L’Implacabile (The Running Man) – Arnold Schwarzenegger e i reality show del futuro

L’Implacabile, ovvero “The Running Man” e il film cicciato fuori dal “Momento Scelta” sulla pagina Facebook del Sotterraneo, ok?  Fanta-polpettone anni ’80 che in sostanza, a volerlo riassumere in due parole, altro non sarebbe che una specie di live-action de “La Ruota della Fortuna”, giusto un tantino più vivace. Tipo che c’abbiamo il conduttore, c’è il pubblico in studio, ci sono i premi in palio ma, piccola quanto sostanziale differenza, c’è pure tutta ‘na caterva di wrestler tamarri che stanno lì con lo scopo di ammazzare i concorrenti.

Ora, tutto questo sembra fantastico e bellissimo, sì; ma se L’Implacabile fosse uno “spoof movie”, cioè una parodia di programmi come appunto “La Ruota della Fortuna” o “Takeshi’s Castle”, tanto per dire. Eh… e invece no. L’Implacabile è un adattamento – molto lasco – de “L’Uomo in Fuga”, a mio parere uno dei romanzi migliori di Stephen King, che da ragazzino, mi colpì particolarmente quando lo lessi per la prima volta e che con questo film c’ha poco o nulla da spartire. Quindi, a fronte di tutto ciò cosa voglio dire, che il film sia un pessimo adattamento? Sì. Che sia brutto da tirarci su lo sciacquone a ripetizione? Non direi. Comunque sia, facciamo che adesso stacchiamo ‘sto pippone e andiamo a buttarci l’occhio su questo Implacabile, va’.

 

Allora, si diceva di adattamenti, giusto? Beh… ammetto che spesso e volentieri, mi sorge un dubbio dal sapore quasi amletico se vogliamo: ovvero, cosa vuol dire “adattamento”? Fondamentalmente, la parola mi pare significhi “conformazione ad esigenze particolari di funzionalità o di convenienza”.

Per fare un esempio abbastanza semplice con parole economicamente svantaggiate, c’ho una casa enorme piena di stanze che non sfrutto, allora faccio qualche piccola modifica qui e là, et voilà! Ecco che c’ho un bed & breakfast. Ecco che ho adattato la mia casa a una nuova, fruibile funzionalità. Ok, siamo d’accordo, no? Bene.

Allora perché in campo cinematografico, ho come l’impressione che per tantissimi ‘sta parola indichi un concetto, come dire… astratto? Voglio dire, capisco il prendersi delle libertà, “licenze poetiche” se la vogliamo mettere in un certo modo; ma mica ‘sta cosa t’autorizza a fare quel grandissimo cazzo che ti pare a te… cambiare totalmente una storia da cui stai attingendo.

L'Implacabile film con Arnold Schwarzenegger

Probabile comunque che ‘sta domanda se la sia fatta pure Arnold Schwarzenegger, visto che il romanzo di King lo conosceva. Difatti, quando il regista originale Andrew Davis, famoso per “Il Fuggitivo” con Harrison Ford e per gli unici due film decenti con Steven Seagal, cioè “Nico” e “Trappola in Alto Mare”, venne licenziato e al suo posto venne chiamato Paul Michael Glaser (esatto, Starsky di Starsky & Hutch) a dirigere il film, Arnold se ne uscì con “was a terrible decision. Glaser shot the movie like it was a television show, losing all the deeper themes”.

Insomma, stava educatamente dicendo che L’Implacabile gli faceva abbastanza schifo così com’era venuto. Ed ecco dunque che sotto la supervisione del detective Starsky, il film inizia con un bel “w.o.t.”, cioè il sempre meraviglioso muro di testo che ci dice: dal 2017 l’economia mondiale è al collasso.

