Recensione del film Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road è una cagata pazzesca

Per me… Mad Max: Fury Road… è una cagata pazzesca! Ecco, ora che l’ho detto, fuori i miei novantadue minuti di applausi, forza. Anzi. Ne voglio giusto il doppio, ché con “cagata pazzesca”, intendo dire in realtà un’altra cosa rispetto all’accezione con cui è intesa oggi questa affermazione. Ovvero, molto semplicemente, che…

… il mondo ha bisogno disperatamente di film come Mad Max: Fury Road.

Mad Max: Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Vediamo di capirci bene: certo, c’è un che di liberatorio, forse di sacrosanto nella cagata pazzesca di Fantozziana memoria. L’istante dell’eroica rivalsa dalla continua vessazione, il momento in cui il povero ragioniere prendeva il coraggio a due mani ribellandosi al Professor Riccardelli e all’obbligo di frequentare il suo cineforum. Il cui unico risultato è stato quello di trasformare, attraverso l’imposizione, la cultura in condanna anziché scoperta.

Tuttavia, il problema sta nel fatto che qualunque cosa non appaia immediatamente riconoscibile, che provi a venir fuori da schemi facilmente identificabili, automaticamente diventa lecito dirne la qualunque e la qualsivoglia, anche senza sapere esattamente di cosa si stia parlando. Automaticamente, tutto diventa così una cagata pazzesca.

Mad Max: Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Sia chiaro, il discorso de gustibus non sputacchiandum e bla bla bla non ha nulla a che vedere con questo, in quanto è privilegio di tutti. Un film, o qualunque altra cosa, può piacere come che no. L’insieme di fattori che ci portano a dire mi piace/non mi piace, è appannaggio e libertà di chiunque, indipendentemente da quale sia la qualità dell’opera, e siamo d’accordo. Ma ‘sta cosa, non c’entra ‘na beata mazza di niente col concetto di critica.

In questo senso, a proposito di Mad Max: Fury Road, a quattro anni dall’uscita ne ho date e sentite e lette tante di opinioni, valutazioni, analisi e disamine. Alcune molto sensate e intelligenti, probabilmente più delle mie, altre meno. Ciò non toglie però, che finora non ho mai sentito né letto una sola critica sensata nei confronti di Mad Max: Fury Road. O meglio, quando dico critica, intendo critica. Non i disperati tentativi nati da bias del tutto personali, di demolire un’opera a tutti i costi. Comunque, facciamo prima un passo indietro.

Mad Max oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome – 1985)

Mad Max: Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Nelle due righe dell’altra volta, Mad Max saga: il volto nuovo della distopia, la prima parte di ‘sta piccola retrospettiva in pratica, si diceva come con Interceptor e Il guerriero della strada, George Miller fosse stato in grado non solo di dare essenzialmente un nuovo orientamento a un genere già sfruttato a mani bassissime. Ma di codificarlo al punto, da dargli un’estetica ripresa da tutto e tutti da lì in poi.

Mad Max oltre la sfera del tuono è un film del 1985, diretto da George Miller e George Ogilvie

Soprattutto, iniziava a delinearsi chiaro il concetto, reso palese poi con Thunderdome, che il vero protagonista non fosse il personaggio eponimo da cui la saga prende il nome. Bensì, il mondo stesso. Un mondo in continuo cambiamento, di cui Max è solo osservatore e testimone, perlopiù casuale, degli avvenimenti.

Con Mad Max: Oltre la Sfera del Tuono, noi spettatori assistiamo a un ennesimo mutamento: il tentativo di spiegare, a fronte dell’apocalisse messa in scena nel film precedente, cosa venga dopo. Da dove – e come – possa ripartire la civiltà, in un certo senso.

oltre la sfera del tuono è un film del 1985, diretto da George Miller e George Ogilvie

Max perciò, è ancor più elemento tangente di questa situazione. Parte dal nulla in quanto ormai è parte essenziale di quel nulla. La parte viva e inamovibile di un macrocosmo che osserva, super partes, i cambiamenti della vita al suo interno.

Così, seguiamo Max che finisce per trovarsi a Bartertown. Specie di Babilonia in mezzo al deserto, dove, in un modo o nell’altro, riesce a stringere un accordo con la regina di quell’agglomerato umano, Aunty Entity. Del resto, regina solo sulla carta, dato che in pratica, Bartertown è governata da Master.

