Classe 1999 film 1990 recensione poster

Classe 1999 (Class of 1999)

Classe 1999 non è un “bel film”. Anzi. È piuttosto sopra le righe, in modo – spesso – eccessivo. Ma ciò, non significa necessariamente che sia un “cattivo” film. Mi spiego:  una delle cose che più mi manca degli anni ’80 è, come dire… la “semplicità”, la faciloneria volendo, con cui si affrontavano le cose. Classe 1999 è un residuato di quella Belle Époque in cui i film non erano solo il frutto di complesse strategie di marketing. Non era solo ‘na questione di numeri, di rientro del capitale investito e di massimizzazione dei guadagni. Certo, l’interesse nel guadagno c’era, c’è e ci sarà sempre, questo è un discorso ovvio. Però, almeno, all’epoca c’era un valore aggiunto mica da ridere, oggi sempre più difficile da trovare. Mi riferisco alla voglia di raccontare una storia.

A volte le produzioni erano ai limiti del miserabile, d’accordo. C’erano gli effetti – non tanto – speciali caserecci, ok. Le trame spesso non brillavano in quanto a “profondità”, che parevano scritte da una scimmia in overdose, va bene. Tuttavia, a lavoro c’erano persone che nonostante tutto, ci credevano in quello che stavano facendo. La prova, sta nel fatto che, indipendentemente da qualsivoglia limite, a distanza di decenni ricordiamo e parliamo – nel bene o nel male – di certi film.  Film come, appunto, Classe 1999.

 

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Il film è ambientato in un futuro abbastanza prossimo. Dove il tessuto sociale, fatto di “ordine e democrazia”, è collassato su se stesso e i giovani americani, imbruttiti al massimo, si danno praticamente all’ultra-violenza tanto per passare il tempo in maniera costruttiva. Però con un sottofondo elettro-synth pop e non con il caro vecchio Ludovico Van, eh.

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Comunque sia, per far fronte alla dilagante ondata di violenza e criminalità giovanile, il governo chiude intere zone della città, che all’atto pratico si trasformano in vere e proprie “terre di nessuno” dove vige solo la legge del più forte. Insomma, un po’ come la New York-prigione dove viene mandato Snake Plissken però più in piccolo, con più spalline è un consumo di lacca pro-capite a livelli vergognosi.

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A ogni modo, indipendentemente da tutto si è cercato di mantenere almeno in parte una minima parvenza di civiltà. Così, il Ministero dell’Educazione se ne esce con ‘sta specie di “scuole-fortezza”, per tentare di insegnare qualcosa ai giovini delinquenti che non fanno altro che prendersi a schioppettate per tutto il santo giorno.

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Quindi, laddove dove non s’arriva con le buone si arriva con l’estremismo bislacco degli anni ottanta. Infatti, Miles Langford (Malcolm McDowell), il preside del liceo-fortezza Kennedy di Seattle, si rivolge al Dott. Forrest (Stacy Keach) e alla Mega-Tech, dove il simpatico dottore, ci piazza la genialata: i giovini delinquenti si danno alle birbonerie e all’impertinenza? C’hanno bisogno di una raddrizzata? Bene. Noi abbiamo la soluzione: sostituire gli insegnati ormai obsoleti con tre cyborg di uso militare.

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Et voilà! Ecco che così ci vengono presentati il Signor Bryles (Patrick Kilpatrick) a sinistra, La Signora Connors (Pam Grier) al centro e il Signor Hardin (John P.Ryan) a destra. I tre cyborg, con il compito di educare gli studenti, sembrano la soluzione ideale: perfetti, impeccabili e in grado di far fronte a ogni problema. Peccato che i tre, in realtà siano stati costruiti e progettati per agire sui campi di battaglia, mettendoci pochissimo a passare dal programma “impariamo tutti insieme l’alfabeto” a “ora ti squarto”.

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Infatti, inizialmente i tre, vista l situazione utilizzeranno da subito le “maniere forti”. Per poi passare in un attimo alla violenza fisica, e infine all’omicidio vero e proprio.

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Il fatto è, che i tre cyborg-insegnanti erano stati prodotti essenzialmente per essere adibiti a scopi militari e impiegati in battaglia. In virtù di questo, il Dott. Forrest ha soltanto riscritto il codice da guerra originale con quello per insegnare, e i cyborg alla fine ci mettono n’attimo a bypassarlo tornando a quello da battaglia per cui erano stati programmati in origine.

