Big Tits Zombie: zombie e pornodive accoppiata vincente?

Big Tits Zombie, versione breve e amichevole del titolo originale Big Tits Dragon: Hot Spring Zombie Vs. Stripper, è forse uno dei film più assurdi e ignoranti che abbia mai visto; e posso assicurare che di film scemi e ignorantissimi girati non da uomini, ma da equini disorientati, ne ho visti a ufo. Sopratutto, negli anni ma mi sono devastato proprio, di quelli in cui lo “zombie” sembra essere il “santo graal”. La magica risposta alla qualunque e la qualsivoglia. Così, tanto per fare un esempio, ho visto alieni-pokemon che trasformano gli esseri umani in zombie. Ninja contro robot venuti da altri pianeti che trasformano gli uomini in zombie. Liceali contro gli zombie e via discorrendo.

Insomma, lo zombie è la chiave di volta per giustificare tutta quella tristissima pochezza di idee che serpeggia, spesso (in)giustificata sotto la nomenclatura di “B-Movie”. Al di là di ciò, va da sé comunque che ci siano prodotti e “prodotti”: c’è il buono, c’è il brutto e c’è l’immancabile cattivo; e questo per sommi capi, è un concetto applicabile un po’ a tutto. Però in questo caso, mai, e dico mai avrei immaginato di vedere una cosa simile. Non tanto per il soggetto (pezzente) in sé. Quanto piuttosto per alcune “sequenze”, tra cui una in particolare, che mi hanno lasciato, come dire… spiazzato. In ogni caso, a questo punto diamo un taglio al pippone, e andiamo a buttare l’occhio su questo “Big Tits Zombie”.

Big Tits Zombie film

Il film inizia con la voce fuori campo di quella che poi scopriremo essere la protagonista, in una stanza di un centro termale abbandonato. Qui, Ginko, è con le spalle al muro: un’orda di zombie l’ha circondata e pare che per lei non ci sia più scampo. Proprio quando tutto sembra essere perduto e non ci sia più speranza per lei, arriva un’altra ragazza, Lena, che con una motosega fa a pezzi gli zombie e salva la compagna. Bene.

Big Tits Zombie film

E tutto ‘sto battone poi, solo per poi dar il via a quello che nella confusa mente del regista, onestamente, non so cosa sarebbe dovuto essere: siparietto comico, oppure scena di “pathos” dai toni ironici per stemperare o comunque chissà cosa, non lo so. Sta di fatto che la motosega di Lena si ferma e adesso è lei a trovarsi in pericolo circondata dagli zombie. Ed ecco che si ripete la scena all’inverso: Ginko, la ragazza salvata poco prima da Lena, adesso è lei a salvare quest’ultima, infilzando zombie a colpi di katana.

Big Tits Zombie film

Stacco. Flashback: la voce narrante ci riporta a qualche giorno prima, rivelando un po’ del “background” delle tizie che stiamo vedendo a schermo, per poi introdurci agli eventi che hanno portato a ciò che abbiamo visto poc’anzi. Il tutto compresso nei titoli di testa, ovvio. Comunque sia, Lena e Ginko sono delle spogliarelliste che lavorano in ‘sta bettola di periferia che, nonostante i loro “sforzi” che quelli delle altre ragazze, in termini economici è un disastro. Praticamente il soldo, di cui le protagoniste sono cronicamente a corto, proprio non gira.

Big Tits Zombie film

Comunque, com’è come non è, nel disperato tentativo di caratterizzare un minimo i personaggi, facciamo conoscenza delle varie ragazze, tra cui Maria, una sorta di “dark-goth-emo-lolita-scienziologa” che cita Shakespeare così, a random tanto per. Poi la succitata Ginko, che dovrebbe essere la “badass” della situazione, un altro paio buttate nella mischia così giusto per fare numero, e poi la protagonista, Lena. A quanto pare, la nostra è tornata da pochi giorni dal Messico, e per via della necessità di soldi, si è fatta assumere dal suddetto club. Come se non bastasse, Lena c’ha pure l’abitudine di ubriacarsi. A quanto pare ai limiti del coma etilico e pure del credibile, siccome ogni volta prende e si risveglia accanto a uomini di cui non ha il minimo ricordo.

Big Tits Zombie film

Difatti, dopo l’ultima “bevuta”, Lena si risveglia in una scatola di cartone sotto un ponte, al fianco di un vecchio barbone con cui a quanto pare, ha trascorso la notte. Disgustata e ancora stonata, riceve la telefonata del manager del club per cui lavora, che nonostante i soldi che deve alle ragazze, riesce a convincere lei e le altre a esibirsi privatamente in una località turistica nel niente in provincia di dov’è.

Big Tits Zombie

Così, seppur a malincuore, dietro l’ennesima promessa di compenso Lena accetta e si reca nella suddetta località termale. Da qui in poi, parte l’ovvio segmento-spiegone, che ci spiega la “storia” di questo fantomatico centro: praticamente il precedente proprietario e costruttore, preso atto di essersi cappottato con le spese di un centro termale infruttuoso, ha la brillante di suicidarsi. Con tutta la famiglia. Naturalmente. Ok, “passato nefasto” check. Andiamo avanti con la fiera del cliché.

