Nothing but Trouble, Nient'altro che guai, recensione film del 1991 diretto da Dan Aykroyd

Nothing but Trouble – Nient’altro che guai

Nothing but Trouble, da noi conosciuto come Nient’altro che guai, è un film piuttosto bizzarro del 1991, nonché prima e unica volta in cui Dan Aykroyd mise i panni del regista. E con tali, preso pesantemente a sputi e fischi, del resto. A ogni modo, apro e chiudo n’attimo ‘na parentesi: so bene, ovviamente, qual è il titolo italiano. Solo che da ragazzino, per anni ho avuto la VHS con la copertina americana del film. Perciò, per abitudine, continuerò a chiamarlo col titolo originale, ok?

Allora, dicevo di Nothing but Trouble e di come, per questo, Aykroyd venne subissato di rutti dal pubblico. Cioè, non voglio dire ma, rendiamoci n’attimo conto: parliamo di un film che su quaranta milioni di budget spesi, ne guadagnò appena poco più di otto. Eh… e com’è ‘sta cosa?

Nothing but Trouble, Nient'altro che guai, recensione film del 1991 diretto da Dan Aykroyd

Facciamo un passo indietro: essenzialmente, una delle cose migliori che gli anni ’80 hanno regalato al mondo, di sicuro è il Saturday Night Live. Questo perché, nell’arco di ‘sta decade, tutta ‘na bella sfilza di commedianti che raggiunse il successo proprio grazie al programma, fece il grande passo riversandosi poi dal piccolo al grande schermo. Parlo di gente come Chris Farley, John Belushi, Bill Murray, Chevy Chase, Eddie Murphy e tanti altri.

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Chi più chi meno, alla fine ebbero la fortuna di trovarsi nella condizione di poter, come dire… lasciare il segno, insomma. Grazie non solo all’aver preso parte a film, all’epoca rivelatisi un successo. Ma diventati poi, col passare degli anni, cult amatissimi. E Dan Aykroyd appunto, è uno di questi. Ma c’è un però, e credo che l’incredibile floppone di Nothing but Trouble sia riconducibile proprio a ‘sta cosa.

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Il film inizia a Manhattan. Dove, nel suo attico di lusso, l’editore finanziario Chris Thorne (Chevy Chase) fa la conoscenza della bella avvocatessa Diane Lightson (Demi Moore). Fra un bicchiere e l’altro, ‘na cosa tira l’altra e alla fine, Chris accetta di accompagnare Diane il giorno dopo ad Atlantic City, a un appuntamento con un cliente.

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Tuttavia, al viaggio si uniranno pure due strambi e molto sopra le righe clienti di Chris, i fratelli Fausto (Taylor Negron, il cattivo ed educato Milo ne L’ultimo boy scout) e Renalda (Bertila Damas). I quali, desiderosi di conoscere meglio l’America, insistono per andare con loro. Visto che i due eccentrici milionari, soprannominati molto elegantemente “brasilionari”, sganciano soldi a pacchi, Chris accetta di portarseli dietro.

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Il giorno dopo, tutti pronti partono allegramente per Atlantic City e il viaggio scorre tranquillo e senza problemi. Almeno fino a quando Chris, non c’ha la bella pensata di cambiare itinerario. A detta sua, la deviazione era giusto per provare una strada panoramica. O così disse l’uomo all’epoca in cui non esisteva il GPS, e gli unici modo per trovare la strada, erano le preghiere.

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In ogni caso, la convinzione era che ‘sta deviazione panoramica li avrebbe condotti nelle periferie del New Jersey, per poi tornare sulla strada principale. Peccato che invece, i quattro si ritrovano spersi in un fatiscente paesino rurale chiamato Valkenvania.

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Nel tentativo di trovare la via dell’autostrada, il gruppo non si rende conto di alcune stranezze che, “casualmente”, portano Chris a non rispettare un segnale stradale. Il mancato rispetto della segnaletica, è proprio quello che lo sceriffo Dennis Valkenheiser (John Candy) che già da un po’ teneva sott’occhio il gruppo, aspettava per fermarli.

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Chris dal canto suo, non volendo avere nulla a che fare con la polizia di certe zone “rustiche”, si fa venire un attacco di Fastandfuriousite e prova a scappare. Purtroppo, senza riuscirci. Alla fine del patetico inseguimento, dopo aver arrestato Chris e gli altri, lo sceriffo li porta in municipio (tribunale/casa) dove suo padre, il centoseienne giudice Alvin Valkenheiser (Dan Aykroyd), rappresenta il potere assoluto.

