Joker recensione film del 2019 diretto da Todd Phillips, basato sull'omonimo personaggio dei fumetti DC Comics

Joker – La morte della fantasia

Joker è questo, Joker è quello. Joker di qua, Joker di là… Suppongo che dobbiate avercele piene fin qui di sentirne parlare. Onestamente? Pure io. Eppure, chi l’avrebbe mai detto, eh? Quando un annetto fa, mese più mese meno, cominciarono a girare in rete le prime foto di Joaquin Phoenix, accolto a botta di meh, ‘nzomma e sopracciglia alzate. Chi se l’aspettava un film del genere da Todd Phillips.

Lo stesso Todd Phillips, regista di vere e proprie perle del cinema contemporaneo come il film di Starsky & Hutch, per esempio. Oppure, Scuola per canaglie. Oppure ancora, come non citare la sua magnum opus: la trilogia di Una notte da leoni. Insomma, chi se l’aspettava ‘na roba come Joker da uno come lui. Tuttavia,

Joker non è il gran “capolavoro” di cui tutti non possono far a meno di parlare

Recensione di Joker film del 2019 diretto da Todd Phillips, con protagonista Joaquin Phoenix

Vediamo di capirci: questo Joker di Todd Phillips è un bel film? Assolutamente sì, su questo non ci piove. Come non ci piove sul fatto che Joker non è il gran “capolavoro” di cui tutti non possono far a meno di parlare. Anzi. In realtà m’ha fatto sorgere parecchi dubbi. Sull’internet, per la maggiore non ho letto altro che elogi, encomi e glorificazioni.

Joker è potente, angosciante, straziante, commovente, coinvolgente, superlativo e bla bla bla. A ‘sto punto, non so, le cose sono due: sono un sociopatico che non riesce a sentire nulla di tutto questo, oppure in troppi hanno cominciato a usare aggettivi a casaccio. Metti, per sostituire quella parola capolavoro, tanto abusata da essere scaduta nel ridicolo.

Recensione di Joker film del 2019 diretto da Todd Phillips, con protagonista Joaquin Phoenix

All’alba della morte di Stan Lee, Bill Maher scriveva un pezzo intitolato Adulting. Che iniziava con: “Il tizio che ha creato Spider-Man e Hulk è morto e l’America è in lutto. Profondo, profondo lutto per un uomo che ha ispirato milioni di persone, non so, a guardare film, immagino”. Per poi concludere con: “Solo in un paese in cui si dà tanta importanza ai supereroi, poteva essere eletto uno come Trump”.

Che te lo dico a fare: Bill Maher nemico del popolo, insomma. Peccato che il succo del suo discorso, che del resto condivido ampiamente, non riguardava i fumetti o i supereroi intesi come mondezza; bensì l’equilibrio. In altre parole, dare il giusto peso e la giusta misura alle cose. Soprattutto, in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo.

Sempre parafrasando Maher, di sicuro il Pinco Pallino di oggi è più intelligente del Pinco Pallino di cinquant’anni fa. Tuttavia, complici anche i social, che ci spingono alla sintesi forzata col loro numero massimo di caratteri, stiamo vivendo di assolutismi. Joker è, in effetti, l’evidenza di questa, come dire… corrente neo-manichea: tutto è bianco o nero, senza mezzi termini. Le cose so’ cagate o capolavori. A prescindere.

Joaquin Phoenix: Arthur Fleck / Joker

Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è uno dei tanti miserabili costretti al degrado e allo squallore. Un reietto ai margini di una società disfunzionale, che ignora completamente gli individui come lui. Ex paziente di un ospedale psichiatrico, Arthur vive con la madre, Penny Fleck (Frances Conroy) anziana e malata, in un appartamento fatiscente nei bassifondi di Gotham.

Come tutti, Arthur sogna. Sogna di diventare uno stand-up comedian e incontrare il suo idolo, il presentatore televisivo Murray Franklin (Robert De Niro). Obiettivo, forse giusto un tantino fuori portata, visto che non ha talento. Oltre al fatto di soffrire di un disturbo che gli provoca incontrollabili attacchi di risate isteriche.

