RoboCop film 1987 recensione

RoboCop: una storia americana X

Era da, diciamo… circa ‘na vita e mezza che volevo parlare di Robocop. Anche se negli ultimi tempi qui sul Sotterraneo s’è ciarlato spesso di Paul Verhoeven, finora ho sempre rimandato l’argomento. Il motivo è, onestamente, che non avevo idea di come affrontare la cosa. Tuttavia, dopo averci buttato un occhio su Starship Troopers e Atto di Forza, immagino sia giunto il momento di chiudere il cerchio e tirare giù finalmente, ‘ste due righe su Robocop.

Suppongo che a questo punto dovrò dire cos’ho imparato, come diceva il giovane Danny Vinyard nella sua Storia Americana XLa conclusione, giusto? Bene, il succo è che Verhoeven, un regista olandese, è riuscito letteralmente a catturare un’epoca, delineandola meglio di quanto avessero fatto molti suoi colleghi, veri americani. Robocop è, come dire… un’istantanea. La cui introspezione sociopolitica, tramite una satira piuttosto pungente, evidenzia benissimo la contraddittoria bellezza della società americana degli anni ’80 (e non solo).

Robocop film 1987 Ed Neumeier

Su carta, c’è da dire che il soggetto, la storia di Robocop, pare ‘na bella cazzat… sembra piuttosto sciocca. Un super-poliziotto robotico, costruito per fermare i criminali. Anche il titolo, effettivamente, non è proprio il massimo, eh. Robocop… di sicuro meglio dell’iniziale SuperCop, ma tant’è. Infatti, quando Ed Neumeier e Michael Miner, gli sceneggiatori del film, iniziarono ad andare in giro a proporre il loro script, non gli risero appresso ma quasi. Nessuno studio voleva finanziare il progetto, tanto meno c’era qualcuno che volesse dirigerlo.

Robocop film 1987 script

O meglio, in realtà uno ci andò molto vicino ad accettare: Alex Cox, il regista di Repo-Man. Ma anche lui diede forfait, quando gli negarono la possibilità di apportare alcune modifiche alla storia. Alla fine comunque, dopo aver tirato nella mondezza la sceneggiatura ché un tantino schifato pure lui, ripescata poi dalla moglie che lo convinse a continuare a leggerla, ad accettare di dirigere Robocop, fu appunto Paul Verhoeven.

Il primo film hollywoodiano di Verhoeven, mette in mostra un futuro non lontanissimo; e manco poi tanto dissimile dal suo presente, s’è per questo. Che pesca a piene mani da tutto ciò che ha caratterizzato gli anni ’80: L’era di Ronald Reagan (L’attore?! E il vicepresidente chi è? Jerry Lewis?! Come direbbe il Doc Brown del ’55) alla Casa Bianca. La crisi economica e il successivo rampantismo che ha portato un divario ancora maggiore fra le classi sociali. L’esacerbazione della paura di un conflitto atomico e il progetto Star Wars (non il film, eh. Lo scudo spaziale).

Come dicevo più su, Robocop è riuscito catturare un’epoca. Un’epoca di spietatezza corporativa. In termini di paragone, l’unica cosa che al momento mi viene in mente è il romanzo American Psycho di Brett Easton Ellis. In cui viene fuori il contradictio in adiecto di una società, dove tutti sono prevalentemente interessati al guadagno materiale e alle apparenze superficiali. Come il Patrick Bateman del romanzo di Ellis, così Richard “Dick” Jones della OCP in Robocop agisce come se tutto, comprese le persone, fosse una merce.

Devo dire che ‘na cosa che mi piace, che apprezzo di Paul Verhoeven, è quella sua capacità di analizzare il contesto, e prendere pacatamente per il culo tutto ciò che lo circonda. Per capirci, parlando di Robocop in un’intervista se ne uscì con:

“Ai tempi in cui stavo facendo Robocop, guardavo la società americana e ne ero stordito. Era tutto così diverso dalla vita in Olanda. Un sacco del mio, diciamo stupore, è in Robocop. Nei suoi finti spot pubblicitari, notiziari e così via, e anche la certa distanza dei personaggi”.

