Prometehus recensione

Prometheus – Come imbolsire il pubblico in poche semplici mosse

Prometheus. Allora, ehm… sì. Ehm… Dunque, lo dice la parola stessa, uhm… Prometheus è: quando uno o più persone si mettono a fare cose, beh… cioè che si sfidano, insomma. Più o meno…

No, a parte gli scherzi, il fatto è che nel momento in cui pensi al “Prometeo” di Ridley Scott, come approcciarlo, come parlarne, inevitabilmente partono ‘sti “flash scolastici”. Quelli del tipo di quando da ragazzino non sapevi ‘na beata mazza di niente e l’insegnante ti additava; e quando la scalata allo specchio ormai era palese, con te che le tue frasi erano per 3/4 composte da “ehm”, “uhm” e “beh-sì-insomma-cioè” partiva il nastro di Möbius: più temporeggiavi, più le domande incalzavano assumendo via via un tono sempre più inquisitorio. A quel punto il dado era tratto e non c’erano barbabietole da zucchero e transumanza che tenessero.

In sostanza, ciò che intendo dire con ‘sta delirante analogia, è semplicemente che Prometheus è un film estremamente particolare: bello, sì. Infognante, certamente. Da vedere, senza dubbio e, dulcis in fundo, montato e tagliato alla cazzomannaggia che s’è tirato giù ‘na valanga di fischi e pernacchie; insomma uno che c’ha le capacità ma non s’impegna.

P.S.: Siccome c’ho l’intenzione di approfondire bene il discorso, ciarlerò pure delle scene tagliate. Va da sé quindi che si spoilererà a bestia, ok? Ok.

Prometheus intro

Il film inizia con una carrellata di paesaggi di un mondo apparentemente alieno e deserto. Fra ampie vallate, laghi e montagne a un certo punto, sul ciglio di una cascata vediamo un enorme disco volante in procinto di partire. Forse il posto non offriva tutto ‘sto gran divertimento e cose da fare come diceva la brochure trovata nella buca della posta, chi lo sa.

Prometheus Ingegnere

In ogni caso, a qualcuno il posto è piaciuto e vuole restare, perciò, i tipi a bordo prendono, vanno via e lasciano a piedi questo tizio qua che, rimasto solo, decide di farsi un sorso di ‘sta robaccia nera che pare “L’Orzo Pupo”, il meglio tarocco de “L’Orzo Bimbo”Probabilmente non è stata un’idea proprio geniale: infatti, una volta ingerito, l’Orzo Pupo inizia a disgregare il corpo del tizio che, cadendo di sotto nella cascata dà il via a una reazione biogenetica con il proprio DNA.

Prometheus film

Stacco. Pianeta Terra. Per la precisione Isola di Skye, Scozia, anno 2089.  La coppia di archeologi Elizabeth Shaw e Charlie Holloway in una grotta scoprono un pittogramma piuttosto “bizzarro” che parrebbe dar credito a tutte quelle, come dire… “menate” sulla teoria degli antichi astronauti e robe simili. Perciò, sulla base di una semplice intuizione, cioè che quei disegnini siano una mappa stellare indicante il punto da cui provengono quelli che avrebbero, secondo loro, creato la vita sulla Terra (che battezzano “Ingegneri”), s’imbarcano in questa missione costata infiniti denari, finanziata dal vecchio Peter Weyland, fondatore e presidente della Weyland Corporation. Scopo della missione, raggiungere il pianeta degli Ingegneri, comodamente situato a qualche anno di coma dalla Terra.

Prometheus nave

Stacco. Anno 2093. Grazie al soldo cacciato da Weyland l’astronave “Prometheus” non più un sogno ma una solida realtà, è finalmente in vista della Luna “LV-223”; ovvero il posto che Shaw e Holloway hanno dedotto essere il punto d’origine degli Ingegneri. Nel frattempo, per tutto il viaggio l’unico sveglio è Michael Fassbender, cioè David. Cioè un leccatissimo androide che passa il suo tempo a pettinarsi, giocare a palla, stare con le ciabattine infradito e a scimunirsi guardando a nastro “Lawrence D’Arabia”.

