Recensione del film di Kenneth Branagh Frankenstein di Mary Shelley

Frankenstein di Mary Shelley – Film (1994)

Frankenstein di Mary Shelley: in due parole, la storia di un uomo dalla mente contorta e della sua creatura nata dalla sofferenza e dall’ossessione. Pensandoci, suppongo che Mary Shelley non avrebbe mai potuto immaginare, neanche lontanamente, che tanto per passare il tempo stesse dando vita a un marchio ancora commercialmente remunerativo duecento anni dopo.

In questo senso, Kenneth Branagh è solo uno dei tanti che, di volta in volta, s’è approcciato, ha provato, a sfruttare ‘sta specie di specchio distorto della condizione umana. Esplorazione avveniristica del nostro bisogno di stranezze, raccontata da una ragazzina di appena diciannove anni due secoli fa.

Frankenstein di Mary Shelley ma di Kenneth Branagh

Recensione del film Frankenstein di Mary Shelley (Mary Shelley's Frankenstein) diretto da Kenneth Branagh

La cosa strana però, sta nel fatto che nel raccontare di Frankenstein, Branagh ha dato vita, in una sorta di paradossale nomen omen, a una specie di creatura tutta sua. Tanto più, che al pari del mostro, pure qui s’è finiti in una brutta situazione di sputi, fischi e pernacchie.

Anzitutto, sì, Frankenstein o il moderno Prometeo venne scritto da Mary Shelley e fin qui, d’accordo. Tuttavia, c’era veramente bisogno di specificare ‘sta cosa? C’era, ma proprio proprio, il bisogno di un titolo come Frankenstein di Mary Shelley? In effetti, non proprio e perciò, si necessita di una breve parentesi esplicativa.

Recensione del film Frankenstein di Mary Shelley (Mary Shelley's Frankenstein) diretto da Kenneth Branagh

Allora, Frankenstein di Mary Shelley è stato prodotto da Francis Ford Coppola, due anni dopo il suo famoso Dracula di Bram Stoker. Questi due film, insieme ai successivi Wolf – La belva è fuori con Jack Nicholson e Mary Reilly con John Malkovich, fanno tutti parte di un unico progetto. Ovvero una serie di film d’autore che, su carta almeno, avrebbero dovuto riportare in auge i mostri dell’orrore gotico.

Ora, c’è questa visione della cosa, come dire… romantica, se vogliamo. In cui Coppola afferma che il nome di Mary Shelley, venne schiaffato lì per via della sua tradizione di mettere i nomi degli autori nei titoli dei suoi film, adattati dai romanzi. Tipo Il padrino di Mario Puzo, Dracula di Bram Stoker, L’uomo della pioggia di John Grisham e così via.

Probabile sia così. Oppure, cosa ancor più probabile, il nome della Shelley è stato incluso nel titolo giusto per evitare di farsi trascinare in tribunale dalla Universal. Dato che sono loro ad avere i diritti sul nome Frankenstein. Sia quel che sia, Francis Ford Coppola aveva inizialmente pianificato di dirigerlo lui ‘sto Frankenstein di Mary Shelley. Tanto per fare ‘na bella doppietta con Dracula.

Kenneth Branagh: Victor Frankenstein 1994

Alla fine però, fece un passo indietro lasciando la regia a Kenneth Branagh. Morale della favola: rimorsi, pentimenti e rammarico. Coppola, infatti, si disse pentito di aver dato la regia a Branagh. Siccome, durante le riprese, non andavano d’accordo quasi su niente manco per sbaglio. Tuttavia, il fondo s’è raggiunto dopo una visione di prova.

Dopo aver visto un taglio approssimativo, Coppola insisteva per tagliare la prima mezz’ora del film. Dall’altro lato, Branagh s’era barricato in una trincea di no e scordatelo. Quindi, pubblicamente, Coppola contestò il film senza mezzi termini. Come se non bastasse, pure Frank Darabont, lo sceneggiatore, ci mise il suo. Dichiarando in varie interviste di essere scontento del film. Anzi.

A proposito di Frankenstein di Mary Shelley, Darabont disse: “La migliore sceneggiatura che io abbia mai scritto e il peggior film che abbia mai visto”. In generale, secondo lui, Kenneth Branagh aveva gestito male il progetto. Insomma, produttore e sceneggiatore già stavano a remargli contro e va be’. Già questo non è il massimo, proprio. Ma non erano gli unici, eh.

Un’altra bella sassata, a tradimento, Branagh se la prese pure da Christopher Lee. Anche se maggiormente ricordato come Dracula, Lee ha interpretato pure la creatura in La maledizione di Frankenstein del 1957. Venne invitato alla premiere del film e quando gli chiesero un parere, sulle differenze tra la sua dell’epoca e la versione di Branagh, Lee disse semplicemente: “Circa quarant’anni e quaranta milioni di dollari”.

