Fumetti horror, Creepy poster

Fumetti horror: com’è nato l’orrore a fumetti

Come v’avevo detto sulla pagina Facebook del Sotterraneo, oggi c’andiamo a buttare un occhio a come, quando e perché so’ nati i fumetti horror, no? A parte il fatto che era tipo… mah, forse ‘na vita che ci volevo tirare giù due righe, l’argomento mi dà la possibilità di chiarire (spero) meglio, ‘na cosa che ho detto spessissimo e volentierissimo: che l’horror, per come inteso oggi almeno, è un vizio di forma.

Il genere d’appartenenza, è… una nomenclatura, ecco. Usata convenzionalmente come classificazione per identificare un’opera, è ‘na cosa su cui ci si prende allegramente a pesci in faccia da… eh, dai tempi della Poetica di Aristotele. Quindi so’ secoli, effettivamente. A ogni modo, che io sappia, è coll’avvento del classicismo che s’è cominciato a distinguere i generi in base a determinate caratteristiche, come temi trattati e linguaggio della scrittura.

Fumetti horror pulp magazine

Volendo fa’ n’esempio pratico, tanto per capirci, prendiamo la fantascienza. C’abbiamo quindi un romanzo. Che a monte sarebbe la categoria di genere. Di fantascienza appunto, poi magari, che so… cyberpunk, ok? Rispettivamente, filone di genere e sottogenere. Et voilà! Eccoti la classificazione. Ora, ci tengo a precisare che questo ovviamente non è un pamphlet, eh. Ma un discorso a grandissime linee. Ché l’argomento è lungo e complesso, e queste so’ comunque due righe in via generale.

Comunque, col tempo la classificazione dalla letteratura è confluita anche nella settima arte. Cosicché, grazie a ‘ste convenzioni di genere, oggi come oggi, siamo in grado di dare un’identità a certi tipi di romanzi, film e via dicendo. Tuttavia, visto che l’arte (ché in fondo, di questo parliamo) è un concetto piuttosto mobile, la cagnara è sempre dietro l’angolo: commistioni, mescidanze, ibridazioni e compagnia cantante, sono l’ABC praticamente.

Fumetti horror, Weird Tales

In altre parole, ciò significa che non esiste una classificazione totale e assoluta. Anzi. Come giustamente dice David Bordwellun genere è più facile da riconoscere che da definire. In linea teorica, l’horror ce l’avrebbe pure ‘na connotazione abbastanza precisa. E andrebbe distinto dal thriller, dal fantastico, dal sovrannaturale anche. Tutti generi (non è proprio la parola corretta, ma tant’è) nati dai pulp magazine degli anni ’20.  Un esempio pratico, è la famosa Weird Tales, no? Sulle cui pagine, apparivano storie di gente come Robert Bloch, H.P. Lovecraft e Robert E. Howard.

Tutto bello, tutto interessante. Ma su carta, però. Nella realtà, le cose so’ giusto un tantino più complesse. Un esempio molto semplice che si può fare in questo senso, è Alien. Il film di Ridley Scott cos’è, come andrebbe classificato, come horror o come fantascienza? Ecco questo è il punto: per vari motivi (anche economici), i confini sono fin troppo labili. Tanto che spesso è volentieri, diventa complicato definire un’opera come appartenente a un solo genere.

‘Sta cosa poi, è ancora più evidente nei fumetti. Come dimostrano molte produzioni DC Comics dell’etichetta Vertigo. Vedi Hellblazer, Preacher o Sandman, tanto per dirne un paio. Oppure, tanti personaggi Marvel che dagli anni ’70, ogni tanto fanno comunella con vampiri, demoni e stregoni. D’altronde, nei fumetti horror che non, limiti di budget non ce ne sono. Quindi perché mettere un freno alla fantasia? Perché non mostrare fiumi di sangue, mostri e altri orrori vari? Eh, la cosa pare semplice ma, so’ proprio ‘ste domande che portarono quasi all’estinzione, non solo i fumetti horror, ma i fumetti in generale negli anni ’50.