Prometheus

A questo punto, David va a svegliare tutti dalle camere d’ibernazione e così noi facciamo la conoscenza del resto dell’equipaggio. Tra un convenientissimo flashback di approfondimento e l’altro, viene introdotta Meredith Vickers, ovvero Charlize Theron, una donna che la puoi coprire di melma e stracci e rimane comunque bellissima. Sulla Prometheus lei è l’autorità massima, il supervisore di tutta la baracca. Perciò è una tipa tutta d’un pezzo; tanto che per farcelo capire, mentre tutti stanno da schifo cercando di riprendersi dal viaggio-coma, lei esce e subito si fa una serie di flessioni.

Charlize Theron

A ogni modo, ora che tutti sono svegli e pimpanti, parte il pippon-briefing. Il succo è semplice: un riassunto imboccato col cucchiaino di tutto quello che più o meno s’era già capito. Ergo, i disegni coi tizi che indicano le pallette in cielo, oltre che in Scozia sono stati trovati anche in altri luoghi, realizzati da popolazioni distanti fra loro nello spazio e nel tempo.

Pertanto si è giustamente arrivati alla conclusione e alla deduzione che le “pallette” altro non sono che una specie di mappa stellare. E così, eccoci qua su uno scoglio deserto che fluttua nello spazio. Ah! Dimenticavo: in tutto questo, a dare man forte a tutta la manfrina, in videoconferenza interviene pure Peter Weyland, ovvero un Guy Pearce truccato da vecchio così a schifo che Mrs. Doubtfire pare una donna vera.

Terminata questa parte, finalmente il gruppo esce e va a esplorare i ruderi alieni trovati in loco. Quindi seguono alcune cose.

Primo: durante l’esplorazione della struttura, trovano il corpo di un ingegnere decapitato, poco lesto nell’attraversare una porta che stava a chiudersi.

Secondo: trovano alcune iscrizioni con cui David si mette a trafficare, facendo apparire un video-ologramma in cui si vedono un frappo di questi cosiddetti ingegneri scappare da qualcosa di presumibilmente brutto.

Terzo: come volevasi dimostrare, un bel mucchio di cadaveri di ‘sti cosi. Il comune senso della logica, a questo punto, imporrebbe di voltare la testa al cavallo e fare dietrofront il più velocemente possibile siccome quelli che credevi i tuoi “creatori”, stanno lì a marcire uccisi da qualcosa che forse potrebbe uccidere pure te nel giro di un rutto.

… e invece no. Si va avanti. Raccolta la testa dell’ingegnere morto, si continua l’esplorazione fino a trovare questa stanza in cui capeggia ‘sto gigantesco testone, palese riferimento ai Moai su Rapa Nui (i testoni di pietra sull’Isola di Pasqua se non fosse chiaro), e piena di ‘sta specie di vasi canopi. Inoltre, all’insaputa di tutti, David prende e si frega uno di questi cilindri, provocando la fuoriuscita di un liquido nero, probabilmente lo stesso Orzo Pupo che abbiamo visto all’inizio, che infetta un gruppo di vermi che stava lì a bazzicare per i fatti propri.

Ora, da qui in poi, in un crescendo di trama carica di aspettative, coerente è di un infognante che levati, succede che: Ridley Scott o ‘na mattina s’è svegliato cadendo di testa oppure non so cosa, perché quanto fatto per rendere il film saldo, compatto e potente sia in fase di script che di girato, è stato preso è buttato alla cazzomannaggia.

Prometheus scene eliminate

Dunque, iniziamo dalla sequenza iniziale, che in origine era un tantino più lunga e mostrava come l’ingollare quella schifezza nera fosse parte di un rituale. Nella scena estesa, c’è questo ingegnere anziano che porge la tazza al tipo che vediamo anche nel cut finale, più tutta una serie di… sì, insomma, “confratelli” che assistono alla “cerimonia”.

Tutto ciò quindi, lascerebbe spazio a svariate ipotesi sul significato di un gesto sacrificale compiuto per motivi “mistico-religiosi”, rendendo de facto, gli ingegneri ancor più simili agli uomini anche nel comportamento oltre che nell’aspetto. In ogni caso, la scena venne girata e poi tagliata per dare a questi tizi un’aria più misteriosa.

