Mad Max

Mad Max – Oltre la sfera del tempo

La domanda è sostanzialmente molto semplice: qual è stata la più grande avventura di Mad Max? Sia chiaro, prima che c’arrabattiamo in infinite sequele di “è meglio il primo, no il terzo, il secondo” e compagnia cantante, guardando la situazione con un certo distacco dato dal proverbiale senno di poi, a mio avviso la sua più grande avventura è stata quella di andare “oltre la sfera del tempo”.

Capiamoci, quando a metà 2014 iniziarono a circolare le prime voci concrete, di quelle credici che il film stavolta esce sul serio non per finta come negli ultimi trent’anni, mi sono trovato, come dire… “spaveccitato”, va’. Dopotutto, le premesse, di quelle altro che Fury Road bensì Fury Pernacchia, ci stavano tutte malamente. Voglio dire, va da sé che la notizia di un nuovo Mad Max sì, ti ha reso felice, certo; ma dall’altro lato sei terrorizzato dall’altissima probabilità che a settant’anni, dopo porci e pinguini George Miller possa uscirsene con una di quelle porcate fulminanti da restarci secchi sulla poltrona.

Eh, e invece… facciamo che andiamo un attimino con ordine e buttiamo l’occhio in quel 1979 dove tutto è cominciato.

Dunque, siamo sul finire degli anni ’70 e un all’epoca poco più che trentenne George Miller, medico al pronto soccorso dell’ospedale di Sidney e col pallino del cinematografò, a sputi e pernacchie riesce finalmente a racimolare una piccola somma e lanciarsi nel suo progetto più ambizioso: realizzare un vero e proprio film. La somma in questione poi, trecentocinquanta mila dollari circa, messi in prospettiva so’ ‘na botta al cuore da scucire. D’altro canto, per un film invece è una cifra che sta a metà fra ‘na barzelletta e ‘na presa per il culo.

Così, tanto per fare un paragone e dare una “dimensione”, con gli stessi soldi un paio d’anni dopo un giovine Sam Raimi girerà Evil Dead, ok? Al di là dei risultati ottenuti, la differenza fra i due sta nel fatto che nel film di Raimi tutto ruota in una sola location a costo zero e l’intera esposizione alla fine della fiera è retta da cinque attori. Viceversa, Mad Max è un film dal respiro molto più ampio, riuscito grazie a uno sbattone di quelli mica da ridere, eh.

mad max 1979

Fondamentalmente, a una prima occhiata superficiale Mad Max sembrerebbe non andare oltre il classico prodotto d’exploitation dell’epoca: tipo “Zozza Mary, Pazzo Gary”, “Anno 2000 – La Corsa della Morte”, “Punto Zero”, “Faster, Pussycat! Kill! Kill!” e tanti, tanti altri. Vero, sì. Intanto, per quanto siano simili nella forma, c’è una sostanziale differenza fra questi e Mad Max; e sta tutta nel come Miller abbia saputo intelligentemente sfruttare tutto ciò da cui ha preso ispirazione, creando uno scenario vivo e plausibile.

La storia a grandi linee è ambientata in un futuro non troppo lontano (ricordiamoci che il film è del ’79, ok?) in cui, al momento, non s’è verificato ancora nessun disastro nucleare. Semplicemente, Miller aveva immaginato cosa sarebbe successo se la crisi energetica del ’73 – e successivamente del ’79 – avesse preso una, come si suol dire, “brutta piega”. Infatti, nel mondo di Max, le riserve energetiche sono pressoché terminate, o comunque lì lì per finire.

mad max 1979

Anche se in tanti cercano di mantenere un comportamento relativamente pacifico e civile, molti di più iniziano a darsi all’anarchia totale, con sempre maggior violenza e meno scrupoli morali nel cercare di accaparrarsi tutto ciò che possono. In questo scenario in bilico, gli unici che tentano di far rispettare l’ordine sono un ristretto gruppo di tutori della legge, riunitisi sotto il nome di Main Force Patrol.

