Grosso Guaio a Chinatown – Tutta una questione di riflessi

Devo ammettere, che prima di oggi non m’ero mai pienamente reso conto di quanto Grosso Guaio a Chinatown fosse effettivamente un film così amato dai più. Tanto per, ma quando l’altro giorno sulla pagina Facebook del Sotterraneo c’è stato il “momento scelta”, parentesi in cui voi siete chiamati a scegliere sulla base della vostra preferenza l’argomento da trattare, nonostante per il mezzo ci fossero anche altri big come Essi Vivono e La Cosa, comunque a mani bassissime come cavallette imbruttite vi siete lanciati su Grosso Guaio a Chinatown e, riconosco che la cosa m’ha lasciato abbastanza sorpreso.

Capiamoci, io adoro questo film ma ero convinto che, messo a confronto con altri che a grandi linee possono essere considerati prodotti migliori sotto molti aspetti, passasse in secondo piano; e invece, malgrado tutto Jack Burton vince. Pure nella realtà così come nella fantasia. Perché è un grande. A ogni modo, arrivati a ‘sto punto stacchiamo il pippone e andiamoci a buttare l’occhio su Grosso Guaio a Chinatow […]

Edit: a partire da oggi, visto e considerato che vorrei dare alle due righe che scrivo sui film un’aria un pizzico più “professionale”, ho deciso di adoperare come criterio di valutazione “La Scala Fonzarelli”.

Allora, stavi appunto dicendo come Grosso Guaio a Chinatown, a oggi, dopo trent’anni per molti significhi tanto, e siamo d’accordo. Così come siamo d’accordo che ‘sto film era, è e rimane tante cose ma, fra queste di sicuro non figura la voce “successo”. In effetti, se spendi venticinque milioni di dollaroni per fare un film, e poi ne incassi manco una dozzina, sai com’è, è abbastanza chiaro che non puoi definirlo proprio un successone, eh. Anzi, diciamo che hai fatto schifo, praticamente.

In questo senso, i fattori di un floppone possono, ovviamente essere molteplici, chiaro. Però, è pur vero che a volte pare anche che Carpenter c’abbia la sua personale “nuvola dell’impiegato”. Mi spiego: così, giusto per fare un esempio, uno dei suoi film più osannati è “La Cosa”, ok? Quando uscì però, al botteghino fece vagamente schifo andando pari per un soffio. Perché? Perché si trovò a competere con giusto un “filmetto”, un certo “E.T. – L’Extraterrestre”, che al secolo risultò essere solo il film campione d’incassi più visto dell’anno e che instillò nell’immaginario collettivo la figura dell’alieno buono e puccioso.
Eh, e va be’ dirai. So’ cose che capitano, dirai. Ma questo che c’entra, dirai.

Grosso Guaio a Chinatown film

Forse niente, ma guarda caso a distanza di poche settimane da e dopo il rilascio di “Grosso Guaio a Chinatown”, anche stavolta uscirono un paio di “filmetti”. Tipo Karate Kid IILabyrinth. E un certo “Top Gun”… Sennonché quello che fu il probabile colpo di grazia: Aliens di Cameron. Cioè oh, se non è sfiga questa…

A ogni modo, al di là di eventuali e/o presunte sfighe di Carpenter, c’è anche da considerare la travagliata “storia dietro la storia” di questo film: partendo da una sceneggiatura maneggiata da troppi e troppe volte, passando dalle perenni quanto asfissianti intromissioni della Fox che allora era la casa di produzione, fino a un’abbastanza penosa campagna pubblicitaria che, al pari del pubblico a cui il film venne tolto troppo presto dalle sale per poterlo apprezzare appieno, non ha saputo coglierne e sfruttare in maniera adeguata le potenzialità degli elementi così poco “orizontalizzati” rispetto al periodo.

Faccio un esempio, così ci capiamo: allora, il film inizia e si parte ma subitissimo in quarta, proprio, con ‘sto flashforward in cui Victor Wong (nel film Egg Shen) è seduto a ragionare nello studio del suo avvocato in merito a delle strane accuse riguardanti disordini di varia natura e, finanche esplosioni di fuoco verde in cui parrebbe coinvolto. Praticamente, adrenalina pura. Almeno fin quando non viene fatto il nome di Jack Burton, che l’inquietante vecchio si ostina a difendere. Poi, come chiunque sia mai stato da un avvocato sa perfettamente, s’inizia a parlare di magia nera cinese, stregonerie varie e antichi demoni millenari. Seems legit.