Ovviamente, il fil rouge del distacco, oltre RoboCop corre anche attraverso i successivi Atto di Forza e Starship Troopers. La televisione, le pubblicità inserite in queste opere, fanno da sottotesto. Uno sfondo in pratica, che mette in risalto il contesto delle storie violente mostrate in primo piano. Oltre a dare colore, il messaggio di questi espedienti metanarrativi è abbastanza palese: i diversi modi in cui la televisione può essere utilizzata per manipolare l’opinione pubblica.

Robocop film 1987 tg d'apertura

Infatti, Robocop inizia proprio così, con un telegiornale. Tralasciando l’intrinsecità del messaggio, anziché utilizzare il solito w.o.t. (il muro di testo, insomma) ‘sto finto tg (insieme al resto delle varie clip televisive) in una sorta di narrazione epistolare se vogliamo, è l’introduzione alle vicende. Tra parentesi, me ne so’ reso conto solo in età adulta, ma ‘sta cosa è geniale.

Robocop film 1987 Peter Weller

Comunque sia, dalle “notizie del giorno” s’è capito che siamo in una distopica Detroit del futuro. In cui il crimine, è talmente radicato, da essere diventato praticamente uno stile vita. In tutto questo, Alex Murphy (Peter Weller che con quella camicia c’ha tutta l’aria di un indossatore di malattie veneree), viene distaccato al distretto di Detroit, sempre più a corto di uomini.

Robocop film 1987 ocp

Nel frattempo,  la potentissima multinazionale Omni Consumer Product stipula un contratto con l’amministrazione comunale per dirigere il dipartimento di polizia. Lo scopo della OCP, è quello di accaparrarsi tutta Detroit, stroncata dai debiti, per pochi spicci. Raderla al suolo, e al suo posto costruire Delta City. Un’utopistica metropoli di loro esclusiva proprietà, naturalmente.

Robocop 1987 ED-209

L’unica cosa che divide la OCP dal mettere in pratica il progetto, paradossalmente, è il crimine della vecchia Detroit. Cosicché, il capo della divisione sicurezza della OCP Richard “Dick” Jones (Ronny Cox, che un paio d’anni dopo tornerà a lavorare di nuovo con Verhoeven interpretando Vilos Cohaagen in Atto di Forza) se ne esce con la sua brillante soluzione: ED-209.

Robocop film 1987 Ronny Cox

Un robot di pattuglia, pesantemente armato, efficiente e letale. Che non ha bisogno di dormire, mangiare e tanto meno di diritti. Con cui ha intenzione di sostituire tutti (o quasi) i poliziotti di Detroit. Del resto, è interessante notare come in una manciata di secondi, siano riusciti a mostrare tutta la sgradevolezza di questo personaggio.

Robocop film 1987 Kenney death

Difatti, durante la dimostrazione, ED-209 mostra tutta la sua “efficienza” massacrando a mitragliate uno dei dirigenti del consiglio d’amministrazione. Che verrà definito da Jones “un semplice disguido” e liquidato in quattro e quattr’otto. Seems legit.

Robocop film 1987 Nancy Allen: Ag. Anne Lewis

Dall’altro lato della città invece, Murphy e la sua nuova compagna Anne Lewis (Nancy Allen, che con diciotto Kg di lacca in più era la bulla Chris in Carrie – Lo sguardo di Satana) stanno a prendersi il caffè e a gozzovigliare. Con Murphy che continua a fare la cazzata di roteare la pistola, che fa tanto contento il figlio.

Robocop film 1987 Boddicker

I problemi però, non è che ci mettono molto ad arrivare. Infatti, ricevuta una chiamata in merito a un veicolo sospetto probabilmente coinvolto in una rapina, vanno all’inseguimento. Sfortunatamente per loro, il furgone è proprio quello della rapina. Commessa da Clarence Boddicker (Kurtwood Smith, un uomo che alle spalle c’ha un curriculum enorme, ma che molti sicuramente ricorderanno più per la parte del direttore Poe in 2013 – La Fortezza). Il più violento e pericoloso criminale di Detroit e la sua banda.

Ah, a proposito di Boddicker. Due cosette, così, tanto per. Innanzitutto, molto dello spessore e della caratterizzazione di questo personaggio, è proprio opera di Smith. Parecchie scene vennero improvvisate da lui, come tanto per dirne una, quella in cui dopo essere stato arrestato da Robocop, sputa a spregio sul bancone del distretto di polizia.