Ora, voglio aprire un attimo ‘na parentesi: per quanto l’ipotesi di un “apocalisse nucleare” sia un incubo che uno non vorrebbe manco immaginare, quello che colpisce di Mad Max, facendo altrettanta paura comunque, è il lento quanto progressivo disgregamento del tessuto sociale costituito. Un po’ come ne “Il Condominio” di Ballard, però rapportato su scala globale.

mad max

A ogni modo, dicevo che stupri, rapine, omicidi e barbarie q.b. ormai sono all’ordine del giorno e questa, per sommi capi, è la “cornice”, lo sfondo di questo nuovo mondo ispirata tanto da fatti veri come la crisi energetica, tanto quanto quelli “ipotetici” presi a grandi linee da  “Un Ragazzo e il suo Cane”; per stessa ammissione di Miller tra l’altro. Comunque sia, la storia in sé ha inizio quando uno di questi “nuovi barbari” ruba un auto della M.F.P., e dopo un inseguimento l’agente Max Rockatansky lo secca senza tanti complimenti.

mad max 1979

I problemi però, come al solito non vengono mai soli: difatti, il tipo che Max ha seccato faceva parte della banda del pericolosissimo “Toecutter” (tra l’altro interpretato da Hugh Keays-Byrne, lo stesso che tornerà trentasei anni dopo in Fury Road nella parte di Immortan Joe) che arrivato in città con scagnozzi a seguito per vendicare il membro della sua gang, fra stupri e omicidi si dà alla pazza gioia praticamente. Anche perché poi, nessuno c’ha il coraggio di mettersi contro di lui.

mad max 1979

Allorché, visto e considerato che gli uomini della M.F.P. sono i soli – e pochi – che cercano di mantenere una parvenza d’ordine e opporsi alla violenza dilagante, il collega di Max, Jim “Goose”, decide d’intervenire e… finisce per farsi bruciare vivo. A questo punto, forse la sequenza del collega in ospedale che sta per schiattare è stata resa eccessivamente drammatica, magari; e visto comunque il budget da scappati di casa e l’inesperienza di tutti, probabilmente sarebbe stato meglio evitare di soffermarcisi più di tanto.

Al di là di ‘sta considerazione, è qui che probabilmente si delinea il lento sbroccare di Max. Per quanto possa essere dalla parte “dei buoni”, la sua è di per sé una personalità abbastanza “controversa”, messa a rischio dalla continua esposizione a quella violenza cui tenta di mettere una pezza. Però, in questo caso prende moglie e figlio, fa armi e ritagli e manda tutto a fanculo trasferendosi in campagna.

mel gibson 1979

Purtroppo per lui, Toecutter la cosa se l’è legata al dito e, senza che la tiriamo troppo per le lunghe, dopo averli scoperti e pedinati, alla fine la gang ammazza senza pietà la moglie e il figlio di Max. Ed è qui che nasce il famoso epiteto “Mad”; è qui che Max cede e impazzisce. Fondamentalmente, ciò che Mad Max mostra al di là dell’azione non è altro che tragedia nel suo senso più tradizionale. Il suo partner viene ucciso, così come sua moglie e suo figlio. Questo sancisce definitivamente la fine della carriera di Max come poliziotto e diventa il combustibile della sua inesorabile vendetta, prendendo l’intera faccenda nelle sue mani respingendo quella stessa – fallimentare – legge, che tanto cercava di mantenere, lanciandosi poi a testa bassa verso il massacro finale.

mel gibosn young in mad max

Ora, realisticamente parlando, ogni scena di Mad Max urla “basso budget” con la stessa ferocia di Donkey Kong che ti lancia i barili appresso. Figuriamoci, l’unico ad avere una vera giacca di pelle in tutto il film è Mel Gibson, che gli altri s’è dovuto ripiegare su pezze in vinile 100% vera plastica. Che poi Gibson, se se l’è beccato il giubbottino figo è solo perché c’ha avuto la botta di culo di trovarsi protagonista per caso: infatti, Miller per una distribuzione quanto più ampia possibile voleva un attore americano; peccato che anche il più scrauso si sarebbe mangiato l’intero budget del film solo per pagargli l’ingaggio.