Le successive due ore, sono due ore di primi piani di Joaquin Phoenix terribilmente convincente nella parte di un uomo totalmente alienato. La magrezza ai limiti del disumano. Quella pelle tiratissima che espone quasi ogni osso del suo corpo. Quella dolorosa e incontrollabile risata isterica. Un disadattato che prova a imitare, in modo poco efficace, una persona normale.

Una delle immagini più forti del film è quella di Arthur che danza. Un uomo, praticamente, che vive in un mondo tutto suo. Che danza sulle note di un concerto personale che esiste solo nella sua testa. Interrotto, di tanto in tanto, dall’intrusione del mondo circostante.

Joaquin Phoenix: Arthur Fleck

Con la sua interpretazione, Phoenix è attualmente l’unico ad aver rappresentato, efficacemente, un aspetto del personaggio, spesso e volentieri, bellamente ignorato. La sua trasformazione da Arthur Fleck a Joker è anzitutto psicologica prima che fisica. La trasformazione del dramma diventato commedia, in cui anche l’omicidio è uno scherzo in funzione dello spettacolo.

In tutta onestà, non mi sarei mai aspettato nulla del genere. Tanto meno da un film come questo. L’interpretazione di Joaquin Phoenix è il bilanciamento perfetto fra il Joker minaccioso e nichilista di Ledger e quello brillante e teatrale di Nicholson. Da cui emerge un personaggio, una volta tanto, precisamente centrato con la sua controparte cartacea.

Joker è, in generale, una boccata d’aria fresca. Una pausa dal mostruoso bombardamento di supertizi in costume con cui, negli ultimi anni, siamo stati bersagliati a raffica. Soprattutto, nel panorama generale dei cinecomics, Joker è un film. Un film vero e proprio, la cui storia si svolge nei tre atti in cui c’abbiamo un inizio, un centro e una fine.

Non è un canovaccio riassumibile in mezzo rigo, stretchato all’infinito per ficcarci l’intero companatico di baracconate in CGI. L’unico effetto speciale è Phoenix, che lentamente si trasforma, anima e corpo, in un incubo. L’intero film è costruito attorno alla sua performance da protagonista e, probabilmente, questo è stato l’errore più grande di Phillips.

Recensione di Joker film del 2019 diretto da Todd Phillips, con protagonista Joaquin Phoenix

Tutto è, essenzialmente, una questione di prospettive: in mezzo a una montagna di letame, pure un diamantino brillerà come il sole. Al contrario, facile passi totalmente inosservato nella vetrina di un gioielliere, in mezzo a tanti altri diamanti pure più grossi. Il punto è che il film, andando a estrapolare Phoenix dal contesto, risulta più debole di un foglio di carta bagnato.

Qualcuno potrebbe dire: “Eh, hai mai visto un “capolavoro” senza un grande interprete?” Tendenzialmente, sì. Proprio perché un film è fatto di tante cose diverse. Una buona performance aiuta, e pure tanto, ovvio. Ma non è l’unico elemento di un film. Per dire, se in Blade Runner al posto di Harrison Ford ci fosse stato, che so… Al Pacino, il risultato non sarebbe stato diverso.

Magari così, il protagonista sarebbe stato meglio (o peggio, vallo a sapere) ma non avrebbe comunque, in alcun modo, inficiato sulla forza della storia. O su come il regista, abbia saputo tradurre quelle idee dalla carta allo schermo. In altre parole, Joker è più un tentativo di distinguersi dalla massa che altro.

Joaquin Phoenix: Arthur Fleck

Il problema principale di questo film, sta nel fatto che potrebbe creare – sempre se non l’ha già fatto – un precedente estremamente pericoloso. E no, non mi riferisco alle discussioni sul “pericolo emulazione” o, magari, al rischio di eventuali sparatorie in qualche cinema. Discorso questo, volendo, pure comprensibile; che però è meglio lasciare nel paese dove i fucili automatici li trovi in sconto nel cesto delle offerte al supermercato.

