recensione film piramide di paura

Piramide di paura (Young Sherlock Holmes)

Tanto tempo fa, in due righe lontane lontane, buttavamo un occhio a un filmetto chiamato Grosso guaio a Chinatown. Se lo sto tirando in mezzo, è solo per il semplice fatto che il film di John Carpenter e questo Piramide di paura (Young Sherlock Holmes) condividono lo stesso, cruciale busillis. Ovvero, perché film come questi, al momento dell’uscita vengono presi a rutti e sbadigli, mentre col passare degli anni sfiorano addirittura l’idolatria?

Potrebbe trattarsi semplicemente di un qualche tipo di vulnus infantile, no? Che ti porta a mettere le cose sotto una luce mitopoietica troppo accecante. In parole economicamente svantaggiate: ‘na cosa l’hai vista da ragazzino, t’è piaciuta e crescendo, c’hai ricamato su coi ricordi facendola meglio di quel che è in realtà. Ecco, spesso e volentieri è così, certo. Ma non è sempre detto, però.

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Tanto per capirci, Sherlock Holmes è sempre stata una figura piuttosto popolare nell’immaginario collettivo in genere. Dal 1887 in cui apparve per la prima volta negli scritti di Arthur Conan Doyle a oggi, vero è che tra cinema, teatro, romanzi e finanche fumetti, gli adattamenti te li buttano appresso pochi cent la tonnellata. Tuttavia, è anche vero che la sua, come dire… efficacia va, è altalenante.

Nel senso che, ciclicamente, Holmes va incontro ad alti e bassi: periodi in cui a stento lo si fila di striscio, alternati ad altri in cui torna di nuovo prepotentemente in voga. E non ci vuole un genio per capire che negli ultimi anni, stiamo vivendo un ritorno di fiamma. Come ai tempi di Basil Rathbone e Nigel Bruce nella parte di Watson, la nuova saga di film lanciata da Guy Ritchie con Robert Downey Jr. e Jude Law ha riacceso la Holmesmania.

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Una mania, che non si limita al cinema, ma che s’è estesa pure al piccolo schermo. Vedi per esempio Sherlock della BBC con Benedict Cumberbatch e la serie americana Elementary, con Jonny Lee Miller e Lucy Liu. Tutto bello, tutto interessante, sì. Ma in effetti, cosa c’entra questo con Piramide di paura?

Effettivamente, è una cosa piuttosto evidente a partire dal titolo. Già, ché Piramide di paura non è il solito, fantasioso adattamento italiano. Bensì, il titolo originale, con cui è stato distribuito e conosciuto anche in altri paesi è Young Sherlock Holmes and the Pyramid of Fear. Cosa che, al di là dell’impostazione stessa del film, fa capire chiaramente sin dal principio la volontà di tirar su una struttura episodica.

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Ovvio poi, che la storia di Piramide di paura, non poteva essere altro che un giallo. Che inizia all’epoca in cui John Watson (Alan Cox) ancora ragazzino, a causa della chiusura della sua scuola viene mandato a Londra a studiare alla Brompton Academy. Dove incontra e fa subito amicizia con uno degli studenti più strani e in vista del collegio: Sherlock Holmes (Nicholas Rowe).

Forse un po’ troppo accentuati magari ma, essenzialmente, vengono subito messi in mostra i caratteristici elementi Holmesiani che delineano i protagonisti. Cioè, per dire, vedi Watson che scodinzola tutto contento attorno al suo nuovo borioso, saccente e arrogante amicone. Il quale non fa altro che zittirlo per tutto il tempo, ripetendo in continuazione quanto sia elementare ogni sua affermazione.

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Inoltre, Holmes può anche vantarsi di avere la concupiscenza di Elizabeth Hardy (Sophie Ward). L’unica donna all’interno del collegio maschile in cui si trovano. In quanto Elizabeth, è un’orfana adottata da suo zio, il professor Waxflatter (Nigel Stock). Eccentrico vecchio professore in pensione, che per meriti hanno concesso di vivere all’interno della scuola e portare avanti i suoi studi.