Tina Turner in oltre la sfera del tuono è un film del 1985, diretto da George Miller e George Ogilvie

Master è un vecchio nano che dirige la centrale elettrica alimentata a metano prodotto dalle feci di maiale. La centrale, è il cuore che manda avanti l’intera Bartertown, e finché a proteggerlo ci sarà Blaster, un gigantesco guerriero mascherato ai suoi ordini, Master è de facto il signore della città.

Blaster in oltre la sfera del tuono è un film del 1985, diretto da George Miller e George Ogilvie

L’accordo che Entity propone a Max è molto semplice: ammazza Blaster, toglimi dai piedi Master, e avrai tutto ciò che desideri. Facile. E quale modo migliore per fare tutto ciò se non nel Thunderdome? Un’arena in cui, molto democraticamente, qualunque cagnara viene risolta da un combattimento all’ultimo sangue all’insegna del motto “Due combattono, uno vive”.

Mel Gibson in Mad Max oltre la sfera del tuono, film del 1985 diretto da George Miller e George Ogilvie

Ma poi succede che Max fa casini, viene sbattuto fuori da Bartertown, incontra la tribù dei bambini che crede nell’avvento del Capitano che li porterà in salvo nella Città del domani domani, e così il film, finisce per accartocciarsi su se stesso.

Mad Max oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome) è un film del 1985, diretto da George Miller e George Ogilvie

Le problematiche, nascono dal fatto che, a monte, non è che Mad Max: Oltre la sfera del tuono sia un brutto film. Anzi. La potenza di certe idee è palese. Bartertown per esempio, è pazzesca: l’affollamento, l’attività incessante, il modo in cui Miller riempie lo schermo di dettagli la rendono molto più di un semplice set cinematografico. La rendono viva. Reale, quasi. Come il Rick’s Café Américain di Rick Blaine in Casablanca o la Hill Valley di Ritorno al futuro.

Oppure, sempre come diceva Roger Ebert, il Thunderdome, l’arena per le battaglie mortali di Bartertown, è la prima idea cinematografica davvero originale su come organizzare un combattimento, da quando abbiamo avuto i primi film di karate.

Mel Gibson Beyond Thunderdome 1985

Tuttavia, c’è stato un tentativo (maldestro) di ficcarci dentro veramente, ma veramente troppa roba. L’influenza di cose come La sfida del samurai, Zatoichi, Yojimbo e via dicendo, si sente. L’eco del chambara rimaneggiato alla occidentale è ancora forte, insomma.

Mettici pure le secchiate di cazzate hollywoodiane, tipo la retorica spicciola dei bambini unica speranza per un futuro migliore, trascinata assurdamente troppo per le lunghe. Il tentativo di critica sociale, con la presa per il culo della televisione con la storia della ruota della “sfortuna”. I toni da avvento messianico e pure la vera-finta violenza da episodio dell’A-Team, giusto ché il film era un bel PG-13, et voilà!

Mad Max: Fury Road (2015)

Mad Max: Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Ora, se c’è ‘na cosa che a me fa morire del cinema americano in genere, sono appunto certe cazzate. Che in un modo o nell’altro, saranno sempre messe in evidenze. Anche se spesso e volentieri mi piace sottolinearle, non mi riferisco alle implicazioni logiche. Sul cui altare il più delle volte decidiamo di sacrificare il sense of wonder e la sospensione del dubbio.

Per dire, in Aliens, siamo nel 2179. Anno più, anno meno. Eppure, i Colonial Marines del futuro vanno in giro imbacuccati con un equipaggiamento che, per i loro tempi, è roba da museo. Un po’ come se i soldati di oggi, andassero in guerra con moschetto e cotta di maglia, insomma. Nell’economia della situazione però, ma chi se ne sbatte di ‘sta cosa.

Mad Max: Fury Road figli di guerra

No, piuttosto mi riferisco alle care, vecchie, sicure, comode cazzate che ci piace tanto raccontarci. Parafrasando George Carlin: “Tutti gli uomini sono uguali, la giustizia è cieca, la stampa è libera, il lavoro è onesto, i buoni vincono sempre e tutto andrà per il verso giusto”. Certo, e se alzi la testa, vedi pure gli asini che volano.

Il bello è che ci nutriamo di ‘ste cazzate. Costantemente. Ci piace raccontarle e farcele raccontare. Quasi ogni storia ne è impregnata. Personalmente, fino all’uscita di Mad Max: Fury Road, ho sempre pensato a George Miller come uno che s’era lasciato andare giù per i dolci pendii della vecchiaia. Che s’era arreso a un invecchiamento precoce: dopotutto, siamo solo nel 1985 e ha già dato forfait, piegandosi alla logica cazzara dei buoni sentimenti e ai bambini felici e contenti.

