Resident Evil – La paura ai tempi della Playstation

Ok, dopo i romanzi e il film, ‘sto ancora preso male con ‘sto cacchio di Resident Evil. Perciò, mi so’ sentito più o meno in dovere di tirare giù due righe, su quella che fu la mia esperienza personale. Ovvero, la prima volta che aprì la custodia, misi il disco nero nella Playstation e feci la mia prima partita in assoluto a Resident Evil.

 

Resident Evil gioco

Era più o meno il tardo ’96. Dopo anni di grandi soddisfazioni datemi dal glorioso Nes e dal suo successore, lo Snes, sia io che il mio televisore avevamo fame di novità. Dopotutto, erano i ruggenti anni novanta

 ed era ora di cambiare. Ormai il platform era roba che stava andando all’aceto e così, decisi che era giunto il momento del grande passo: comprare la Playstation. Insieme alla console, presi tre giochi: Broken Sword, avventura grafica (genere a cui ancora oggi sono molto legato). Destruction Derby, che un racing game ci stava a palla, e per ultimo, Resident Evil un gioco di cui avevo già sentito parlare.

Resident Evil

Anzi, decisi di prendere Resident Evil proprio perché si faceva un bel vociferare in merito. Ovviamente, all’epoca l’internet anche se già presente – in pochissime case – era in uno stadio ancora molto embrionale, per così dire. Di certo, non come oggi che vai su Google, scrivi quello che ti serve e per magia, ecco che t’arrivano milioni d’informazioni a bombardarti. Così che pure l’ultimo dei bifolchi, oggi è in grado di poter vantare la sua laurea in tuttologia. No assolutamente.

Resident Evil 1996

Il grosso dell’informazione, veniva da due fonti principali: le riviste cartacee dedicate, e voci che serpeggiavano fra i banchi di scuola. Infatti, si narrava di un gioco così spaventoso, da essere più spaventoso di tutti i film spaventosi messi insieme. Armi, sangue, zombie. Tutto questo e molto di più. A pensarci bene, a guardarla col proverbiale senno di poi, ‘sta cosa somigliava pericolosamente a ciò che accadeva a Fantozzi, con la corazzata Potemkin: “Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d’angolo”. In effetti, la situazione era più o meno questa.

Resident Evil gioco

Tornando a noi, dicevo che, proprio a fronte di tutto ciò, il terzo gioco che scelsi per la mia nuova console fu proprio Resident Evil. Ricordo ancora quando collegai la Playstation al televisore (un glorioso Phlips 17″ spara radiazioni), e per primo, tirai fuori dalla custodia proprio Resident Evil. Devo ammettere che fu una grande emozione. Perché, il fatto stesso di maneggiare un cd, un gioco su cd, mi sapeva di incredibilmente di futuristico.

Resident Evil 1 villa

Per chi come me, che fino a una settimana prima maneggiava cartucce per giocare e vhs per guardare film, oppure musicasette per ascoltare musica, il cd era il concetto stesso di “futuro”. Ti lasciava fantasticare su cose nuove, ipotetici scenari incredibili. Così, con stupore reverenziale, presi quell’incredibile disco nero e lo fiaccai nella console. Apparve il logo Sony, seguito da quello del marchio Playstation con quell’inconfondibile suono di sottofondo: ero impaziente, scettico, curioso. Volevo giocare. Dopo un breve caricamento, rimasi esterrefatto.

Resident evil 1

Una cosa che mai avevo visto e mai avrei pensato di vedere: una intro cinematografica. Con attori; attori veri, in carne e ossa. Certo, la grafica “realistica” non era una novità al tempo, vedi ad esempio “Pit Fighter” oppure “Mortal Kombat”, con i personaggi resi a schermo da attori in grafica digitalizzata. Questo però, era diverso. Non erano pixel disegnati. Erano attori veri in un video vero. All’epoca era una cosa incredibile.

resident evil primo zombie

C’è da dire che oggi, effettivamente quella grafica “cubettosa”, con personaggi che sembrano statuette di Swarovski tanto sono spigolosi e squadrati, certo potrebbe sembrare ridicola; d’accordo. Ma all’epoca non lo era di certo. Personalmente, ero abituato a giochi iper coloratissimi, sfarzosi e cartooneschi. Il tono decisamente maturo e tetro di Resident Evil, unito al concetto stesso di “esplorazione tridimensionale”, era un qualcosa a cui nessuno era preparato. Il fatto stesso di avere nelle proprie mani un personaggio, il cui obiettivo è “sopravvivere” al gioco oltre che avanzare entro di esso, era una novità assoluta.

