Nirvana è un film del 1997 diretto da Gabriele Salvatores con Christopher Lambert e Diego Abatantuono

Nirvana – Salvatores e il cyberpunk italiano

Nirvana, Nirvana, Nirvana… più ci penso, e più mi fa sclerare. Sul serio. Perché Nirvana è innanzitutto un film di Gabriele Salvatores. Sì, proprio quel Salvatores lì. Lo stesso di Marrakech Express, di Puerto Escondido. Quello che nel ’91 vinse l’Oscar con Mediterraneo. La sola idea che uno come lui, un regista “impegnato”, di “genere”, se ne possa uscire con un film di fantascienza, cioè è fantascienza vera e propria di suo, insomma. Ché in qualunque modo la si voglia mettere, qui da noi la science fiction è considerata (da sempre) un genere minore; di poca importanza.

Proviamo a capirci n’attimo. Uno dei miei romanzi preferiti ma tipo di sempre, è Il nome della rosa di Eco. Ambientato agli inizi del ‘300, la trama segue Guglielmo da Baskerville e il suo allievo, il novizio Adso, impegnati nel tentativo di far luce su ‘na serie di omicidi avvenuti in un monastero benedettino sperso fra i monti.
Una delle particolarità che rendono grande Il nome della rosa, è il fatto che i protagonisti si muovono sullo sfondo di un contesto storico estremamente dettagliato. Per esempio, è molto chiara la forbice sociale dell’epoca.

Nirvana è un film del 1997 prodotto e diretto da Gabriele Salvatores con Christopher Lambert e Diego Abatantuono

Da un lato, il clero. Letterati istruiti, studiosi e pensatori. Dall’altro, il mobile vulgus. La plebaglia, praticamente. Rozzi analfabeti definiti come i semplici. Ecco, in poche parole, è esattamente così che vedo il panorama cinematografico italiano. C’è il cinema d’autore (o presunto tale), appannaggio della classe istruitaimpegnata. E poi c’è la gioia del popolo. Il panem et circenses che fa felici le masse di semplici: le commedie scrause. Molte delle quali, divertenti quanto una carriera da indossatore di malattie veneree. Nel mezzo, viene tutto il resto, a cui si dà poca o nessuna importanza. E qui il cruciale busillis: come considerare Nirvana, un film di fantascienza, genere di cui frega meno di zero qui, ma girato da un autore come Salvatores?

Nirvana film 1997 Christopher Lambert Jimi che indossa il casco per la realtà virtuale

Chiuso nella sua stanza d’albergo del Chelsea Hotel a Bombay City, Jimi Dini (Christopher Lambert), ascoltando per l’ennesima volta il messaggio di Lisa (Emmanuelle Seigner) in cui cerca di spiegare perché vuole lasciarlo, inizia a raccontare perché si trova lì.

Nirvana film 1997 Diego Abatantuono è il personaggio Solo del videogame Nirvana

Subito dopo, in una specie di deposito, Solo (Diego Abatantuono) trova il numero di telefono di una certa Maria (Amanda Sandrelli). Solo però, nel contattare la donna, ha una strana impressione.

Nirvana film 1997 Amanda Sandrelli, Maria

Come una sorta di déjà-vu, c’ha la forte impressione che ‘sta cosa sia già successa. Lui che si trova nel magazzino, prende il numero e chiama la donna. Che gli sembra di averla già vista e di averle già parlato.

Nirvana è un film del 1997 prodotto e diretto da Gabriele Salvatores

Neanche il tempo di prendere appuntamento con la tizia, o capire cosa stia succedendo, che Solo viene raggiunto da ‘sto tipo. Che senza tanti complimenti, prende e l’accoppa.

Nirvana film 1997 di Gabriele Salvatores, Christopher Lambert (Jimi) nella stanza d'albergo

Agglomerato urbano del nord, tre giorni prima di Natale. Il flashback continua con Jimi ancora impallato a pensare a Lisa. Finalmente si dà ‘na svegliata quando un promo audio gli ricorda che deve spicciarsi. Infatti, Jimi è un programmatore, che sta lavorando al suo ultimo videogame chiamato (da qui il titolo del film) Nirvana.

Nirvana film 1997 Claudio Bisio, Corvo Rosso

L’uscita di Nirvana è prevista per Natale e Jimi, è impegnato a portare gli ultimi ritocchi al gioco prima della consegna. Tuttavia, sembra che Jimi soffra di un particolare disturbo: la sindrome de Lo faccio dopo. Abbastanza comune a dir il vero, ma tant’è. Infatti, ecco che si presenta Corvo Rosso (Claudio Bisio), un tassista, che porta a Jimi la sua ordinazione di marijuana liquida.

Nirvana film 1997 Diego Abatantuono è il personaggio Solo del videogame Nirvana

Sparacchiatasi la dose dritta nella narice, Jimi si rimette al lavoro. Di nuovo appare Solo. Lo stesso magazzino, lo stesso numero, la stessa Maria. L’unica differenza è che stavolta, Solo uccide il pittoresco tipo dai capelli viola di prima. E qui parte l’inghippo: Solo, è il protagonista di Nirvana, il gioco a cui Jimi sta lavorando.