Altro enorme va be’ del film, riguarda Guy Pearce. Giustamente, ti chiedi perché prendere un attore quarantenne e truccarlo a schifo per farlo sembrare una vecchia cariatide vicina ai cento? Perché probabilmente, pensi, ci sarà una sequenza in cui verrà mostrato giovane, no? No. Nel montaggio finale non c’è nulla di tutto questo.

Prometheus Guy Pearce

Il fatto è che, verso il finale scopriamo che Weyland era stato sempre a bordo della Prometheus, ok? E questo è quanto. In questa scena eliminata, nonché una delle primissime girate invece, c’è David che prima di tutto va a svegliare proprio Weyland per informarlo che erano quasi arrivati. Dopodiché, Weyland ordina di non svegliarlo finché non avessero trovato ciò che in realtà cercano, cioè un Ingegnere vivo, e torna a dormire. Dopodcihé, c’è una sequenza in cui si “entra” nel sogno di Weyland che si rivede giovane, maledicendo pure David che l’aveva svegliato prematuramente.

In ogni caso, per quanto possa sembrare superflua, questa sequenza ne avrebbe reso molto più chiara un’altra, che tra l’altro, pure è stata azzoppata malamente.

Altra scena tagliata che avrebbe reso meno confusionari gli eventi, riguarda un breve dialogo fra Shaw e Holloway prima della sequenza del briefing. In pratica la dottoressa Shaw dice che li prenderanno per pazzi appena diranno dei disegni e delle pallette. Holloway invece la rassicura dicendo che andrà tutto bene. Subito dopo, in un scambio di battute tra Fifield e la Shaw, in merito alla ricostruzione della mappa, viene fuori che “Non è una mappa. Ma un invito”.

Ennesima scena eliminata che avrebbe giovato alla comprensione generale, riguarda Millburn. Praticamente, nel film dopo che trovano la stanza col testone, le urne con la melma nera, la testa dell’ingegnere e via dicendo, sopraggiunge una tempesta che fa ripiegare tutti al più presto sulla nave. Indietro restano  Fifield e Millburn, separatisi dal gruppo e rimasti isolati all’interno del “mausoleo” alieno.

Qui i due s’imbattono nelle creature denominate “Hammerpede”, e una di queste li assale. Ok fino a qui? Bene. Nella scena eliminata, si vede Millburn trovare precedentemente uno di quei vermetti alieni entrati in contatto con la melma dei vasi, e sta tutto preso malissimo siccome quella sarebbe la prima forma di vita extraterrestre scoperta dall’uomo, più grande di un batterio.

Tutta ‘sta pappardella quindi, avrebbe chiarito il perché, quando si trovino davanti un Hammerpede, Millburn sta tutto a fa’ il giocherellone e temporeggiare con la bestia. Oltre che chiarire il fatto che i vermi siano una specie autoctona di LV-223 e la melma sia la causa della mutazione.

E sempre a proposito del caro Fifield, quest’ultimo viene infettato dal verme alieno, si trasforma in una specie di, beh… una specie di zombie e parte all’attacco degli altri, giusto? Giusto. La differenza, visibile nei contenuti speciali del Blu-ray è questa qui nella foto. Nella prima scena girata, infatti, Fifield assumeva un aspetto molto più simile a quello dello Xenomorfo “classico”.

Ora, per la serie last but not least perché ci so’ un’infinità ancora di scene eliminate ma penso che sia pure giunto il momento di staccare la pippa in questo senso, una delle scene peggio azzoppate di sempre.

Dunque, poco più sopra si diceva di come nella scena tagliata di lui “giovane”, si rendesse palese come Weyland volesse raggiungere solo i suoi sporchi scopi, infischiandosene altamente di tutti gli annessi e connessi possibili riguardanti la scoperta di una civiltà aliena. Alla fine della fiera, quando il suo scopo, cioè incontrare un ingegnere vivo diventa realtà, nel montaggio finale vediamo David che farfuglia qualcosa nella lingua dell’essere, ma all’improvviso, di punto in bianco questo s’imbruttisce malamente, stacca la testa a David, ammazza Weyland e parte alla rincorsa della dottoressa Shaw.  Fine.

