Poster del film d'animazione del 2014 I cavalieri dello zodiaco - la leggenda del grande tempio

I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del Grande Tempio

I Cavalieri dello zodiaco, sono una parte imprescindibile, caposaldo nella vita di chiunque sia nato a cavallo degli anni ’80 e ’90. Una prova dell’ineluttabile importanza, che i Cavalieri dello zodiaco rappresentavano nella vita dei giovini homo televisus preistorici?

Invincibili guerrieri, valenti condottieri votati anima e corpo a Lady Isabel. Per diventare santi, per esser cavalieri han sostenuto prove di rara crudeltà. Ma orma-ai è giunto il momento. Chi vincerà-à l’armatura d’oro. Era circa il 1990 o giù di lì, quando su Odeon Tv, canale-campionissimo dei pomeriggi adolescenziali del piccolo schermo, ante litteram dell’internet, risuonava con la sigla dei Cavalieri.

Sono passati trent’anni da allora. E non prendiamoci in giro: manco l’hai letto invincibili, che già stavi cantando tutto il resto. Perché, in fondo

I Cavalieri dello zodiaco sono uno dei pezzi meglio conservati di quel puzzle sempre più sbiadito chiamato infanzia.

I Cavalieri dello zodiaco 1986

Ora, vediamo di capirci: la serie, intendo l’anime classico, è andata in onda la prima volta fra il 1990 e il 1991, e si concludeva alla saga di Nettuno. Da lì in poi, solo repliche fino alla totale scomparsa dai palinsesti. Noi, qui in Italia, abbiamo dovuto aspettare fino al 2008, ‘na cosa come quasi diciott’anni, per vedere I Cavalieri dello zodiaco – Hades Chapter. La parte finale del manga, all’epoca mai adattata per l’anime.

Va da sé quindi, con Toei Animation che spingeva il rilancio del marchio da un lato, e Bandai che dava manforte producendo – costosissimi – pupazzetti a tutta forza dall’altro, che un nuovo film sui Cavalieri fosse solo una questione di tempo. Ma qualcosa di sinistro stava per accadere.

La quasi leggenda del grande tempio

Saint Seiya Hades

Mettiamola così: I Cavalieri dello zodiaco – La leggenda del Grande Tempio, come prodotto in sé, a chi dovrebbe rivolgersi precisamente? Fan di vecchia data, magari? Intendo quelli più o meno sulla trentina o giù di lì, che sono cresciuti coi Cavalieri. Oppure, a una serie di “nuove leve” composte da adolescenti, che non hanno la benché minima idea di chi siano Pegasus e soci?

Fondamentalmente, se tanto mi dà tanto, a nessuna delle due parti. Anzi. Semmai, a essere precisi, ‘sto film riesce nella non facile impresa di schifare contemporaneamente entrambi gli eventuali target. Ma facciamo n’attimo un passo indietro, tanto per capirci.

Nel 2004, uscì I Cavalieri dello zodiaco: Le porte del paradiso. Quinto film d’animazione dedicato alla serie e floppone di quelli belli pesanti. Sarebbe dovuto essere contemporaneamente un séguito diretto della saga di Hades e prologo di una futura – e mai realizzata – “saga dei cieli”. In realtà, più che le porte del paradiso, ‘sto film aprì le porte della cagnara.

La leggenda del grande tempio recensione

Cagnara e tutta ‘na serie di casini fra Masami Kurumada e Shigeyasu Yamauchi, il regista del film, che facevano a scaricabarile per la colpa. Passano gli anni e nel frattempo, a qualcuno viene un’idea brillante: facciamo un altro film de I Cavalieri dello zodiaco. Però, stavolta facciamo un remake della serie classica e lo facciamo in CGI. Con ‘sti presupposti, cosa potrebbe mai andare storto? Cioè, a parte tutto?

Parliamoci chiaro: chiunque si trovi a passare già da un po’ per queste coordinate, sa perfettamente come la penso riguardo i remake. Non sono necessariamente Il Male™ e, spesso, possono anche risultare migliori dell’originale da cui traggono spunto. Rifare la serie classica de I Cavalieri dello zodiaco, magari espandendola e aggiornandola ai tempi moderni, è pure condivisibile come idea. Allora, dov’è il problema?