Anche perché, in estrema sintesi, il resto del mondo è già arrivato al semplice concetto che la soluzione non è limitare qualsiasi forma d’espressione, genericamente intesa come arte. Visto che la qualunque e la qualsivoglia di questo pianeta, potrebbe essere la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso di un individuo già spostato di suo.

Piuttosto, il punto è che la stragrande maggioranza del pubblico cinematografico, diciamo pure un buon oltre 90%, dei fumetti se ne sbatte altamente il beneamato. Metti, tanto più in un paese come il nostro, dove in generale si legge pochissimo. Ecco, ma cos’è che rende tanto belli i fumetti? Il fatto di riuscire a trattare il tema fantastico, in generale, con realismo. Senza andare a parare su tattiche narrative a basso costo.

Esempio: Daredevil di Frank Miller. Miller, pone continuamente il protagonista in situazioni moralmente ambigue. Tratta temi delicati come vendetta, morte, perdono, redenzione. A volte, gli forza la mano sbiadendo la sottile linea che separa il giusto dallo sbagliato. Ciò non toglie, che quello continua a essere Daredevil: un tizio che va in giro con una tutina rossa e fa il culo a venti ninja contemporaneamente a mani nude.

Joaquin Phoenix: Arthur Fleck

Nel mondo reale, la carriera da giustiziere di Devil, così come quella di Batman e tanti altri, finirebbe in un mare di sangue dopo circa una settimana. Paradossalmente, personaggi del genere, ficcati in un contesto reale risultano ancor meno credibili di quello che già non siano. Insomma, c’è una bella differenza fra realistico e reale.

L’idea principale di Joker, quella del comico fallito, Todd Phillips e il co-sceneggiatore Scott Silver sono andati a pescarla da Batman: The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland. Per il resto, gli eventi centrali del film sono, quasi per intero, ripresi da avvenimenti reali. Per esempio, l’aggressione che subisce Arthur in metropolitana è un’evocazione diretta del caso di Bernhard Goetz.

Goetz è il tizio che nel 1984, sparò a quattro adolescenti di colore in metropolitana, perché convinto, a detta sua, che i ragazzi stessero per rapinarlo. Dopo l’arresto però, venne fuori che “l’impressione” che aveva avuto Goetz era dettata, per lo più, da motivi razziali. Todd Phillips prende la scena, la “imbianca” eliminando qualsiasi contesto, trasformandola poi in un atto di autodifesa andato fuori controllo.

Recensione di Joker film del 2019 diretto da Todd Phillips, con protagonista Joaquin Phoenix

Il punto, sfortunatamente, è questo: Phillips prende una manciata di eventi, limitandosi a decontestualizzarli, forzarli e poi piegarli alla convenienza narrativa. Stessa cosa, vale per i tanto decantati riferimenti ai classici come Re per una notte e Taxi Driver: laboriosi, quanto inutili omaggi al cinema di Martin Scorsese.

Esempio: Sophie (Zazie Beetz) la vicina di casa con cui Arthur cerca d’instaurare una relazione. Su carta, dovrebbe essere la giustapposizione di Betsy, personaggio interpretato da Cybill Shepherd in Taxi Driver. Solo che, in Taxi Driver, una serie di eventi porta la donna ad avvicinarsi inizialmente a Travis.

Salvo poi schifarlo a morte, quando al primo appuntamento, Travis la porta in un cinema porno perché non in grado di uscire dai suoi schemi mentali. In Joker invece, Sophie è semplice elemento contestuale, anziché sostanziale. Così come viene introdotta, così viene fatta uscire di scena; non ha uno scopo ben preciso, che non sia quello di aumentare il carico conflittuale sul personaggio di Arthur.

Ciò significa che in alcuni punti, Joker ricorda molto da vicino questi film; ma non ci va neanche lontanamente vicino a essere altrettanto buono. In altre parole, Joker è l’equivalente di un cosplayer particolarmente riuscito dei film di Scorsese. Non ha alcun senso, tuttavia è bello da guardare.

