Poster e recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

La bambola assassina (Child’s Play 1988)

Spesso, con certi film come La bambola assassina è piuttosto difficile, come dire… rapportarsi. Soprattutto col passare degli anni. Metti perché prodotti figli del loro tempo che, in toto, ne rispecchiano pregi e difetti. Metti che, a lungo andare, assumono lo status di cult ad honorem grazie ai tantissimi che, indipendentemente da tutto, vi si legano sentimentalmente.

Insomma, fra razzi e mazzi diventa difficile poi, vedere la realtà per quel che in effetti è. La bambola assassina, in questo senso, è un classico. Per carità, il film è un horror vecchia scuola energico, allegro e divertente. Tuttavia, forse, e dico forse

La bambola assassina è invecchiata maluccio. Probabilmente molto maluccio.

Recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

Il famigerato serial killer Charles Lee Ray (Brad Dourif o Grima Vermilinguo, se preferite) è messo alle strette dall’agente Mike Norris (Chris Sarandon, Jerry, l’amichevole vampiro della porta accanto). Giocando ad acchiapparella, sparandonsi allegramente per strada, Charles resta ferito a una gamba.

Breve parentesi: adoro ‘sta sequenza. Perché è quanto di più simile possa esserci a un cartone animato. In pratica, Charles, ferito piuttosto gravemente e zoppicante, si trova proprio di fronte a un auto della polizia. A una distanza di circa quattro-cinque metri, questi non lo vedono. Semplicemente, lui passa davanti, si nasconde dietro il pilone di un ponte, più o meno largo quanto lui, e puff! Magia. Charles è scomparso.

Brad Dourif: Charles Lee Ray/Chucky 1988

Tralasciando ‘sta mandrakata alla Scooby-Doo, Charles, tra l’altro abbandonato dal complice che lo lascia a piedi appena capito l’andazzo, si rifugia in un negozio di giocattoli. Qui viene ferito a morte da Norris, che imperterrito continua l’inseguimento.

Altra cosa eccezionale: sì, il negozio è grande. Ma non sono le sterminate pianure del Wyoming, eh. Perciò, strano che Norris non riesca a capire dove si sia nascosto Charles. Visto che il tipo gli sta pure a urlare male parole come una bestia.

Recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

Attenzione, la svolta: Charles, come ogni buon assassino seriale psicopatico che si rispetti, conosce la magia nera. Infatti, con le ultime forze rimaste afferra ‘sta bambola Tipo Bello, urla quattro cazzate e scaglia un incantesimo in grado trasmigrare la propria anima. Tempesta di fulmini, tutto che esplode minimo diciotto volte, e l’anima di Charles è nella bambola. Alé.

Stacco. Il giorno dopo, il piccolo Andy (Alex Vincent, praticamente bloccato in questo ruolo da tutta la vita) sta a scimunirsi di televisione. Vista la pubblicità di Tipo Bello, è n’attimo a mettersi nelle orecchie della madre per farsene comprare uno. Solo che, il prezzo è orribile tanto quanto ‘sto orrore in plastica. Segue scena magnifica.

Chucky Tipo Bello 1988

Karen, la madre di Andy, va in rage mode attivando il protocollo Arnold di Natale: gira mari e monti e alla fine, dove lo trova ‘sto Tipo Bello? Da un senzatetto. No, capiamoci: Karen, insieme all’amica Maggie – protagonista più in là di un’altra scenza eccezionale – comincia ad avventurarsi fra i vicoli dei bassifondi. Fra barboni, tizi ambigui e loschi figuri per… ? Comprare una bambola. Ma certo.

Recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

Va be’, dopo essersi messa pure a contrattare col barbone, giustamente, Karen s’accaparra la bambola. Sorpresa! Quella è La bambola assassina, cioè il Tipo Bello in cui Charles aveva riversato la sua anima la sera prima.

Sub trivia: Karen, la madre di Andy, è interpretata Catherine Hicks. Famosa per essere stata Annie Camden, la moglie del reverendo Camden in Settimo cielo.

Comunque sia, Karen torna a casa con la bambola e il piccolo Andy tutto felice e contento che fa le feste. Si fa Sera. Maggie, rimasta a far da babysitter ha il primo incontro ravvicinato col “Chucky Tipo Bello”: in una scena pregna di pathos, Maggie viene aggredita da Chucky.

Recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

Si becca una martellata giocattolo in faccia, una martellata con un martello giocattolo, si fa dieci passi di balletto all’indietro e via, giù dalla finestra. Gli sketch di Benny Hill erano più credibili.

A indagare sull’incidente arriva Norris, il quale, con giusta ragione direi, inizia a sospettare che il piccolo Andy non stia proprio bene bene con la testa. Siccome sostiene sia stato Chucky ad aggredire Maggie.

Sospetto avvalorato dalle impronte di piccole scarpe da bambino, uguali a quelle di Andy, trovate sul luogo del delitto. Ovviamente, Karen s’arrabbia e caccia via Norris.

