Pacific Rim 1 film del 2013 diretto da Guillermo del Toro

Pacific Rim (I robot del muretto)

Non m’è semplice parlare di un film come Pacific Rim, se devo essere onesto. Ché è sempre ‘na sfida fare cose simili. Capiamoci, una cosa che ripeto piuttosto spesso, anche se detesto sottolineare l’ovvio, è che siamo nel fantastico mondo dell’ internet. Dove, al pari del meraviglioso regno di Oz, si fanno vita e regole a parte.

Perciò, già il solo tirare in mezzo un argomento, ti costringe a essere mortalmente didascalico per evitare equivoci di sorta. Figuriamoci poi quando, non solo vai a prendere ‘na cosa come Pacific Rim. Ovvero, un’opera largamente apprezzata dai più. Ma sopratutto quando poi, il tuo parere fa a cazzotti con tutti gli altri.

Sperando che le varie Dorothy del fantastico regno dell’internet non vadano troppo di fretta, arrivando fino in fondo a leggere ‘ste due righe, ché è n’attimo che ci si fraintende. Così da capire il perché, oggettivamente, non ritengo Pacific Rim chissà quale gran film dopotutto. Senza essere preso a rutti in faccia, accusato di essere il mostro che ha osato parlare male del “Capolavoro!1!1!!” di del Toro, naturalmente.

Pacific Rim 1 film del 2013 diretto da Guillermo del Toro recensione

Pacific Rim, manco comincia, che già si presenta malissimo. Ovvero con una lunga, interminabile pappardella spiegonesca. In pratica, la voce narrante spiega che nel 2013, di punto in bianco, sul fondo del Pacifico si apre ‘na specie di faglia. Che ben presto, si rivela essere una sorta di portale inter-dimensionale da cui vengono fuori gigantesche creature aliene, denominate poi Kaiju.

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Uno fra i primi Kaiju apparsi, in sei giorni ha distrutto tre città causando migliaia di morti, prima di essere abbattuto. Così, vista e considerata la minaccia, le nazioni del mondo decidono di mettere da parte le inimicizie e far fronte comune. In capo a un paio d’anni, viene così dato il via al progetto Jaegers. Ovvero, degli enormi mecha antropomorfi, guidati da una coppia di piloti in simultanea, grazie a una tecnologia chiamata inter-connessione.

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Tralasciando le piccole quanto pericolose similitudini a cose come Evangelion e Robot Jox, gli Jaegers sembrano la soluzione al problema. Vengono prodotti in massa ma, sfortunatamente, i Kaiju s’adattano e si evolvono di conseguenza. I primi ad accorgersene, sono i fratelli Raleigh e Yancy Becket, piloti di Gipsy Danger.

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Un attimo però, che c’è ‘na cosa che non mi torna. Cioè, finora Pacific Rim c’ha tenuto a rimboccare ben bene la lezioncina, con tanto di date, no?  Perciò, la breccia da dove sbucano i mostri è apparsa nel 2013, mentre gli Jaegers nel 2015, giusto? Allora perché i filmati dei primi esperimenti per gli Jaegers, sono in bianco e nero? Perché sembrano ‘na specie di cinegiornale d’epoca? Non siamo comunque, beh… nel futuro?

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Comunque sia, intorno al 2020 i fratelli Becket sono in missione nei mari dell’Alaska. Qui, un gigantesco Kaiju di categoria III, dopo una battaglia impegnativa, danneggia gravemente Gipsy Danger uccidendo Yancy. Raleigh, con un ultimo, disperato attacco alla cazzomannaggia, riesce ad abbattere il mostro.

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Dopodiché, con le ultime forze residue, sue e del mecha, raggiunge la costa. Soccorso da un paio di cristiani sulla spiaggia, da lì non si avranno più sue notizie. Aspetta però, che mi sorge n’altro dubbio. Naturalmente, mi rendo perfettamente conto che Pacific Rim, dovrebbe essere preso per quel che è. Tuttavia, se continui a fornirmi dettagli, per forza di cose poi mi ci focalizzo.

Per dire, dal 2013 al 2020, se so ancora contare, dovrebbero essere sette anni. Una stima di tempo più che ottimistica, eh? Intendo per progettare, sviluppare, costruire e far funzionare degli enormi mecha da combattimento, guidati tramite una rete d’interfaccia neurale coi piloti.

