Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee

Il Corvo (The Crow 1994) – Non può piovere per sempre

Il Corvo non è un film di supereroi. Sarà pure pezzente, idiota, un film di supereroi, ma vi assicuro che non è un porno. Ché oggi, Il Corvo (The Crow) film del 1994 di Alex Proyas, a ben ventiquattro anni dalla sua uscita è considerato un film di culto. I motivi, naturalmente possono essere tanti, certo. Tuttavia, siamo sicuri che siano quelli giusti?

Voglio dire, basta buttare pure n’attimo n’occhio su Google, per rendersi conto della situazione. Cioè, che più o meno nell’ultimo lustro o poco più, l’internet, sul serio, se ne cade di gente che parla di ‘sto film. S’è detto veramente di tutto e di più, tanto da renderlo quasi un porno-feticcio. Più di quanto non lo fosse ai suoi tempi.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Mi riferisco a quando spingeva orde di adolescenti a impiastricciarsi la faccia di cerone bianco e rossetto nero, facendoli sentire veri fighé, re per una notte, a quelle feste che sapevano di unghie dei piedi e Tavernello. Robe imbarazzanti, che a vedere oggi le foto ti si gela il sangue (e non dite che non l’avete fatto, perché è impossibile).

A ogni modo, da quel lontano ’94 che pare ‘na vita e mezza fa, da quando uscivo dal cinema pensando: “Non può piovere per sempre”, n’è passata d’acqua sotto al ponte. Fra VHS prima e DvD poi, ‘sto film l’avrò visto almeno ‘na mezza dozzina di volte. Anzi. Pure qualcosa di più, va. Nondimeno, erano appunto dieci, forse dodici anni che non vedevo Il Corvo.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Così, a distanza di tutto questo tempo, alla fine l’altro giorno c’ho ributtato un occhio. E fondamentalmente, mi so’ reso conto di due cose in particolare: in primis, tolta la patina da film disgrazieto-maledetto, l’aura da bello e dannato col protagonista che ti muore sul set, Il Corvo è in effetti il film da due spicci che era, è e sempre sarà. In secondo luogo, è uno dei migliori cinecomics, adattamento di un fumetto, attualmente in circolazione.

Ora, mi pare n’attimo difficile che oggi come oggi, possa esserci qualcuno che non sappia che Il Corvo sia basato sull’omonimo fumetto di James O’Barr, ma tant’è. Piuttosto, se sto menzionando ‘sti fatti, non è per fare lo splendido, eh. Semplicemente, mi serve per rendere più chiari alcuni concetti.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

In breve, O’Barr, di suo non ha trascorso quella da potersi definire la meglio infanzia, insomma. Era orfano e all’età di sette anni, venne adottato da una famiglia, che a sua detta, non era proprio proprio il massimo. Poi, nel 1978, quando aveva diciotto anni circa, la fidanzata morì in un incidente d’auto, a causa di un ubriacone che la travolse in pieno. Non saprei dire se oggi l’abbia superata ma, a O’Barr comunque gli ci sono voluti anni per elaborare la tragedia. Perciò, nel tentativo di far fronte alla perdita, nel 1981 iniziò a lavorare su Il Corvo.

Il quale, oltre essere un mezzo, una valvola di sfogo in pratica, fu anche, come dire… una specie di contenitore in un certo senso. In cui riversò lo schifio provato nei confronti della società che lo circondava. Infatti, parte della storia è ispirata da un altro fatto di cronaca. Ovvero, l’omicidio di una coppia di ragazzi per un anello di fidanzamento da venti dollari. La storia del fumetto originale quindi, è molto cupa. Tragica, opprimente e carica di rabbia.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Per essere un fumetto indipendente e underground, Il Corvo raggiunse subito un certo successo. Tale, da spingere addirittura ad adattarlo in un film. Però, e questo è il punto, all’epoca i film sui supereroi erano per lo più riempitivi. Un qualcosa, che serviva giusto a far tira’ su qualche spicciolo ai piccoli studi di produzione. Molto, molto distanti dai cinecomics super-mega-wow dal budget fanta-sfarzo-faraonico di oggi.

Cose come i Batman di Tim Burton per dire, erano avvenimenti casuali. Un bip isolato sui radar delle major che difficilmente avrebbero messo mano al portafogli per finanziare cose del genere. Infatti, Il Corvo mica fa eccezione in questo senso. Il budget stanziato per ‘sto fantomatico adattamento, era pressapoco ridicolo. Oltretutto, sin dall’inizio, il progetto era stato concepito per l’uscita diretta in home-video. Questo almeno, fino a quando non avvenne l’accidentale dipartita di Brandon Lee sul set.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

E la cosa, intendo i miserabili valori di produzione, naturalmente si nota. Però, ecco ironia della sorte, Il Corvo è la storia di un uomo che torna dal mondo dei morti e in qualche modo, è proprio ciò che è capitato a Lee. Reso “immortale”, icona della cultura pop, da questo film. Probabilmente, questo, il motivo più ovvio per cui Il Corvo oggi è tanto, come dire… idolatrato.