Ora, il fatto è che, di sicuro, Joker è un bel film che vale assolutamente la pena di vedere. Fosse anche solo per l’interpretazione di Joaquin Phoenix. Tuttavia, almeno io, c’andrei più cauto con le parole. Soprattutto con quel “capolavoro” che, oggi, parte fin troppo facile e che non tiene in considerazione tutto il resto.

Il resto che Joker, d’altronde, rischia di rappresentare: la morte della fantasia. La morte del fantastico al cinema. La colata di cemento finale nella testa degli spettatori, che nella pietra delle convinzioni inscalfibili, sancisce un concetto tanto semplice quanto agghiacciante: fantastico = baracconata/dramma impegnato = realistico.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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Joker
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

4 thoughts to “Joker – La morte della fantasia”

  1. Non aggiungo molto perché hai detto davvero quasi tutto. Purtroppo oggi la critica che viene veicolata é quella di una massa che prima si autoconvince e poi si influenza a vicenda ed il risultato é una visione delle cose o bianche o nere. Phoenix é stato straordinario ma é croce e delizia di un film che si posa troppo su di lui. Per quanto riguarda la parola capolavoro ,mi sono accorto che di solito chi la usa non riesce ad aggiungere molto altro alla sua opinione. Un buon film ,ma solo ( e non é poco) un buon film.

    1. Il problema secondo me – che non ho espresso solo perché poi sapevo che avrebbe aperto una parentesi troppo grande facendomene andare per frasche – sta nel contesto.
      Di film molto validi, continuano a uscirne; solo che sono per lo più produzioni minori e/o indipendenti. Che passano totalmente inosservate (quando non bellamente ignorate) al grande pubblico. Tipo Gemini, per esempio. Oppure Mandy o ancora Upgrade, tanto per dirne un paio.
      Al contrario, mi pare piuttosto chiaro come ormai, le grandi emissioni di studio largamente pubblicizzate da quella macchina macina-soldi chiamata Hollywood, siano ormai al fondo del barile. Supereroi, supereroi e ancora supereroi indirizzati a un pubblico infantile. Se va bene. Altrimenti remake, requel, prequel e reboot di qualunque film abbia avuto un minimo di successo una decina d’anni fa, al più.
      Normale poi, che in un panorama del genere, un film, un film vero con un minimo di spessore e una storia da potersi definire tale come Joker, faccia gridare al miracolo.

      1. Gia! ed è ironico che ora stiano li a venerare ed incensare “Joker” quando di norma snobbano e denigrano proprio quel tipo di cinema a cui il suddetto film ha scelto di somigliare. d’altro canto il film avrebbe avuto le stesse attenzioni se si fosse intitolato “Arthur” ? la gente nel vederlo mutare in qualcuno che non fosse il noto Villain DC lo avrebbe definito capolavoro? questo film ha anche dimostrato un nuovo modo di sfruttare la moda ed il fanatismo che aleggia intorno al mondo dei cinecomic .Basta fare un film vero e metterci dentro un personaggio sufficientemente carismatico e appartenente a questo mondo ed ecco che il pubblico rimane sconvolto dalle basi di quel cinema che dice di amare e conoscere ma dal quale si sta allontanando da anni.

        1. Appunto.
          Il succo della questione è la reazione eccessiva a un film gradevole e ben confezionato ma, tutto sommato, modesto.
          Una reazione che potrebbe presto trasformarsi, come dicevo, nella morte della fantasia al cinema. Consolidando l’idea che personaggi fantastici, al di là dei valori contenutistici, per essere credibili debbano essere tediosi, cupi, deprimenti e drammatici.
          Preoccupazione del resto, che trova legittimazione in una semplice domanda.
          Joker è un personaggio intrinsecamente legato al suo contesto e alla sua “nemesi”. Nasce appunto per fare da contraltare.
          Ora, se questo è il canone per un film di Joker, per un eventuale altro film su Batman che facciamo? ‘Na cosa che Addio alle armi pare i Looney Tunes?

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