Le forniture di cibo, risorse naturali e petrolio sono interrotte. La polizia governa con pugno di ferro lo stato diviso in zone paramilitari. La televisione è controllata dal governo ed un gioco sadico denominato “The Running Man” è diventato il programma più popolare della storia e bla bla bla… Giustamente, io spettatore so’ troppo stupido e se non mi sbatti in gola col cucchiaino tutto quanto poi è facilmente intuibile guardando il film, c’è il rischio che vada nel panico, eh.

l'uomo in fuga the running man l'implacabile

A ogni modo, il disperato e povero Ben Richards del romanzo, lascia il posto al Ben Richards del film che c’ha le muscolose fattezze di Schwarzenegger. In questa “incarnazione”, Ben è un pilota di elicotteri e agente speciale di polizia che viene mandato con la sua squadra a “sedare” una manifestazione di cittadini che fondamentalmente, stavano solo a elemosinare un po’ di cibo. Mentre il nostro monitora la situazione col potente Commodore 64 di bordo, avvisa che nessuno è armato ma siccome siamo in un film col governo cattivo, gli viene ordinato di sparare lo stesso sulla folla. Lui non ci sta e seguono morsi, schiaffi, sputi e pernacchie col resto della squadra, che alla fine lo stendono con una botta in testa.

arnold schwarzenegger

Oltretutto, con una sapiente mandrakata di tagli e montaggio, Ben viene fatto passare per l’autore della strage e messo per due anni in questa specie di prigione a fare… boh, andare avanti e indietro con una trave sulle spalle. Quello che noi non sappiamo però, è che il nostro, insieme a due complici, sta progettando una grande fuga; che del resto, come e da quanto tempo non si sa di preciso. Un attimo: non voglio dire eh, ma ci tieni tanto a spiegarmi il “contorno”, il contesto socio-politico del film, e poi non sprechi cinque minuti per approfondire un minimo motivazioni, situazioni, i comprimari e il loro rapporto col protagonista? Va be’, a ogni modo Ben e ‘sto tipo di colore suo complice vengono alle mani per finta, si scatena il panico, tutti che danno addosso a tutti, il terzo complice che fa l’hacker riesce a prendere la valigetta in cui inserire il codice di disarmo di ‘sti collarini esplosivi che c’hanno al collo et voilà! Tutti fuori.

the running man l'uomo in fuga l'implacabile

Allorché, una volta evasi scopriamo che i due tipi-complici fanno parte di ‘sta specie di resistenza, movimento atto a sovvertire il governo, svegliare le masse ecc. ecc.; la solita roba, insomma. Chiedono naturalmente a Ben di unirsi a loro ma, ovviamente nonché comodamente ai fini della storia, questi rifiuta dicendo che sarebbe andato dal fratello. Cosa che in effetti fa, ma al posto del fratello, nell’appartamento ci trova ‘sta tipa, Amber Mendez, cioè María Conchita Alonso, cioè ancora Miss Venezuela; che oltre a essere cantante c’ha pure ‘na valanga di film e televisione alle spalle ma che io conosco solo per “L’Implacabile”, Stress da Vampiro” e “Predator 2”. Breve parentesi: bello vedere che nel ’87 si pensava che a trent’anni di distanza le cassette sarebbero ancora esistite.

arnold schwarzenegger e maria conchita alonzo

A ogni modo, ora il grande piano di Ben: rapisce la tipa e utilizza il suo “codice di cittadinanza”, ‘na specie di documento-passaporto universale, per imbarcarsi e raggiungere le Hawaii. Solo che ‘sta infame si divincola e lo fa sgamare. Salvo poi pentirsi in un secondo momento quando decide di vestire i panni dell’interesse amoroso del protagonista. Fondamentalmente, a parte ciò c’è anche una cosa molto interessante di questa sequenza: ovvero, Ben oltre a essere conosciuto come “il macellaio di Bakersfield” è anche un evaso in fuga, ok? A conti fatti è attualmente il ricercato numero uno. Perciò… al di là di tutto, la sua peculiare struttura fisica di per sé dovrebbe renderlo abbastanza riconoscibile; e invece bastano un cappello e un paio di occhiali da sole et voilà! Praticamente invisibile. Un po’ come si camuffavano le Tartarughe Ninja con l’impermeabile. Ah, tanto per, ma quella camicia sono sette film dell’orrore in uno.

damon killian the running man

Com’è come non è, arrestato di nuovo Ben, questi viene notato da Damon Killian, uomo di spettacolo e di potere, conduttore del Running Man e alla costante ricerca di partecipanti per alzare l’indice di gradimento del programma, che subito decide di chiamare il ministero della giustizia per farselo mandare e usarlo come “concorrente” dello show. Quindi, arrivati a questo punto non c’è molto altro da dire perché in effetti, è qui, alla fine del primo atto che il film smette di avanzare cominciando a scoprire il fianco e mettendo in mostra una certa ripetitività che lo appesantisce non poco.