Big tits Zombie film

Varie discutibili, blande e noiose sequenze dopo, in cui si cerca di far interagire i personaggi principali e secondari, con i dovuti dissapori d’ordinanza fra le due primedonne della baracca, arriviamo al moto degli eventi. Sostanzialmente, Ginko e Lena sono ai ferri corti, si picchiano in uno pseudo incontro di sumo puramente fan service in cui ne escono seminude, e mentre si fa pulizia dopo la baruffa, Maria, la “goth-emo-blablabla” del gruppo, scopre una botola “segreta”.

big tits zombie film

“Ta-daaa!!” Cosa scopriamo? Che il vecchio proprietario era pure un appassionato di occultismo “generico”. Dulcis in fundo, superando letteralmente il fondo, vediamo che Maria trova una copia in edizione “for dummies” del Necronomicon. Et voilà! finte formule recitate in finto italiano-latino che fa atmosfera e i morti resuscitano. Ovviamente senza che nessuno se ne renda conto.

Big Tits Zombie Lena e Ginko

Adesso arriviamo al meglio perché la fantasia inizia a volare altissima, proprio. I morti iniziano a tornare in vita, ok? Le prime avvisaglie avvengono in cucina. Mentre le ragazze preparano da mangiare, all’improvviso il sushi nel piatto inizia a pulsare, prende vita e le aggredisce. Cioè, non so se è chiaro, eh, ma stiamo parlando di sushi-zombie e già questa la dice molto lunga, ma poi però arriva il meglio.

big tits zombie film

Una donna che si trasforma in zombie e, veramente non so per quale assurdissimo motivo, presumibilmente un trip andato male per via di roba cattiva, o per magia, o comunque non lo so, comunque questa attenzione, si trova la passera, e con passera intendo la vagina se non fosse chiaro, zombificata a sua volta come organo autonomo che sputa fuoco come un lanciafiamme! Veramente, è così assurdo che non so cosa dire, quindi fate voi.

big tits zombie film

A ‘sto punto, dopo la “vulva fiammante”, credo sia pure giunto il momento di passare alla fatidica domanda: com’è questo Big Tits Zombie?

In sostanza, definirlo allucinante sarebbe riduttivo. Sempre fermo restando che sia di una pezzenteria unica comunque, su questo non ci piove, eh. Al di là di questo, ammetto che una volta finito di guardarlo, so’ rimasto n’attimo perplesso. Della serie, mi è chiaro ma non capisco.

big tits zombie sora aoi

Allora, partiamo dal presupposto che la protagonista, Sora Aoi (a volte accreditata come Sola) è una pornodiva. Per carità, niente di male in questo ma, il fatto è che spesso la cosa viene marcata un po’ troppo, dando vita a scene fan service fondamentalmente inutili. Inutili non perché non gradite, attenzione. Ma solo perché semplicemente non sequitur; e se la cosa finisse qui, limitandosi alle scene di sensualità, tanto di guadagnato. Il problema è che tutto il resto del film soffre di ‘sta cosa.

Dai titoli di testa, col clinch mark sulla pellicola per cercare il rimando all’exploitation coi finti graffi, passando dai toni farseschi da commedia erotica ignorante anni ottanta, fino a finire a effetti sonori – drammaticamente – comici in stile cartoon quando le protagoniste fanno o maneggiano qualcosa. Sostanzialmente, forse il problema sono io: perché forse, non riesco a capire, a cogliere le “sfumature” di Big Tits Zombie che alcuni, hanno accreditato come una brillante parodia della cultura pop giapponese. Ma sinceramente? Per me una pantegana calata ad acidi sarebbe più coerente nei pensieri.

big tits zombie sushi scene

Ripeto, magari so’ io che non ci arrivo però, l’impressione che mi dà è quella di vedere un enorme potpourri di idee e concetti cuciti assieme alla meno peggio, da qualcuno che non ha la minima idea di cosa stia facendo. Per farla breve, poco più di settanta minuti di puro nonsense. In questo senso, “Zombie Strippers”, con protagonista Jenna Jameson e Robert Englund uscito in America un paio d’anni prima di Big Tits Zombie, è un film molto, molto più riuscito. Secondo me, se solo a un certo punto non ci fosse stato il disperato tentativo di dare un senso e delle spiegazioni, laddove non c’è la capacità né la necessità di farlo, il film ne avrebbe giovato malamente.

big tits zombie

Però, in virtù del fatto che in ogni cosa c’è sempre un “ma”, vero è che il titolo “tettone zombie” sia alquanto brutto e fuorviante, anche perché di tettone se ne vedono ben poche; fatta eccezione per qualche scena in cui un capezzolo fa timidamente capolino da una maglietta strappata ad hoc. Così com’è vero che in toto, il film è brutto come l’uscirsene con una brutta barzelletta a un funerale.

Però, per l’appunto, il “ma” sta nel fatto che questo ignorantissimo e ridicolo film, rientra in quella categoria “tanto brutto da essere bello”. Le scene pesantemente sessualizzate puramente fan service a uso e consumo delle protagoniste, la trama ridicola e la pochezza dei mezzi, incredibilmente, lo rendono carino da guardare. A tratti pure piacevole se si tiene inconsiderazione l’assurdità di scene come la passera sputa fuoco. Ergo, il mio consiglio è: cercate ‘sta pezzenteria e buttateci un occhio.

Detto questo, credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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