In secondo luogo, quegli occhialini che fanno tanto sfigato, pure furono un’idea di Smith. Lo scopo era rendere in questo modo Boddicker più, come dire… disturbante. Sgradevole, volendo. Facendolo somigliare così a Heinrich Himmler, il capo delle SS. E in effetti, a guardarlo bene la somiglianza è notevole.

Ultima cosa, in origine Robocop sarebbe dovuto cominciare proprio con Boddicker e i suoi uomini che rapinano la banca. L’idea era quella di far cominciare il film con un bagno di sangue e un trionfo di corpi crivellati di proiettili. Alla fine però, Verhoeven scelse di eliminare questa scena, optando per qualcosa di più originale. Effettivamente, negli anni ’80 l’uso di clip televisive nei film, era ‘na cosa piuttosto insolita.

Robocop film 1987 acciaieria abbandonata

A ogni modo, dopo l’inseguimento, Murphy e Lewis rintracciano la banda nella vecchia acciaieria abbandonata adibita a covo segreto. Ovviamente, senza aspettare rinforzi, c’hanno la bella pensata di prendere e fare irruzione. Comunque sia, è interessante notare ‘na cosa (n’altra) che, fondamentalmente, per anni m’è sfuggita.

La fabbrica abbandonata è un’altra metafora. Piuttosto sottile, in effetti. Con cui viene sottolineato lo stato di decadimento di un’industria che non riesce a stare a galla. Robocop è ambientato a Detroit, notoriamente conosciuta come Motor City, la città dei motori. L’industria automobilistica americana incombe su RoboCop, è ‘sta cosa non è una coincidenza. Capiamoci: ED-209, così ingombrante, così goffo e difettoso rispetto a Robocop, è la fantascientifica incarnazione di un’industria che perde terreno. Che non è in grado di competere e tenere il passo coi modelli esteri più efficienti.

Robocop film 1987 Boddicker

Com’è come non è, alla fine Lewis viene stesa con un paio di papagni in bocca. Mentre Murphy invece, viene circondato dall’intera banda.

Robocop film 1987 Alex Murphy mano esplosa

Che prima di ucciderlo, sadicamente lo torturano mutilandolo a fucilate. Fondamentalmente, questo, cioè la morte di Murphy, è ciò che s’aspettava la OCP. Il motivo per cui riassegna gli agenti in distretti pieni di crimine, è in previsione del fatto che, per statistica, uno sarà ucciso in azione prima o poi.

Robocop film 1987 la morte di Alex Murphy

Dopo il fallimento della dimostrazione di ED-209, Bob Morton (Miguel Ferrer, scomparso l’anno scorso) un ambizioso dirigente junior, coglie al volo l’opportunità di presentare il proprio progetto di un cyborg sperimentale: RoboCop. La morte di Murphy dunque, gli capita a fagiolo.

Robocop film 1987 Miguel Ferrer

Quindi la OCP recupera il suo corpo, e lo seleziona come candidato del progetto RoboCop. Il 90% del corpo di Murphy viene sostituito da un apparato cibernetico. Di cui rimane solo il cervello umano e un tratto digestivo “rudimentale”. Robocop poi viene programmato con tre direttive: servire l’ordine pubblico, proteggere gli innocenti e applicare la legge. Sebbene Morton e il suo team non siano a conoscenza di una quarta direttiva segreta.

Così, nasce Robocop. Per stringere un pochino il brodo, v’ho messo direttamente il video con la sua prima volta in missione. Col sottofondo del fighissimo tema composto da Basil Poledouris.

A ogni modo, in queste sequenze, a partire dalla rapina al grocery store, si può notare bene l’uso che Verhoeven fa della televisione. I programmi e le pubblicità sono parte integrante della storia e dei personaggi al suo interno. Che ritraggono un’immagine squallida di una società futura non diversa dalla nostra.

Robocop film 1987 gioco da tavola Nukem

In cui da un lato, i notiziari forniscono uno spaccato di realtà orribile. Mentre dall’altro, varie società vendono spauracchi di cattivo gusto a buon mercato. Come il gioco da tavola Nukem (chiaro riferimento alla politica della Guerra Fredda di Reagan) che trasforma l’orribile prospettiva di un Armageddon nucleare in un divertimento per tutta la famiglia.