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Dicevamo comunque, che sono passati cinque anni dalla battaglia fra Gipsy Danger e il Kaiju chiamato Knifehead. Nel frattempo, scopriamo che Raleigh s’è ritirato a fare il carpentiere, in uno dei tanti cantieri della costa. I quali, necessitano di continua forza lavoro.

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Questo perché, i governi della Terra, in uno slancio di genialità vera e propria bisogna ammettere, decidono di abbandonare il progetto Jaegers. Dato che i Kaiju s’erano in qualche modo evoluti e diventati più aggressivi, s’è pensato bene di dedicarsi a un progetto di difesa molto più funzionale: cioè, un muro. Un muro costiero a ridosso delle città per difendersi dagli attacchi dei mostri.

Se non fosse chiaro, lo ripeto: un muro. Cioè, Travis Beacham e Guillermo del Toro che hanno scritto la sceneggiatura di Pacific Rim, a un certo punto come se ne escono? Che gli Jaegers, enormi macchine da battaglia antropomorfe armate fino ai denti, vengono bollati come obsoleti e per niente pratici. Quindi l’alternativa migliore, è… un muro.

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Ormai ritenuti inutili quindi, gli ultimi quattro Jaegers rimasti (e relativa organizzazione), verranno impiegati al porto di Hong Kong. Giusto il tempo per alzare il muretto. Dopodiché, un abbraccio e chi s’è visto s’è visto. Poi però, il colpo di scena.

Un Kaiju a Sidney abbatte senza sforzo il muro (ma no, sul serio?) e inizia a seminare panico e distruzione per la città. La domanda quindi, è abbastanza semplice: perché i personaggi sono sorpresi? Perché io spettatore dovrei essere sorpreso? Perché qualcuno (chiunque) dovrebbe essere sorpreso?

Tra l’altro, volendo mettere i trattini sulle t, vengono costruiti robot giganti armati con missili e cannoni al plasma, e non ti viene neanche per sbaglio l’idea di mettere una di queste armi sui muri?

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Comunque sia il Kaiju abbatte il muro. Distrugge un po’ qua e un po’ là, fin quando non viene preso a calci in culo dallo Jaegers australiano Striker Eureka. Così, viene fuori che tutto sommato, i robot giganti erano probabilmente l’alternativa migliore. Così, il comandante Pentecost e l’organizzazione Jaegers vengono riabilitati e perciò, via: verso il piano finale. Ovviamente, andando a ripescare Raleigh. Ché giustamente, senza protagonista la storia non va avanti.

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Però, Raleigh non può certo pilotarselo da solo il robot. Quindi, resta il problema di trovare qualcuno che lo affianchi alla guida di Gipsy Danger. Entra in scena dunque, Mako: giovane ragazza asiatica, sui cui poi naturalmente, si tenterà di abbozzare la debolissima fase love interest della storia.

A ‘sto punto, non è che ci sia poi molto altro da dire, in effetti. Perciò, “La Domanda”: com’è ‘sto Pacific Rim?

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Allora, più o meno un paio d’anni fa, l’attore Charlie Hunnam che nel film interpreta Raleigh in un’intervista disse testuali parole:

“Penso che la creazione di mondi e mostri come quelli di Pacific Rim siano divertenti solo se secondari all’importanza del racconto. Quando ciò non accade la cosa mi innervosisce, e un po’ perdo interesse. Nonostante tentammo veramente di amalgamare queste due cose nel primo capitolo sento che alla fine pendeva più dalla parte dello spettacolo che da quella della narrazione. Spero che riusciremo a rimediare un poco nel secondo. Non dico che non ero fiero del primo, mi è piaciuto e penso che regalasse al pubblico esattamente ciò che si aspettavano. Sento però che avremmo potuto andare più in profondità sia nei personaggi che nel racconto.”

Non so se è chiaro ma, questa è semplicemente una maniera molto carina e di tatto, per dire che il film non ha una storia. Questo è in assoluto il difetto più grave di Pacific Rim. Ché del Toro ha messo in piedi nient’altro che uno spettacolo di marionette.

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I personaggi, non è che siano caratterizzati male, no. È che non lo sono affatto. Attenzione però: non sto parlando dei comprimari, eh. Figuriamoci, quelli so’ ridotti a sagome di cartone, piatti peggio delle comparse per far salire il body count nei film d’azione tamarri.

No, io parlo dei protagonisti. D’accordo il cliché, va bene lo stereotipo; ma qui si esagera però. Millemila minuti di spiegoni e poi, neanche cinque minuti spesi per un minimo di caratterizzazione. Buttati così, a casaccio, in un contesto impossibile da definire narrativo. Insomma, durante la visione non riesci ad appassionarti perché non c’è nulla che possa servire a tale scopo.

