Retrospettiva sulla carriera di Jean-Claude Van Damme tutti i suoi film. Uno dei primi No retreat no surrender

Jean-Claude Van Damme e i miti degli anni ’80

Jean-Claude Camille François Van Varenberg, per gli amici Jean-Claude Van Damme. Negli ultimi due giorni, mi so’ fatto le lampade agli occhi: ho visto tutti i suoi primi grandi capolavori a raffica. Uno dietro l’altro. Perciò, dopo il precedente appuntamento in cui siamo andati a buttare l’occhio su Corey Feldman, oggi nuovo appuntamento con la rubrica I Miti degli anni ’80. E stavolta, c’andiamo a buttare l’occhio sull’uomo che a forza di calcetti-rotanti-volanti-finali, s’è ritagliato il suo grande spazio fra gli eroi di celluloide di quegli anni. Impresa tutt’altro da ridere, eh. Nonché, c’andiamo pure a vedere perché il nostro Jean-Claude Van Damme, è  solo l’attore di genere, più importante degli ultimi trent’anni.

 

Allora, la leggenda immagino la conoscano pure i gamberetti del Golfo del Bengala, no? Quella del ragazzo e il suo miglior amico, che dal vecchio continente partono all’avventura per il nuovo mondo, in cerca di fama e fortuna. E dove una volta sbarcati però, si so’ trovati a fa’ i conti con una cosetta, ma giusto un “dettaglio”, chiamato realtà. In sostanza, anche se pieni di speranze, nel frattempo di qualcosa dovranno pur mangiare, giusto? Cosicché, nel mentre si attende la fortuna, i due passano da un impiego all’altro: lavapiatti, cameriere, fattorino, autista e via dicendo.

Jean-Claude Van Damme da giovane in uno spot di jeans per Versace

Alla fine, uno dei due amici, un ragazzo poco più che venticinquenne dal viso pulito e l’accento francese, stanco di quella vita frugale e forte delle sue capacità, decide di prendere in mano la situazione. Pertanto, gli viene la brillante idea di presentarsi nell’ufficio di Menahem Golan, l’allora presidente della defunta Cannon Films. Il piano è molto semplice: iniziare a fare mossette, calcetti e tutto il companatico del repertorio difronte al produttore. A quel punto Golan, rimasto abbastanza colpito, anziché chiamare la polizia, decide di scritturarlo per un nuovo film di cui aveva già pronta la sceneggiatura. Quel giorno, il giovane Van Varenberg emigrato Belga scompare. Al suo posto nasce Van Damme.

Jean-Claude Van Damme film retrospettiva sulla sua carriera foto del film Black Eagle

Ecco, più o meno a grandi linee questa è la leggenda. Dico a grandi linee perché a parte lo stesso Van Damme, altre fonti hanno riportato questa storia. Per carità, uno parte sempre concedendo il proverbiale beneficio del dubbio, quindi la dà per buona. Solo che di bocca in bocca, ‘sta storia differisce nei dettagli. Sostanzialmente, la costante è sempre la stessa. Ovvero Van Damme che si mette a fare molto elegantemente lo psicopatico davanti a Golan; ma c’è chi dice però che ‘sto fatto sia avvenuto in un parcheggio. Altri invece in un ristorante, dove Van Damme faceva il cameriere e Golan s’era trovato lì per caso. Persino Michael Qissi, l’amico storico con cui Jean-Claude era sbarcato in America, racconta una versione in cui era presente anche lui.

Jean-Claude Van Damme film retrospettiva sulla sua carriera film Bloodsport

A ogni modo, indipendentemente da quale che sia la realtà dei fatti, a noi ci frega sostanzialmente zero. L’unica cosa che conta è che da lì a poco iniziarono le riprese di Bloodsport, qui da noi arrivato qualche anno più tardi col titolo Senza Esclusione di Colpi. Ora, nonostante questo sia stato il primo vero film con Van Damme protagonista, per via di tutta una situazione imbruttita, qui in Italia arrivò solo alcuni anni più tardi. All’incirca nel ’90 o forse ’91, non ricordo precisamente. Sia quel che sia, so solo che per me a quei tempi, Azione significava una cosa sola: la trinità “Schwarzenegger-Stallone-Willis“. Con magari al massimo un Mel Gibson e un Harrison Ford di contorno. Ergo, Senza esclusione di colpi non me lo filai manco di striscio.