Kurt Russell

Ecco, la sequenza di apertura con Wong è stata voluta e ficcata a forza dalla produzione col chiaro intento di “mitizzare” in qualche modo la figura di Jack Burton, perché a loro, il fatto che Russell interpretasse quella che a conti fatti è una spalla, proprio non andava giù come cosa.

Fondamentalmente, nella piena metà degli anni ’80 con un pubblico abituato a vedere le macho-death-machine con Stallone e Schwarzenegger in primis, che facevano a pezzi tutto e tutti, l’essere così in “controtendenza” e puntare su un protagonista volutamente non eroico, stava iniziando a mandarli nel pallone. Per la serie, fa niente che ‘sta sequenza si lega al resto del film come la maionese con la cioccolata, tu mettila lo stesso; bisogna far capire a tutti i costi “quanto è forte, quanto è bravo e quanto è bello Jack Burton perché se no il pubblico va nel panico”.

Comunque sia, alla fine vediamo quella che sarebbe dovuta essere la vera sequenza d’apertura e finalmente vediamo ‘sto benedetto Jack Burton che del resto, c’impara le cose coi “consigli del Pork-Chop Express” dati a chiunque sia in ascolto e da seguire specialmente nelle serate buie e tempestose. Come, per l’appunto nelle serate buie e tempestose, guidare con gli occhiali da sole. Ok.

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Al di là di questo, a quanto pare Jack non è che avesse proprio tutto ‘sto gran daffare e perciò, dopo aver guidato per un po’ lo vediamo fermarsi, beh… sì, insomma, al mercato. Dove resta tutta la notte infrascato dietro ai bancali dei fruttivendoli a giocare a Mah Jong (credo) col suo vecchio amico Wang Chi e altri tizi. Ah! Così, tanto per dire, ma inizialmente nella parte di Wang Chi Carpenter voleva Jackie Chan, eh.

Che te lo dico a fare, anche in questo caso la Fox si oppose perché, attenzione, l’accento americano di Chan non “convinceva”. Giustamente, un film “ambientato” a Chinatown il cui focus sono la Cina e i suoi “misteri”, un attore asiatico che non parli un inglese perfetto stonerebbe. Eh, sì mi pare giusto. D’accordo che alla fine Chan rifiutò comunque la parte, ma intanto… va be’, andiamo avanti.

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Dunque, Jack ha fatto il culo a tutti con quel cacchio di gioco, compreso Wang. Solo che lui finisce d’inguaiarsi scommettendo il doppio di quello che ha perso, dicendo di essere in grado di tagliare in due ‘sta bottiglia e… niente, liscia malamente. Ora, giustamente Jack gli dice bravo, hai perso la scommessa sgancia il contante. Ma Wang tenta di districarsi tipo biscia: senti ora non ce li ho, c’ho da fare, devo andare a prendere la mia ragazza all’aeroporto, vediamoci più tardi e ti pago… seee come no. Perciò Jack s’attacca tipo zecca e accompagna Wang a prendere  Miao Yin che, oltre essere la fidanzata di Wang, ha l’incredibile peculiarità di avere gli occhi verdi. A questo punto, una volta che i due arrivano all’ aeroporto succedono alcune cose:

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Innanzitutto, mentre aspettano Miao Yin, in mezzo alla folla Jack adocchia Kim Cattrall, che nel film interpreta l’avvocatessa Gracie Law, e subito si lancia a fare lo splendido. Ah! Breve parentesi: bello vedere come la Cattrall, una che c’ha un curriculum lunghissimo che spazia dal dramma alla fantascienza fino alla commedia, che ha fatto cose come “Porky’s”, “Scuola di Polizia”, appunto “Grosso Guaio a Chinatown”, “Star Trek”, “Mannequin”, “Detective Stone” e via dicendo, oggi sia conosciuta ai più giusto per la parte di Samantha, la milf maiala d’assalto in “Sex & the City”. Va be’, dicevo che Gracie sta lì per aspettare un’amica reporter, Jack e Wang ad aspettare Miao Yin quando a un certo punto