Però, appunto come dicevo, se togliamo il superfluo, alla fine che rimane? Dopo quasi venticinque anni, com’è Il Corvo? Allora, il punto è questo: non voglio mettermi a fa’ retorica da due spicci, tirando in ballo il fumetto, sottolineando le differenze che ci so’ col film, ok? Ma, e questo è il motivo per cui prima mi so’ dilungato su James O’Barr, Il Corvo è incredibilmente veloce e cinetico. Nel senso che, il suo dinamismo diciamo, non viene da chissà quali arzigogolati risvolti di trama o complessità artistiche. Anzi. In realtà, è tutto molto semplice.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

In una parola: rabbia. Questo è l’elemento di spicco, che risalta maggiormente leggendo il fumetto di James O’Barr. Eric Draven non è un eroe. È un morto che torna in vita e fa ‘na strage. Non si tratta di andare a pescare quattro tizi come nel film. O meglio, i diretti responsabili sono sempre loro, certo. Tuttavia, ognuno di essi c’ha agganci con altre bande, altre gang. Prima di arrivare a ognuno di loro, Eric deve rintracciarli facendosi strada nel sudicio sottobosco della criminalità. Dai bassifondi, fino ai boss come Top Dollar. È letteralmente un massacro.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Nel film, questa, come dire… energia, si perde e diventa fiacco. In questo modo, quasi due ore di film, poi diventano giusto un tantino lunghe. Per non dire pesanti. Trasformando il tutto, paradossalmente, in un ritratto elegiaco, per non dire maudlin, dell’amore perduto. Normale che poi, l’impressione che Il Corvo, non sia altro che la versione edulcorata del fumetto di O’Barr è così forte. Anzi.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Il classico film tirato su a sputi e preghiere, a cui era relegato Brandon Lee. Il cui picco massimo della sua breve carriera, l’aveva raggiunto con Resa dei conti a Little Tokyo a fare la spalla di Dolph Lundgren. Questo perché, un nome come quello di suo padre, Bruce Lee, difficilmente se lo sarebbe staccato da dosso. Ché veramente troppo, troppo ingombrante. La differenza dunque tra un qualsiasi Drago d’Acciaio e Il Corvo, alla fine della fiera sta tutta in quello che, successivamente, s’è venuto a creare attorno al film.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Tuttavia, com’è vero questo, è vero anche che Il Corvo è, come detto, attualmente uno dei migliori adattamenti di un fumetto in circolazione. Innanzitutto, tono e atmosfera sono assolutamente eccezionali. Lo stile di Proyas riesce a catturare perfettamente l’ambientazione scura e malata del fumetto.

La peggio Detroit, squallida e imponente. Fatiscente e inquietante. Opprimente e degradata, via di mezzo fra la Los Angeles di Blade Runner e la Gotham di Tim Burton. Piena di strade sporche e deserte sullo sfondo di edifici gotici monocromi che si stagliano contro un cielo dai toni caldi. In realtà, adattamento o meno, è piuttosto raro vedere, in generale, un film che si sforzi di creare ambientazioni originali ma comunque convincenti, piuttosto che limitarsi a un collage di insiemi ovvi.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Anche i personaggi, certo non sono da meno. Ne Il Corvo, tutto e tutti sono esagerati. Sopra le righe, iperbolici al massimo. Per dire, Top Dollar (un Michael Wincott grande così) il boss dei boss, c’ha la base segreta in un club. Tant’è vero che, a tratti, il film sembra un violento video musicale. Grazie pure a ‘na colonna sonora che pare la meglio compilation di hard rock underground anni ’90. Con gente tipo Stone Temple Pilots, Violent Femmes, Pantera, Nine Inch Nails, Cure e compagnia bella.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Tutto immagini e azione, zero contenuto dunque. Ma, immagino che se fosse caduto nella trappola di sviluppare storia e caratterizzazione (laddove nell’originale non c’è) probabilmente non avrebbe avuto lo stesso successo nell’evocare un mondo in cui la realtà bizzarra, non la storia, è il punto.

In fin dei conti, l’unica differenza sta nel fatto che, in qualche modo, Proyas è riuscito a inserire il romanticismo in questa squallida storia di vendetta. A volte è pesante, a volte no, ma comunque in generale riesce a non diventare mai eccessivamente melodrammatico. E quindi, funziona.

Il Corvo (The Crow) recensione film del 1994 con Brandon Lee adattamento del fumetto di James O'Barr

Ora, l’ho detto e lo ripeto: per quanto mi riguarda, la maggior parte dei cinecomics va su ‘na scala da meh a schifìo. Fatta eccezione per quattro titoli in particolare, che per me sono il top notch, apogeo di questo tipo di produzioni: i due Batman di Tim Burton, Darkman di Sam Raimi e il recente Dredd del 2012 con Karl Urban.

In estrema sintesi, il motivo è perché in sé, questi sono l’esempio di ciò che dovrebbe essere, non solo un adattamento. Che mai dovrebbe snaturare il senso di un’opera, tanto meno limitarsi a copiare pedissequamente parti di un media che, difficilmente potrebbero funzionare allo stesso modo in un altro. Ma che riassumono in toto quelle che in generale dovrebbero essere le caratteristiche di ogni film fantastico.

Fondamentalmente Il Corvo di Proyas va ad aggiungersi a questi. Sì, qualcosa qua e là, purtroppo è invecchiata male. Magari qualche scivolone di troppo ma, di sicuro è molto migliore di quel ricordassi. Sopratutto, cosa più importante, sta sopra di tanto così a gran parte dei cinecomics, moderni e non, che so’ buoni giusto a spicciargli casa.

Ebbene, direi che con questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

 

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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

One thought to “Il Corvo (The Crow 1994) – Non può piovere per sempre”

  1. Io gli dò sempre cinque stelle.
    Rivisto un mesetto fa l’ultima volta, è perfetto: la semplicità, in primis, è il suo punto di forza.
    Sì, come dici tu, è un potenziale B-movie divenuto A-movie, ma ha qualcosa che lo rende figo.
    Sì, è il miglior cinecomics mai fatto, probabilmente.

    Moz-

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