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Batman (1989) – 10 cose che forse non sapevate sul film

Dunque, ve lo dico così, con rozzezza proprio: stamattina mi so’ svegliato col tarlo di Batman, proprio. Perciò, nuovo appuntamento con “Lo Sapevi che…”, starring: “Batman” di Tim Burton, capolavoro datato 1989. Quindi, ciancio alle bande e andiamo a buttare l’occhio a ‘ste dieci cose che forse non sapevate sul film.

 

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Batman

Allora, iniziamo dapprincipio. Batman, vide il suo esordio, più o meno così come lo conosciamo oggi, sulla rivista “Detective Comics” nel 1939. L’anno precedente, l’autore Bob Kane a cui poi si unirà Bill Finger quasi subito, decise di realizzare un nuovo personaggio che avrebbe (a detta sua) raggiunto la stessa popolarità di quel “Superman” apparso sulle riviste a fumetti alcuni mesi prima.

Ebbene, Kane pescò a mani basse da tutto quel che c’era a portata in quel periodo per ispirarsi. Prese un po’ di Zorro, un po’ di The Shadow, Dick Tracy e via di questo passo. Quello su cui non era per niente ferrato però, erano i nomi. Infatti, inizialmente il suo personaggio, venne battezzato con l’equivoco a dir poco e per niente intimidatorio “Birdman”. Fu proprio Finger in seguito – e per fortuna direi -poco prima del rilascio del personaggio a cambiare il nome in “Batman”.

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Batman

Per il ruolo del Joker, vennero presi in considerazione molti nomi, tra i quali spiccavano quelli di David Bowie, Tim Curry e Willem Dafoe. Sin da subito però, era volontà della produzione assegnare il ruolo a quel vecchio buontempone di Jack Nicholson, che venne avvicinato dagli stessi mentre era impegnato con le riprese di “Le streghe di Eastwick”. Nicholson però si rivelò uno parecchio difficile con cui aver a che fare. Già era riluttante a farsi coinvolgere nel progetto; ma alla fine accettò quando:

A) Finsero di preferirgli Robin Williams.

B) Quando accettarono le sue clausole contrattuali.

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Batman (1989)

La parte di Joker, fece entrare al secolo quel vecchio caciottone di Nicholson nel guinnes dei primati, come l’attore più pagato della storia per una singola performance. Grazie alle suddette “clausole contrattuali”, la prima – furbissima – decisione fu di non percepire una somma predefinita come cachet, ma una percentuale sugli incassi totali della pellicola. Considerato poi il successo del film, va da sé che Nicholson ha guadagnato ‘na somma enorme.

Inoltre, le sue famose “clausole” specificavano anche: il numero di ore giornaliere che era disponibile a dedicare alle riprese. La richiesta di avere tutte le scene da filmare in un blocco di tre settimane, nonostante il progetto durasse 106 giorni. Richiese un rimodellamento del copione e, dulcis in fundo, pure un compenso di sei milioni di dollari, oltre la percentuale sul guadagno al botteghino.

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Batman

Per vedere il buio della sala, il film ci impiegò la bellezza di ben dieci anni. Infatti, verso la fine degli anni settanta, la popolarità di Batman come personaggio era in forte calo. Allora Michael E. Uslan, un ex-scrittore di fumetti, e Benjamin Melniker ne approfittarono subito, comprando i diritti del film di Batman dalla DC Comics nell’aprile del 1979. Tutto questo, per realizzare ciò che avevano in mente da anni: realizzare un film su Batman, che mostrasse gli stessi toni cupi con cui gli autori originali l’avevano concepito, allontanandosi il più possibile da quelli farseschi e cartooneschi del popolare serial degli anni sessanta con Adam West.

Solo che per realizzare il loro sogno, i due andarono in giro per quasi quattro anni a raccogliere una clamorosa collezione di “No” e “Grazie, ma no grazie”. Prima che loro ne venissero a conoscenza però, la Warner Bros. decise di accettare il loro progetto verso la fine del 1982, convinti dal primo abbozzo di sceneggiatura scritto da Uslan, ormai disperato, nel cercare di far capire la sua visione di un Batman sostanzialmente tetro come lo era in origine. La Warner per il film stanziò il “faraonico” budget di venti milioni di dollari, cifra che all’epoca nessuno studio cinematografico aveva mai stanziato per un film.

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Batman

Per completare la sceneggiatura di Uslan, venne ingaggiato Tom Mankiewicz, autore che precedentemente aveva firmato le sceneggiature di alcuni film su James Bond e i due precedenti film su Superman. La sua versione, in origine, avrebbe dovuto narrare e concentrarsi sulla nascita di Batman e Robin. Solo che però, a quanto pare, la sua visione di Batman poco si adattava con le esigenze della produzione.

Infatti, anche se alla fine come linea guida si continuò a utilizzare il suo copione, lo stesso vide ben nove rimaneggiamenti da altrettanti scrittori diversi. Comunque sia, tutti basavano il loro lavoro sul fumetto “Strange apparitions”. La pietra tombale su questa storia, la mise infine Tim Burton, definendo il lavoro di Mankiewicz ridicolo e ingaggiando Julie Hickson per scrivere un nuovo trattamento della storia, eliminando definitivamente Robin.

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Così come per la sceneggiatura, furono altrettanti i nomi che si avvicendarono per la regia, fra i quali spiccavano i registi Ivan Reitman e Joe Dante. Infine, venne ingaggiato nel 1986 Tim Burton, reduce del successo di Pee-wee’s Big Adventure. Una volta assunto lui, come detto, tutto il lavoro svolto fino a quel momento venne gettato alle ortiche. Dopodiché, lo studio arruolò Steve Englehart per scrivere un nuovo adattamento nel marzo del 1986.