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Qui, il giudice gli confisca i documenti e mostra il suo bizzarro concetto di amministrare la giustizia. Infatti, tramite la pressione di un tasto, apre una botola che precipita il gruppo nella sua personalissima prigione/casa dei divertimenti, rimettendoli ad attesa di giudizio. A ‘sto punto, le cose diventano piuttosto chiare. Valkenvania è una terra di nessuno, disseminate delle ossa di tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di trovarsi a che fare col giudice Alvin.

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Un vecchio pazzo che ha trasformato casa sua in un labirinto di trappole, prigioni sotterranee e bizzarri congegni di tortura. Come quella specie di otto volante/montagne russe, chiamato “Mr. Strappaossa”. Con cui condanna subito a morte un gruppo di ragazzi arrivati in paese per caso, dopo il gruppo di protagonisti.

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Ah, se ve lo state chiedendo, sì: “Ubriacone #1 qui nella foto è proprio un Baldwin. Daniel Baldwin, per la precisione.

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Tra l’altro, l’unico motivo per cui Chris e soci non sono stati condannati al Mr. Strappaossa, anzi, addirittura invitati a cena, è semplicemente per via di Eldona (sempre John Candy). La raccapricciante nipote muta del giudice Alvin, pare si sia invaghita di Chris, cosa che spinge il giudice a commutare la pena di morte in matrimonio forzato.

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Ovviamente, Chris, Diane e i brasilionari tentano più volte la fuga, ma con risultati disastrosi. Diane per esempio, si ritrova in ‘sta specie di discarica/sfasciacarrozze dove vivono i due nipoti del vecchio, Bobo e Debbull. Messi lì perché dementi e grottescamente deformi, tanto da somigliare a dei troll. Oppure Chris, che finisce per sbaglio negli appartamenti privati del giudice e così via.

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Poi, chiaro, il resto di Nothing but Trouble in fin dei conti, si riduce a questo, insomma: il tentativo di fuga da parte di Chris e Diane, per sfuggire alle grinfie del giudice Alvin e dalla sua bizzarra casa degli orrori. Perciò, arrivati a ‘sto punto, non credo ci sia bisogno di andare oltre. Quindi, “La Domanda”: com’è ‘sto Nothing but Trouble (aka Nient’altro che guai)?

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Allora, vediamo n’attimo di capirci: certo, non è facile “giustificare” un risultato simile. Nel senso che, se spendi quaranta milioni per fare un film e ne ricavi poi giusto otto, tutto puoi dire tranne che hai avuto successo, insomma. Cioè, non è semplice fare i conti con ‘na cosa simile. Che d’altronde, è il primo elemento sintomatico che sta a indicare bassa qualità. Diciamo che, proprio ‘sta cosa dell’incasso in effetti, m’ha incuriosito più di tutto.

Pertanto, so’ andato a cercare un po’ di recensioni e la cosa strana, è che tutte più o meno concordavano su alcuni punti. Ovvero è strano, grottesco, inquietante e sopratutto, non fa ridere. Ecco, secondo me è proprio questo il punto: “non fa ridere”.

Nothing but Trouble, Nient'altro che guai, recensione film del 1991 diretto da Dan Aykroyd

Guardando il film, fondamentalmente, non si notano particolari difetti. Il valore di produzione è decisamente alto, il cast fa il suo lavoro. Che poi, figuriamoci: ci sono Chevy Chase, Dan Aykroyd, John Candy; tutti attori che sapevano il fatto loro, e che sopratutto, sapevano il fatto loro quando si trattava di commedie. La storia scorre veloce ed è piuttosto godibile. No, il punto non è questo. E allora perché Nothing but Trouble ha fallito così miseramente?

Nothing but Trouble, Nient'altro che guai, recensione film del 1991 diretto da Dan Aykroyd

Essenzialmente, Nothing but Trouble, senza alcun dubbio è un film strano. Tuttavia, credo che, giustificato dal successo di Blues Brothers e Ghostbusters, Aykroyd si sia semplicemente lasciato andare. Che abbia avuto la libertà di poter realizzare un qualcosa secondo il suo gusto personale. Secondo una sua precisa visione artistica, allontanandosi dal personaggio che il pubblico aveva imparato a conoscere e che s’aspettava.