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arrivano questi bei tipetti qui, i “Signori della Morte”, una specie di gang che prendono e rapiscono Miao Yin. Allorché parte l’inseguimento matto e disperatissimo per le strade di Chinatown con Jack e Wang che tallonano ‘sti tipi col camion fino a un vicolo dove restano bloccati nello scontro fra due clan rivali: i “buoni” Chang Sing, che stavano facendo il corteo funebre del loro leader, e i “cattivi” Wing Kong. Ed ecco che nel bel mezzo dello scontro, ti ciccia di nuovo fuori la Fox…

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Lo so che in buona sostanza non è proprio ‘na gran bella cosa da dire ma, ieri più che oggi, a gran parte degli occidentali gli asiatici paiono tutti uguali. In realtà, inizialmente Carpenter voleva giocare con ‘sta cosa e, in virtù del fatto che il film di fondo è comunque una parodia, voleva che il pubblico s’immedesimasse nei panni di Jack, che vedesse lo scontro dal suo punto di vista e fosse “confuso” quanto lui dal non capire una mazza. Invece ch’è successo? Una bella nota: “Oh Johnny, guarda che non si capisce niente. Facciamo che i cattivi so’ neri e i buoni bianchi, va’”. Eh… certo; e pure questo è giusto.

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Naturalmente, il tutto avrebbe contribuito alla sorpresa della comparsa di Tuono, Pioggia e Fulmine, tre potenti maghi guerrieri conosciuti come “Le Tre Bufere”. Comunque, com’è come non è le bufere stanno prese malissimo e iniziano a fare il culo a tutti, sia “buoni” che “cattivi”. Nel frattempo, Jack e Wang che erano rimasti lì a guardare lo scontro, quando arrivano ‘sti tre fanno la cosa più giusta, cioè scappare. Unico problema, nel fuggi fuggi generale, prendono e vanno a finire dritti contro Lo Pan.

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Arrivati a questo punto, termina l’introduzione che serve all’intreccio della storia, in cui poi scopriamo che Lo Pan è uno stregone che millenni prima s’era messo contro il primo imperatore della Cina e per questo fu maledetto e trasformato in una specie di fantasma (o ghoul, fate voi). L’unico modo che c’ha per riacquistare la forma corporea e tangibile di una volta, è quella di sposare una ragazza con gli occhi verdi e sacrificarla al dio Ching Dai e perciò ha rapito Miao Yin e fondamentalmente, questo è quanto.

Ora, la storia del cinema è costellata di film che all’uscita vennero presi a fischi e pernacchie e poi rivalutati ma di tantissimo anni dopo. Che so, tanto per dirne alcuni,“Signori il Delitto è Servito”, “Brazil”, “Le Avventure di Buckaroo Banzai”, “Blade Runner” e tanti, tantissimi altri. Quindi, a ‘sto punto la domanda è abbastanza semplice: in virtù di quanto detto, perché Grosso Guaio a Chinatown fece schifo al botteghino ma che a trent’anni di distanza è considerato un cult amato pressoché da tutti? Onestamente, non lo so. Al più posso solo provare a ipotizzare.

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Siamo chiari, Grosso Guaio a Chinatown di sicuro non è un film esente da difetti, questo è ovvio. A volerla buttare giù così, tanto per, dopo un paio di visioni inizi a renderti conto che in effetti i presupposti del film sono abbastanza “deboli”: tipo le alquanto sciocche motivazioni di Lo Pan perché… sì, a conti fatti ‘sta a fa’ tutta ‘sta manfrina per farsi finalmente ‘na scopata… poter tornare ad amare. Senza contare il fatto che, se a lui serve una ragazza dagli occhi verdi da sacrificare, posso capire che sia difficile trovarne una asiatica, d’accordo; ci sta che fai rapire Miao Yin. Ma a ‘sto punto tutto viene a cadere se poi ti va bene pure Gracie. Cioè, come funziona ‘sta cosa? Ching Dai la vuole per forza asiatica o no? Perché altrimenti certo non valeva la pena di passare duemila anni nel cercarne una cinese, giusto?