Robocop film 1987 Sux 6000

Oppure, la magnifica SUX 6000, una vera tradizione americana secondo lo slogan. Un auto orrenda e ingombrante (antiquata come un dinosauro) che fa tipo con un pieno un Km in città e due in autostrada. Come piace agli americani. A parte poi il fatto che SUX, è inquietantemente vicino al moderno SUV, è da notare come la parola si pronunci allo stesso modo di SUCKS (schifo). In pratica, staresti comprando la Fa schifo 6000.

Robocp film 1987 Bixby Snyder

Oppure ancora, l’outsider Bixby Snyder. Che col suo tormentone “Lo comprerei per un dollaro”, dà a Robocop quel tocco di alienante, grottesca comicità che stona in malo modo con la realtà dei personaggi.

Cioè, capiamoci n’attimo: ma ci rendiamo conto che Verhoeven è un genio? Tralasciando Atto di Forza, se si guardano Robocop e Starship Troopers, stiamo parlando di un tizio, che è riuscito a farsi pagare milioni, per prendere per il culo chi lo paga.

Tuttavia, questo era il 1987. Questo era, e sottolineo era, Robocop. Verhoeven ha realizzato un film fantastico, stratificato a più livelli che risalta, come dire… i pericoli delle business-for-profit senza controllo, l’influenza dei media e via dicendo. Inizialmente pochi ci credevano ma comunque, alla fine Robocop fu un successo. E cosa succede quando un film su soggetto originale diventa un successo? Si spalancano le porte (dell’inferno) dei seguiti.

Robocop 2

Dal film originale venne fuori di tutto. Due seguiti, uno più blando e sciacquo dell’altro. Due serie animate, RoboCopRoboCop: Alpha Commando, andate in onda rispettivamente una alla fine degli anni ’80 e l’altra dei ’90. Due serie televisive. Una, RoboCop del ’94 andata in onda anche da noi, stucchevole e dal taglio da classico prodotto televisivo per famiglie. L’altra, RoboCop: Prime Directives, più seria e inerente al film originale ma dal budget tremendamente basso. Dulcis in fundo, un remake PG-12 di pochi anni fa, che definire ridicolo sarebbe solo un simpatico eufemismo.

Ah, a proposito del remake di Robocop (e non solo), riporto le parole di Verhoeven in un’intervista:

“In qualche modo, sembra che pensino che la leggerezza nei modi di portare il messaggio in Atto di Forza e Robocop, sia una specie di ostacolo. Quindi, prendono queste storie assurde e fantasiose, e le rendono tremendamente serie. Penso sia un errore. Soprattutto quanto fatto in RoboCop. Quando si risveglia, gli danno lo stesso cervello”.

“Murphy è una vittima. Orribilmente mutilata. La sua è una storia tragica sin dall’inizio. Perciò non abbiamo fatto questa cosa in Robocop (1987). Il suo cervello, la sua identità è sparita, ha solo dei lampi di memoria e ha bisogno del computer per rimettere insieme i pezzi poco alla volta e ricordare chi era”.

“Penso che non avere un cervello robotico, renda tutto molto più pesante e non credo che la cosa aiuti il film in alcun modo. Così diventa sciocco e assurdo nel modo sbagliato. Entrambi questi film (Atto di Forza e Robocop) hanno bisogno della giusta distanza della satira o della commedia per essere indirizzati al pubblico. Andare dritti senza umorismo, è un problema e non un miglioramento”.

Insomma, penso sia piuttosto chiaro a ‘sto punto, il fatto che Robocop alla fine è diventato un giocattolino, no?

Frank Miller's RoboCop

Le cose però, sarebbero potute andare diversamente. Per il meglio, ma tant’è. Quando nel ’88 s’iniziò a lavorare su Robocop 2, le cose si rivelarono piuttosto complicate a causa dello sciopero degli sceneggiatori. Cosicché, s’è dovuto ricorrere a vie traverse. Riconoscendo l’influenza che i fumetti dei supereroi avevano avuto, per scrivere RoboCop 2, gli studios si rivolsero a Frank Miller.

Frank Miller's RoboCop

Grazie al suo lavoro su Daredevil, ma sopratutto, il grande successo di The Dark Knight Returns, Miller s’era fatto ‘na certa nomea. Tale da catturare l’interesse dei dirigenti di Hollywood. Grande fan di Robocop, aveva subito accettato ed era impaziente di cominciare a scrivere la sceneggiatura del sequel. Purtroppo, la visione di Miller, faceva a cazzotti con quella degli studios, che avevano in mente un film decisamente più attenuato rispetto al primo Robocop. Di certo, non più violento.