l-implacabile-running_man_arnold_schwarzenegger

Allora, all’incipit si diceva di come fondamentalmente, “L’Implacabile” sia veramente un pessimo adattamento. Questo, è incontrovertibilmente vero. Tanto per capirci e sintetizzando al massimo, nel romanzo originale, la situazione contestuale è molto più esasperata: analfabetismo, disoccupazione, inquinamento atmosferico ormai irreparabile, malattie croniche e degrado totale affliggono il 90% della popolazione che, oltretutto, è obbligata a tenere in casa questo aggeggio chiamato “tri-vu” (televisore tridimensionale) il cui scopo è fare il lavaggio del cervello trasmettendo nonstop programmi televisivi, rendendo le persone simili a drogati. Ben Richards, il protagonista, è un uomo disperato, disoccupato che vive nella miseria più totale in un sobborgo squallido e violento. La moglie è costretta a prostituirsi per racimolare qualche spicciolo in modo da poter comprare i farmaci per la figlia malata. Per questo Ben decide di partecipare volontariamente al Running Man il cui montepremi è un miliardo di Dollari. Lo show consiste nel resistere per trenta giorni braccato da uno squadrone di mercenari, inoltre, durante il “gioco”, al concorrente è permesso muoversi per tutta la nazione, camuffarsi e procurarsi armi di difesa. Anche perché, oltre i mercenari, qualsiasi persona lo riconosca, guadagnerà una ricompensa per averlo abbattuto. A conti fatti, queste poche e semplici cose bastano già a far capire quanto film e romanzo siano distanti.

l-implacabile-running-man-los-angeles

Certo, ora sarebbe facile “demolire” L’Implacabile mettendolo a paragone col romanzo ma, c’è un grosso però: il film, costato uno sproposito, e con sproposito intendo che per usare un metro di paragone, “Aliens” di Cameron uscito l’anno prima costò circa diciassette milioni di Dollaroni. Questo invece ammonta a ventisette e non so se rendo l’idea. Comunque sia, dicevo di ‘sto però e quindi, nonostante i costi elevati, la distanza siderale col romanzo, una vaga pezzenteria di fondo e scivoloni ed errori vari sparsi qua e là, il film non è per niente malvagio e per di più, c’ha anche una sua dimensione.

therunningman_l-implacabile-buzzsaw-dynamo-subzero-fireball

L’Implacabile è un vero e proprio gioco arcade, il cui protagonista è Arnold Schwarzenegger. Ci sono i “boss di fine livello” con nomi come Fireball, Subzero, Buzzsaw, Dynamo e via dicendo. Tutti gettati contro Arnold, come nuovi capitoli in un fumetto di supereroi, i quali, con vera giustizia comica, muoiono della loro stessa arma.

Il cast poi è un appello di eroi d’azione e lottatori pro: Jim Brown, Jesse Ventura, Erland Van Lidth, Professor Toru Tanaka. Uno dopo l’altro, vanno in battaglia e vengono distrutti. Questo è bello, sì, ma come dicevo poco più su, è in questa fase che il film perde slancio; il problema sta nel fatto che tutte le scene d’azione sono versioni dello stesso scenario: Killian introduce “il gladiatore”, le sue armi e Schwarzenegger lo affronta in battaglia. Questa formula in effetti è ripetitiva e un po’ stancante ma, dalla sua il film tira fuori l’espediente quasi metareferenziale dello spettacolo in forma di spettacolo, cioè il “Running Man”, e il suo vero punto di forza, Richard Dawson. Quest’ultimo del resto, vero conduttore televisivo famoso per il gioco Family Feud, nei panni di Damon Killian, eclettico, brillante e vero villain della situazione.

A questo punto, nonostante i difetti e le libertà prese col soggetto originale, L’Implacabile resta comunque un film divertente. Non perfetto, non brillante ma che intrattiene, diverte e che tutto sommato mantiene un pizzico della critica originale, anche se questa è stata spostata verso la “cultura televisiva americana”. Quindi, si becca due ok e mezzo di Fonzie.

valore espresso in ok di fonzie

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

Summary
Review Date
Reviewed Item
L'Implacabile (The Running Man)
Author Rating
21star1stargraygraygray

Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

3 thoughts to “L’Implacabile (The Running Man) – Arnold Schwarzenegger e i reality show del futuro”

Rispondi