I Cavalieri dello zodiaco - La leggenda del Grande Tempio film recensione

Beh… Facciamoci due conti, va. La serie classica, quella che va dalla Guerra Galattica alla saga di Nettuno, compresa la saga filler di Asgard nel mezzo, conta centoquattordici episodi in tutto. Ora, settantatré, e sottolineo settantatré di questi episodi, riguardano l’armatura di Micene, il Grande Tempio e la corsa alle dodici case. Il più famoso arco narrativo della serie.

Escludendo sigle e recap dell’episodio precedente, ogni puntata durava all’incirca venti minuti, ok? Se non sono ancora scimunito del tutto, ciò significa che la Saga del Grande Tempio, conta millequattrocento minuti d’animazione. Minuto più, minuto meno. In altre parole ancora, parliamo di ventiquattro ore di girato complessivo.

Quindi, a ‘sto punto la domanda poi sorge spontanea, no? Quanto dev’essere stata forte, la botta che hanno preso gli sceneggiatori cadendo di testa dal seggiolone? Ciò che sto cercando di dire è: come puoi credere, anche solo per un secondo, di riuscire a riassumere, comprimere, oltre venti ore di girato in appena novanta minuti scarsi? Spoiler: non puoi.

Seiya di Pegasus

Tanto per dare una dimensione all’assurdità di una cosa del genere, basta prendere Il Signore degli Anelli. Pur escludendo tutto il superfluo, Peter Jackson c’ha messo tre film e oltre dieci ore per riassumere quella storia a schermo. I Cavalieri dello zodiaco – La leggenda del Grande Tempio, è l’equivalente dei tre film di Jackson, strizzati in un’ora e mezza. Cosa che, semplicemente, non può funzionare in alcun modo.

Tornando al punto, cioè, quale dovrebbe essere il pubblico di riferimento, non ci vuole mica la scienza per arrivare a capire che non può andar bene a nessuno ‘sto film. Ché nel caso in cui avessi dodici anni e nemmeno la più pallida idea di chi siano i Cavalieri, guardo La leggenda del Grande Tempio e continuerò, tranquillamente, a non capirci ‘na beata mazza di niente.

Condensare un arco narrativo dal respiro ampio in poco tempo, soprattutto quando comprende una pletora di personaggi diversi da rappresentare, ovviamente richiede dei “sacrifici”. Questo è normale. Ma qui siamo agli antipodi: storia, protagonisti e motivazioni, sono giusto appena abbozzati. Quando non dati addirittura per scontati e glissati completamente. L’esempio più emblematico in questo senso riguarda Phoenix.

Le leggenda del grande tempio Phoenix

Appare in sole due scene, che messe assieme non arrivano a tre minuti. Ma il bello è che il personaggio viene preso e buttato nel mezzo così, all’improvviso. Zero introduzione, zero spiegazione, zero tutto. Non conoscendo i personaggi e le loro storie, che diavolo mi dovrebbe rappresentate ‘na cosa del genere?

Perciò, siccome I Cavalieri dello zodiaco – La leggenda del Grande Tempio dà, sommariamente, per scontati storia e personaggi, deve per forza essere indirizzato a me, over trenta cresciuto coi Cavalieri. Invece no. In quanto l’intera forma mentis con cui è stato realizzato il film è palesemente, inequivocabilmente, insindacabilmente adolescenziale.

Non è solo ‘na questione di faccette buffe (che buffe non sono) e gag da Cucciolone, di quelli particolarmente poco ispirati con battute più tristi del solito, per giunta. Parlo proprio del chara design in generale. Con personaggi dall’aspetto marcatamente giovine, dinamico e accattivante.

I Cavalieri dello zodiaco - La leggenda del Grande Tempio recensione film

Che del resto, si riflette anche nelle armature: piene di lucette al neon tipo Fast ‘n Furious, che fanno (facevano) tendenza. Per dire, pure gli scrigni delle armature, sono stati sostituiti da fashionissime medagliette men’s jewelry prêt-à-porter.

