morte che spezzano l’azione. Oppure, per esigenze contestuali, il dover tirar fuori dal cilindro della magia in cgi personaggi che c’hanno quel sapore di posticcio che tanto schifa. Finanche per lo stesso motivo, vedere la super tecnologia spaziale della Morte Nera resa tipo Commodore 64 con linee e bastoncini degni del miglior Tetris. Forse, e dico forse, in questo senso almeno un piccolo “upgrade” avrebbe giovato. Non voglio dire che i comandi della Morte Nera sarebbero dovuti essere tipo ufficio della “Precrimine”, no. Però, magari qualcosa in più rispetto ai pulsantoni rossi e alle mazzarelle a 8-bit sarebbero stati – almeno per me – più accettabili.

Oltre questo, c’è poco altro da dire se non in definitiva che Rogue One è un bel film. Sul serio. Fa quel che deve fare, lo fa come si deve e offre un bello spettacolo.

Detto questo, anche per oggi credo sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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