Robert De Niro: La Creatura 1994

Praticamente, Frankenstein di Mary Shelley sembrava non finire mai di farsi rampognare, più o meno, da tutti. Metti pure che in patria fu un bello schifo al botteghino: costato circa quarantacinque milioni di dollari, ne incassò poco più di venti. Essenzialmente, furono i novanta milioni al box office internazionale a salvarlo dal fiasco totale.

Quindi, a ‘sto punto la domanda è lecita, no? Kenneth Branagh e il suo Frankenstein di Mary Shelley se li so’ davvero meritati tutti ‘sti biasimi? Eh… In buona parte, assolutamente sì. Il fatto è che il mostro, la creatura di Frankenstein è sempre stato il vero soggetto della storia. Una storia che, del resto, si apre a raggiera su ‘na pletora di temi e argomenti.

Disseminata di considerazioni psicologiche sulla famiglia. Tratta della paternità, praticamente e filosoficamente del concetto di vita e morte. Dell’arroganza dell’uomo rispetto alla natura e, finanche, tratta dell’amore nelle varie forme in cui può manifestarsi. Kenneth Branagh l’ha capito più che bene e nel suo film, c’è tutto questo e pure di più.

Recensione del film Frankenstein di Mary Shelley (Mary Shelley's Frankenstein) diretto da Kenneth Branagh

Breve parentesi: nel frattempo veniva girato Dracula, Mike Mignola – sì, proprio quel Mignola, l’autore di Hellboy – si occupava della novelization a fumetti. Coppola era così affascinato dalle illustrazioni, che le prese a modello per le scenografie del film. In questo caso, invece, l’approccio stilistico per Frankenstein di Mary Shelley viene da Bernie Wrightson.

A coinvolgere Wrightson nel progetto, fu proprio Frank Darabont. Il quale mostrò a Branagh le iper-dettagliatissime tavole del disegnatore che lo infognarono da morire. Portandolo poi a inserirle nello script e impostare l’intero film su quelle suggestioni. Credo, personalmente, che i problemi di Frankenstein di Mary Shelley comincino proprio da qui.

Ovviamente, non mi riferisco al coinvolgimento o al lavoro di Bernie Wrightson, eh. Piuttosto, al fatto che tutto nel Frankenstein di Branagh, viene portato all’esacerbazione. Le notti buie e tempestose, i fulmini, il laboratorio, i personaggi, le loro relazioni. Tutto è… troppo. Esagerato. Certo, il centro del film, più tranquillo e riflessivo, contiene la vera storia; ma è quello che c’è attorno il problema.

bernie wrightson frankenstein

Per dire, solo per iniziare le riprese ci sono voluti dieci mesi di preparazione. L’intero film, a parte poche riprese, è stato girato in interni. I set sono stati fra i più complicati mai creati fino ad allora. Per metterli in piedi ci sono voluti ben sette teatri di prosa, più cinque set speciali appositi. Lo sforzo è stato incredibile e, generalmente, questo è considerato l’adattamento cinematografico più fedele del romanzo di Mary Shelley.

Anche se… non è vero. Come nel romanzo, il film si apre e conclude con la spedizione artica del Capitano Walton, ossessionato dal trovare il fantomatico Passaggio a nord-ovest. A un certo punto, la nave resta intrappolata nel ghiaccio del Mar Artico e qui, l’equipaggio s’imbatte in uomo che sta attraversando l’Artico da solo.

Una volta a bordo, l’uomo dice di chiamarsi Victor Frankenstein e inizia a raccontare a Walton, e all’equipaggio, la storia della sua vita. Ecco, questa è la parte che Coppola voleva eliminare. Vero che sono tratti dal romanzo ma, in questo caso, prologo ed epilogo non erano necessari. Immagino siano una giustapposizione per evidenziare la differenza fra tenacia e ossessione e i rischi che questa comporta.

Recensione del film Frankenstein di Mary Shelley (Mary Shelley's Frankenstein) diretto da Kenneth Branagh

Va benissimo, sicuramente; solo che questo è un punto che il film continua a rimarcare più e più volte. Branagh è, in buona sostanza un attore shakespeariano. Attaccato quasi morbosamente al melodramma, porta tutto all’iperbole. Anche quando non ce n’è bisogno. Gli anni ’90 sono stati un periodo di transizione tecnologica, in bilico fra reali possibilità e fantasie sfrenate.

Immagino sia logico il fatto che Frankenstein di Mary Shelley, sia un mezzo sfruttato da Branagh per sollevare domande morali all’epoca in cui l’ingegneria genetica era alla stregua della magia nera. Giusto. Anzi, più che giusto. Il problema sta nel fatto che Branagh, solleva una questione e, prima ancora di dare una riposta adeguata, s’affretta a passare alla domanda successiva, senza mai arrivare a un punto.