Jean-Claude Van Damme film poster del film Kickboxer

Poi successe che nel ’92 o giù di lì, mi capitò la VHS. Ebbene ricordo ancora perfettamente una cosa: pensai «ma mannaggia quella porca di una putt…  Acciderbolina! Ma questo… è Street Fighter!». Tradotto, vuol dire semplicemente che quella era la cosa più figa che avessi mai visto. Lottatori diversi, di paesi diversi che si riempiono di papagni in un torneo segreto. Voglio dire, ci mancava solo la life bar sopra ogni attore poi il quadro era completo. Cosicché, da quel momento, la trinità dell’azione, divenne un quartetto. Ogni volta che doveva uscire un film di Van Damme era un crescendo di emozione, nonché di successo: Kickboxer – Il nuovo guerriero, Lionheart – Scommessa vincente, Double Impact – Vendetta finale. In sostanza, che fosse al cinema, in VHS o finanche in tv, un suo film non si poteva perderselo per strada. No, non era proprio cosa.

Jean-Claude Van Damme film Double Impact

Com’è come non è, terminano così gli anni ’80 e si va al decennio successivo, dove Van Damme raggiunge l’apogeo della sua carriera. Infatti, tra il 1991 e il 1994 escono tre dei suoi film più riusciti. Il suddetto Double Impact, I Nuovi Eroi (Universal Soldier), di Emmerich e il film di maggior successo in termini puramente economici, Timecop, che incassò uno sfacelo di dindini. Personalmente, tutti questi film li avrò visti almeno venti volte ognuno e incredibilmente, non mi stanco mai di guardarli. Perché sono belli. Sono riusciti. Perché sono – erano, a voler essere precisi – “rivoluzionari”. Però, indipendentemente da tutto, c’è da dire anche una cosa, che spesso e volentieri mi trovo a ripetere: tutto quello che va su, irrimediabilmente torna giù. E nel 90% dei casi il tonfo è pure bello forte.

Jean-Claude Van Damme film retrospettiva sulla sua carriera poster del film Lionheart

Iniziano le scelte sbagliate, i problemi legali, di salute, di dipendenze. Ed ecco che la stella Jean Claude Van Damme da che era sulla cuspide del mondo, inizia irrimediabilmente una parabola discendente che tende sempre più al pezzentismo feroce. C’è da dire che molti identificano la sua discesa nel baratro con il debolissimo The Quest (da noi La Prova). Sì, vero è che La Prova sia un film brutto, raffazzonato e tiratissimo per i capelli che butta dentro alla cazzomannaggia tutto quello che aveva decretato il successo di Van Damme. Però, personalmente credo che quella sia solo la classica ciliegina sulla torta, a coronamento dell’inizio della fine cominciata precedentemente con Hard Target (Senza Tregua) di John Woo. Voglio dire, non so quanti di voi abbiano familiarità coi film del regista asiatico, ma, dal mio punto di vista è il classico caso “d’incompatibilità di fondo”.

Jean-Claude Van Damme film Hard Target

Mi spiego: per quanto mi riguarda, i film di Woo del periodo asiatico sono fantastici e da vedere assolutamente. C’è A Better Tomorrow I e II, The Killer, Hard Boiled, Bullet in the Head che sono cose da infognarsi ai massimi livelli. Quando però “Johnny goes to Hollywood” (e ricordiamoci che questo è avvenuto proprio grazie a Van Damme), ha cercato di proporre e adattare il suo tipo di cinema, quello tipico di Hong Kong, a un approccio quanto più occidentale possibile. Per farla brevissima, quello che fa un John McTiernan ad esempio, prendendo un Bruce Willis ficcandolo in una “Trappola di Cristallo”, in cui ‘na volta introdotti i personaggi diventa poi tutta ‘na questione di sparatorie ed esplosioni in continuum, non va bene per un John Woo. Abituato, nonostante l’alta spettacolarizzazione delle scene d’azione, a lunghe pause di silenzio in cui si esplora l’introspettiva del personaggio e della storia.

In pratica, Woo, non è in grado di “fare l’americano” e spacciarsi per un Bob qualunque, abitante del Kentucky rurale. Ergo, come detto Woo e l’America sono cose incompatibili. Difatti, Senza Tregua tolte le scene d’azione tamarre, non resta niente. Tranne la delusione di vedere buttato al cesso un soggetto dal grossissimo potenziale. Per capire cosa intendo, provate a buttare un occhio a The Killer e poi a Senza Tregua. Fra i due, c’è la stessa distanza che separa il cielo dalla terra, praticamente.