Fumetti horror, Tales from the crypt EC comics

Fondamentalmente, agli albori del fumetto non è che ci fosse ‘na vera distinzione fra generi. Al più, si poteva distinguere l’avventuroso dall’umoristico. E questo era quanto. Quando però, verso gli anni ’30 iniziarono a uscire gli albi a fumetti e le collane a tema, la situazione iniziò a cambiare. Se per buona parte degli anni ’40 il trend erano i polizieschi e i supereroi, verso la fine del decennio, e parte di quello successivo, ci fu un vero e proprio boom dei fumetti horror. Prevalentemente merito della EC Comics di Bill Gaines.

Fumetti horror, Atlas comics Strange Tales

Le collane della EC Comics come The Vault of Horror, o l’ancora oggi famosissima Tales from the Crypt, furono un successo mostruoso (brutto gioco di parole, lo so). Quelle storie cupe, truculenti, piene di mostri, squartamenti e sangue, fecero da traino all’industria del fumetto. Spingendo un po’ tutti a lanciarsi nel settore dei fumetti horror, con serie e collane dedicate. Come per esempio, la Atlas Comics. Diventata successivamente Marvel Comics, in quegli anni lì, sulla scia della EC iniziò a pubblicare cose come Strange TalesTales to Astonish.

Fumetti horror, Atlas comics Fin Fang Foom

Tra l’altro, ai tempi della Atlas Comics c’è per forza da menzionare il leggendario Jack Kirby. Che ideò, ma ‘na valanga di mostri e mostrilli per tutte ‘ste serie. Naturalmente a livello di contenuti, la pappardella era sempre la stessa: cioè mostro creato/scoperto, combattuto e poi sconfitto. Non si scappava da ‘sta cosa.

Tuttavia, la creatività, in questo caso non stava più nel contenuto, bensì nella forma. In altre parole, ciò che tirava era il mostro. Bellamente schiaffato in copertina per attirare i giovini lettori. I nomi poi, spesso e volentieri ideati da Stan Lee, cioè, ma erano fenomenali. Tipo Fin Fang Foom, Blip, Orrgo l’inconquistabile. Insomma, un pantheon variegato di mostri, dagli alieni ai licantropi fino a mummie e vampiri, dall’aspetto e nomi fantasiosi.

Fumetti horror Journey into Mystery

Nondimeno, fu qui che iniziarono a nascere i problemi. Il successo dei fumetti horror fu esorbitante. Tanto. Troppo da non passare inosservato. Già l’epoca era quella che era, con tutti che vedevano le streghe dietro ogni angolo. Ma come se non bastasse, ci si mise pure gente come Fredric Wertham. Il nome di ‘sto Freud degli scappati di casa, è piuttosto famoso nel mondo dei comics, dato che fu dalla fine degli anni ’40 che iniziò a pubblicare testi, in cui teorizzava gli effetti dannosi che i fumetti in generale avrebbero sullo sviluppo dei bambini.

fredric wertham seduction of the innocent

La botta peggiore comunque, arrivò nella prima metà degli anni ’50 con Seduction of the Innocent, lo scritto più famoso di Wertham. In cui si lanciava in tutte ‘ste fantasiose congetture, tipo presunte immagini subliminali di nudi femminili nascosti nelle cortecce degli alberi. Oppure, una delle più belle in assoluto, la definizione di Batman e Robin coppia gay che incitava all’omosessualità. Fondamentalmente, secondo lui le rappresentazioni di violenza, uso di droga, sesso addirittura, incoraggiava i bambini a comportamenti analoghi.

Diciamo che gira e rigira, le cose più cambiano e più restano uguali. Dopotutto, ancora oggi si sentono cose simili, sopratutto verso l’industria dei videogames, no? In questi casi, mi chiedo sempre la stessa, identica cosa: se giocare ai videogames mi rende violento, allora giocare a Monopoli mi rende milionario? A ogni modo, anche se le tesi di Wertham erano per lo più frutto della sua fantasia, basate in larga parte su aneddoti non documentati (quando non addirittura falsificati) le conseguenze delle sue parole furono belle pesanti.

Comics Code Authority Seal

Tanto che portarono a un procedimento del Congresso degli Stati Uniti a proposito dell’industria del fumetto che successivamente, a sua volta portò alla creazione del Comics Code. Le cose andarono più o meno così: Wertham, anche se allegramente preso per il culo da tutta l’industria fumettistica, ormai aveva sollevato un vespaio. Allora Gaines della EC Comics, nel tentativo di mettere ‘na pezza a ‘sta situazione, si riunì con gli altri editori suggerendo, come dire… ‘na specie di sistema di difesa, per evitare la censura esterna.

