Pitch Black

Pitch Black – Dove li prendo, occhi come i tuoi?

Pitch Black, oltre esser stato il trampolino di lancio per la carriera di un giovine e all’epoca senza doppio mento Vin Diesel, è stato a suo modo un film abbastanza sorprendente. Attenzione però, perché con sorprendente non intendo mica dire chissà quanto Pitch Black fosse stupefacente o eccezionale oppure originale, eh. Anzi. Piuttosto, intendo dire come fu una sorpresa il vedere un film come questo.

Personalmente, adoro i film come Pitch Black: l’ambientazione planetary romance, il rimando alle vecchie storie sword and planet alla Burroughs, gli elementi da action movie anni ’80 con l’eroe rozzo e agricolo. So’ cose queste, che m’infognano malamente. Perciò, visto che durante gli anni ’90 c’è stata ‘na certa penuria di film simili, dove cioè, coesistevano tutti ‘sti elementi contemporaneamente, vedere ‘na cosa del genere è stato, come dicevo, una sorpresa. Anche se, naturalmente, non bisogna scordare il fatto che non è tutto oro ciò che luccica: Pitch Black è un bel film? Certo. Vuol dire che di difetti non ne ha? Assolutamente no; ne ha, e pure tanti. Ma facciamo che andiamo con ordine e andiamoci a buttare l’occhio, va’.

Pitch Black

Il film inizia in un modo che mi piace particolarmente: ovvero con una bella ripresa della nave spaziale Hunter-Gratzner che viaggia fra le stelle. A bordo ci sono ‘na quarantina di passeggeri in stato di crio-sospensione, ognuno in attesa di arrivare alla propria destinazione. A un certo punto del tranquillo viaggio però, accade l’imprevisto: uno sciame di micrometeoriti investe la Hunter-Gratzner.

Cosicché, il sistema di bordo rianima l’equipaggio che prova a mettere ‘na pezza alla situazione ma, sfortunatamente oltre i danni allo scafo, i micrometeoriti hanno ucciso il comandante e mandato pure fuori rotta la nave, che viene attratta dalla gravità di un pianeta sconosciuto. Pertanto il pilota, Carolyn Fry, prende il posto del capitano e tenta l’unica cosa che resta da fare, cioè un atterraggio d’emergenza sul suddetto pianeta.

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Dallo schianto della nave, oltre Carolyn, si so’ salvati solo una decina di passeggeri. Tra cui il criminale Richard B. Riddick, assassino evaso da un carcere di massima sicurezza. Riddick comunque, si trova a bordo grazie a ‘sto tipo, William J. Johns, cacciatore di taglie anche lui sopravvissuto allo schianto della Hunter-Gratzner, che dopo un lungo inseguimento riuscì a catturarlo e metterlo a bordo della nave, che avrebbe dovuto portali a un penitenziario di sicurezza estrema.

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A ogni modo, Riddick, il quale è dotato di una singolare peculiarità, cioè il poter vedere al buio, riesce a liberarsi. Dunque, vista la sua “fama”, il gruppetto di superstiti crede sia lui la minaccia maggiore in quel momento. In realtà, Riddick è l’ultima delle loro preoccupazioni nell’economia della situazione, in quanto ben presto scoprono che il pianeta, in apparenza un deserto perennemente illuminato da un sistema ternario di soli, è in realtà abitato da una pericolosissima specie aliena. La quale, non potendo vivere in superficie a causa dei soli, si muove nel sottosuolo.

Pitch Black

A questo punto, Carolyn, Jones e gli altri, decidono di collaborare con Riddick, per cercare un modo di lasciare quell’inospitale landa desolata abitata solo da quelle mostruose creature. Così, nel mentre cercavano una fonte d’acqua, s’imbattono nei resti di un accampamento di una spedizione geologica ormai deserto, in cui trovano anche una navetta spaziale in disuso.

L’unico problema, è costituito dal fatto che alla navetta mancano alcune batterie per poter riavviare i motori; quindi, dovrebbero trovare il modo di trasportare quelle rimanenti dai resti della loro nave per inserirle in quest’ultima. Fondamentalmente, ‘na cosa piuttosto facile ma, visto che questa è gente sfigata nel d.n.a., nella stazione geologica fanno ‘na brutta scoperta.

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In pratica, nonostante i tre soli, il pianeta ogni ventidue anni va incontro a un’eclissi solare totale della durata di parecchi mesi. Grazie a ciò, i mostri nel sottosuolo, e finora lì confinati, so’ liberi di uscire e muoversi allo scoperto in superficie. Il bello di tutto ciò, è che i superstiti della Hunter-Gratzner, so’ capitati sul pianeta proprio alla vigilia dell’eclissi, a cui mancano poche ore. Alla fine della fiera, una volta calato il buio Riddick e gli altri decidono di giocarsi il tutto per tutto per poter recuperare le batterie, unica speranza di salvezza, e trasportarle dai rottami della Hunter alla navetta, nonostante il pianeta sia ormai brulicante di ‘ste bestie.

Quindi, in linea di massima questa è la trama del film perciò, inutile tirarla più a lungo del necessario. Passiamo direttamente alla domanda fatidica: com’è ‘sto Pitch Black?