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Tutto avviene in fretta, troppo in fretta. Dando l’impressione che nulla sia importante. Non c’è una storia solida e appassionante, e manco nessun personaggio verso cui provare empatia. Fondamentalmente, l’impressione che mi dà Pacific Rim, è quella di guardare delle gif animate incollate assieme.

E poi, onestamente, ma perché tutte quelle spiegazioni, tutte quelle inutili lungaggini? Cose che in fin dei conti, non vanno da nessuna parte; se non affogare in un bicchiere d’acqua. Tanto per capirci, tutta quella manfrina delle inter-connessioni che serve per pilotare gli Jaegers, era veramente necessaria?

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‘Sta cosa mi viene spiegata (e rispiegata) per filo e per segno. Fino a renderla di fatto, uno snodo importante nell’economia del film (vedi appunto il personaggio di Mako). Poi però, avvengono cose senza senso. Tipo, quando entra in scena lo Jaegers cinese Crimson Typhoon, che c’ha tre braccia ed è guidato da tre piloti. Se di fatto, nessuno dei piloti è un’aberrazione mutante, come fanno a muovere il terzo braccio del robot?

Alla fine torniamo al punto di prima: so bene che Pacific Rim andrebbe preso per quel che è. Ma se continui a volermi dare spiegazioni, per forza poi uno ci ragiona n’attimo su. Accorgendosi ovviamente poi, che mi sta venendo spiegato, nel dettaglio, quello che posso facilmente intuire dalle immagini. Anziché provare a dirmi il perché.

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Per dire, Pacific Rim parte con la bellezza di quasi venti minuti (diciassette per la precisione) d’interminabile spiegone. Personalmente, non mi piace dare battaglia ai proverbiali mulini a vento, ok? Però, cerchiamo di capirci. Di solito, c’è una bella differenza fra introduzione e spiegazione for dummies.

Ora, nel caso di Pacific Rim, diciassette minuti di girato non sono giusto un tantino troppi, solo per tirar fuori una backstory? In virtù di questo, non era forse il caso magari di spendercele due parole, così tanto per, sul come funziona ‘sto coso a tre braccia?

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Penso, a ‘sto punto, che valga più la pena ricordare la sempreverde regola dello show don’t tell. Mostra e non spiegare, che lo spiegone è un’arma a doppio taglio. L’unica cosa che posso immaginare, è che del Toro la notte non ci dormiva, se qualcuno non avesse saputo che a lui gli erano venute in mente tutte ‘ste belle idee. Come funzionano gli Jaegers, come si pilotano, l’idea delle inter-connessioni e via dicendo.

Volendo fare un’analogia, è come se nella prima mezz’ora di Ritorno al Futuro, si fosse perso tempo a spiegare cos’è e come funziona il flusso canalizzatore. A me spettatore non interessa. Ai fini della storia è superfluo. Permette alla DeLorean di viaggiare nel tempo? Bene così, siamo a posto e punto.

Quello che veramente mi dispiace guardando Pcific Rim, è l’occasione che Del Toro ha bruciato. Rendiamoci conto, chiunque sia nato e/o cresciuto nel ventennio fra il ’70 e il ’90, ha vissuto l’epoca d’oro dei robot animati. Vederli al cinema, oggi, in una veste seria, confezionata a soldoni dell’industria occidentale (leggi Hollywood) era il sogno di una vita.

Ebbene con questo, direi che anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

Pacific Rim

Titolo originale: Pacific Rim 

Regia: Guillermo del Toro

Produzione: Guillermo del Toro
Thomas Tull
Jon Jashni
Mary Parent

Sceneggiatura: Travis Beacham
Guillermo del Toro

Soggetto: Travis Beacham

Starring: Charlie Hunnam
Idris Elba
Rinko Kikuchi
Charlie Day
Rob Kazinsky
Max Martini
Ron Perlman

Casa di produzione:Legendary Pictures
DDY

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Data di uscita: 12 Luglio 2013

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Pacific Rim film 2013
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2 thoughts to “Pacific Rim (I robot del muretto)”

  1. pure a me non è proprio piaciuto. anonimo, personaggi buttati lì che non sanno di nulla. non è che basta mettere insieme un po’ di cgi, effetti speciali e robottoni enormi per fare un capolavoro

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