Sia chiaro, le armature che, per magia, vengono fuori dai patacconi appesi al collo di ‘sti quattro tamarri, non è manco tutto ‘sto pessimo a dir la verità. Anzi. Rispetto agli scrigni-zaino portati in spalla come negli anni ’80, magari è pure carina come cosa. Se avesse avuto un senso, però. Al di là della palese intenzione di vendere n’altra mezza tonnellata di merchandising, nel caso il film avesse avuto successo.

Quello che non ha per niente senso invece, è il trattamento riservato ad alcuni personaggi. Tipo Milo, il cavaliere d’oro dello Scorpione, diventato inspiegabilmente donna. Cioè, non intendo effeminato tipo Andromeda, eh. Intendo proprio che da Milo è diventato Mila ed è una femmina. Il motivo? Boh! Vatteloapesca. Anche Seiya, cioè Pegasus qui da noi, non ne esce tanto bene da ‘sta Leggenda del grande tempio.

I Cavalieri dello zodiaco - La leggenda del Grande Tempio recensione film

Dovrebbe essere il protagonista ma, la fretta e la necessità di ficcare tutto, troppo e subito in una tempistica impossibile, lo fa letteralmente a pezzi. Pegasus diventa praticamente tutto: protagonista, spalla comica, risolutore e problematica del gruppo. Figura frammentaria e indefinita, impossibile da identificare caratterialmente.

Anche se, molto probabilmente, il personaggio a cui è andata peggio di tutti è il cavaliere d’oro del Cancro. O per meglio dire, il cavaliere d’oro della Discoteca; bizzarro incrocio fra un brigante dell’800 con coppola e lupara e un tamarro party-hard che con la testa, non è mai tornato da Ibiza. Quindi, a fronte di tutto ciò, è questo che un vecchio fan dei cavalieri avrebbe voluto vedere? Eh, direi proprio di no, insomma.

Onestamente, al di là di tutto, questa, come dire… bizzarra dissociazione tra forma e sostanza, non so se sia a causa del nostro doppiaggio. Sia chiaro, non è questione di “pochitto di recalcitranza” o robe del genere, eh. Al contrario, il doppiaggio de I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del Grande Tempio è un gran lavoro, senza dubbio.

I Cavalieri dello zodiaco - La leggenda del Grande Tempio film recensione

Inoltre, è presente l’intero (o quasi) cast di voci storiche: Ivo de Palma, Marco Balzarotti, Tony Fuochi e compagnia bella. Voci che, oltre l’aspetto professionale, personalmente adoro. Ché ci sono cresciuto. Ci sono legato. Ma, forse, chiamare loro per questo progetto, non è stata poi tutta ‘sta gran furbata, insomma.

Mi spiego: nella serie classica de I Cavalieri dello zodiaco, al di là del fatto che siano passati quasi trent’anni e molti dei doppiatori erano, ovviamente, più giovani e con un timbro vocale leggermente diverso, comunque le voci s’accordavano con l’aspetto dei personaggi. Per esempio, Phoenix qui sopra, anagraficamente parlando è il più grande fra i cavalieri di bronzo. Ok, bene. Ma c’ha quindici anni. Quindici, capito? Quindici anni.

Ora, non so se rendo l’idea ma, quando il  chara design era questo, la voce di un Tony Fuochi su Phoenix ci stava a palla. Questo più quello e praticamente, vattelo a credere che c’aveva quindici anni. Ne La leggenda del Grande Tempio invece, i personaggi hanno un aspetto molto più infantile. Molto più in linea con le loro vere età.

Saga di Gemini ne La leggenda del Grande Tempio

Perciò, tanto per fare un esempio, vedere un Sirio il Dragone ragazzino, che parla con la voce di Balzarotti, o magari Lady Isabel, scolaretta di sedici anni ma con la voce di Dania Cericola, fa un effetto da posseduto dal demonio che levati. Per la serie, non è mai troppo tardi per uscire da questo corpo.