Non lo sto dicendo giusto perché a me ‘sto film piace. Assolutamente. Anzi. Il fatto è che Nothing but Trouble è, come dire… singolare, ecco. Piuttosto fantasioso ma, sopratutto, coraggioso. ‘Na specie di mash-up fra la Famiglia Addams e Non aprite quella porta. In cui si accentuano i toni di uno mentre si stemperano quelli dell’altro, ma sempre calati sempre in un contesto satirico anti-autoritario e coperti da un velo di umorismo nero. A tratti anche sfiziosamente grottesco.

Personalmente, sono dell’idea che il problema per cui Nothing but Trouble non ebbe successo, sta nel fatto che, semplicemente, non venne capito. Non venne capito da un pubblico abitudinario. Ché, a guardarlo, si nota bene che lo scopo di Aykroyd fosse quello di non fare l’ennesimo, innocuo film comico adatto a tutte le età. Ma questo, non è ciò che il pubblico si aspettava da lui. E quando succede questo, è sempre un gran peccato.

 

Ebbene, detto questo direi che anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro

 

 

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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

5 thoughts to “Nothing but Trouble – Nient’altro che guai”

  1. Se devo dare la colpa a qualcuno per il flop di questo film la devo dare a Peter Aykroyd, il fratello di Dan Aykroyd e scrittore del film, infatti fu nominato per il Razzie award per la peggiore sceneggiatura.
    Peter ha sempre avuto il difetto di creare storie che non riescono a mantenere il pubblico interessato per per più di pochi minuti, infatti gli unici suoi lavori degni di nota sono i testi degli Sketch del Saturday Night Live. Anche se la serie Psi Factor, da lui creata, è stata relativamente longeva è stato solo perchè cavalcava l’onda di X Files e perchè suo fratello all’inizio e alla fine di ogni puntata spacciava per vere quelle storie che avevano gli stessi difetti Nothing but Trouble, cioè lo sviluppare una storia senza decidere che cosa vuole essere tenendo il piede in due staffe.
    Non è che il pubblico non ha capito il film, ma che la sceneggiatura risulta buona se consideri i momenti a uno a uno e terribile all’epoca se considerata tutta insieme.
    Perchè dico all’epoca perchè la serie di scary movie ci dimostra che lentamente nel corso degli anni siamo ad accettare simili film che privileggiano il singolo istante comico alla visione d’insieme del film.

    1. Sì Elmo, infatti di problemi nel film ce ne sono, eh. Mai detto il contrario. Il punto però è un altro: questi problemi, sono talmente tanti da giustificare un risultato simile al botteghino? Cioè, manco Uwe Boll è arrivato a tanto, insomma.
      Per questo sono andato a leggere ‘na manciate di recensioni e, proprio il fatto che tutte, più o meno, andavano a parare sullo stesso punto m’ha colpito.
      Immagina per un attimo, che so… Paolo Villaggio al suo apogeo negli anni ’80, ok? All’improvviso, esce un film pubblicizzato come la solita commedia comico-demenziale stile Fantozzi. Ma con lui antagonista e che si rivela essere una specie di horror le cui soluzioni comiche, sono basate sull’aspetto grottesco delle situazioni e sull’umorismo nero. Cose cioè, molto distanti dalla leggera ironia e innocuo slapstick a cui il pubblico è abituato e s’aspetta di vedere da lui.
      Io, personalmente, credo sia capitata ‘na cosa del genere.

  2. Ma io concordo con te che all’epoca il flop era eccessivo visto che il prodotto oggi non sfigurerebbe accanto a altre commedie del tipo, non brillerebbe, ma rientrerebbe dei costi.
    Forse è perché c’erano troppe aspettative infatti quando lo si vede per la prima volta è come mangiare una fiesta e non trovare lo strato di crema al centro, è un dolce tutto sommato buono, ma ti fissi su quello che manca e ti senti fregato, perché è diverso da quello che ti aspettavi e non in meglio.

  3. Strano un flop del genere. Da fan sfegatato di dan aykroyd, pur con una modesta cultura cinematografica, devo dire che il film non m è dispiaciuto affatto. Oggettivamente non è nella top5 dei suoi film migliori ma manco il peggiore. Forse all epoca la scena del naso a forma di pene, che ribattezzai “penaso”, i due nipoti suiniformi, e altre bizzarrie potevano ledere gli stomaci puritani del pubblico americano. Ma personalmente ho trovato il film divertente. Poi ovvio che a giudicarlo con i metri della critica cinematografica il film non regge. Ma come non regge “nient altro che guai” non regge il 90% dei prodotti hollywoodiani oggi. Secondo me i film con dan aykroyd che andrebbero imputati come spazzatura sono altri. Tipo “blues brothers 2000” o “celtic pride”

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