Così, bam! Arriva ‘sto ragazzo, ancora alle prese con la scuola di recitazione che ha accompagnato l’amico al provino et voilà! Ecco il nostro protagonista. Ah! Tanto per, il fanta-budget del film era “così alto” poi, che alla fine della fiera la maggior parte dei “cattivi” non erano manco attori, erano veri membri di bande raccattati qui e là e, ciliegina sulla torta, molti vennero pagati in birra.

Quindi, visto e considerato tutto ciò, arrivati a ‘sto punto, nasce spontanea una domanda: ovvero cos’è che rende Mad Max così memorabile a quasi quarant’anni dalla sua uscita? Qual è il “fattore” che riuscì a far travalicare i confini del genere a questo film imponendolo letteralmente come nuovo status quo del cinema d’azione in tutto il mondo? Personalmente parlando, io credo che alla base di tutto ci sia la passione, quella propriamente detta; che ti spinge a realizzare al massimo e oltre le tue capacità, quel qualcosa che senti di dover e voler fare.

scene from mad max

Sia chiaro, George Miller di fondo non è che si sia inventato chissà cosa, eh. Tutto ciò a cui s’è ispirato, come detto, è abbastanza evidente: partendo da uno spunto realistico fino al protagonista simil Clint Eastwood nella “Trilogia del Dollaro”; passando per “I Sette Samurai” di Kurosawa a “l’amata ultra-violenza” – ma senza nadsat – di “Arancia Meccanica” e via dicendo. Anche se probabilmente, il contributo più grande viene dal saggio “L’Eroe dai mille volti” di Joseph Campbell che, a mio avviso, dovrebbe essere insieme a “Il Viaggio dell’Eroe” di Christopher Vogler, una lettura imprescindibile per qualunque sceneggiatore.

Oltretutto, l’ipotesi alla base di Mad Max, dove il forte schiaccia il debole con l’eroe che interviene facendo da “equalizzatore” è appunto una formula vecchissima. Tutto questo è vero, certo. Come è anche vero il fatto che tutti questi elementi sono stati presi, elaborati e realizzati con “stile” ed energia. Difatti, nonostante una certa quantità di ripetizioni, i film della serie Mad Max non trascendono mai finendo col diventare “routine”: c’è velocità, c’è movimento, c’è un senso di spontaneità in ogni sequenza d’azione, che non dà mai la sicurezza a me spettatore di come esattamente andrà a finire.

Sopratutto, altra cosa fondamentale è, nonostante li abbia comunque preceduti, Max/Gibson non è uno Stallone o uno Schwarzenegger qualsiasi: è un personaggio “reale”, non indistruttibile e mutevole, che cambia e si evolve da film a film. Questa è una cosa molto importante secondo me, perché dà all’eroe una “forma” fatta di carne e sangue facendolo funzionare meglio così, rispetto a quando lo vedi “indistruttibile”.

In definitiva, Mad Max è un film piuttosto “propedeutico”: nel senso che, è necessario guardarlo per approcciare e/o capire gli altri film della serie? Probabilmente no. Ma non è questo il punto. Il punto è che George Miller sa perfettamente come realizzare scene d’azione veramente memorabili; non va a parare su quelle idee, formule vere e proprie che sono diventate la rovina di troppi film d’azione più recenti.

Quello che io, personalmente, apprezzo più di ogni altra cosa di George Miller, è il fatto che sia uno dei pochi registi (sopratutto nel panorama moderno) ad aver chiaro il concetto di “show, don’t tell”. Mostra, non raccontare, per la miseria. L’esposizione, tutti gli elementi della storia ci sono e stanno lì; ti vengono mostrati e non spiegati in inutili, soffocanti vortici di spiegoni ogni due per tre.
Per questo credo che dal primo all’ultimo, per ogni appassionato di film d’azione, i quattro film di Mad Max siano una visione imprescindibile senza se e senza ma.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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Una retrospettiva su Mad Max.
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3 thoughts to “Mad Max – Oltre la sfera del tempo”

  1. una serie che ha fatto la storia. e la fa tuttora, purtroppo da piccolo non riuscii mai a vederla, pensa che la prima volta che l’ho vista è stato nel 2009

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