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Il Ritorno dei Morti Viventi – 10 cose che forse non sapevi sul film

Il ritorno dei morti viventi e, oltre loro, anche la rubrica “Lo Sapevi che…”, ovvero la cosa più abusata dell’internet sin dai suoi esordi, fa il suo ritorno dopo una – forse troppo – lunga assenza. Perciò, partendo dal presupposto che siamo ancora nel pieno svolgimento del mese tutto dedicato ad Halloween, e sì che c’avevi una gran voglia di parlare di ‘sto film, classico intramontabile del genere nonché manifesto audiovisivo degli anni ’80, quale modo migliore di prendere tre piccioni con una tastiera se non con una sventagliata di curiosità ficcandolo in un episodio di “Lo Sapevi che…”?

Tra l’altro ora, sono circa le 07:15 di mattina mentre inizio a buttare giù queste due righe e mi sto a fa’ una sanissima colazione coi Yakisoba, quegli affari istantanei che Buitoni importa qui da noi chiamandoli “Saikebon”. Oh, non saranno il massimo del sano ma ormai ci sto sotto malamente. In ogni caso, prima che ‘sta brodaglia mi si raffreddi, diamo un ciancio alle bande e andiamo a buttare l’occhio a ‘ste dieci cose che forse non sapevate su “Il Ritorno dei Morti Viventi (che poi dopo acquisisco le immagini e sistemo tutto il resto).

 

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il ritorno dei morti viventi curiosità sul film

Nel recente libro “La storia completa del ritorno dei morti viventi”, oltre a una marea di fatti, nomi (cose e città Ah-Ah!) e curiosità sul film, si parla anche delle tagline che accompagnarono l’uscita del film. A quanto pare, prima di essere famoso come l’uomo che ha creato “I Simpson”, Matt Groening ha lavorato come copywriter nella produzione del film.

Lo slogan che appare in diversi trailer “They’re Hungry and They’re not Vegetarians” (sono affamati…e NON sono vegetariani) fu scritto proprio da Groening. In realtà, c’è da dire che questo non fu l’unico slogan con cui se ne uscì: infatti, ce n’era pure un altro, “First they want to meet you, then they want to eat you” (prima vogliono conoscerti, poi vogliono assaggiarti) ma venne rifiutato dalla produzione che preferì utilizzare l’ormai ben più famoso They’re Back From The Grave and Ready To Party!” (Sono tornati dalla tomba e sono pronti a farvi la festa!).

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Una delle icone del film, “Tarman”, lo zombie che si risveglia dal barile della Darrow spedito per sbaglio alla Uneeda dove va a lavorare il povero Freddy, c’ha una cosa in comune col film “The Blob” (ovviamente il remake del ’88 non l’originale del ’58). Nonché entrambi hanno molto in comune coi frullati-gelato. Strano, eh? Mica tanto siccome nel DvD coi commenti, Allan Trautman l’attore che veste i panni del Tarman, spiegava che uno degli “ingredienti” principali del suo costume era ‘sta roba, il Methocel, praticamente un addensante alimentare utilizzato appunto nei frullati. Visto che oltre a essere mangiato, il Methocel si presta bene anche come “effetto speciale”, tre anni dopo ne venne utilizzato a ufo proprio per creare il Blob dell’omonimo film e le varie vittime.

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Anche se “Il Ritorno dei Morti Viventi” non è che fosse chissà quale faraonica produzione dai millemila milioni di dollari di budget, anche nel film di O’Bannon si venne a creare quella tipica situazione che di solito accade per questo tipo di produzioni dove il soldo gira a mani bassissime: cioè la sfilza di gente a cui viene offerto un ruolo/parte e se ne escono col “grazie, ma no grazie” sindacale. In questo senso, d’accordo che pure le pietre sapranno ormai che la regia del film sarebbe dovuta andare a Tobe Hooper (che rifiutò perché stava comunque girando Space Vampires) e che va be’, ci si mise subito la pezza con O’Bannon; ma fu la parte di Burt, il superiore di Frank e Freddy, la più problematica.