Insieme, gli editori costituirono la Comics Magazine Association of America. La quale diede vita al Comics Code Authority (CCA), un organo interno dell’associazione volto a verificare il contenuto delle pubblicazioni. Il problema, è che il CCA sfuggì presto di mano. Innanzitutto, il codice veniva applicato rigorosamente alla lettera e ogni albo, doveva essere supervisionato prima di poter essere pubblicato.

Secondo il codice, le autorità e gli organi costituzionali non dovevano mai, in alcun modo essere ridicolizzati. I buoni dovevano vincere sempre e c’era il divieto di rappresentare tabacco, coltelli, liquori, sangue, violenza e nudità (esplicita o meno). Inoltre, erano proibite le raffigurazioni di creature mostruose e dulcis in fundo, furono bandite le parole terror, horror e weird dalle copertine.

A ‘sto punto, non essendo questo che intendeva, inorridito Gaines si tirò subito fuori. Ormai però, il mostro, quello vero, l’aveva creato. Infatti, quasi tutti gli editori e i negozianti si rifiutavano di pubblicare o vendere alcunché senza il marchio di approvazione CCA. Ci furono tentativi di aggirare il codice, certo. Ma furono solo fallimenti, e verso la fine degli anni ’50 la EC Comics chiuse i battenti. Se oggi il marchio esiste ancora, è giusto grazie al loro ultimo, grande successo: Mad Magazine. Che venne acquistato insieme a tutta la società dalla DC Comics.

Fumetti horror, Creepy

La situazione, rimase questa per un decina d’anni buoni, fino a quando nel ’65, James Warren, fondatore della Warren Publishing, fece il grande passo. Riportando in auge i fumetti horror con quello che si potrebbe definire ‘na specie di antesignano delle graphic novel: Creepy. Una rivista di grande formato, in bianco e nero, rivolta ai soli adulti. Non soggetta quindi, alle regole del CCA.

Fumetti horror, Vampirella

Creepy fu un grosso successo, che convinse Warren a gettarsi nel settore dei fumetti horror. Tanto che giusto pochi mesi dopo, lanciò Eerie, collana analoga a Creepy, e nel 1969 affidò il compito a Frank Frazetta, Archie Goodwin e Tom Sutton, di creare un nuovo personaggio: Vampirella. La cui pubblicazione cominciò quello stesso anno e continua ancora oggi. Comunque, se ci volete butta’ un occhio all’orripilante film anni ’90 su Vampirella, basta che cliccate su ‘sto benedetto link. Ah, a proposito di Creepy, visto che ci troviamo, ne approfitto per chiarire giusto ‘na cosa.

Fumetti horror, Uncle creepy del film Creepshow

Le storie di ogni numero venivano introdotte da Uncle Creepy (Zio Raccapriccio). Il personaggio della Warren Publishing, oltre che nella funzione di presentare le storie, anche nell’aspetto è, chiaramente, ispirato al Crypt-Keeper di Tales from the Crypt della EC Comics. Oltre il Crypt-Keeper, nei fumetti horror della EC c’erano poi il Vault-Keeper di The Vault of Horror, e l’Old Witch di The Haunt of Fear. Anche se ogni serie aveva il suo, diciamo presentatore, i tre apparivano spesso insieme nei fumetti, e molti siparietti comici venivano giocati sulla loro rivalità professionale.

Fumetti horror, Crypt-Keeper Tales form the Crypt

Comunque sia, il Crypt-Keeper divenne il personaggio più popolare, tanto che appare in ogni adattamento della serie. A partire dal film Racconti dalla tomba (Tales from the Crypt) del 1972, alla serie animata dei primi anni ’90 Tales from the Cryptkeeper (conosciuta da noi come Brividi e polvere con Pelleossa). Poi ci fu la serie tv I racconti della cripta (Tales from the Crypt) della HBO. Arrivata qui da noi verso la fine degli anni ’90 spezzettata prima su vhs e poi su Canale 5 col titolo iniziale Racconti di mezzanotte. Infine, i due film della Universal Il cavaliere del male (Demon Knight) e Il piacere del sangue (Bordello of Blood).