La Creatura (Robert De Niro) è, de facto, il punto fermo del film. Rispetto a tutti quelli che l’hanno preceduto, è profondamente consapevole di ciò che è e di come appare. Sa delle sue origini, grazie al diario del suo creatore. Pensa ed elabora ragionamenti complessi. Addirittura si chiede se abbia un’anima e, nel caso, in quale parte del suo corpo dovrebbe risiedere, visto che ogni parte di sé proviene da un individuo diverso.

Robert De Niro: La Creatura

L’intero film si concentra – nonché perfettamente riassumibile – in una sola domanda: Frankenstein ha creato un uomo o un mostro? Sfortunatamente, il film liscia di brutto il punto della questione, con Branagh che continua, melodrammaticamente, ad andarsene per frasche. Ficcandoci dentro qualunque cosa a più non posso.

La creatura riportata in vita in una vasca metallica, per esempio, viene da Frankenstein. Un cortometraggio del 1910 prodotto dalla Edison Studios, e primo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo. I pezzi di cadavere che Victor recupera da un criminale condannato a impiccagione, vengono dal Frankenstein di James Whale del 1931.

Fondamentalmente, la storia della rianimazione tramite scariche elettriche è un’invenzione di Hollywood e viene da La moglie di Frankenstein del 1935. Mary Shelley non ha mai specificato come o in che modo Victor crea/anima la Creatura. Oppure, Victor che usa il cervello di un brillante scienziato, suo mentore, per la Creatura? Sta ne La maschera di Frankenstein del 1957.

Sempre il mentore di Victor, che apre la strada ai suoi esperimenti, riporta in vita il braccio reciso di una scimmia. Esattamente come in Frankenstein: The True Story del 1973. Ancora, Elizabeth resuscitata solo per togliersi nuovamente la vita poco dopo, mentre Victor e la Creatura si battono per lei. Gli stessi eventi si svolgono, quasi uguali, in Frankenstein oltre le frontiere del tempo del 1990.

Recensione del film Frankenstein di Mary Shelley (Mary Shelley's Frankenstein) diretto da Kenneth Branagh

Meno male che questo dovrebbe essere l’adattamento cinematografico più fedele del romanzo, eh. Figuriamoci se non era così. Molto probabilmente, Frankenstein di Mary Shelley sembra tanto più fedele al romanzo originale, tanto quanto le dozzine di film che l’hanno preceduto se ne allontanano. Victor Frankenstein e la Creatura sono splendidi e perfettamente centrati.

Così come il loro rapporto e le questioni che solleva, d’altronde. Se solo Branagh non fosse stato preso dalla foga. Dal voler portare tutto agli estremi in modo così frenetico e maniacale senza mai fermarsi un attimo. Questo Frankenstein di Mary Shelley, avrebbe potuto benissimo essere il nuovo punto di riferimento per ogni film a venire. Invece, paradossalmente, s’è trasformato ne “Il mostro di Branagh”.

Ciò non toglie comunque, che nonostante tutto, tolti Frankenstein Junior, Frankenstein del ’31 e La moglie di Frankenstein, questo resta il mio quarto film preferito di sempre sull’argomento.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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Frankenstein di Mary Shelley
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Retronauta

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3 thoughts to “Frankenstein di Mary Shelley – Film (1994)”

  1. Questo film l avrò visto più di 20 anni fa e mai più visto da allora(se non qualche spezzone alla tv ma senza mai soffermarmi) . Sono anni che penso di ridargli una possibilitá perché ricordo che non mi era piaciuto. L’avevo trovato di una drammaticità talmente enfatizzata da risultare soffocante. Eppure ne ricordavo anche vaghi scorci di atmosfere cupe affascinanti . Legge do questa analisi mi pare di condividere un po tutto, pur ricordando cosi poco del fil. Per esempio, mi viene spomtaneo credere alla frase di : “La migliore sceneggiatura che io abbia mai scritto e il peggior film che abbia mai visto”. ,eggendola penso che forse é la verità è che tutto sia il risultato di una gestione essenzialmente sbagliata. Forse un domani saprò confermarmelo.. Hai mai visto Lenny Dreadfull? Che ne pensi di quella rilettura della creatura?

      1. Penny Dreadful è stata una bella serie. I personaggi sono tutti in linea con le loro controparti “reali”, nonostante alcune sostanziali differenze, d’altronde necessarie, per il funzionamento dello spettacolo.
        La Creatura di Frankenstein, qui, a grandi linee viene rappresentata come nel romanzo; esattamente come ha fatto Branagh venticinque anni fa.

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