Difatti, il ruolo in origine fu offerto a Leslie Nielsen ma purtroppo, non ci si poteva permettere il suo cachet e perciò niente da fare. Allorché si provò prima con Robert Webber, che molto elegantemente se ne uscì con «’Sta roba mi fa schifo e io non ci voglio prendere e parte», e poi si provò a ripiegare su Scott Brady, che l’anno prima aveva recitato in “Gremlins”. Purtroppo anche con lui non fu cosa perché parecchio malato (infatti morì quello stesso anno). Alla fine della fiera, cicciò fuori in extremis Clu Gulager che accettò la parte a un giorno solo dall’inizio delle riprese.

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A sinistra nella foto potete ammirare Dan O’Bannon insieme a quel bell’ometto di H.R. Giger sul set di “Alien”. A ogni modo, il nostro Dan anche se “Il Ritorno dei Morti Viventi” fu il suo esordio alla regia, al tempo era già un rinomato sceneggiatore; difatti, al secolo aveva firmato le sceneggiature di film come appunto il succitato “Alien”, “Dark Star” e “Heavy Metal”. Ora, tutto questo per dire cosa? Semplicemente che, se “Il Ritorno dei Morti Viventi” ha un’impronta così umoristica è proprio grazie a lui, e al rimaneggiamento che fece dello script originale.

Già, perché non tutti sanno che il film è tratto dall’omonimo romanzo di John A. Russo, l’uomo che scrisse insieme a George Romero la sceneggiatura de “La Notte dei Morti Viventi” nel ’68. Nel ’85 Russo scrisse il romanzo “Il Ritorno dei Morti Viventi” che andava a creare una continuity alternativa a quella del precedente film. Quando O’Bannon vide lo script originale, si rifiutò di dirigerlo così com’era perché « …Non mi va di andare a “frugare nel giardino” di Romero » disse. La cosa sapeva troppo di “sequel”. Perciò riscrisse tutto semplificando la trama e con una vena ironica molto più accentuata.

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Nel film, il risveglio dei morti è causato dal gas “Trioxina 2-4-5” prodotto dalla misteriosa Darrow Chemical Company. Su carta – sempre nella finzione del film ovviamente – la Trioxina dovrebbe essere un defoliante chimico creato per distruggere le piantagioni di marijuana. Che poi comunque faccia risorgere i morti è solo un “piccolo” dettaglio collaterale.

A ogni buon conto, in realtà la “Darrow” del film, non è altro che una parodia della “Dow Chemical Company”, la società che negli anni sessanta tirò fuori la letale “Diossina 2-4-5”, comunemente conosciuta come “Agente Arancio”, usato a ufo durante la guerra del Vietnam e che solo in seguito – forse – si scoprì avere dei bruttissimi effetti collaterali. Evitando di entrare nel merito della questione, alla fine della fiera, la produzione de Il Ritorno dei Morti Viventi, onde evitare che la Dow  facesse causa citandoli in giudizio, storpiarono il nome in Darrow; che comunque suona più o meno allo stesso modo.

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Al di là e indipendentemente da chi avrebbe potuto o meno intentare una qualsivoglia causa alla produzione, c’è sempre da considerare quel “dettaglio” chiamato “Commissione di Censura”. In questo senso c’è tutta una sfilza di cose che nel Ritorno dei Morti Viventi sono state cambiate e/o rimosse. Una di queste ad esempio, è il giubbotto che indossa Freddy: nella versione uscita nei cinema al secolo, sul retro c’era scritto bello bello e chiaro chiaro “Fuck You”. In previdenza di un’ipotetica ed eventuale trasmissione futura in tv nel caso il film avesse avuto successo, per evitare grossolani quanto ingiustificati tagli, tutte le scene in cui il personaggio indossa il giubbotto vennero girate una seconda volta. In queste, la giacca è la stessa ma invece di “Fuck You”, c’è scritto “Television Version”. Ecco, da questo potete – volendo – pure capire che versione del film state guardando.