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Dopo poco infatti, scopriremo che i cyborg, in fin dei conti, erano stati mandati lì con lo scopo di essere collaudati, e giacché la violenza è sempre la violenza, in breve tempo i tre inizieranno un vero e proprio massacro, uccidendo chiunque capiti loro a tiro.

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Alla fine della fiera, ad accorgersi della vera natura dei nuovi professori sarà Cody, ex capo di una delle due gang più temute dell’intero istituto, da poco uscito di prigione e che fino ad allora, ritornato a scuola, aveva tentato in tutti i modi di rigare dritto siccome l’esperienza carceraria l’aveva cambiato.

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Purtroppo ormai c’è poco da fare, i tre robot hanno trasformato la scuola in un vero e proprio campo di battaglia, scatenando una guerra. Gli studenti, capeggiati da Cody si uniranno per cercare di abbattere i mostri, e alla fine, la battaglia finale si svolgerà all’interno dell’istituto, dove finalmente i cyborg abbandonano le loro “coperture” e si svelano per quello che in realtà sono.

A ‘sto punto, “La Domanda”: com’è Classe 1999?
Diciamo innanzitutto che a conti fatti, sì, Classe 1999 è un film decisamente pezzente nei mezzi, e che pare (almeno superficialmente) copiare a mani basse un po’ qui e un po’ là, pescando elementi da tutta ‘na serie di pellicole a random. Sopratutto, evidenti e lampanti senza ombra di dubbio, sono il “verso” fatto a Terminator e Fuga da New York, cuciti assieme in una specie di strambo ibrido. Però, com’è vero questo, è vero anche che bisogna tenere in considerazione alcuni fattori, prima di prendere e sbattere Classe 1999 nel bidone delle copie moleste.

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Innanzitutto, c’è da tener presente che Classe 1999 è pur sempre un seguito. Spirituale, forse. Influenzato da molte produzioni uscite nel corso del quasi decennio che lo separa dal precedente film, d’accordo. Ma stiamo pur sempre parlando di un seguito di quel Classe 1984, sempre dello stesso Mark Lester, uscito più o meno nel ’82. Pertanto, bisogna riconoscergli il merito di esser riuscito a riprendere lo stesso tema, mettendolo sotto un’altra forma e prospettiva senza scadere in una blanda ripetitività.

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Il punto è che Mark L. Lester già era stato a scuola col precedente Classe 1984. In cui mostrava l’impotenza delle istituzioni di fronte alla violenza di un gruppo di teppisti. Dove alla fine, a causa dello stupro della moglie da parte di questi, l’insegnante di musica “sbrocca” e si trasforma nel giustiziere della notte facendo ‘na strage. Qualunque fan del genere revenge non può che amare Classe 1984. E Roger Erbert, nella sua recensione sottolinea una cosa importante:

“Classe 1984 è crudo, offensivo, volgare e violento, ma contiene le scintille del talento e dello spirito. Ed è diretto da persone che hanno avuto cura di renderlo speciale”.

Classe 1999

Inutile dire che ciò, come minimo garantiva un seguito. Arrivato quasi dieci anni dopo col nome di Classe 1999. In questo la violenza è ancor più accentuata rispetto al precedente film. Ci sono omicidi di ogni tipo, esplosioni, inseguimenti, gente che viene fatta a pezzi e via dicendo. Inoltre, è lecito pensare in un primo momento che la necessità di fare qualcosa di nuovo, si riduca a questo e alla presenza dei cyborg, che fanno allontanare parecchio Classe 1999 dalla realistica brutalità del primo film. In realtà, oltre tutto ciò, è bello notare come Lester abbia ripreso lo stesso argomento, da un’angolazione diversa.

Nel senso che, cambia la forma ma non la sostanza: stavolta, sono gli organi di controllo, le istituzione nate per darci ordine e pace a essere prese di mira. Come queste da “buone”, in un attimo possano diventare “cattive”. So che messa così suona un tantino troppo semplicistica come cosa, ma tant’è. Alla fine, non credo sia il caso di dilungarsi in questo tipo d’ implicazioni. In ogni caso comunque, anche senza tener conto del  tentativo di critica sociale e dell’essere un “seguito” sostanzialmente riuscito, non si può non apprezzare questo film. Perché dai… L’eterna “lotta” studenti-insegnati è un tema sempre divertente.

Bene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.

 

Stay Tuned ma sopratutto Stay Retro.

 

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Classe 1999
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Retronauta

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