Resident Evil villa playstation

Inoltre, anche se il concetto di “morte” era presente nel 99% di tutti i videogames usciti dagli albori fino a quel momento, era appunto un concetto: perdevi una vita, due, tre, game over. Qui invece era diverso. La morte del pg veniva resa in modo realistico, una conseguenza di scelte sbagliate nel gioco. L’impatto visivo era molto sottolineato dando parecchio peso alla cosa, laddove negli altri giochi, la morte era un fattore puramente concettuale.

Resident Evil

Ah! Nel caso in cui ve lo stiate chiedendo, sì: Resident Evil non è stato il primo gioco “survival horror”. In realtà il concetto venne sdoganato anni prima da altri videogames, che se ci volete buttare un occhio, qui c’è quello da considerarsi il primo gioco survival horror della storia. Fra questi, naturalmente c’è pure “Alone in the Dark”, molto simile nella forma, quanto diverso nella sostanza da Resident Evil. In pratica, la differenza sta tutta nella “direzione artistica”. Laddove Resident Evil, pur tenendo una formula similare a quella di altri giochi, la svecchiava notevolmente con idee, non nuove di fondo certo, ma nuove nell’applicazione.

Resident Evil

La storia in sé, era molto semplice e mutuata pesantemente da una produzione più o meno sterminata di b-movie, tutti tipicamente anni ottanta. In pratica, siamo nel mese di Luglio del 1998. La ridente cittadina di Raccoon City, un sobborgo rurale del midwest americano, vede sconvolgere la tranquillità dei propri abitanti da alcuni efferati omicidi verificatisi nei dintorni dei Monti Arklay e nelle foreste adiacenti la città. I primi casi di aggressione risalgono al mese di Maggio, intensificandosi via via nei mesi successivi.

Resident Evil 1

Inizialmente, si pensava che le prime vittime fossero state aggredite da animali selvatici, in quanto i corpi, parzialmente sbranati, recavano segni di morsi animale. Purtroppo, la situazione si aggrava quando i casi di omicidio iniziano a essere sempre di più, e sopratutto, dacché principio sui corpi erano state rinvenute tracce di quelli che sembravano fauci di cane, adesso erano comparsi anche segni di denti umani. Il che, portava alla raccapricciante ipotesi che nei boschi attorno la città, si nascondesse un gruppo di cannibali. Esasperatasi la situazione, a investigare viene chiamata la S.T.A.R.S., una specie di gruppo paramilitare simil-swat composto da agenti speciali.

Resident evil 1

Dei dodici membri della squadra – da quel che emerge poi dai vari capitoli – si salveranno solo in cinque, che fatto ritorno denunceranno come responsabile di tutto la Umbrella, una mega multinazionale, fonte del 90% dei posti di lavoro a Raccoon City. La Umbrella, in una base segreta mascherata da magione situata nel fitto delle foreste dei monti Arklay, sperimentava su cavie umane gli effetti, e gli eventuali utilizzi in campo militare, di un pericolosissimo agente biologico denominato T-Virus. Il quale che trasformava letteralmente coloro che ne venivano infettati in “mostri” simili a zombie, oltre che a causare spaventose mutazioni a qualsiasi cosa con cui venisse a contatto. Gli attacchi dei “cannibali” nelle foreste, altro non erano che la conseguente di un incidente di laboratorio.