Nirvana film 1997 di Gabriele Salvatores Christopher Lambert, Jimi

Non si sa come, ma un virus ha infettato il codice, e ora Solo è cosciente di sé, di quello che gli accade e della ripetitività incessante del mondo in cui si trova. Un incubo, praticamente. Così, trovatosi in contatto col suo creatore, Solo gli chiede di cancellarlo per sempre. Resosi conto della situazione, Jimi accetta.

Nirvana è un film del 1997 prodotto e diretto da Gabriele Salvatores con Christopher Lambert e Diego Abatantuono

Il problema però, sta nel fatto che Nirvana, è di proprietà della Okosama Starr. Potente zaibatsu per cui Jimi lavora. L’unica possibilità che ha, per superare le difese ed entrare nel sistema della Okosama per cancellare Nirvana prima del rilascio, è quella di chiedere l’aiuto di un “angelo”.

Nirvana film 1997 Sergio Rubini, Joystick

Gli angeli in pratica, è il nome gergale con cui sono conosciuti gli hacker. Così, recatosi in ‘sta specie di suq, Jimi recluta uno degli angeli più famosi: Joystick (Sergio Rubini). Nel frattempo, nel mondo virtuale di Nirvana, Solo è arrivato al secondo livello e si trova a casa di Maria. Che cerca di farle capire che la loro vita non è reale, ma solo un gioco.

Nirvana film 1997 Stefania Rocca, Naima

Tuttavia, nel tentativo di passare il livello, Solo viene ucciso per l’ennesima volta. Nella realtà invece, Jimi e Joystick si mettono alla ricerca di Naima (Stefania Rocca). Un’esperta di hardware, in grado di aiutarli a bucare le difese della Okosama. Una volta riunitasi la squadra, e varie vicende dopo, il flashback termina e la narrazione torna al tempo reale. La camera d’albergo in cui Jimi, insieme a Joystick e Naima, tenta di entrare nel sistema della zaibatsu.

A ‘sto punto, non credo sia necessario andare oltre con la trama, no? Perciò, è il momento di passare a “La Domanda”: com’è Nirvana?

Effettivamente, la prima, lampante impressione che si ha guardando Nirvana, è che sia un film estremamente derivativo. Parliamoci chiaro, due sono le cose che hanno definito i canoni del genere: Blade Runner di Ridley Scott, diventato per antonomasia il futuro distopico neo-noir, e Neuromante. Il romanzo di William Gibson, a cui si deve la nascita del filone cyberpunk. Ora, tra ‘na cosa e l’altra, ‘ste due opere sono rispettivamente una del ’82 e l’altra del ’84.  Nei vent’anni e passa che li separa da Nirvana, so’ uscite tante di quelle cose da annegarci.

Nirvana film 1997 Luisa Corna dea Khali

Come Fino alla fine del mondo, Freejack, ma sopratutto Ghost in the Shell, Johnny Mnemonic e Strange Days. Tutte cose, che in un modo o nell’altro pagano pegno a Blade Runner e Neuromante. E a sua volta, Nirvana accorpa in sé, quasi trent’anni di topoi del genere. Oh, e ci sono tutti, eh. Non se ne perde per strada manco uno. Dalla variegata kermesse di umanità stipata in megalopoli distopiche, alle insegne al neon di ogni tipo, delle multinazionali che ormai regnano. Che te lo dico a fare, Giappone ovunque, soldati armati dappertutto pure… Non manca proprio niente, insomma.

Nirvana è un film del 1997 prodotto e diretto da Gabriele Salvatores con Christopher Lambert e Diego Abatantuono

Tuttavia, com’è che si dice… in scena non ci vai, se la grana non ce l’hai, giusto? Su carta, non ci sono limiti alla fantasia, naturalmente. In pratica però, è tutto n’altro paio di maniche. Uno dei grandi problemi del genere fantascientifico, è che se non hai il budget per mettere in pratica, creare tutto ciò che hai immaginato in modo convincente, il più delle volte il risultato è quello di far ridere i polli. Cosa piuttosto evidente, che dicevo appunto nelle due righe sui venti peggio film di fantascienza di sempre. Nel caso del Nirvana, le restrizioni economiche sono evidenti. Il grande Agglomerato del Nord, altro non è che lo stabilimento abbandonato dell’Alfa Romeo di Portello a Milano. L’intera storia, il suo svolgimento, è in piccolo; dato che si dipana in giusto due stanzette usate come location. Ma…?

Nirvana film 1997 Sergio Rubini Joystic e gli occhi bionici

La maggior parte dei film di fantascienza che vediamo, sono americani. Metti un po’ perché la stragrande maggioranza delle cose che vediamo (al cinema e in tv) viene importata da lì, metti che gli yankee so’ quelli che c’hanno i soldoni da spendere, et voilà!  Centinaia di film pieni di CGI, ritmi veloci e sequenze d’azione schizofreniche.

