Mrs. Doubtfire poster del film con Robin Williams, Pierce Brosnan e il resto del cast

Mrs. Doubtfire – Un film veramente inquietante (?)

Mettiamola così: a voler essere brutalmente realisti, Mrs. Doubtfire potrebbe essere riassunto più o meno come il sorello scemo di Tootsie e fine. Bene così. Perché in sostanza, la Mrs. Doubtfire di Robin Williams e Chris Columbus altro non è che una copia for dummies del film di Sydney Pollack con Dustin Hoffman in una delle commedie più riuscite ma tipo di sempre. In bilico tra una valanga di va be’ e uno tsunami di ma perché, Mrs. Doubtfire s’appiglia con le unghie e con i denti a Tootsie, cercando disperatamente di sembrare ciò che in realtà non è.

Mi spiego meglio: il soggetto del film è tratto dall’omonimo libro di Anne Fine Madame Doubtfire, qui da noi tradotto col titolo di Un padre a ore. Che, seriamente però, tira fuori ‘na storia tutt’altro che divertente e/o per famiglie. Però, a volerla dire come mago Merlino, per ogni su c’è sempre un giù e per ogni se c’è sempre un ma, giusto? Ora, Mrs. Doubtfire prenderà pure distanze siderali dal libro da cui è tratto. Sarà pieno di difetti, a metà tra il ridicolo e l’appena plausibile ma… se visto sotto ‘na certa prospettiva, “particolare”, allora cambia tutto.

Il cartone animato che fa da intro al film Mrs Doubtfire

Il film inizia con un cartone animato, che del resto, chiaro quanto la luce del sole siano Tweety e Silvestro. Ma qui cambiati giusto quel tanto che basta per non dover pagare le royalties. A ogni modo, scopriamo di essere in una sala di doppiaggio, dove Daniel Hillard (Robin Williams) un doppiatore di straordinario talento, sta prestando la voce al taroccone suddetto. Tutto va bene, almeno fino a quando non compare il senso della morale di Capitan Sennodipoi: in una sequenza, il finto Tweety si ficca in bocca una cicca. Visto che Daniel non è d’accordo perché il fumo nuoce ai giovani e tutte ‘ste menate qua, cambia le battute mandando tutto all’aceto. E quindi viene licenziato a calci in culo. Bella mossa, genio.

Mrs. Doubt fire Robin Williams nella parte di Daniel Hillard in sala di doppiaggio

Da uomo responsabile, invece di mettersi a cercare n’altro lavoro per poter campare, Daniel decide che le priorità sono ben altre. Infatti, ora che è disoccupato finalmente c’ha tutto il tempo di stare coi figli ma, sopratutto, organizzare la festa di compleanno del secondogenito Chris. Quindi champagne! Tres chic! Venghino signori venghino! Daniel prende e organizza una mega festa con tanto di animali, penso da circo o zoo itinerante non saprei, perché non l’ho mai capito dove sia andato a pescarle ‘ste bestie.

Miranda che torna a casa nella scena del compleanno del figlio Chris nel film Mrs Doubtfire

Ed è a ‘sto punto che nasce l’inghippo che fa da startup: perché, non è semplice organizzare una festa come quelle della “Delta Tau Chi” alle quattro del pomeriggio in una zona residenziale, prima che tua moglie torni a casa da lavoro. Infatti, una chiamata della vicina infastidita e Miranda, la moglie di Daniel, torna a casa e trova figlii e marito che ballano sul tavolo buono. Nonché del bestiame potenzialmente ostile che pascola e rumina per tutta casa in scioltezza e disinvoltura.

Daniel interpretato da Robin Williams che litiga con la moglie nel film Mrs Doubtfire

Segue ovvia scena in cui i coniugi litigano e si prendono a sputi e pernacchie, coi bambini che, naturalmente, sentono tutto. Un meraviglioso sempreverde del disagio, insomma. Ora, breve parentesi: fondamentalmente, posso capire il farsela salire storta per via di una festa fuori programma. D’accordo. Però, da qui al divorzio? Sinceramente, anche da ragazzino ‘sta cosa m’ha sempre fatto strano. Perché… è forzata.

Mrs Doubtfire i bambini che sentono il litigio dei genitori

Voglio dire, il problema non è che tuo marito sia stato licenziato. O che non abbia un soldo e sia andato a vendersi la mobilia. Oppure, che so… abbia organizzato una festa con le ‘gnotte che lanciano tanga in faccia ai minorenni o cose di questo tipo. No. Il problema sta tutto nel fatto che lui ha organizzato una festa – riuscitissima – per il figlio. A te moglie è ‘sta cosa che non se ne scende e dunque chiedi il divorzio. Seems legit.