A ogni modo, I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del Grande Tempio, sia quel che sia resta un film veramente sottotono, se non addirittura pessimo sotto molti punti di vista. Certo, ci sono degli spunti carini e idee niente male. Tipo il Grande Tempio, per dire. Negli anni ’80 era una specie di tristissimo complesso di casermoni popolari, spogli e grezzi. Qui invece, è diventato una sorta di luogo ultraterreno. Etereo. Collocato fuori dal tempo e dalla realtà. Forse un po’ troppo in stile Final Fantasy, ma comunque gradevole.

Tuttavia, questo non basta a far passare sopra i troppi difetti e a cose come Saga di Gemini con l’armatura gialla e nera, tipo Ape Maya-du gust is megl che uan. Santo. Cielo. I brividi solo a pensarci.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio
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6 thoughts to “I Cavalieri dello Zodiaco – La leggenda del Grande Tempio”

  1. Purtroppo la questione voci italiane – aspetto si riproporrà anche per Netflix. Hanno accontentato i fan storici ma oramai i doppiatori anni ’80 sono troppo vecchi per dei ragazzini. Se vedi il trailer, si nota come De Palma stoni di brutto su Pegasus…
    In ogni caso, tornando al film: pessimo sotto ogni profilo. Lady Isabel con le Crocs ai piedi, poi, tocco di classe del trash.
    Da buttare.

    Moz-

    1. Oddio, sì. In una parola: agghiacciante. E intendo riguardo entrambi i punti.
      Il problema, per me, sta nel volersi allontanare dal chara design di Shingo Araki. Del resto, perfetto ancora oggi, ché già anni luce avantissimo per i suoi tempi. Se andava bene a me/noi ragazzini di trent’anni fa, non capisco il perché non possa andar bene anche adesso.

  2. Non sottovaluterei lo scontro finale che mi ha ricordato una battaglia sttile Final Fantasy,se nn ricordo male,con tanto di evoluzioni del personaggio e aumento di potenza. Ma forse la mia memoria,un po stimoltata,ha aggiunto parti di fantasia qua e la…
    dovevano fare 3 film. era il minimo per riassumere una saga cosi imponente. Sforbiciare non sarebbe stato difficile,perche gia il manga di per se è piu breve dell’anime(decisamente piu completo e accurato). Altre cose invece dovevano farle semplicemente diverse,evitando alcune scelte trash e altre poco in linea con le atmosfere della serie originale

    1. Due parole soltanto: troppo raffazzonato.
      Tutto ciò che concerne i Cavalieri, da almeno una quindicina d’anni a questa parte, è realizzato con l’unico intento di sfruttare un marchio commerciale ancora remunerativo.

  3. Te lo commento solo ora, ma meglio tardi che mai.
    Ritengo i CDZ il “cartone” con cui sono cresciuto. Più di mazinga, di Holly e Benji, di Ken o di qualunque altro.
    A 37 anni li amo tutt’ora. Ma credo che tra le opere con cui sono cresciuto, credo che è proprio quella su cui vorrei vedere una svecchiata/sistemata.
    Mi spiego, il manga, e di conseguenza l’anime avevano tante incoerenze, a partire dall’origine dei bronzini (100 figli del vecchio), non ho mai digerito la loro età (13enni) che tra l’altro nemmeno faceva scopa con quanto raccontato, più tutti quei buchi figli di un mangaka non eccelso (l’opera è bella, ma Kuramada proprio no) e di una storia montata in corso d’opera.
    Ti dirò, ho apprezzato alcuni spunti della serie di Netflix (sicuramente meglio di questo film) e non l’ho nemmeno schifata.
    Giusto per avere un altra opinione, i cavalieri neri ad esempio:
    meglio dei cloni cattivi abbronzati com’erano nel manga/anime o i pretendenti sconfitti della serie netflix (che poi la cosa sarebbe potuta essere fatta meglio è un altro discorso)

    1. Purtroppo la serie Netflix non l’ho ancora vista. Conto di buttarci un occhio quanto prima ma, al momento, non posso esprimermi in merito. A ogni modo, I cavalieri sono l’emblema dell’incongruenza narrativa: abbiamo tutti imparato ad amarli così e così ce li teniamo. Tuttavia, ‘na sistemata, come si deve, certo non gli farebbe male.

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