Noi, in Italia, almeno fino a un paio di decenni fa, non abbiamo fatto altro che cercare la giustapposizione alle cose degli yankee. Tra un Lino Banfi che si lava coi sedani recitando il mantra occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, e un Alvaro Vitali che usciva dalla classe col fischio o senza, lì, buttati in mezzo a ‘sta paccottiglia per noi plebei, c’era tutta ‘na serie di persone che cercavano la loro America. Bruno Mattei, Sergio Martino, Antonio Margheriti… Individui relegati a un genere ingiustamente considerato minore. E tutti, cautelativamente firmatisi ogni santa volta, sotto pseudonimi americaneggiantiVincent DawnMartin DolmanTed Archer e cose così. Non so, magari perché convinti così di avere una maggiore credibilità.

Nirvana 1997 Salvatores e il cyberpunk italiano

La differenza fra il Nirvana di Salvatores e tutto questo? Semplicemente che Nirvana, mai, neanche per una sola volta, finge di essere ciò che non è: un film americano. Chiaro che lo sguardo sia rivolto lontano, oltreoceano. Così come il primo e più ovvio punto di riferimento di riferimento per Nirvana sia Blade Runner. Salvatores se la gioca sul cosa significa essere umani, il futuro distopico perma-serale e multiculturale. Tuttavia, a differenza di Blade Runner, Nirvana porta al massimo la globalizzazione: dove in un posto solo ci sono dei micro-mondi a se stanti chiamati Shangai-town, Bombay City, Marrakech. Tutti parte della stessa metropoli tentacolare,  che presentano ognuno, uno stile culturale specifico.

Ed è proprio questo che è Nirvana: un micro-mondo a sé. Che nel suo racchiudere intrinsecamente tutti questi elementi così diversi, non rinnega mai la propria identità. Salvatores non ha bisogno di firmarsi con uno pseudonimo. Per credibilità o vergogna che sia. Al fianco di Connor MacLeod, così bello, così americano, così lontano, non c’è un cast eccezionale di stelle del cinema. No, ci sono gli interpreti del cinema italiano: gente grezza e brutta. Come Paolo Rossi, Silvio Orlando, Claudio Bisio. E nella loro bruttezza, sono tutti bellissimi.

Forse al suo tempo, vent’anni fa, Nirvana sarà pure passato inosservato agli occhi del mondo. Potrà pur avere un sacco di difetti (perché ne ha, e tanti) ma ciò non toglie, che a guardarlo col proverbiale senno di poi, questo è il migliore, se non forse l’unico, vero film di fantascienza italiano.

Ebbene detto questo, credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

Nirvana

Titolo originale: Nirvana

Regia: Gabriele Salvatores

Produzione:  Vittorio Cecchi Gori
Maurizio Totti

Sceneggiatura:  Gabriele Salvatores
Pino Cacucci
Gloria Corica

Starring:  Christopher Lambert
Diego Abatantuono
Stefania Rocca
Emmanuelle Seigner
Gigio Alberti
Claudio Bisio
Silvio Orlando
Paolo Rossi
Sergio Rubini
Amanda Sandrelli

Distribuzione: Vittorio Cecchi Gori

Data di uscita: 24 Gennaio 1997

 

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Nirvana
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6 thoughts to “Nirvana – Salvatores e il cyberpunk italiano”

    1. Una costante tautologia di fondo che lo rallenta eccessivamente. In altre parole, ciò che manca a Nirvana è l’azione. Il film ha di suo un ritmo lento, e d’accordo. Ma la mancanza di movimento, con l’eccessivo ripetersi di situazioni già mostrate più volte, spesso lo fa arenare.

  1. “Nirvana”, uno dei film forse più interessanti prodotti in Italia all’epoca (almeno per me), endi sicuro meglio di quello che realizza Salvatores attualmente…

    1. In effetti, Nirvana col tempo ha assunto una certa rilevanza proprio in virtù del suo essere così intrinsecamente atipico. Rispetto sia al periodo che al panorama italiano in genere. Piuttosto che per meriti suoi veri e propri.

      1. All’epoca però il film mi colpì alquanto, sarà stato forse perché ero adolescente, o forse perché non ritenevo possibile per un regista italiano realizzare film del genere…
        La cosa curiosa è poi che il film lo vidi soprattutto perché c’era Christopher Lambert, che all’epoca adoravo per la sua interpretazione in “Highlander”, visto appena pochi anni prima!

        1. Sì, infatti il mio era un discorso generale, riferito a oggi e fatto col proverbiale senno di poi. All’epoca, ero adolescente anch’io e, capisco benissimo, quella sensazione “straniante” nel vedere uno come Christopher Lambert, così posato, così perfetto, così distante… “L’America”, in pratica. A contatto, fianco a fianco con gente come Abatantuno, Rubini e Bisio. Era… allucinante, ecco.

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