Mrs Doubtfire makeup scena dove Robin Williams si trasforma nel personaggio

A questo punto succedono un po’ di cose: ottenuto il divorzio nonché la custodia dei figli, Miranda, siccome ricordiamoci sempre che di fondo è una donna in carriera e non c’ha tempo di mettersi dietro ai figli (cosa che, in sostanza faceva il padre tra l’altro) si mette alla ricerca di qualcuno che possa pascolarli al posto suo. Nel frattempo Daniel, disoccupato, senza un soldo e senza manco un posto dove stare, va a casa del fratello gay e del suo compagno che, comodamente ai fini della storia, sono truccatori cinematografici professionisti.

Robin Williams truccato da Mrs Doubtfire si presenta sulla porta di casa sua davanti ai figli

Com’è come non è comunque, venuto a sapere che Miranda è alla ricerca di una governante, visto il suo attaccamento morboso ai limiti dell’inquietante per i figli, Daniel insieme al fratello ordisce tutta ‘sta assurda macchinazione: dopo aver fatto una serie di finte chiamate di lavoro alla moglie, alla fine della fiera mette in piedi il personaggio di Euphegenia Doubtfire e si presenta a casa. Ed è proprio qui che il film, in sostanza già scricchiolante nelle premesse, inizia ad accartocciarsi malamente.

A ‘sto punto, Mrs. Doubtfire diventa il nuovo cardine della famiglia Hillard: lava, stira, pulisce, cucina, i bambini le si affezionano praticamente subito e migliorano i loro voti a scuola. Miranda è entusiasta e, dulcis in fundo, anche Daniel, di sponda, impara molto dal suo alter ego. Fondamentalmente, è un po’ come avere per governante Mary Poppins nel corpo di Miss Marple. Ergo, pacchetto completo tranne l’abbonamento a magie e omicidi ovunque si vada. Comunque sia, le uniche “ombre” che minacciano questo nuovo status quo familiare sono essenzialmente due:

L’immotivatamente ricco James Bond… Stuart Dunmeyer (Pierce Brosnan) che tenta d’insinuare Miranda in ogni modo, facendo addirittura lo splendido coi bambini e… Mrs. Doubtfire stessa. Già, perché praticamente il personaggio messo in scena da Daniel, è riuscito talmente bene da diventare praticamente “vivo” e insostituibile per gli Hillard. O almeno, finché i figli prima, e tutti quanti poi non scoprono gli altarini. Detto questo, in sostanza non c’è molto altro da dire, visto che su due ore di film premessa, intreccio e scioglimento occupano meno di 1/4 del girato complessivo mentre il restante è tutto riempito da gag e sketch della più classica tradizione da commedia degli equivoci. Quindi, da dove partire?

 

Presumo che sì, in primis, il punto da cui partire per parlare di Mrs. Doubtfire sia proprio quel “Tootsie” che si diceva all’inizio. In generale perché i due film presentano molte analogie di fondo, condividendo lo stesso leitmotiv: un uomo che per cause di forza maggiore è costretto a vestire i panni di una donna, la quale da personaggio puramente fittizio prende il sopravvento sulla vita reale. Quindi, perché dicevi che Mrs. Doubtfire è la copia svogliata di Tootsie? Perché laddove il film di Pollack ha una costruzione intelligente, che fa avanzare la storia per gradi in maniera credibile, il film di Columbus si mantiene ai limiti del plausibile con lo spettatore che deve farsi ingannare dall’inganno. A tutti i costi.

Mi spiego: per quanto sorprendentemente buono possa essere il trucco, puoi prendere per i fondelli sconosciuti e/o persone con cui hai a che fare occasionalmente mantenendo una certa distanza, questo sì. Di certo però, non puoi mai credere di non essere riconosciuto da tua moglie e i tuoi figli a meno di un metro di distanza.

Robin Williams con e senza trucco nel film Mrs Doubtfire

Per capirci, per quanto inquietante immaginate un attimo vostro padre con un po’ di lattice prostatico, una parrucca e due dita di trucco in faccia. Se non lo riconosci subito o sei cieco oppure c’hai un cuneo di metallo ficcato nella tempia e la bava alla bocca. Oppure ancora, in extremis, tuo padre è Lupin. Ma ok, va bene. Ci voglio stare; dopotutto, la sospensione del dubbio è ciò che fa girare la ruota, no? E no. Perché il film è debole in molti altri punti della trama. Questo perché il soggetto da cui è tratto è stato “ripulito” da cima a fondo.