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Inizialmente Holmes, Elizabeth e Watson, trascorrono le giornate all’interno della Brompton fra una lezione e l’altra. La cui routine è spezzata solo dai bizzarri esperimenti dello zio di Elizabeth e dai suoi tentativi di realizzare la macchina volante di Da Vinci. Oltre che da Dudley (Earl Rhodes), arrogante figlio di potentissimi, che non fa altro che sfidare Holmes mettendo alla prova la sua capacità di deduzione. Riuscendo addirittura a farlo cacciare da scuola a un certo punto.

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Nel frattempo però, in città avviene una serie di misteriosi delitti. Una figura incappucciata, va in giro a sparare dardi avvelenati con un potente allucinogeno, su tizi che, fra loro, pare non abbiano nessun legame. Così, dal pollo arrosto killer, al cavaliere di vetro piombato venuto fuori da una vetrata e, dulcis in fundo, pure dei Gremlins, le vittime si suicidano in preda alle allucinazioni.

Ora, non è il caso di parlare oltre e nello specifico della trama ché, oh: Piramide di paura c’avrà pure più di trent’anni addosso, ok. Sarà pure un film juvenile oriented, d’accordo. Però, rimane comunque un giallo. Coi suoi momenti topici e i suoi plot twist. Per quanto possa essere un grande classico, evergreen cult degli anni ’80, comunque lì fuori ci sarà ‘na mandria di cristiani che non l’ha mai visto. Perciò, tant’è. Com’è alla fin fine ‘sto Piramide di paura?

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Mettiamola in questo modo: ci ricordiamo tutti i Cavalieri della Tavola Rotonda, no? Agravaine, Parsifal, Lancillotto, Galahad, Gawain, Tristano e via dicendo. Diciamo che negli anni ’80, c’abbiamo avuto ‘na specie di corrispettivo. Potremmo definirli i “Cavalieri degli Anni Ottanta”Steven Spielberg, Cameron CroweJohn Hughes, Chris Columbus, Robert Zemeckis e soci.

Gente in pratica, che coi loro film, le loro storie, il decennio l’hanno tenuto in pugno per le palle. E un po’ come a Galahad, Parsifal e Bors fu concesso di trovare il Graal, così è stato per Spielberg, Columbus e Barry Levinson con Piramide di paura.

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Cerchiamo n’attimo di capirci. Di norma, salvo rare eccezioni, la maggior parte dei seguiti fa sempre irrimediabilmente schifo. Semplicemente perché, all’epoca, un soggetto veniva pensato e sviluppato totalmente in verticale. Una storia, c’aveva un inizio, un centro e una fine, che si svolgevano in quell’oretta e mezza/tre quarti al più. A differenza di oggi, in cui prendono cinque, sei, otto, cento ore di girato, e ti fanno uscire nel corso del tempo Pinco Pallino Parte 1, Parte 2 e Parte 3.

In questo senso, una storia come quella di, che so… Breakfast Club, Ragazzi Perduti o Explorers tanto per dirne un paio, sono un cerchio. Hanno un inizio e una fine coerente. Riprenderli, cercare in qualche modo di allungarli, non ha particolarmente senso. Viceversa, Sherlock Holmes è come il Sandokan di Salgari. Punto fermo al centro di un universo avventuroso che apre un ventaglio di possibili storie pressoché infinite.

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Di conseguenza, un film come Piramide di paura, al di là di tutto, aveva di per sé un potenziale illimitato. Cosa che diviene ancor più evidente, se si fa caso a un piccolo dettaglio. Cioè, l’assurdo parallelismo con quella che poi, è diventata una saga di enorme successo: Harry Potter.

Essenzialmente, d’accordo che Columbus ha scritto Piramide di paura e quasi vent’anni dopo è stato chiamato a dirigere i primi due film su Potter. Tuttavia, credo sia quantomeno paradossale non accorgersi del fatto che, i punti di contatto fra le due opere, siano fin troppi. E quando dico troppi, intendo proprio troppi per non pensare che J.K. Rowling non abbia preso spunto dal giovane Holmes.

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Guardiamo n’attimo il quadro nella sua interezza, ok? Il nucleo centrale è il medesimo per entrambi: da un lato ci sono Holmes, Elizabeth e Watson. Dall’altro, Harry, Hermione e Ron. Trio centrale composto da due ragazzi e una ragazza. Non suona fin troppo simile? Sì, ok. Magari ‘sta cosa del trio di protagonisti non sarà un elemento sintomatico, certo. Ma se lo uniamo al resto?