Le impronte lasciate da Chucky

Sub trivia: come faceva notare Roger Ebert, la sequenza della morte di Maggie è uno studio abbastanza interessante del Falso Allarme. Una meccanica basilare in tutti i film horror del sottogenere Mad Slasher. Si tratta, in pratica, della dissimulazione dello spavento, prima del jumpscare vero e proprio.

C’è uno strano rumore che viene dallo scantinato buio. Andiamo a vedere, con calma e circospezione.

Piano… Piano… Ah, ok. Non c’è niente, tutto a posto. Bam! Jumpscare.

Non so di preciso quando sia stato usato la prima volta ma, negli anni ’80, era una meccanica molto comune. Oggi, è praticamente abusatissima in lungo e in largo.

Alex Vincent: Andy Barclay 1988

Comunque, il giorno dopo, Andy anziché andare a scuola si va a fare un bel giro in metropolitana col suo bambolotto. Beh, perché erano altri tempi; perciò un bambino di otto anni che gira da solo in metropolitana doveva essere una cosa normale. Suppongo. Destinazione: casa di Eddie. Il complice di Chucky che l’aveva abbandonato all’inizio del film.

Qui, la bambola assassina mette in pratica i suoi propositi di vendetta, facendo saltare in aria la casa dell’ex complice. Con questa, fanno due le scene del crimine sul quale Andy viene trovato. Sostenendo ancora che l’assassino sia la bambola, lo portano, a giusta ragione, in un ospedale psichiatrico.

Oltretutto, Karen, sentendo per l’ennesima volta la stessa storia, separa il figlio dal pupazzo e torna a casa. Qui però la rivelazione: il bambolotto Tipo Bello, parlava e funzionava sì; ma senza le pile. “Smascherato”, Chucky assale la donna e fugge dall’appartamento via, verso nuove avventure e omicidi. 

Catherine Hicks: Karen Barclay 1988

Ora, da qui in poi c’è il classico crescendo che porta i protagonisti alla “rivelazione” del pericolo, la consueta presa di coscienza di ciò che sta accadendo e la relativa pezza da mettere per giungere al finale. Finale che del resto poi, è pure inframezzato da sequenze alquanto ignoranti.

Allora, La bambola assassina è, in una parola, stupido. Riguardandolo oggi, a trent’anni di distanza, si nota subito che mostra il fianco a troppe esagerazioni, troppe brutture. Una volta, in tempi decisamente più semplici, sì: cose del genere potevano sicuramente far presa sul pubblico. Ma oggi…

Per esempio, il fatto che all’inizio sospettino sia Andy a essere uno spostato, non è per niente male come risvolto. Tuttavia, una volta che i protagonisti scoprono la realtà dei fatti, il personaggio diventa superfluo e il suo ritorno in scena è una forzatura mostruosa.

Recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

In pratica, viene fuori che Chucky deve, necessariamente impossessarsi di Andy. Questo perché, il lato negativo di essere entrato nel corpo di una bambola, è che più tempo si passa in questa condizione di “metavita”, più la bambola si “umanizza”. Rischiando di lasciarlo intrappolato in questa condizione.

Difatti, a un certo punto Chucky si becca un proiettile in una spalla, sanguina e prova dolore. Ok, bene. Però poi, alla fine del film, si becca una un’infinità di proiettili, perde un braccio, una gamba e pure la testa. Nonostante ciò, proprio in virtù del fatto che si stava “umanizzando”, continua a cercare di uccidere i protagonisti. Proprio come farebbe una persona “vera” in quelle condizioni, giusto?

Recensione del film La bambola assassina (Child's Play) del 1988

Essenzialmente, La bambola assassina è invecchiato male ma… Non così tanto, in effetti. Certo, oggi come oggi, a tratti può risultare noioso. Di certo, “far paura” è un concetto da non prendere neanche lontanamente in considerazione. Tuttavia, è stupido perché ingenuo, non perché sia un brutto film.

Prende un’idea totalmente infantile, come la convinzione che tutti abbiamo avuto da bambini che i giocattoli potessero essere in qualche modo vivi, e la porta agli estremi. Ficcandoci dentro di tutto: serial killer, magia nera, esplosioni, omicidi, giocattoli. Qualunque cosa, insomma. Per il solo e semplice scopo d’intrattenere.

La bambola assassina in pratica, è il manifesto di tempi più semplici, che tutto sommato, dimostra che la semplicità appunto, può funzionare indipendentemente dal passare degli anni.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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La bambola assassina 1988
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Retronauta

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4 thoughts to “La bambola assassina (Child’s Play 1988)”

  1. Concordo sul fatto che sia un film di puro intrattenimento,paura non fa ed è molto divertente(come del resto lo è anche il reboot;-)io li adoro entrambi.

      1. È molto diverso dall’originale,ad alcuni è piaciuto,altri lo hanno detestato (ma per la maggior parte sono fans assatanati dell’originale)…io non sono un critico nè un’esperta, quindi a me è piaciuto ,l’ho trovato molto divertente e anche commovente.

        1. Che un film sia oggettivamente “bello” o “brutto”, in fin dei conti importa poco. L’importante, indipendentemente da tutto, è che ci lasci qualcosa. Se t’è piaciuto, tanto di guadagnato per te e tanto basta.

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