Come dicevo all’incipit della pappardella, personalmente adoro film come questo. Non solo per via degli elementi sui generis che ne vanno a comporre la struttura, ma anche perché il loro leitmotiv è incentrato sulla sopravvivenza. Naturalmente, esistono dozzine di film simili sia nella forma che nella sostanza a Pitch Black, che ti vengono buttati in faccia pochi cent la tonnellata: a partire da “Alien”, fino a finire a cose come “Spiriti nelle Tenebre”. Come detto – e ripeto – la formula è tutto tranne che unica; Pitch Black è tutto tranne che originale. Attenzione però, perché com’è vero ciò, è vero anche che è da qui che si nota la differenza tra un film ben fatto e uno da prendere a sputi e pernacchie.

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Quello che intendo dire, è semplicemente che la formula stessa pur non essendo unica, ma una combinazione di temi presenti tipo da sempre non solo nella fantascienza, ma anche nel thriller psicologico, horror e via dicendo, David Twohy, regista e sceneggiatore del film, anziché limitarsi a copiare il compitino, ha saputo sfruttare e far leva sulla cosa più semplice di tutte: la letalità per natura. Nel senso che, i personaggi vengono calati in un contesto ostile per natura. Hanno a che fare con delle creature con cui è impossibile ragionare o discutere, perché sono così per natura. Il pericolo è parte della natura stessa dell’ambiente in cui si trovano. Proprio come in Alien. Anzi. A voler esser precisi, Pitch Black in un certo senso nasce proprio da Alien. Però questa è ‘na cosa che vediamo più giù.

Pitch Black

In ogni buon conto, le uniche cose che non mi so’ piaciute di ‘sto film, sono certi, come dire… “lisci”, che c’hanno troppo il sapore di forzatura. Per dire, voglio sorvolare su personaggi sostanzialmente macchietta, d’accordo. Anche perché i characters principali sono ben sviluppati e interessanti. Voglio andare oltre la linearità, siccome alla fine della fiera i personaggi non devono far altro che andare dal punto A al punto B. Va bene, dopotutto fa parte del gioco. Però, mi scrivi il personaggio di Riddick che c’ha la peculiarità di poter vedere al buio, giusto? Bello vedere come lo inserisci in una storia in cui arriva su un pianeta perennemente illuminato da tre soli. Che poi, ma guarda: comodamente arriva l’eclissi e il tuo poter vedere al buio diventa di colpo utile.

Oppure, non è che voglio mettermi a discutere sull’eventuale biologia aliena ma, in effetti, sul pianeta non è rimasto niente. Quindi, questa specie carnivora, come ha fatto a svilupparsi? Per di più, senza contare il fatto che possono uscire solo ‘na volta ogni venti e passa anni perché sono creature notturne. Magari questi non so’ difetti nel vero senso della parola ma, so’ cose che m’infastidiscono, perché mi fanno sorgere delle domande; e durante la visione di un film a me domande non devono sorgere perché altrimenti, la sospensione del dubbio va a farsi ‘na camminata.

A ogni modo, al di là di questo per essere un film – relativamente – a basso budget, e fin troppo similare per forma e sostanza ad altre decine di opere, Pitch Black sicuramente spicca. Nonostante possa sembrare un’opera riciclata, sostanzialmente è la prova che, se si sa cosa si sta facendo ma sopratutto come lo si sta facendo, l’essere “originali” è una cosa che ci si può permettere di mettere in secondo piano. Per capirci, così, con un esempio sciocco, Pitch Black è un po’ come una torta al cioccolato: gli ingredienti per farla so’ quelli, eh. Fondamentalmente è la tua abilità nel farla a determinare se sia poi una cosa buona da mangiare oppure uno schifo da schiaffare direttamente nella mondezza.

 

E ora…

In realtà, la sceneggiatura di Pitch Black è un progetto che ha impegnato Twohy per un bel po’ di tempo e nata, dal suo script poi scartato per Alien 3. Anche se di fondo, era giusto un “tantino diversa” dal risultato che conosciamo oggi. In poche parole, dopo esser stato scartato per Alien e qualche rimaneggiamento, si arrivò che il film avrebbe dovuto chiamarsi “Nightfall”. La protagonista, chiaramente ispirata a Ripley, era una certa Tara Krieg, una fuorilegge appartenente a ‘na tribù di barbari interstellari. Imam di Pitch Black invece, avrebbe dovuto chiamarsi Noah Toth, ed essere membro di una specie di culto tecnologico basato sul cristianesimo.

Inoltre, non avrebbero dovuto esserci i tre soli né tanto meno l’eclissi. Solo due mesi di giorno e due mesi di notte. Al posto dell’avamposto geologico invece, delle antiche rovine di una civiltà preesistente scomparsa secoli addietro. Dulcis in fundo, anziché la specie aliena di Pitch Black, i cattivi erano i fantasmi delle creature che costruirono le suddette rovine. Poi non c’era una nave per fuggire ma un faro di soccorso e i personaggi avrebbero dovuto salvarsi fuggendo dal mondo alieno, chiamato qui “Hades” invece di M6-117. Insomma, tutta n’altra storia.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

 

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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “Pitch Black – Dove li prendo, occhi come i tuoi?”

  1. mi hai fatto conoscere le origini di riddick. avevo visto il secondo ma non è che mi fosse piaciuto granchè. però dalla tua descrizione questo mi ha incuriosito. lo recupererò e ci tirerò un’occhio

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