Frank Miller's RoboCop

Così, Miller ha riscritto una seconda bozza, più annacquata. Annacquata ancora di più da un secondo scrittore e diventata poi la sceneggiatura effettiva. A parte Miller, anche il cast rimase deluso da ‘sta cosa. Tanto che perfino Peter Weller e Nancy Allen ammisero di preferire molto di più il concetto originale di Miller, rispetto al prodotto finale.

Frank Miller's RoboCop

Ora, sinceramente non voglio mettermi a parlare nello specifico del RoboCop di Frank Miller, ché se no facciamo notte. Voglio solo dire che, prendendo spunto dal film originale, la storia di Miller è ancora più viscerale nello scagliarsi contro l’America corporativa e qualsiasi forma di autorità. Spingendo tantissimo su ‘na satira sociale torbida e volutamente esagerata.

Frank Miller's RoboCop

Il mondo di RoboCop era un crogiolo iperbolico di tutte  le paure degli anni ’80: l’aumento del crimine, la Guerra Fredda e via dicendo. Agli occhi di Miller però, la più grande minaccia, attualmente, è il politically correct. E in questo, sono piuttosto d’accordo con lui: non c’è niente di peggio della fredda dittatura dell’omologazione coatta in cui ogni pensiero, dev’essere necessariamente pesato sulla bilancia del politicamente corretto prima di essere espresso.

Ultima cosa, vi lascio qua il trailer originale del film. Per il fatto che il tema usato è lo stesso di Terminator, dato che Verhoeven è un grande fan di Cameron e col suo RoboCop, voleva ricalcare la stessa impressione.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

RoboCop

Titolo originale: RoboCop

Regia: Paul Verhoeven

Produzione: Arne Schmidt

Sceneggiatura: Edward Neumeier
Michael Miner

Starring: Peter Weller
Nancy Allen
Daniel O’Herlihy
Ronny Cox
Kurtwood Smith
Miguel Ferrer

Distribuzione: Orion Pictures

Data di uscita: 17 luglio 1987

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RoboCop (1987)
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6 thoughts to “RoboCop: una storia americana X”

  1. Interessante, non sapevo che alla sceneggiatura di Robocop 2 avesse partecipato Frank Miller…peccato che poi sia finita come sia finita (anche se devo dire che Robocop 2 non mi è proprio dispiaciuto).

    1. Sì, lo chiamarono per i motivi che ho spiegato. Solo che, sia da una parte che dell’altra, non c’è stato intendimento: Miller voleva fare ‘na cosa ancora più esagerata. I produttori invece, volevano puntare alla serializzazione buttandola sul commerciale. Oggi, dopo trent’anni, è inutile ovviamente pontificare, chiedendosi come o non come sarebbe potuto essere il film. L’unica cosa che ci sia per farsi un’idea in merito, quanto più simile possibile a quella sceneggiatura scritta da Miller, è la serie a fumetti. Che purtroppo però, è arrivata troppo lunga con una quindicina d’anni di ritardo.

  2. fantastico film, che ho rivisto 7 o 8 anni fa riuscendo ad apprezzarlo appieno. quando lo vidi da bambino rimasi un po’ turbato, per la scena dell’uccisioni di murphy soprattutto. Ma il personaggio di robocop era tra i miei preferiti, quindi nulla mi avrebbe fermato dal visionarlo. peccato per i seguiti, totalmente anonimi

    1. Un uomo ha un’idea. Che piace e attira altri; da lì è un attimo che l’idea iniziale diventa “istituzione” e, per estensione, banalità. Questo è ciò che è successo coi seguiti di Robocop e non solo.

    1. Il problema, almeno per quanto mi riguarda Giovanni, sta nel fatto che il franchise sin dal secondo film, ha preso man mano distanze sempre più siderali da ciò che era Robocop.
      Un esempio solo, così, tanto per capirci: le pubblicità. Nel primo film, erano semplicemente il modo di Verhoeven di fare satira. Poi invece, hanno continuato a inserirle solo ed esclusivamente, perché erano un “tratto distintivo”. Un po’ come i costumi rosso-accecante di Baywatch. Pur volendo, a un certo punto non avrebbero mai potuti cambiargli colore, no?

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