Jean-Claude Van Damme film JCVD retrospettiva sulla sua carriera e suoi film

Alla fine della fiera, dal ’96/’97 in poi, il viale del tramonto sembra essere imboccato definitivamente. Di film Van Damme continua a farli, ma l’appeal non è più lo stesso. Tranne pochissimi casi, tutto esce direttamente per il mercato direct-to-video. Nonché, per la maggiore si tratta sempre di produzioni ai limiti sia del miserabile che del risibile, non riuscendo ad andare più in là dello status di “filmetto”.

In ogni buon conto, arrivati a ‘sto punto voglio riprendere n’attimo quello che dicevo all’incipit di tutta ‘sta pappardella. Ovvero, il fatto che, Jean Claude Van Damme è uno dei massimi esponenti del cinema di genere degli ultimi trent’anni. In sostanza, per capire bene la situazione c’è da fare un passo indietro e i dovuti “distinguo”.

Innanzitutto, i film di arti marziali in genere si dividono in due categorie: Wuxiapian e Gongfu. Senza che meniamo troppo il can per l’aia, i wuxiapian sono la variante moderna dei film storici in costume e vanno forti ancora oggi. Per capirci, alcuni degli ultimi usciti di questo genere sono stati La Tigre e il Dragone, La Foresta dei Pugnali Volanti, Hero, Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma e via dicendo.

I film gongfu invece, sono quelli resi famosi in occidente da Bruce Lee. Solitamente incentrati sulla vendetta, c’è l’eroe che subisce lo sgarro, la situazione s’imbruttisce malamente e si arriva alla violenza. Negli anni ’70 e ’80, il 90% delle trame ruotava sempre sul maestro uscciso da qualche appartenente di una scuola rivale, e il protagonista che doveva vendicarlo. Ora, il fatto è, visto il considerevole successo, che la richiesta di questi film fra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli ’80 iniziò a crescere vorticosamente. Così, di contraltare nacque un periodo fatto di assurde miscellanee di generi, da cui uscì ‘na caterva di robe che definire stomachevoli sarebbe solo un simpatico eufemismo. Tanto per dire, potete buttare pure un occhio qui, ai Peggio film sui Ninja per farvi n’idea.

Inoltre, a parte tutto questo, ci sono da tenere in considerazione due cose:

1°) Che gli UNICI film decenti con protagonisti gli UNICI attori di successo in questo genere, erano quelli orientali. Vedi ad esempio il trio Jackie Chan-Sammo Hung-Yuen Biao. Sho Kosugi, Sonny Chiba e compagnia cantante.

2°) Le assurdissime produzioni cino-occidentali. Che se tutto andava bene, erano film ridicoli. Attenzione però: ridicoli nella migliore delle ipotesi, eh. Altrimenti… Comunque sia, in genere queste produzioni erano cose grottesche, e per la maggiore vedevano protagonisti che manco le praticavano le arti marziali.

Jean-Claude Van Damme film spot birra

Ebbene, con ciò qual è il punto di tutta ‘sta manfrina? Semplicemente che prima di Jean Claude Van Damme e il film Bloodsport, questa era la situazione. In definitiva, Van Damme, come già dissi tempo addietro, ha il grosso merito di aver fatto da apripista. Di aver dato lustro al genere gongfu occidentale che, senza di lui, non sarebbe mai andato oltre un No Retreat No Surrender qualsiasi, e non avrebbe mai fatto avvicinare veri artisti marziali occidentali alla recitazione. Senza Van Damme, gente come  Benny “The Jet” Urquidez o Don “The Dragon” Wilson tanto per dirne un paio, probabilmente non avrebbero mai preso sul serio l’ipotesi di una carriera nel cinema delle arti marziali.

Jean-Claude Van Damme film Bloodsport

inoltre, se non ci fosse stato Van Damme, ora non avremmo gente come Scott Adkins e Michael Jai White. Non avremmo avuto film come I Migliori, Solo la Forza, Sole Rosso Sangue et similia. Per concludere, vedere oggi Van Damme alla stregua di un attoruncolo da b-movies, è brutto oltre che fastidioso. Non se lo merita di essere sbattuto nel cesso del dimenticatoio ed etichettato come uno che ha fatto il suo tempo, quando poi ha il grande merito di aver portato un genere intero a uno step successivo.

Bene, detto questo direi che anche per oggi è tutto.

 

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

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Jean-Claude Van Damme e i miti degli anni '80
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Retrospettiva sulla carriera di Jean-Claude Van Damme.
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Il Sotterraneo del Retronauta

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3 thoughts to “Jean-Claude Van Damme e i miti degli anni ’80”

  1. van damme è stato idolo ed icona per tutti noi ragazzetti negli anni 90, davvero non merita di essere trattato come recentemente.

    i suoi film mi hanno sempre tenuto incollato al crt

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