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Per esempio, i film condividono anche l’ambientazione principale. Un collegio scolastico presentato come luogo di formazione che, poco alla volta, impariamo a conoscere attraverso i protagonisti. Gli insegnanti, indulgenti che assecondano i personaggi principali fatta eccezione per quell’unico, che si rivelerà poi essere un personaggio chiave nell’intera storia. La scena in cui tutti gli studenti cenano insieme nella grande sala da pranzo comune. E dai, persino Draco Malfoy e il suo ruolo da mid-boss è uguale in tutto è per tutto a Dudley.

La domanda a ‘sto punto sorge spontanea: visto e considerato, perché Harry Potter (film) ha sbancato, mentre Piramide di paura è finito al cesso? Come dicevo all’incipit di tutta ‘sta pappardella, perché film come questi, al momento dell’uscita vengono presi a rutti e sbadigli, mentre col passare degli anni sfiorano addirittura l’idolatria?

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Personalmente, sono dell’idea che un film sia grande e memorabile tanto quanto la sua capacità d’impressionare lo spettatore. Perciò, Piramide di paura non è il classico guilty pleasure su cui s’indulge per via dell’amarcord molesto. Ha una costruzione molto solida, che segue il formato del giallo deduttivo offrendo una visione solo vagamente più leggera di culti omicidi, sacrifici umani e orrore in generale, senza mai scadere nell’infantilismo becero.

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Del resto, come Indiana Jones, il modello di maggior successo a schermo in quegli anni, in Piramide di paura il giovane Holmes porta il pubblico in un fantastico salto. In cui si passa dalla polverosa accademia a esotiche avventure. C’è persino la scena del sacrificio umano, pressoché uguale a quella d’Indiana Jones e il tempio maledetto. Dopotutto, dietro c’era sempre Spielberg e la citazione era d’obbligo quasi.

Alcuni degli elementi di spicco che hanno dato successo ad Harry Potter, c’arriva quasi due decenni prima. Anticipa, ma di anni, il formato standard del franchising moderno. Si chiude addirittura con una scena post-credits, scoperta dell’acqua calda tanto cara al cinema moderno.

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Ha messo in mostra cose piuttosto avveniristiche per i tempi. Come lo scontro fra Watson e le pastarelle killer o il cavaliere di vetro piombato, tra l’altro, uno dei primi personaggi in cgi mai realizzato in un film. E indovina un po’ chi l’ha tirato fuori questo? ‘Na piccola divisione della Industrial Light & Magic di George Lucas nota come Pixar Computer Animation Group. In cui lavorava pure un certo John Lasseter. Tanto per dire, eh.

In sostanza, Piramide di paura è un film revisionista. Con cui s’è cercato di ridare, come dire… lustro alla figura di Sherlock Holmes. Tuttavia, non in maniera stupida. Anzi. Al contrario, invece. Anziché stretchare in verticale e all’inverosimile un soggetto abusatissimo, o alla meno peggio, raccontare per l’ennesima volta sempre le stesse cose, c’è stato un tentativo di ricollocazione. Spostando con attenzione il primo incontro fra Holmes e Watson, esplorando e fornendo una genesi a personaggi e vicende da un punto di vista inedito.

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E allora? Allora niente. L’unica spiegazione che riesco a darmi, sta nel fatto che opere come Piramide di paura siano troppo al di là dei loro tempi. Alla fine della fiera, il difetto più grave di ‘sto film? Che termina aprendo una porta su nuove, possibili avventure, che non sono mai accadute.

Ebbene, direi che con questo anche per oggi è tutto.

 

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

Piramide di paura

Titolo originale: Piramide di paura (Young Sherlock Holmes and the Pyramid of Fear)

Regia: Barry Levinson

Produzione: Mark Johnson
Henry Winkler

Sceneggiatura: Chris Columbus,
basata sui personaggi di
Sir Arthur Conan Doyle

Starring: Nicholas Rowe
Alan Cox
Anthony Higgins
Sophie Ward
Roger Ashton-Griffiths
Freddie Jones
Nigel Stock
Brian Oulton
Susan Fleetwood

Casa di produzione: Amblin Entertainment

Distribuzione: Paramount Pictures

Data di uscita : 4 dicembre 1985

 

 

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Piramide di paura (Young Sherlock Holmes)
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