Copertina del romanzo di Anne Fine Madame Doubtfire tradotto in Italia col titolo di Un padre a ore

Spieghiamoci di nuovo: il romanzo originale di Anne Fine Madame Doubtfire, nonostante sia fondamentalmente una lettura adolescenziale, è un libretto piuttosto, come dire… grottesco. Che presenta delle piccole quanto significative differenze col film. Tipo: come detto, in effetti le motivazioni del divorzio sono piuttosto debolucce, no? In realtà, nella storia originale gli Hillard sono una famiglia disfunzionale, con molti problemi alle spalle e tanti scheletri nell’armadio che portano a litigi, spesso anche violenti.

Daniel poi, nel film è un attore specializzato in doppiaggio, di talento e piuttosto conosciuto. Mi pare difficile credere che non riesca a trovare impiego nel suo settore. Nel libro invece, è solo uno spiantato. Un aspirante attore che per guadagnarsi da vivere posa nudo in una scuola d’arte. In sintesi, senza che la meniamo troppo per le lunghe, tutti i personaggi sono molto, molto più negativi, mostruosi e tragicomici. Madame Doubtfire poi, altro non è che Daniel con un po’ di trucco e un turbante, riconosciuto subito dai figli che gli mantengono il gioco, in assenza della madre. A casa, non fa altro che bere e fumare nonché, ciliegina sulla torta, mette pure le mani addosso ai figli. Insomma, lontano mille miglia rispetto alla figura portata al cinema da Robin Williams. Ma…

Robin Williams truccato da Mrs Doubtfire nella scena finale della lettera aperta ai genitori separati alla bambina

Cara Mrs. Doubtfire; due mesi fa, mia mamma e mio papà hanno deciso di separarsi. Adesso vivono in due case diverse. Mio fratello Andrew dice che non siamo più una famiglia, è vero? Ho perso la mia famiglia? C’è qualcosa che posso fare per fare tornare i miei genitori insieme? Cordialmente, Katie McCormick“.

Oh, mia cara Katie. Sai, alcuni genitori vanno d’accordo molto di più quando non vivono assieme. Non litigano tutto il tempo e possono diventare persone migliori. Papà e Mamme migliori per voi. Qualche volta possono tornare insieme. E qualche volta no, mia cara. E se questo non succede… non dare la colpa a te stessa. Solo perché non si amano non significa che non amino te. Ci sono molti tipi di famiglia, Katie. Alcune famiglie hanno una mamma, altre hanno un papà, o due famiglie. Ci sono bambini che vivono con gli zii. Alcuni vivono con i loro nonni, e alcuni bambini vivono con genitori adottivi. Alcuni vivono in case e quartieri diversi, in diverse zone del paese. Possono non vedersi per gioni, settimane, mesi o anche anni qualche volta. Ma se c’è l’amore, mia cara, è quello il legame che unisce. E tu avrai per sempre una famiglia nel tuo cuore. Ti mando tutto il mio affetto, tesoro. Andrà tutto bene. Ciao cara”.

Ecco, tutto quello che ho detto sopra, prendetelo e buttatelo nel cesso. Che Mrs. Doubtfire in sé sia un film debole, poco plausibile, con un personaggio forse ai limiti dell’inquietante visto il morboso attaccamento per i figli,  lontano anni luce da ciò che l’autrice del romanzo intendesse dire in realtà, non ha il benché minimo conto o importanza. Perché queste cose, questi… difetti, sono il punto di vista di una vecchio caciottone. Film come Mrs. Doubtfire vanno visti sotto un’ottica diametralmente opposta.

Seppur in maniera essenzialmente buonista e ingenua, a differenza del romanzo che tratta il tema della famiglia problematica e del divorzio con un approccio satirico, grottesco, mascherando la realtà (mica tanto, eh) con l’umorismo nero, il film ha dalla sua la forza di una visione d’insieme delle cose infantile e ingenua. Questi però, “infantile e ingenuo”, non sono sinonimi di stupido. Anzi. Con molta delicatezza viene trattato un tema molto particolare che anch’io in primis ho vissuto, mettendolo sotto una luce positiva e rivolgendosi essenzialmente al pubblico per cui è stato pensato: i bambini. Bambini ai quali, dare una versione più rosea dello schifo di realtà con cui prima o poi si verrà a patti crescendo, non fa mai male.

Stay Tuned e Stay Retro.

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Retronauta

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