Prometheus deleted scenes

In realtà, nella scena girata per intero, l’ingegnere innanzitutto, uscito dalla capsula di crio-stati si rivolge agli uomini e chiede loro perché siano venuti fin su LV-223. A questo punto, Weyland dice a David di spiegare all’alieno che la sua razza, è la chiave per realizzare il suo sogno di vivere per sempre. Inizialmente l’ingegnere sta a sciropparsi la filippica ma poi, Weyland attacca con David, dicendo che quest’ultimo è un sintetico creato dal nulla, un prodotto della sua società e si paragona all’ingegnere dicendo che essi sono simili; sono come dèi, e gli dèi non possono e non devono morire. A questo punto l’ingegnere s’incazza brutto e segue la scena uguale al montaggio finale.

Dunque, dopo questa interminabile pappardella, cerchiamo di stringere il brodo e passare alle considerazioni finali col classico quanto ovvio domandone di routine, cioè com’è questo Prometheus.

Premesso il fatto che dal ’79 a oggi, Ridley Scott ha avuto un ruolo sempre più marginale per quel che concerne “Alien”, trasformatosi poi nel franchise di proporzioni stellari raggiunte nel corso dei decenni, per anni ha accarezzato l’idea di riappropriarsi della sua creatura. Alla fine della fiera, come l’ha fatto? Per me, nel modo più ingegnoso possibile. Ovvero, con una sorta di prequel di Alien, ma che in realtà, è un’esplorazione, un ampliamento di ciò che non è stato detto di quella vicenda raccontata nel ’79.

A mio avviso Prometheus è un magnifico film di fantascienza, tanto più interessante perché solleva domande circa l’origine della vita umana ma che non fornisce le risposte. Naturalmente, il verso a “2001: Odissea nello Spazio” è chiaro: Prometheus infatti, inizia con una scia di indizi sulla Terra che prende e porta i protagonisti a diventare esploratori dello spazio, oltre che a chiedersi cosa ci sia “oltre”. ‘Sto fatto, personalmente m’infogna a bestia sinceramente parlando. Ma, purtroppo, questa diventa anche la nota dolente del film.

Facehugger

Mi spiego: al di là di tutte le scene tagliate, gli script rimaneggiati e quant’altro abbia contribuito a creare cagnara, il problema principale di Prometheus resta quello di aver creato appunto un’infinità di aspettative, le quali sono andate poi a scontrarsi con:
A) Le implicazioni “fanta-psico-mistico-religiose” che Scott vuole elaborare nel suo personalissimo pantheon ma impossibili da tirare giù in due ore.
B) Le aspettative del fan tipo.

Tradotto in parole economicamente svantaggiate, da un lato c’è Scott, che forse è un uomo arrogante che pretende di fare il passo più lungo della gamba, cercando di mettere in scena un quadro di orrore esistenziale andando a parare sui grandi temi teologici e cosmologici. Dall’altro lato, ‘sta cosa s’è scontrata con la mentalità del fan tipico, che s’aspettava di vedere il caro, vecchio e ritrito gioco al massacro con l’alieno cattivo. Invece s’è trovato davanti a un’accozzaglia di riferimenti psico-esistenziali. Per giunta anche caotici.

Alla fine della fiera, sempre naturalmente premesso per come la vedo io, chiaro, Prometheus è un film da guardare. Anche più di una volta. Ovviamente, non discuto sul fatto che possa piacere o meno, questo è sottinteso. Ma in definitiva, quello che più apprezzo di questo film è il suo “quadro generale”; il come Ridley Scott abbia avuto il coraggio di affrontare la situazione.

Parliamoci chiaro, quando si tratta di mettere mano a franchise di una certa importanza, molti o rinunciano a priori oppure, se ci provano, lisciano malamente. Perché? Perché le pressioni sono troppe da ogni parte e perciò si perde il coraggio di osare. Per estensione, ciò significa anche il far scomparire del tutto la differenza, la linea, che separa il rimando che ci si aspetta, che deve esserci, dal ripetersi proponendo in continuazione la stessa brodaglia riscaldata a non finire

Quel che intendo dire, visto in prospettiva è molto semplice: se Prometheus non fosse stato tirato fuori così come lo conosciamo, ipoteticamente, come sarebbe dovuto essere per venire apprezzato? Magari l’ennesima, “originalissima” storia di un gruppo di tizi che si deve scontrare col mostro e fine?

Ebbene, credo che con questo anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

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Prometheus
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

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