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Tralasciano per un attimo la censura (che tanto dopo ci ritorniamo), un bello scherzo se lo beccò Beverly Randolph, l’attrice che interpreta Tina, la protagonista femminile. La sequenza in cui entra alla Uneeda per vedere come mai Freddy ci mettesse così tanto a venir fuori trovandosi poi faccia faccia col Tarman, presente? Bene. Durante una pausa pranzo, Dan O’Bannon ebbe la brillante idea di sostituire un gradino della scala con uno finto che si rompesse appena ci si poggiasse su. Naturalmente, mica se lo fece uscire con l’attrice. Quando andarono a girare, la Randolph non aveva la minima idea che il gradino fosse finto e si cappottò malamente. Facendosi anche male. Però la scena venne parecchio bene c’è da dire, eh. Comunque sia, questo è anche il motivo perché durante la scena, il personaggio di Tina ci mette così tanto a rimettersi in piedi.

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Nel commento del regista sul DvD, Dan O’Bannon afferma che inizialmente il personaggio di Ernie, l’imbalsamatore che c’ha la camera mortuaria nel cimitero vicino alla Uneeda, sarebbe dovuto essere palesemente un nazista scappato in clandestinità. Alla fine, questo… “approfondimento” venne accantonato ma parecchi dettagli che lasciano intendere il suo passato, non sono stati rimossi. Innanzitutto il nome, Ernst Kaltenbrunner. Poi, nella scena qui nella foto, mentre imbalsama il cadavere Ernie nel walkman sta ascoltando “Panzer rollen in Afrika vor”, cioè la marcia delle Afrika Corps. Inoltre, porta con sé una Walther P38 e nella camera mortuaria c’ha pure una foto di Eva Braun. Ah! In più, riferendosi alla pioggia della tempesta appena scoppiata, se ne esce con “Ein betrunken Soldat”, cioè “Viene giù come un soldato (tedesco) ubriaco”.

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In un’intervista Jewel Shepard, che nel film interpreta Casey, la tipa vestita come una Big Babol qui nella foto, diceva come la parte di Trash sarebbe dovuta andare a lei. In effetti, al secolo Dan O’Bannon la incontrò in uno strip club dove lavorava come spogliarellista e le offrì il ruolo. Solo che, facendolo già per lavoro, non le andava di stare nuda pure in un film. Così, siccome c’era pure la possibilità d’interpretare quest’altro personaggio, che tra l’altro era comunque nelle sue corde, chiese d’interpretare Casey e, come ovviamente sappiamo, ottenne la parte.

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Arriviamo così proprio al personaggio di Trash, interpretato poi da Linnea Quigley, e dal coccolone che stava per venire al produttore Graham Henderson che già si vedeva messo sulla forca dai censori dell’epoca. Praticamente, una delle scene più famose del film è quella in cui ‘sta banda di trucidi va a fare bisboccia nel cimitero e Trash sale su una tomba, si denuda e si mette a ballare.

Ora, caso vuole che dopo aver girato la scena il suddetto Henderson visionò gli screen test del giorno e si lanciò subito all’attacco di O’Bannon, gridando che non potevano di certo mostrare i peli pubici (sì all’epoca erano un gran moda) così come se niente fosse. Allorché, O’Bannon prese alla lettera quanto detto, chiamò da parte la Quigley e le disse di “rasarsi a zero”. Risultato? A Henderson gli salì ancora più storta urlando in faccia a O’Bannon «Oh Dio così è ancora peggio, si può vedere tutto!» Alla fine della fiera, quelli del make up dovettero ingegnarsi, tirando fuori una specie di sospensorio in lattice, col fondo simile a un tanga retto con la colla tra il pube e le chiappe.

Secondo Linnea Quigley, sarebbe stato meglio se fosse stata completamente nuda siccome ogni qual volta doveva andare in bagno, ci voleva ‘na vita per togliere e rimettere quell’affare. Senza contare, che proprio per via di ciò, in alcune sequenze la parte interna dell’inguine era totalmente scoperta.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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Il Ritorno dei Morti Viventi - 10 cose che forse non sapevi sul film
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Dieci curiosità sul film Il Ritorno dei Morti Viventi.
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Il Sotterraneo del Retronauta

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