Resident Evil

Ora, ovviamente va da sé che sia inutile sottolineare il fantamilione di pellicole a cui tutto ciò s’ispira. L’apporto di roba come “Il ritorno dei Morti Viventi” e “La città verrà distrutta all’alba”, tanto per dire un paio, è più che palese. In realtà, ciò che vorrei sottolineare è il “come”. Ovvero, come tutto questo potpourri di idee e concetti sia risultato spaventosamente nuovo e azzeccato all’epoca. In questo senso, spesso e volentieri parlando di Resident Evil, sento sempre voci che lo denigrano, muovendo come “accusa” principale, il fatto che non faccia più “paura”. Personalmente, io non sono mai stato d’accordo.

Resident evil chris redfield

Mi spiego: il primo Resident Evil, effettivamente, era un prodotto “spaventoso” di per sé? Sì. Perché? Perché era la “novità”. Non certo perché mettesse in scena chissà quale tipo di innominabile orrore. Per intenderci, fu l’uso di temi e soluzioni già spaventosamente abusati non da un mese, ma da anni, che uniti a una nuova tecnologia ha portato tutto questo a nuovi livelli. Era questa, la “novità”, che metteva paura. Come detto, mica gli zombie a cui sparavi. Naturalmente, a lungo andare la “novità”, si è trasformata poi in istituzione, e quindi in normalità. Va da sé che ormai ‘ste cose non facciano più paura nel senso stretto del termine.

Resident Evil Jill Valentine

Vogliamo fa’ due esempi ma di quelli scemi, proprio? Ok. Immaginiamo di tornare al 1973: la televisione, molto seminale, presentava solo programmi “buonisti”. Dicasi lo stesso per film, fumetti e l’entertainment tutto. L’internet non esisteva e la vita percepita era sostanzialmente molto diversa da oggi. Sopratutto il grado di “suscettibilità” verso certe cose, era sostanzialmente molto più alto. Ora in questo scenario, immaginiamo di essere ragazzini e andare a vedere per la prima volta “L’Esorcista”.

Mi pare normale che, non essendo abituati a niente del genere, a una simile novità appunto, la cacarella scivoli via come se non ci fosse un domani. Oggi lo stesso film, a fronte di quarant’anni e passa di “eccessi” e pellicole sempre più spinte in questo senso, potrebbe mai avere lo stesso impatto? Ovviamente no. Perché come detto, la novità è diventata normalità e somatizzata.  Ragionando agli antipodi, il secondo esempio è fattibile sulle nuove tecnologie V.R. di cui si fa tanto parlare.

Evitando di andare per frasche, mettiamo per ipotesi che siano funzionali al 100%. Immaginate un qualsiasi Resident Evil in realtà virtuale, in cui siate totalmente immersi nel mondo di gioco. C’è da cagarsi addosso o no? Il punto è questo: non è ciò che viene mostrato a far “paura”. Bensì è il come viene mostrato. Anche se alla fine non hanno più la stessa “freschezza”, lo stesso impatto, non è mai buona cosa bollare a priori. Sopratutto con il “non fa paura”. Godetevi le cose e basta.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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Resident Evil - La paura ai tempi della Playstation
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Resident Evil - La paura ai tempi della Playstation
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Un articolo su quello che è stato il primo Resident Evil uscito nel 1996 per Playstation 1.
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Il Sotterraneo del Retronauta
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2 thoughts to “Resident Evil – La paura ai tempi della Playstation”

  1. bellissimo gioco. io purtroppo l’ho scoperto tardi, ovvero dopo aver giocato e rigiocato (e finito) il secondo capitolo, ormai nel 2000. quindi va da sè che questo primo capitolo non mi fece l’effetto che mi avrebbe fatto se fossi stato a digiuno. però mi divertiì un sacco,
    trovo comunque più divertente questo gioco che non molti giochi odierni

    1. In effetti, Resident Evil è un po’ come un giallo tipo Assassinio sull’Orient Express, per dirne uno: per quanto bello e ben fatto, una volta letto il libro/visto il film e saputo chi è l’assassino, la sorpresa viene a mancare. Così, le visioni successive non hanno lo stesso impatto. Ecco, Resident Evil è più o meno la stessa cosa.

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