Zio Tibia di Venerdì con Zio Tibia

Zio Tibia invece, quello di Venerdì con Zio Tibia, è un personaggio italiano, di un programma italiano. Basato su Uncle Creepy dei fumetti Creepy (e dei film Creepshow 1 e 2). Quindi per capirci, ricapitoliamo n’attimo: Zio Tibia e un adattamento di Uncle Creepy, a sua volta ispirato al Crypt-Keeper di Tales from the Crypt, ok? Bene.

Tornando al discorso principale, dopo l’introduzione del CCA molte cose erano cambiate. I fumetti horror erano praticamente scomparsi. Alcuni editori, come la EC Comics erano finiti culo all’aria, mentre altri, come Atlas/Marvel s’erano dovuti da’ ‘na ridimensionata. Per esempio molti dei loro magazine dedicati all’horror, erano diventati contenitori di supereroi in cui, grazie al trio Lee-Kirby-Dikto, alcuni mostri particolarmente riusciti migrarono.

Fumetti horror, Marvel Dracula Lives!

Ma grazie alla Warren e personaggi come Vampirella, all’inizio degli anni ’70 si aprì, diciamo una nuova epoca, va: quella dei black & white magazine. Riviste a conti fatti, come Dracula Lives! e Supernatural Thrillers, che aggiravano bellamente il CCA. A ‘sto punto, si cominciava a prendere coraggio come si suol dire, e l’evidente rinnovato interesse verso l’orrore a fumetti, spinse editori come la (ormai) Marvel e DC Comics a seguire l’esempio di James Warren. Anche se queste ultime, continuavano a battere la strada del formato comics e a rivolgersi fondamentalmente ai ragazzini.

Fumetti horror Marvel La tomba di Dracula

In questo senso, l’autorità censoria si trovò costretta ad aggiornarsi, e durante gli anni ’70 cominciarono a nascere personaggi come Morbius, Swamp Thing, Ghost Rider e via dicendo. Che sulla falsariga di Vampirella, iniziavano a eludere il CCA. Nacquero quindi, tutto ‘sto fottìo di collane dedicate ai supereroi orrorifici come Simon GarthDaimon Hellstorm, Fratello VoodooWerewolf by Night (Licantropus) e tutta ‘sta gente qua, che ogni tanto si vede in giro ancora oggi. Senza contare tra l’altro, che anche mostri classici come Frankenstein e Dracula ebbero nuova vita e successo a fumetti. Infatti, la collana La tomba di Dracula, fu la più longeva, andando avanti per ben settanta numeri.

Le cose andarono avanti così fino agli anni ’80. In cui ci fu ‘na specie di rivoluzione, se così vogliamo dire. In sé, non è che durante quegli anni ci fu tutta ‘sta grandissima produzione di fumetti horror come vent’anni prima. Effettivamente, dal lato Marvel, tutta ‘sta roba venne relegata alla sottoetichetta Epic Comics. L’horror a fumetti però non scomparì del tutto. Anzi.

Fumetti horror Vertigo Swamp Thing Alan Moore

La vera svolta ci fu quando Alan Moore prese le redini di Swamp Thing da metà anni ’80 in poi. Ottenendo un successo di critica e pubblico abbastanza inusuale. Immagino per via del suo approccio, come dire… meno brutale e più psicologico, insomma. Con l’orrore suscitato da una narrazione basata sulla pesantezza delle atmosfere e da un senso di fastidio latente. Anziché basare tutto sul disgusto suscitato da immagini forti.

Ovviamente, l’idea per forza di cose diventa poi istituzione, no? E quindi, ecco che negli anni ’90 la DC Comics inaugurò l’etichetta Vertigo. Una linea editoriale espressamente dedicata a questo tipo di produzioni. In cui sono apparse nel tempo cose come Hellblazer e Preacher di Garth Ennis oppure Sandman di Neil Gaiman. Tutte serie che hanno alzato la proverbiale asticella della qualità, non solo dei fumetti horror, ma del fumetto in generale.

In definitiva, non credo ci sia da aggiungere altro, visto che siamo arrivati ai tempi moderni. Con editori come Dark Horse Comics o Avatar Press, che hanno raccolto questa eredità e tirano fuori in continuazione roba del genere, se non più estrema (e grazie, siamo pure nel tremilaventordici, ormai). Tipo, che so, così su due piedi mi vengono in mente Colder di Paul Tobin e l’allucinante Crossed, scritta sempre da Ennis, Alan Moore e David Lapham.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

Fumetti horror: com’è nato l’orrore a fumetti

 

 

 

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