Englehart si offrì di riscrivere interamente la sceneggiatura, ma gli fu vietato. In ogni caso, il primo trattamento che scrisse incluse gli stessi personaggi presenti nel copione di Mankiewicz, ma con una trama diversa. La Warner Bros. fu impressionata dal lavoro, ma non era abbastanza per Englehart, che ne scrisse un secondo nel maggio del 1986.

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Dopo tutti i rimaneggiamenti apportati, sempre nel 1986, uscì l’opera che fece risorgere letteralmente il personaggio di Batman: “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”, firmata da uno degli autori più importanti di sempre, Frank Miller. A ogni modo, “Il Ritorno” di Miller è stato accolto dalla critica (anche non di genere), come un punto di svolta nella storia del fumetto americano. Difatti la rivista TIME lo annovera tra le 10 migliori graphic novel di tutti i tempi.

Analogamente, il film nonostante il lavoro svolto in precedenza, infine si ispirerà per toni, ritmo e ambientazioni in gran parte all’opera di Miller. La quale, molti anni dopo, sarà fonte d’ispirazione anche per il regista Christopher Nolan per la sua trilogia di Batman.

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Per il ruolo da protagonista, la produzione spingeva affinché nei panni di Batman ci fosse un attore conosciuto notoriamente per ruoli d’azione: Mel Gibson, Dennis Quaid, Kevin Costner, Harrison Ford, furono tutti considerati per la parte. Addirittura, venne fatta pressione su Tim Burton, proponendogli l’attore più “sfigato” di sempre in quanto a ruoli mancati, Tom Selleck. Burton non era della stessa idea però. Alla fine decise di seguire le orme di quanto fatto da Richard Donner per “Superman”, ingaggiando un attore misconosciuto: Michael Keaton.

La decisione di Burton in merito a Keaton, scatenò una di quelle “shitstorm” epocali. Il suo ingaggio causò una controversia tra i fan del fumetto, con oltre 50.000 lettere di protesta inviate alla Warner Bros. Tra l’altro, anche loro erano fortemente contrari a questa scelta. Lo stesso Burton in una intervista ammise che:

“Ovviamente ci furono risposte negative dai fan del fumetto. Penso che secondo loro stavamo realizzando qualcosa di simile alla serie tv, qualcosa di ridicolo, perché conoscevano il Michael Keaton di Mister Mamma o Turno di Notte e commedie simili”.

Tutti i detrattori comunque vennero smentiti e Keaton, si rivelò un Batman encomiabile.

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Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller, non fu l’unica opera di successo a cui il film si ispirò. Difatti, nel 1988 vide la luce un’altra opera di enorme successo, firmata da uno dei più grandi autori di fumetti di tutti i tempi: “Batman: The Killing Joke” di Alan Moore. La particolarità di quest’opera sta nel fatto che, nonostante il Joker sia stato il primo nemico di Batman, comparendo già nel primo numero del fumetto, le sue origini da allora fino a questa parte, non erano mai state narrate. Contrariamente a Batman/Bruce Wayne, in cui negli anni il personaggio è stato messo “a nudo” più volte e di cui tutti conoscono le origini, fino a quel momento, in quasi cinquant’anni di pubblicazioni, del Joker non si sapeva praticamente nulla.

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Sempre restando in tema, sono due gli attori che hanno avuto una rilevanza enorme in termini di popolarità grazie al personaggio del Joker: Jack Nicholson e Heath Ledger. Un paragone fra i due quindi, risulta necessario.

L’interpretazione magistrale di Nicholson, si basa molto sulla gestualità portando a schermo un Joker eclettico, frenetico ed esaltato. Sempre in “movimento” in pratica. Per il suo personaggio, Nicholson prese ispirazione da alcuni fumetti, ma sopratutto dall’unico attore ad aver interpretato il ruolo su schermo prima di lui: Cesar Romero. Il Joker nel serial degli anni sessanta.

Heath Ledger invece, si discosta totalmente da quella “tipologia” di Joker, volendone prendere le distanze il più possibile dando un’ interpretazione del tutto differente. In merito, lo stesso Nicholson la criticò definendola senza spirito, attaccando inoltre la produzione per non aver nemmeno voluto ascoltare un suo parere al riguardo.

A ogni modo, Ledger costruì il suo personaggio sulla base delle letture dei fumetti di Alan Moore “Batman: The Killing Joke” e “Arkham Asylum: A Serious House on Serious Earth”, dando vita a un Joker più “calmo e silenzioso” rispetto ai suoi predecessori. Ma circondato letteralmente da un’ aria di cattiveria e pericolosità quasi palpabile.

Ah! un’ultima cosa: lo strano movimento di lingua che Heath Ledger ripete costantemente, invece? Parecchi pensavano che fosse una specie di omaggio a Nicholson. A quanto pare invece, quello è un tic nervoso dello stesso Ledger che aveva sin dall’infanzia. A cui nel film, grazie al personaggio, non ha dovuto trattenere.

Bene, con questo credo che anche per oggi sia tutto.

Stay Tuned e sopratutto Stay Retro.

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Batman (1989) - 10 cose che forse non sapevate sul film
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10 curiosità sul film Batman (1989) di Tim Burton.
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Il Sotterraneo del Retronauta

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