Nei trent’anni che separano Mad Max: Oltre la sfera del tuono da Mad Max: Fury Road, la cosa sembrava palese, no? Addio olocausto nucleare. Addio sofferenze post-apocalittiche. Il mio posto ora è qui, coi pinguini rincoglioniti e i maialini curiosi che vogliono imparare a ballare e cercare fama giù in città. E invece…

Non so cosa sia successo di preciso. Forse un’overdose di viagra, magari un sovradosaggio di qualche farmaco a base di testosterone, vallo a sapere. Fatto sta, che all’improvviso Miller, a settant’anni, ha preso e se n’è andato sei mesi nel deserto. Venendone poi fuori col Cirque du Soleil pippato a cattiveria che guida macchine che vanno a rabbia e brutte maniere, al grido di fanculo i buoni sentimenti.

Capiamoci un attimo, ok? Onestamente, mi viene da ridere se penso a uno come James Cameron, che a proposito di Terminator Genisys diceva: “Mi sento di dire che la saga si è rinvigorita, come se fosse un rinascimento. Vi sono piaciuti i film di Terminator? Allora amerete questo film!” Certo, come no… l’ho adorata la parabola discendente di film post ’84 uno più stupido dell’altro. Concentrato di pietà misto tenerezza che possono sembrare tesi giusto nei confronti dei film “marca Topolino”.

Mad Max: Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Ora, che Mad Max: Fury Road possa non piacere, ci sta. Ci mancherebbe pure. E qui, torniamo al discorso del rifiuto fantozziano espresso tramite la cagata pazzesca: è giusto e sacrosanto respingere, prendere le distanze da ciò che per un motivo o per un altro, non si confà ai nostri gusti e canoni personali. Ma questo è un conto; tentare di legittimare le nostre idiosincrasie indicandole come difetti oggettivi di un’opera è un altro paio di maniche.

In questo senso, ho sentito gente dire che Fury Road è una cagata, perché non ha una trama. È solo un lungo, ininterrotto inseguimento. Come se questa fosse una cosa orribile. Tralasciando il fatto che, probabilmente, quelle di Fury Road siano le migliori sequenze d’inseguimento mai realizzate, George Miller è riuscito in una cosa piuttosto sorprendente: raccontare una storia, intera e stratificata, nel contesto di quell’inseguimento senza mai fermarsi.

Come dicevo l’altra volta, uno dei punti di forza di Miller è la sua capacità di aver chiaro il concetto di show, don’t tell. Mostrare, non raccontare. Per quanto mi riguarda, un film è un modo di raccontare una storia tramite immagini, anziché le parole. E fino a quattro anni fa, per me Mad Max 2, un film di pura azione, era la summa maxima di questo concetto. Sostituito sine mora da Fury Road.

Questo perché, a patto di non aver vissuto gli ultimi trent’anni in una caverna su Marte con le dite nelle orecchie, tutti dovrebbero aver ben chiaro cosa significhi post-apocalittico. Mad Max: Fury Road è pura essenza, in quanto può permettersi tranquillamente di appoggiarsi a tre decadi e più di cinema, letteratura e videogames. Basati anche sul modello creato dallo stesso Mad Max 2. Oltretutto, prima di questo ci sono stati ben tre, e dico tre film, che approfondiscono quella che è de facto la mitologia di Mad Max.

Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Come spettatore, non ho bisogno di sentirmi ripetere in continuazione ovvietà, come se avessi un cuneo di metallo nella tempia e la bava alla bocca. Per dire, lo vedo da me che ‘sti disgraziati che s’ammazzano l’un l’altro per uno sputo, sono masse tumorali ambulanti perché il mondo è radioattivo.

Non c’ho bisogno di una tautologica spiegazione for dummies. Fury Road è il risultato di un’evoluzione protratta collettivamente per trent’anni. Non deve mettere in chiaro o specificare nulla. Se non hai manco la più pallida di niente, in virtù di questo, il problema è il tuo che non sai, non del film che non spiega.