Al di là di questo, c’è da ammettere anche un’altra cosa: la prima mezz’ora di film, cioè l’introduzione di personaggi e vicenda, ha un ritmo molto serrato e scorre via velocissima ma, all’improvviso il film è come se si bloccasse. S’inizia a notare una certa “ripetitività” negli accadimenti durante l’intreccio e questo, unitamente al fatto che, purtroppo, i personaggi hanno una “leggera” carenza d’approfondimento, inizia a navigare inevitabilmente contro. Sostanzialmente, questo è vero e ok. Però, sul serio… è tutto qui? Nel senso che davvero sono tutti i qui i motivi che fecero affondare il film alla sua uscita?

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Personalmente, non mi piace pontificare dando battaglia ai mulini a vento, arrabattandomi sul come sarebbe o non sarebbe stato Grosso Guaio a Chinatown se Carpenter avesse avuto carta bianca: il film così è uscito, così è e così rimarrà. Fa niente che lo script sia stato rimaneggiato così tante volte, con addirittura il primo setting ambientato nel far west alla fine del XIX° secolo. Poco importa – a questo punto – se la produzione s’è intromessa più e più volte, dando persino l’ansia a Carpenter di montare il film in fretta e furia perché dovevano battere sul tempo la Paramount e far uscire il film prima de “Il Bambino d’Oro”. Chissene dei difetti, quelli intrinsechi, che sono cose perlopiù riscontrabili nella stragrande maggioranza dei film e fondamentalmente, non è che vadano a intaccarlo più di tanto.

Perché alla fine della fiera, Grosso Guaio a Chinatown era, è e rimane un film vivo e pulsante; un esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio. Un bizzarro mashup cinematografico, un mescolamento gioioso di vari stili e generi con un eroe non tradizionale giocato intelligentemente sugli stereotipi di quel “american way of life” tanto decantati, che guarda con ironia l’ethos alla John Wayne col suo modo di fare che crea forse più problemi di quanto in realtà creda di risolverne.

I personaggi, vero, sono poco approfonditi ma restano visivamente potenti. Sopratutto Lo Pan, talmente iconico da essere tuttora uno dei soggetti preferiti degli artisti di strada negli Stati Uniti, ed è, dulcis in fundo, un film infinitamente citabile. Che poi tanto per dirne una eh, a proposito di citazioni: Raiden e Shang Tsung di Mortal Kombat sono presi di peso da Fulmine e Lo Pan. Cioè, mica è roba di poco.

In definitiva, qualche giorno fa sulla pagina Facebook del Sotterraneo vi feci una domanda: ovvero, qual è quell’elemento in grado di rendere un film memorabile, non so se ricordate. Ebbene, ‘sta cosa non è che m’era venuta a caso perché così mi girava. In realtà, stavo proprio pensando al perché film come Grosso Guaio a Chinatown all’uscita vengono presi a rutti e sbadigli e anni dopo poco ci manca che vengano idolatrati. Beh, riflettendoci un po’ e al di là ovviamente di tutto ciò che di giusto si può dire in merito, personalmente credo che l’elemento imprescindibile in grado di rendere un film memorabile sia la sua capacità di “sorprendere”. Attenzione però, perché con sorprendere non intendo stupirti con strabilianti effetti speciali o stupefacenti colpi di scena; piuttosto intendo dire l’abilità di colpire dritto nell’immaginazione, restandoti impresso nella memoria.

In questo senso, nessun giudice c’è più equo del tempo. Anche se Grosso Guaio a Chinatown venne supportato con una chiavica di campagna promozionale e non venne capito dal pubblico di allora non ancora pronto a simili spettacoli, sta di fatto che s’è rivelato uno di quei film “memorabili”, in grado di sopravvivere ai decenni e acquistarne in fama perciò, si becca quattro ok di Fonzie su cinque; ovvero quasi la perfezione.

scala Fonzie

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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Grosso Guaio a Chinatown
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Retronauta

Il Sotterraneo è la casa del Retronauta, il tuo amichevole ricordatore di quartiere.

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