Fury Road recensione del film del 2015 diretto, co-sceneggiato e co-prodotto da George Miller

Così come, e sia chiaro, non voglio soffermarci più di tanto, il non vedere le palesi, abbaglianti, gigantesche metafore che il film tira a secchiate e continuare a dire che in Mad Max: Fury Road non ci sia una storia, è altrettanto un problema. Perché, ‘sta cosa significa praticamente la vittoria di un cinema pigro, che si adagia su spettatori ancor più pigri. Contenti di aver seguito una trama (che per inciso è l’insieme degli eventi contenuti in un racconto) guardando con un occhio lo schermo dello smartphone mentre ruminano i popcorn.

Le mogli di Immortan Joe

Un’altra lamentela che m’è capitato di sentire spesso, che oggi m’infastidisce ma all’epoca mi faceva sbroccare male è: Max non è l’eroe del film che si chiama Mad Max. Tanto valeva chiamarlo “Furiosa” e bene così.
Finora, l’ho ripetuto fino alla nausea, sì, che Max non è mai stato l’eroe di queste storie? In quanto l’intera saga è un non sequitur, Max è una presenza super partes in continua discordanza con un mondo che continua a evolversi attorno a lui. Puoi vedere ciascuno dei quattro film anche in ordine casuale, e non cambierebbe nulla. Quanto non cambia la faccia di Tom Hardy al posto di quella di Mel Gibson.

Tom Hardy in Mad Max: Fury Road

Ma d’accordo, ammettiamo per un momento che i precedenti film non siano mai esistiti. Questo cambierebbe qualcosa nell’economia della situazione? Forse. Se non fosse per quel piccolo dettaglio all’inizio di Mad Max: Fury Road.

“Il mio nome è Max, il mio mondo è fuoco e sangue. Un tempo ero un poliziotto, un guerriero di strada in cerca di una giusta causa. Mentre il mondo crollava, ognuno di noi a modo suo era a pezzi. Difficile capire chi fosse più folle: io o gli altri.
Ripeto a me stesso che non possono toccarmi. Sono morti, e da tempo. Sono colui che fugge sia dai vivi che dai morti, inseguito da saprofagi, perseguitato da coloro che non ho saputo proteggere. Esisto così, in questa terra devastata: un uomo, ridotto a un unico istinto: sopravvivere.”

Charlize Theron Furiosa

Et Voilà! Dieci secondi, due frasi, e Miller ha sintetizzato i tre film precedenti, mettendo in chiaro che Max non è davvero un “eroe”. È l’ombra dell’uomo che era, la cui psiche incrinata a causa dell’odio che prova verso se stesso a causa delle persone che ha lasciato morire, che tira avanti solo a causa di uno spiccato istinto di sopravvivenza.

Magari, se non fossimo talmente abituati a film che c’impiegano tipo due ore, giusto per dire la stessa cosa, magari risulterebbe lampante. Ma tant’è. Non è solo questo il problema, comunque. Perché il fatto stesso di lamentarsi del (relativo) secondo piano di Max rispetto al personaggio di Furiosa, è intrinsecamente brutto. Ché a conti fatti, è il tentativo di delegittimare uno dei personaggi migliori apparsi negli ultimi vent’anni.

Mad Max: Fury Road Doof Warrior

A questo proposito, del personaggio interpretato da Charlize Theron ne ho già parlato nelle due righe sulle Donne protagoniste nei film d’azione. Un personaggio eccezionale, che in un mondo perfetto, avrebbe un franchise di film tutto suo. Comunque sia, ci sarebbero parecchie altre cose che avrei voluto dire ma, alla fine, ho deciso di glissare. Il brodo me lo so’ allungato pure troppo e, onestamente, sto a farmi le lampade agli occhi a furia di guardare lo schermo.

L’ultima cosa che voglio dire, è che ci siamo accontentati di cazzate per troppo tempo e Mad Max: Fury Road, è appunto l’antitesi di ‘sta cosa. Ha imposto un altro standard da raggiungere, una vetta da scalare per chiunque. Prima o poi, qualcuno dovrà rispondere alla sfida imposta da Mad Max: Fury Road. Quando, e se, dovesse arrivare quel momento in cui apparirà un film d’azione migliore di Fury Road, io in persona lo condurrò ai cancelli del Vahlalla per volare in eterno, fiammante e cromato!

Ebbene, detto questo con Mad Max: Fury Road e Mad Max in generale, credo sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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Mad Max: Fury Road
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One thought to “Mad Max: Fury Road è una cagata pazzesca”

  1. concordo, scene d’azione come in questo film non ne ho mai viste altrove. però mi da l’idea di essere una specie di remake del secondo, pompata di effetti speciali. non che sia un male.
    i miei preferiti della saga rimangono comunque i primi 2

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